24 settembre 2016

UN ANNO

Premessa dell'autrice: post spietato ad alto contenuto di negatività, astenersi positivisti, perbenisti,  deboli di stomaco, fanatici di ogni religione, gente dal cuore debole, Pollyanne di ogni specie e natura.

Un anno fa, amore mio, la vita ha deciso che dovevo perderti e non rivederti piu'.
Ha deciso che saresti morta in un banale e scivoloso incidente stradale mattutino mentre ti recavi al lavoro.
La vita ha deciso anche di farmelo scoprire casualmente su facebook intorno alle 11.00 di un qualsiasi giovedì mattina allegro e sereno, ero per strada all'uscita di un controllo medico e stavo tornando in ufficio, e invece no, al lavoro non ci sono tornata, mi sono seduta sul ciglio della strada e ho chiamato Ciccio e mamma, senza voce. Ho accettato subito la verità. Non ho gridato, no non puo' essere. Chissà, forse perchè ho passato una vita ad avere il terrore di cose come questa, e avevo ragione, ad averne paura, perchè è toccato a me, alla fine.
Che buffonata, poi, scoprirlo in quel modo, non trovi, ma bisogna accettare, questo è il mondo in cui viviamo, questa è la morte violenta ai tempi del social network. 

Eccomi qui dopo un anno, il dolore è intatto, fermo, ho imparato a lasciarlo andare per le ore necessarie che mi servono alla sopravvivenza. Ho imparato a tenerlo stretto e ancora voglio imparare a starci molto, in questo dolore che non voglio cacciare via, perchè fa parte della mia vita, e negarlo sarebbe inutile e dannoso per me, e per quello che mi piacerebbe diventare. Non lo lascio andare perchè non ho ancora imparato a lasciare andare te, e l'unico modo che conosco ora per averti con me è questa sofferenza, che esige di essere vissuta interamente, senza sconti.

Amore mio, non posso dire di pensarti ogni minuto, posso dirti che sei con me anche se non ti penso, sei il fluido che scorre nelle vene e fai bene come una linfa e fai male come un veleno iniettato per uccidermi.

Vivo, che ti credi, ho ripreso la mia vita a pieno regime. Faccio colazione, bevo il mio caffè accarezzando i gatti, mi vesto, mi lavo, (lavatevi sempre, anche se sembra non ci sia speranza, voi fatelo, è cosa buona e giusta), mi trucco, vado a lavoro, lo faccio con passione, mi guardo allo specchio, ho i soliti dannati problemi di peso che non mi lasciano mai, nemmeno nella tragedia. Che palle.
Ho fatto tante cose in questo anno, ho capito l'intera vita dell'uomo e il suo profondo significato, (ovvero che non significa un cazzo, e siamo noi a dargli significato) la bellezza del cosmo e l'ingiustizia che vige sulla terra.

Ho capito cose che avrei fatto tranquillamente a meno di capire, ma ho dovuto, per andare avanti fino a dove è stato possibile fino ad ora.
Soprattutto ho capito di essere naturalmente infelice. In una maniera che non pensavo potesse esistere, in un modo totalizzante e violento, pieno come è piena la luna in certe bellissime sere.
Quando mi chiedono come stai, non ho ombra di dubbio, sento di essere e di poter rispondere solo quello.
Infelice.
Ho capito che questo stato di infelicità resterà. Un po' come chi ha una malattia cronica e deve tenersela a forza.
Amore mio, il problema non è questa infelicità naturale, il problema è che questa cosa non è socialmente accettata. Io devo guarire dal dolore, superare, elaborare, costruire.
Io pero' non ne ho la possibilità, nè la voglia.
Non sono depressa, te l'assicuro.
E' così è basta. La vita ha perso il suo senso. Non lo trovo. Punto.
Non credere che non abbia provato a cercare.
Mi sono sentita grata di averti avuta, forte, combattiva, onnipotente come i migliori pazzi che si rispettino, ho sentito la completa disperazione, sono entrata nel cervello degli aspiranti suicidi. 
Mi sono sentita morire, ininterrotamente, ogni minuto per un anno di fila.
Sono stata molto presuntuosa a rivolerti con me, ho sbattuto la testa contro il muro almeno 20 volte al giorno, poi 10, poi 5 , poi basta perchè si è ammalato papà e non ho potuto neanche vivere il lutto come si sarebbe dovuto vivere un lutto di queste proporzioni.  Ho perso anche lui, e ho sentito la sua liberazione dalla sofferenza, fisica e morale, e l'ho invidiato tanto, perchè ha avuto una vita meravigliosa e piena di amore e di significato, e avrei voluto essere io quella liberata.

Facciamo che ci credo anche io che faro' una vita degna, avro' la possibilità di ricostruirmi, con la dovuta applicazione e buona volontà.
E' questo che devo fare necessariamente nella vita giusto?
Essere felice.

E invece secondo me NO. 
Non funziona così, ma questo è un tabù.
Non è accettabile che nella vita ci sono i felici e gli infelici, punto.
Questa è la nostra cultura, questo è il nostro bisogno. Mentire a noi stessi, per sopravvivere.
Invece io ora so, come altri, che è possibile questa convivenza con l'infelicità.
E' necessaria per me, è importante farla sentire agli altri.

Ho smesso di giustificare il mio dolore, in questo mondo in cui essere nel dolore non è contemplato, non è una possibilità, non è LA SCELTA.
La scelta è rincorrere la vita, la felicità, la realizzazione, la serenità, eliminare il pensiero negativo.
La frustrazione che ne deriva dal fatto di non riuscire assolutamente a fare nulla delle cose di cui sopra è così grande che spiegarlo mi è impossibile, anche a te che mi capivi ancora prima di parlare, o forse tu mi avresti capita, perchè anche tu spesso eri nel dolore e non eri accettata per quello che sentivi.
Ma questo, amore mio, questo è un dolore che non puoi fermare, non lo scegli, arriva e basta, molti dicono che puoi scegliere cosa farne, ma dovrebbero mettersi seduti accanto a me, prendermi la mano, e leggere ogni cellula della mia anima per scoprirla completamente in pezzi, solo allora forse direbbero:
non puoi stare bene ora, lo capisco, non puoi uscire a divertirti ora, lo comprendo, resta dove vuoi essere, vivi come senti sia meglio per te.

Tutti gridano devi farcela, non hai scelta. Me lo diresti anche tu.
Ma non funziona così.
Funziona che ho il diritto sacrosanto di credere che sarò infelice per sempre.

Lo so, amore, scombino i piani di tanti che dicono che non deve funzionare così,
che la vita è più forte e alla fine trionferà.
Ma non è sempre vero, la tua morte lo smentisce, e allora forse sono fiera di me, perchè mi dico la verità con coraggio e continuo a svegliarmi la mattina e andare a dormire la sera e a dichiarare il mio amore a mia madre e a mio marito senza fingere che vada tutto bene.
Lascio al futuro la capacità di smentirmi, fino ad ora ho avuto ragione io, quando sapevo che avrei perso papà dopo di te, e avevo ragione io, quando ho pensato di aver perso la speranza di risollevarmi.
Sono una che macina giornate una dietro l'altra, sono una morta che cammina in mezzo a pezzetti di tregua e molta voglia di raggiungerti, e di mettermi vicino a te, in santa pace.

La mia vita di ora è fatta di questo, e credo di non essere l'unica sulla faccia della terra a sentirsi in questo modo, per una perdita così tragica, per un dolore così violento.
Solo che. Solo che penso alle povere anime che si sentono così, e non parlano di lutto morte bare perdita e altre schifezze del genere perchè sai non sta bene parlarne e soprattutto perchè la morte non esiste.

Se è vero che la felicità è una scelta, l'infelicità è un diritto, nel caso di tragedie vissute in prima persona. Ma questa affermazione è un tabu' per chi non sa cosa c'è dentro questa perdita, in questo caso la perdita dell'amore della propria vita, perchè non tutti sanno, e allora è bene ripetere, che se c'era una persona al mondo che non avrei dovuto perdere, quella eri tu, e non c'è bisogno di dire altro, non c'è bisogno di spiegare, chi ci conosceva insieme sa che legame avevamo.

Eppure amore mio, continuo disperatamente a cercare quel posto che mi riporti sulla terra, dove io possa incollare quello che è rotto, ma forse quel posto non è un luogo, quel posto è il tempo.

Nota dell'autrice:
Di seguito riporto quello che mi ha scritto Silvia in uno dei nostri interminabili scambi su whatsapp circa un mese e mezzo prima della sua morte, in una giornata che credevo allora molto buia mentre era piena di tutto quello che serviva alla vita.
Me ne ha scritte di cose così, ho scelto questa in particolare perchè lo considero il suo lascito, che smentisce ogni mia parola scritta qui sopra, e che rappresenta la ragione per cui continuo a svegliarmi ogni mattina e onorare il suo ricordo. Questo è quello che lei avrebbe voluto per me.

"Io vorrei farti dormire, ma come i personaggi delle favole, che dormono per svegliarsi solo il giorno in cui saranno felici. Ma succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani"

  • (Fedor Dostoevskij, Notti bianche.)"


Mia sorella Silvia, cinque giorni prima di morire.


20 agosto 2016

GUERRA

“Today is only one day in all the days that will ever be. But what will happen in all the other days that ever come can depend on what you do today. It's been that way all this year. It's been that way so many times. All of war is that way.” (E. Hemingway)


Non posso andare avanti così.
La malattia mi sta divorando l'anima.


26 luglio 2016

I SOCIAL AI TEMPI DEL COLERA




In questi tempi di pace e prosperità dentro i quali la fortuna o il buon dio ci hanno permesso di vivere, abbiamo tutti capito che bisogna fare solo una cosa:

Pensare positivo

Il dolore, il vero dolore appartiene al silenzio, mica possiamo ammorbare il genere umano sui social con le nostre incazzature e il nostro sentirci inadeguati.
No, sta roba qua non piace, non tira, non va di moda.
Siamo tutti d'accordo.
E' d'accordo mia madre quando vede me e pensa che io sia il sole e la luce che le rischiara le sue giornate di merda e mi dice di pensare positivo.
E' d'accordo il terapeuta che dice che sono una depressa aggrappata alla morte e questa si sa, non è la strada da seguire, la strada da seguire è quella che ti fa pensare a te stessa come la persona fortunata, e a tua sorella come quella sfortunata.
E' d'accordo mio marito, che mi fa trovare cuccioli di gatto e mi dice che il dolore non impedisce di gioire e che la vita è piena di roba meravigliosa sparsa a casaccio.
Sono d'accordo i pochi amici che mi restano che propongono, invitano, e sperano che io mi sforzi di sforzarmi e inizi di nuovo la progettazione della mia esistenza.

Sia chiaro a tutti.
A distanza di dieci mesi dal ribaltamento della mia intera esistenza, non ho  intenzione di buttare la mia vita al cesso. Quanto meno perchè finchè non decido di farla finita o  trasferirmi in un paese tropicale e attendere che mi cada una noce di cocco in testa, io bisogno di lavorare per vivere, e per lavorare nel posto in cui lavoro,io ho bisogno di mantenere uno stato mentale e fisico degno.
Quindi il mio involucro (e il mio peso) sono quelli di prima.
State sereni.
E' che la percezione del mondo e della morte, e soprattutto della vita,  quelli sono cambiati totalmente.
Oggi sono tranquilla, ma può capitare che d'improvviso i ricordi di lutti bare sangue ospedali obitori autopsie riconoscimenti ritornino più potenti che mai. Stiamo parlando di metà della mia famiglia fatta secca dalla vita in meno di sette mesi. Vorrei fosse chiaro e vorrei ribadirlo con forza.

Molti dicono che è indispensabile imparare il culto delle piccole cose.
Così l'ho imparato.
Ed è bello. Mi rendo conto che voglio godermi ogni piccolo briciolo di tregua e fiducia che da questo periodo in avanti mi sarà concesso.
Non intendo fare pena a me stessa.
Voglio vivere il dolore nella dignità.

Detto cio'.

Lasciatemi gridare-lasciatemi sfogare.

Faccio un appello a voi che siete li', su facebook a parlare di quanto è bella la vita dopo la nascita di vostro figlio, nel mondo dei blog a scrivere della cotta che vi siete prese per il nuovo fidanzato di turno, nel mondo instagram a postare tramonti, e nel mondo pinterest in cui progettate le vostre case nuove tutte uguali. A voi che siete li' nel mondo snapchat che è il nuovo modo di scambiare pezzi di quotidianità. A voi che siete su YouTube e vi truccate in maniera naturale o da mignottoni a seconda del gusto.

Ci siamo anche noi, in questo mondo virtuale, noi che viviamo con il dolore spalmato addosso.

E' sacrosanto diritto postare le cose belle della vita e renderle pubbliche.
Anche io l'ho fatto per anni, con discrezione e a modo mio, ma l'ho fatto, ho parlato di cazzate, di cose serie, di matrimoni, del problema del peso, di depressione minore, delle cose belle della mia vita.
Alle volte fa davvero bene anche a una persona come me percepire la continuità della vita, nella sua prorompente quotidianità.
Ma vi prego, ogni tanto ricordatevi di parlare del dolore. Delle persone che soffrono.
 Esistiamo noi che siamo profondamente addolorati.

Faccio un appello accorato alle influencer, a quelle che ce l'hanno fatta, alle professioniste della happiness da social, a coloro che spiattellano il loro successo e la loro giuioia a destra e a manca, alle utilizzatrici compulsive di questi hashtag:

#LOVEMYJOB #LOVEMYLIFE #THANKGOD #THINGPOSITIVE #HAPPY #BESTRONG
Io ve lo devo dire. Ogni volta che mettete uno di questi tag sulle vostre bacheche social di qualunque specie, ogni volta che ripetutamente avete bisogno di ribadire che la vita è stata generosa con voi, uno dei pochi appartenenti alla mia categoria, che è quella di coloro colpiti da tragedia, MUORE DENTRO.
Alle volte non dico sempre, soffermatevi e pensate a me, e a noi che non abbiamo pace, ma vi leggiamo, perchè alle volte c'è un prima e c'è un dopo.

Il vostro sbandieramento della felicità a tutti i costi, delle spiagge bianche e assolate, della famiglia perfetta, non è la normalità di tutti. Le vostre nascite. La vostra allegria, il vostro farcela spesso non fa bene ad alcune persone.
Quando scrivete, grazie alla mia forza e determinazione ho raggiunto i traguardi che mi sono programmata, non fate del bene a noi, non siete influencer. Siete un po' coglione.
Nella vita ci sono cose meravigliose, il dolore vero nasce dalla perdita di quelle cose meravigliose, cosa credete, io sono la prima che ne ha coscienza. Ho preso coscienza che la vita è tanto bella quanto ingiusta, molto piu' di tanti altri che non hanno perso l'amore della propria vita dentro una panda beige in una qualunque mattina di settembre.

Lo so, il mondo e la vita continuano, persino la mia vita va avanti, demmerda ma ci va, io sono su Marte, ma sono viva.
Però anche prima che mia sorella e mio padre morissero io ero una che provava a rendersi conto.
Sapevo dell'esistenza del dolore altrui, anche in periodi di profonda serenità.
Forse questa si chiama sensibilità.
Ho postato anche io un sacco di minchiate, le foto dei viaggi fatti, gli scazzi quotidiani, le serie tv che  ho amato, i registi che ho odiato.
Ho postato una miriade di foto di gatti, perchè che male c'è. ho postato le foto con le mie sorelle, ho postato quello che era la mia vita nell'assoluta normalità.
Ho cercato di non ostentare. E per ogni piccola gioia condivisa pensavo. Chissà se qualcuno vedrà. Chissà se qualcuno soffrirà.
Sono fatta così. Molto male.

Ora questo è quello che chiedo:

Finitela di postare le braccine strong come simbolo di forza quando andate ad allenarvi o per ribadire al mondo che la vita è difficile e voi pero' ce la fate e vi fate forza.
Le braccine strong sono assolutamente ridicole.
Volete sapere cosa è la forza?
Venite a casa mia, parlate con mia mamma mentre guarda la sua telenovelas preferita su Rete 4 perchè dice che nella vita c'è bisogno di stronzate. Questa donna è la forza, e non solo lei. Ve l'assicuro. Guardate Chris. Guardate i suoi occhi. E la sua forza di giovane uomo che non si piega alla scelta che la vita ha fatto per lui. Rileggetevi Anna, che ve lo dico affare. oppure il blog di lei, che è una forza della natura.

Non è retorica. Forse sì. Non mi interessa.
E' solo che quando dite di voler dare una mano a chi soffre , di volere aiutare me nello specifico, e poi postate foto di pranzi e cene in famiglia, love my life love my job love sto cazzo, non aiutate mica.
Soprattutto se siete molto famose sui social.
La vita puo' essere meravigliosa per tantissime ragioni.
Ma per alcuni non lo è , è un dato di fatto.
E' bello poter dire alle persone. Ok sei infelice. Non importa, vorrei che stessi meglio, ma vai benissimo anche così. Esiste la gioia, esiste il successo, esiste che ti dice culo, esiste l'impegno.
Ma esiste anche che alle volte va fatto silenzio.
E tu puoi stare nel tuo dolore.
E' normale.
Non c'è da vincere alcun premio.
Sarebbe un gran bel messaggio.

Nota dell'autrice: in questi mesi mi sono chiesta come avrei vissuto i miei lutti se fossero capitati quindici anni fa, quando con le persone si parlava molto di piu' e si conosceva molto meno l'apparenza delle vite altrui, perchè non c'era altro modo di condividere che una lettera fatta di carta, un telefono a gettoni, un appuntamento in un locale, una serata sul divano.
Forse meglio. Forse peggio.
Non c'è risposta anche per queste sciocche domande qui.
Ma c'è una cosa che ho capito.
In ogni parte del mondo ciascuno di noi è alla ricerca di un evento che ti faccia dire senza ombra di dubbio: sono salvo.

15 giugno 2016

YOU KNOW NOTHING

- Ciao amore mio.
- Ciao.
- Come va?
- Sono molto infelice.
- E' normale.
- Cosa? Cosa è normale, non lo so più.
- La tua normale anormalità.
- Lo so.
- Cosa posso fare per aiutarti?
- Torna sulla terra.
- Sono sulla terra. Mi sto trasformando in terra. Sono qui, al cimitero, puoi venire quando vuoi.
- Ah già. Non mi va di venire al cimitero.
- E cosa vuoi.
- Beh, torna a correre la maratona e a fracassarmi le palle con la tua logorrea.
- Questo non posso farlo.
- Lo so. E' che io vivo senza di te, che ti credi, ma la mia vita è un inferno.
- Non è l'inferno, è solo la vita.
- E perchè la mia è così faticosa? E perchè la tua è stata tanto faticosa ed è finita di punto in bianco?
- Perchè è andata così.
- La vita non è faticosa per tutti.
- Ci sono gli affaticati, i non affaticati, e i grandemente affaticati. Tu e mamma siete ora nella categoria "grandemente affaticati". E' che vivete in un mondo di semplici affaticati, o di non affaticati, quindi vi sentite molto sole.
-Io mi vergogno di essere grandemente affaticata.
- Perchè?
- Perchè vedo in tv quegli uomini, donne, bambini, neonati, che vivono senza speranza, che ne so, dentro una guerra o in fuga da una guerra.
- Eh che cazzo c'entra.
- E io mi sveglio e vorrei essere morta. Loro si svegliano e ringraziano di essere vivi, ancora e ancora per un altro giorno.
- E' normale, sei cresciuta avendo la pappa pronta. Ora ti si è scombinato tutto e pesti i piedi. E' culturale. Non devi sentirti in colpa.
- Non è vero.
- Si' che lo è.
- E' vero, sono cresciuta pensando che la felicità per una come me fosse una cosa dovuta.
- No, non lo è.
- Ma la maggior parte della gente della tua età è viva e vegeta, e alcuni sono piuttosto in forma. Molti sono felici. Lo saranno per la vita. E tu invece sei morta a 39 anni. Quando vedo le tue amiche vorrei che fossero morte anche loro.
- Non mi riavresti mica indietro, se loro morissero.
- Sì, ma sarebbe giusto.
- La giustizia esiste solo quando smettiamo di esistere. Ma tu questo ancora non puoi capirlo.
- Ma che senso ha.
- Nessuno, non devi cercarlo, non devi chiederlo. Allenati a non chiedere che senso abbia la vita. Vivi.
- Non posso vivere se tu non sei viva.
- Ma hai detto che ci riesci.
- Sì è vero.
- E allora.
- E allora voglio stare con te. Non voglio dover curare la tua successione, le pratiche del tuo incidente, buttare le tue cose nel cassonetto. Soprattutto non voglio vedere certe foto di te e sentire la terra franare sotto le scarpe.
- Quando fai queste cose, anche nel dolore, io sono con te.
- Ma vaffanculo. Ho buttato quasi tutto, sai. Non hai idea del calvario morale e fisico.
- Sei stata bravissima.
- No, non sono bravissima. Voglio morire. Cerco su internet mezzi indolore per levarmi di mezzo.
- No tu non vuoi morire. Semplicemente, vuoi indietro la vita di prima, tu vuoi il prima. Il prima che si chiama spensieratezza.
- Certo che lo rivoglio. L'ho capito quando ho messo da parte l'unica maglietta tra le tue che ho deciso di non buttare.
- Quale, quella col finocchio?
- Quella col finocchio, certo.
- Se vuoi la vita di prima, quella no, non la riavrai.
- Allora voglio stare con te, fortissimamente.
- Non starai con me, ma starai con te.
- E se muoio.
- Non muori.
- Muoio, cercherò la morte.
- Cercherai la morte se vorrai morire. E' tuo diritto.
- Ma.
- Cosa.
- La verità? la verità è che non voglio morire.
- E cosa vuoi fare?
- Voglio essere libera.
- Che bella cosa, quella che vuoi. Perchè non vai e te la prendi?
- Perchè ho paura di vivere.
- Lo ha detto il terapeuta?
- Sì.
- E' il giudizio che hai tu di te stessa. Noi mettiamo il giudizio sulla nostra testa. Magari fossero gli altri.
- Ah ecco, ora lo sai. Quando eri viva lo dicevo sempre io a te.
- Eh lo so. Avevi ragione tu.
- Io non voglio avere ragione. Vorrei che la vita per una volta mi desse torto.
- Cioè? (e non mi sgridare perchè dico sempre cioè)
-  Non dire sempre cioè, che non hai 15 anni.
- Cazzo, sei snob e pensate.
- Lo so. Ma dicevo, vorrei smettere di avere ragione. Come quando tutti mi dicevano che papà sarebbe sopravvissuto, ma io sapevo che non ce l'avrebbe fatta. E avevo ragione. Come quando dico che sono vent'anni che tento di dimagrire e niente, continuo ad essere fortissimamente grassa, avevo ragione.
Come quando anni fa dissi che sarei stata infelice, e avevo ragione. Vorrei che la vita mi smentisse, per una volta, cazzo.
-  Vorrei dirti che non è così, ma no, la vita non ti smentirà necessariamente. Pero' ti diro' una cosa.
- Dimmi
- Tu non sai nulla.
- In che senso.
- Alle volte, da quella mattina in cui ti hanno detto che non ci sarei stata più, non hai la sensazione di percepire in maniera definitiva di far parte di qualcosa di assoluto? Di avere finalmente visto in faccia l'essenza di tutto, ma proprio tutto?
- E' esattamente come mi sento, ma solo per un brevissimo secondo ogni tanto.
- E' un grande dono.
- Frega un cazzo di questo dono.
- Un giorno ringrazierai il cielo di questo dono.
- Tu sai tutto?
- Io sto bene così, grazie.
- Anche papà sta bene così?
- Eh sì, molto bene, a lui è andata di lusso, ha avuto una vita magnifica, tranne che gli ultimi sette mesi della sua vita.
- E io come faccio? Come faccio a vivere senza di te.
- Imparerai a vivere senza di me.
- E dove ti cerchèrò?
- Dove saremo ancora tutti insieme.
- E dove.
- Nei tuoi sogni.


Nota dell'autrice: non mi rassegno.

10 maggio 2016

PAPA'

Mio padre era bello. Un ragazzo attraente, un uomo stupendo, un magnifico anziano, meglio di Clint Eastwood. Per intenderci, incrocio tra Gianpiero Boniperti e Colin Firth, ma piu' bello.
Mio padre era la persona più intelligente che abbia mai conosciuto dal vivo. Faceva un mestiere in cui era difficile essere onesti,e lui lo è stato per una vita intera, per questo la mia famiglia borghese non è ricca, ma mediamente borghese.
Mio padre era unico. Tutte le figlie innamorate del proprio padre pensano che il proprio sia speciale, ma in questo caso parliamo di una specialità vera, e vi assicuro che essere figlie di un uomo non comune non è stata roba semplice.
Mio padre era innamorato delle sue figlie. Le adorava. Mai quanto adorava sua moglie, sia chiaro, ma aveva questa ammirazione per ciascuna di noi che traspariva dai suoi occhietti incavati e bellissimi, che Silvia e la mia sorellastra hanno identici a lui. Ma come amava me, nessuna mai. (ero la sua preferita, non scherziamo). Per questo voleva che dimagrissi.
Mio padre diceva continuamente che ero troppo grassa. Dai suoi primi commenti sono nati i miei complessi sul corpo e sul peso, eppure poi ho capito che per lui ero meravigliosamente grassa.
Mio padre soffriva di depressione, ma era una persona che amava la vita, a dispetto chi di pensa che i depressi siano dei faciloni che scaricano le frustrazioni della loro esistenza sulla malattia.
Mio padre aveva una scrittura squisita, da amanuense, che ritrovo nelle sue poesie e negli scritti del suo lavoro. La sua scrittura lo rappresenta e lo ricorda.
Mio padre aveva una ironia intelligente che lo definiva come uomo di cultura, e aveva un sarcasmo nel vivere che lo rendeva amabile da chiunque. 
Mio padre era soprattutto irriverente all'ennesima potenza (E io come lui)
Mio padre aveva il senso pratico di un bradipo in calore sotto droghe pesanti, che tanto per tutto c'è mamma.
Mio padre amava i gatti, Silvia diceva che per avere la sua attenzione avremmo dovuto trasformarci in felini e balzare sulla sua scrivania fissandolo con insistenza.
Mio padre leggeva libri e giornali penetrandoli, e ritagliava e catalogava, ogni libro presente in casa contiene un ritaglio pertinente all'argomento. Impossibile buttare quei libri, impossibile raccapezzarsi in tutta quella carta. 
Mio pare collezionava gufi e penne stilografiche,
Mio padre amava la bellezza femminile.
Mio padre odiava la tecnologia, era la sua idiosincrasia, ma era così curioso che chiedeva a noi "giovani" di cercare sullo smartphone qualunque tipo di notizia. E' a lui che devo la mia curiosità, la voglia di sapere, sempre.
Mio padre era meraviglioso.
Mio padre adorava il Santuomo, banale spiegare il perchè.
Mio padre profumava di pulito, ed era il profumo della sua anima.
Mio padre è morto per un errore medico, e non perchè volesse lasciarsi andare dopo la morte di sua figlia. Proprio no.
Mio padre era un padre, non un papà giovane, ho passato la quasi totalità dell'esistenza nella paura di perderlo, io, terza figlia di un uomo quasi cinquantenne, da bambina temevo di perdere il tempo prezioso con lui che invece la vita mi ha generosamente regalato.
Mio padre ha vissuto una delle storie d'amore piu' belle della terra, da film, la storia di amore con mia madre. Sono storie che vanno oltre la morte e il dolore e la perdita di un figlio, ma solo io che ho visto loro due negli ultimi mesi posso sapere, ogni parola sarebbe assolutamente ridondante. 
Mio padre mi manca come l'aria, ma non se ne è mai andato, e io l'ho percepito che passava il testimone a me, dentro quella cazzo di sala rianimazione, quando ho posato la mia mano per l'ultima volta la sua fronte calda e ho capito, sì, ho capito, che morire è come nascere e tutta questa paura non dobbiamo mica avercela.

Ti amo, papà.

Mio padre, 1974.

26 aprile 2016

LA COSA CHE FA DAVVERO MALE (PARTE SECONDA)

E' che papà è ricoverato dal 18 marzo 2016 per una infezione che ha colpito polmoni e vertebre e sangue. E' sotto controllo, ma non migliora. Questa è ora la mia vita. 
Ho lasciato ogni cosa che la riguardasse per stare vicino a lui. 
Pero' non lo so come andrà, si naviga a vista.
 Sarà se sarà una cosa lunga mesi. Se non anni. (?). 
E il fatto è che Silvia non c'è. E' morta.
E il fatto è che la donna piu' forte che abbia mai incontrato è crollata. 
Quella donna è mia madre. E il fatto è che io non posso piu' andare in terapia e curarmi, e andare al lavoro e vivere il mio quotidiano.
La vita mi ha tolto il diritto sacrosanto a vivere il nostro lutto.
Ma è questa la mia vita, non è una parentesi, quello che è successo in sette mesi ed è comunque la mia vita. Non posso respingerla, la scelta è farla finita, ma io in questo periodo ci ho una cazzo di voglia di vivere che me se magna.
Sono pazza.

14 marzo 2016

LA COSA CHE FA DAVVERO MALE

La cosa che fa davvero male.
 Non è il sangue sul tuo telefono la mattina che la polizia è arrivata a restituire i tuoi effetti personali.
Non è il tuo corpo nella bara e quella gamba spezzata, che hanno ricomposto al meglio che potevano e coperto con un telo bianco. Non sono gli occhi di papà, e la smorfia di mamma quel giorno all'obitorio. Non è lo sguardo di tuo marito che non sa cosa dire e come dirlo,  ma sa che siete caduti in un pozzo nero e lui dovrà sostenere lui e te e il tuo dolore.
Non è la depressione di papà, il suo corpo che cade a pezzi,  la sua schiena che si piega e lui che si fa piccolo, piccolo. Non sono le lacrime di mamma, mentre guarda le foto delle sue figlie da bambine, mano nella mano,  ed è così felice di pensarci insieme e così amorevole da dire "faro' qualsiasi cosa perchè tu possa ritrovare la tua serenità"; 
Non è la tua casa vuota, non sono i tuoi vestiti così belli appesi a prendere polvere nell'armadio, non è il tuo profumo preferito evaporato sul comodino, nè le nuove scarpe da corsa gialle e nere che giacciono in un angolo in attesa del tuo rientro. Non è la giovinezza rubata, non è la bellezza, i sogni, la sofferenza passata e inutilmente vissuta nella speranza di un futuro che sognavi felice.
Non sono tutte le faccende burocratiche che comporta la perdita improvvisa di una giovane vita in un modo tanto violento, le rottamazioni, gli avvocati, le assicurazioni, le telefonate, pronto salve, vorrei far cancellare una vostra iscritta, è morta l'altro ieri, si' grazie arrivederci.
Non è l'assenza. 
Non è il prendere il telefono e ancora oggi digitare il tuo numero nella speranza di sentire la tua voce dall'altro lato. Wind, Blin Blon, segreteria telefonica.
L'assenza non è nulla, di fronte a tutta questa tua assordante presenza.
Non sono i miei pianti, le lacrime, la fame nervosa, gli svenimenti, i pensieri di morte, il voler essere al posto tuo ogni minuto, gli attacchi di rabbia, e ancora dover essere qui per parlare e per sopravvivere perchè si deve andare avanti. Non è il giro dei medici, il trovare qualcuno che possa aiutarti davvero, raccontare da capo mille volte la stessa storia, e ancora e ancora e organizzare la propria esistenza sulla base di quello che dicono i dottori. 
Non è vedere la tua vita ferma lì, immobile, a quel giorno.
Non è la paura di tutti gli ulteriori dolori che essa irrimediabilmente porterà.
Non è  "lo faccio un figlio, non lo faccio un figlio, tanto un figlio non potrò mai farlo perchè sono irrimediabilmente malata e compromessa".
Non è la vita che va, le pance che ti circondano, le nuove vite che nascono, le case comprate, i progetti, il futuro, sempre quello degli altri.
Non è l'invidia che ti divora da dentro, ogni giorno, sempre.
Non è "Ti amo non ti amo, ti amo da morire, ma non voglio rovinarti la vita quindi vattene".
Non è attraversare questo inferno lontana da casa, dai cari, dai parenti, dagli amici che forse possono capire. Forse no.
Non è sentirsi un disadattato sociale ogni minuto.
Non è l'umiliazione di non riuscire a svegliarsi la mattina e andare a lavorare, di passare serate intere a piangere per far uscire la rabbia, e constatare il giorno dopo che miseramente è ancora lì, piu' forte di prima. Necessaria, ma impossibile da eliminare.
Non è "datti tempo, ci vuole tempo, non mollare" sapendo che tu questo tempo non ce l'hai.
Non è sorridere in caso di necessità, quello so farlo benissimo, ho imparato a fingere, ho imparato a calarmi nella parte della donna forte in meno di sei mesi e ad andare avanti nelle mie giornate.

La cosa che fa davvero male è
guardare questa donna, proprio lei, quella là seduta su una panchina,
lungo la Brooklyn Heights Promenade. Era il 10 agosto 2015.
La vedete, è seduta pacifica con il suo sovrappeso, la sua incoscienza, le sue paure, le sue fragilità.
Le è costato tanto, nove anni di cammino, arrivare fino a quella Promenade, sedersi e semplicemente essere felice.
La cosa che fa male è guardarla attentamente e riuscire a leggere quello che ha nel cuore.
Lei non è consapevole di avere questa cosa dentro, che l'ha portata fin dove è arrivata.
Quella cosa che ti fa dormire la notte e svegliare la mattina e di nuovo progettare e sperare, per poi andare di nuovo a dormire e svegliarsi la mattina successiva. 
Quella cosa si chiama fiducia nella vita.


Nota dell'autrice: Sono passati meno di sei mesi, è troppo presto, è troppo tardi.
Io non lo so.
So solo che se mi vedete andare avanti è perchè, semplicemente, non ho scelta.

8 marzo 2016

TU NON PUOI CAPIRE

Lo sapevo che ci sarei finita, in quella trappola bastarda che si chiama vittimismo.
Quel modo di vivere passivo che esula la tua persona da ogni responsabilità, 
perchè tu sei il centro della congiura divina e povera te, non puoi farci nulla.
Il comportamento da vittima sacrificale è una cosa che ho sempre detestato.
Se sei infelice , è fondamentalmente una scelta, una scelta di amore per te e per la tua vita, 
Fare la vittima non fa altro che gettare sugli altri la responsabilità del tuo malessere.
E invece no, dicevo, bisogna fare i bravi e saper prendere le decisioni giuste,
senza dare la colpa alla vita che quasi mai ha la colpa.

Tutto questo fino a che Silvia non si è schiantata con la macchina,
lasciandomi sola nella gestione del mio dolore e della mia depressione.
Ora sono diventata la campionessa del "TU NON PUOI CAPIRE".
Solo chi ci passa, puo' capire,  ma neppure chi ci passa o ci è passato,  perché in fondo chi ci passa non è mai uguale a te, puo' avere un carattere forte mentre tu già ti trovavi sotto un grande treno prima che succedesse il tutto, come puoi ora spalare codesta merda tutta insieme?
E giù di invidia non solo nei confronti di quelli che non hanno da passare quello che tu stai passando,
ma anche nei confronti di quelli che hanno passato quello tu stai passando, e ce l'hanno fatta. 
Sono felici.
Tu no, è troppo presto, abbi fede.

Il dolore, quello disperato, fa dire di tutto, e quindi ti ritrovi come un coglione a fare la vittima alla veneranda età di 36 (e no, ormai sono 37, porcamaiala), quando dovresti essere un essere adulto che prende in mano le redini della propria vita e va avanti e non si dispera,
perchè la vita è comunque degna di essere vissuta anche se le persone care ci lasciano e poi chi lo dice che la felicità non torna, e bla bla bla.

Che poi, c'è davvero bisogno di essere capiti, accolti, compresi, assecondati?
Gli altri non capiscono, ce ne faremo una ragione.
Sti grandissimi cazzi.

Nota dell'autrice: sì, ho bisogno, ho bisogno di qualcuno che mi dica:
hai il diritto di essere infelice, sempre.
Hai il diritto di voler morire, qualche minuto al giorno, ogni volta.
Hai il diritto di sentirti come ti senti, perchè se sei così infelice non è solo per la morte di tua sorella. E io lo capisco.

Nota dell'autrice numero 2: auguri a noi due, piccole donne sempre per mano, in questo giorno che celebra la donna, di cui solo quest'anno colgo l'essenza.






10 febbraio 2016

ANDAVI BENE COSI'

Chissà dove sarei ora io, se tu fossi ancora qui.
Se potessi chiamarti, e ridere di quello che ci faceva ridere.
Se potessi piangere, e piangere amaramente perchè la mia vita fa sempre un po'schifo e io sono sempre eternamente insoddisfatta.
Se fossimo state al concerto insieme, se avessimo potuto prendere quella funivia che ti fa vedere Londra dall'alto. Se ti avessi potuto fare quel regalo di Natale, che mi fregavi sempre i trucchi e allora avevo pensato di farti una palette meravigliosa che sarebbe stata solo tua.
Se potessi darti i bacini in bocca e poi scansarti perchè vattene che lo sai che mi attacchi l'herpes.
Se avessi potuto salutarti e dirti quanto ero fiera e orgogliosa di te, quanto sei stata preziosa nella mia vita, pur rendendomela piu' complicata delle altre perchè tu non eri semplice.
Ci sono persone a cui va tutto liscio.
noi Gazzosa. Ti ricordi come dicevamo?
Un saliscendi un caos, io e te mai saputo cosa fosse la linearità.
Tutto strano tutto prezioso.
Tutto forte tutto debole.
Tutto fino a che io non scegliero' di starti accanto.
Perchè se non ci fosse mamma sarei li' vicino a te, in pace.
Sei sangue del mio sangue, non sei una compagna di vita. Tu sei sempre stata tu.
Io non ti ho scelto, e per questo subisco la crudeltà dell'esistenza. Ci sei sempre stata.
Ora so che eri perfetta così, con la logorrea, le insicurezze e la voglia di spaccare la faccia a tutti perchè ti stava sul cazzo il mondo intero.
La tua bellezza fuori dal comune, la tua purezza. Quello che ho detto a mamma parlando di te la sera prima che morissi. Le ho detto. Silvia deve cambiare, non puo' essere così pura di cuore, se vuole fare il mestiere che fa (l'avvocato nello specifico) .
E invece no. Io dovro' cambiare, per stare ancora in un mondo in cui sono ancora giovane,e non riesco piu' a vivere.
Tu andavi bene così.

22 gennaio 2016

VITA NUOVA (COSE CHE NON MI PIACCIONO PER NULLA)

Di seguito come promesso:

1) La imprevedibilità del dolore. E' ancora troppo presto per controllarlo. E allora succede. Succede che il dolore arriva come una serpe strisciante, la senti dal pavimento risalire lungo le caviglie, i polpacci, le gambe, la pancia, la schiena e arrivare al collo fino a strangolarti. E lo fa. Lo fa quando sei al supermercato, a Milano per lavoro, a letto con tuo marito, davanti alla tv mentre guardi il film piu' banale. E lo fa piu' volte al giorno. Lo fa senza chiederti il permesso. E sfocia in attacco di panico, attacco depressivo, versamenti di bile, emicrania. Lo fa in ogni modo possibile. E tu devi solo attraversarlo.

2) I ricordi: i ricordi di OGNI CAZZO DI SINGOLA COSA DELLA TUA VITA PASSATA. Di quella che eri fino al 23 settembre scorso. Del bellissimo viaggio fatto in agosto, dei progetti futuri, dei tuoi occhi nocciola pieni di vita e di speranza. Di quello che facevi, di come ragionavi, persino del modo in cui soffrivi e delle paure che avevi. I ricordi delle cose meravigliose della tua vita a cui ti aggrappavi nei momenti di sconforto e disperazione. Sono congelati li', coperti di una brina grigia che non si scioglie per fare posto alla malinconia. I ricordi sono una cosa tanto preziosa quanto inutile. Sono pugnali. Non puoi utilizzarli. Semplicemente non ci devi pensare.

3) I ricordi (2 versione): a quattro mesi dall'evento, tra i ricordi si fa strada quello che è successo:
l'obitorio, i fiori, la sua bellezza che è rimasta preservata, gli occhi di mamma e papà, gli abbracci, la nausea continua per l'impossibilità di accettare quello che è successo. L'agenzia funebre, (o come abbiamo trattato bene la salma), la miriade di persone che la amavano e che sono venute a salutarla, le foto sui giornali Il giorno dopo il funerale, a casa sua, i suoi oggetti ancora li', i suoi vestiti, le sue scarpe, i suoi sogni, i suoi bicchieri del corso da sommelier, le sue sciarpe odoranti di fumo di sigaretta. I suoi peluche. Il suo disordine. I suoi trucchi, il suo spazzolino ancora bagnato. I piatti della colazione nel lavandino.I miei regali piccoli e grandi sul comodino. I suoi panni ancora nella lavatrice. Tutti gli attrezzi da palestra, il suo sudore ancora su di loro. E ancora i poliziotti che vengono a casa e ci restituiscono i suoi effetti personali. La voglia assoluta di morire piuttosto che firmare quel foglio di restituzione. e poi iniziare le pratiche burocratiche dall'avvocato. Parlare come una persona normale di fronte a lui. E ancora, la depressione post traumatica, le ore passate nel letto la mattina, nel totale immobilismo, senza possibilità di alzare neanche un mignolo.
I medici, gli psichiatri, gli psicoterapeuti, il raccontare tutto da capo, per cercare aiuto. La impossibilità di trovare aiuto. Altri medici altri psichiatri, altri psicoterapeuti. Il vomito nervoso, la fame nervosa, la depressione maggiore, l'incapacità di badare a me stessa, i pensieri di morte, i pensieri suicidi, i pensieri sul senso della vita. Questi per me sono diventati ricordi.

4) Gli oggetti: gli oggetti sono solo oggetti. Ma sono anche tutto quello che è stato e che non tornerà.
Gli oggetti vanno BUTTATI. E io ho iniziato a buttare la roba di Silvia. Non avete idea. Non avete.
Buttare i sogni di una persona giovane che quegli oggetti custodivano. Non avete la piu' misera e pallida idea.

5) Gli altri: ecco, io il lutto traumatico lo vivo così: io sono qui, con pochi altri superstiti accanto, e poi c'è il resto del mondo. E il resto del mondo non capisce. Non lo so se è vero, molto probabilmente si', se il resto del mondo capisse davvero il mio dolore, suppongo si estinguerebbe nel giro di poche decine di anni per depressione e mancanza di voglia di procreare progenie futura.
Ma l'umanità deve sopravvivere al dolore, per non estinguersi. E allora.
Per fare questo gli altri continuano a dire nel profondo di sè stessi, oh poverina, madonna che bomba, menomale che a loro e non a me, tanto a me non succede. Io per lo meno ho fatto così per i primi 36 anni della mia vita.
Ora lo so. Lo so che il resto del mondo fa così, ovviamente stiamo parlando del mondo che mi circonda. So che di dolore è pieno il mondo, ma nel mio mondo, io, noi siamo dei poveri disgraziati.

6) Gli U2 e Londra: due delle cose che adoravo di piu' e per le quali pensavo valesse la pena vivere.
Nella mia vecchia vita. Ora non piu'. Dovete sapere che io e Silvia il 5 aprile 2015 abbiamo architettato una trasferta improvvisata per vedere gli U2 in concerto a Londra, saremmo dovute partire il primo di novembre con i nostri rispettivi compagni. L'abbiamo deciso durante il pranzo pasquale dello scorso anno, mentre eravamo completamente ubriache, non consce della ingente somma che avremmo speso. Eravamo ubriache e felici di fare una follia, finalmente insieme, finalmente entrambe accoppiate.
Sono stata a raccontare questa storia a colleghi amici e parenti fino al 24 settembre mattina, prima di sapere che lei fosse morta. Ora potete immaginare cosa io provi pensando a quel concerto e alla città che amo di piu' a questo mondo.

7) L'Abruzzo: I miei luoghi, i luoghi in cui sono cresciuta, erano per me il porto sicuro. Sono una fuori sede, lo sono da oltre 18 anni, mi sembra piu' che logico pensare che il porto sicuro sia la mia terra di origine. Ma ora so che qui ci sono solo brutti ricordi, o bellissimi ricordi che non posso neanche sfiorare per non impazzire. Ci sono gli amici di Silvia, che sono vivi, si sono riprodotti e vedono crescere i loro figli. Silvia no, Silvia mummifica in una bara, che tra parentesi si colloca in Abruzzo. E io odio la casa in cui sono nata, le sue foto sparse ovunque, la sua assenza che si fa presenza dolorosa, e continuerà ad essere tale finchè anche io non sarò vicina a lei.
E desidero piu' di ogni altra cosa al mondo essere vicina a lei.

8) I consigli: di seguito riporto i consigli ricevuti in questi mesi, per agevolare me e la mia famiglia nel superamento di questa fase delicata delle nostre vite:
- pensa che ora lei è un angelo, e vi ti protegge da lassu'.
- Ora devi vivere per due.
- lo so che sei triste perchè tra poco sarà il suo compleanno e lei avrebbe compiuto quaranta anni, ma TU NON CI PENSARE.
- Vedrai che domani starai meglio, ho fatto dire tre rosari e una messa apposta per te dal mio Parroco.
- Tu non ti impegni abbastanza
- Dovresti svagarti, uscire di piu'.
- Tu devi smettere di tornare in Abruzzo e pensare a te e alla tua vita.
- No, ma non impazzisci, non ti preoccupare, che poi le risorse ti escono.
- Non ti imbottire di farmaci che quelli sono veleno hai capito?
- Eh, mi dispiace che hai dovuto buttare i vestiti di tua sorella, peccato non abbiate la stessa taglia, altrimenti potevi riutilizzare qualcosa, che disdetta.
- ho la soluzione al problema: fai un figlio, devi fare un figlio, fai un bambino, ma non glielo vuoi far ricordare un nipotino a quei due poveri vecchi e soli dei tuoi genitori, prima che schiattino pure loro?
Devo dire che quest'ultimo consiglio è il piu' gettonato.

9) I viaggi: in questi quattro mesi ho viaggiato tra Abruzzo e Roma per un numero inimmaginabile di volte. Sono stati i viaggi piu' orrendi della mia vita.

10) I miei genitori: sono la cosa che amo di più al mondo, li amero' anche quando non saranno piu' con me, anche quando restero' sola. Figlia unica o quasi. (Ho una sorellastra, un marito, una nipote). La sorellastra e la nipote sono a Ravenna, io a Roma, ma troveremo un modo.
Sono la cosa che piu' amo al mondo, ma stargli vicino mi genera una sofferenza micidiale. Che non passa. L'età di papà mi crea uno scompenso incredibile. L'età di mamma un po' meno. Entrambi sono anziani, e io da brava figlia dovrei stare loro vicina. Dovrei trovare il coraggio di trovare un lavoro qui in Abruzzo. Vedere il loro decadimento fisico, unito alla perdita di una figlia così amata, è la cosa più orrenda che potesse capitarmi.
E invece di tornare, continuo la mia vita a Roma perchè ora è l'unico modo che conosco per non affondare.
Non so cosa fare, non lo so. Lascerei anche tutto domani, ma il futuro senza un lavoro sicuro mi spaventa. E non che a Roma faccia chissà che cosa. Ma ho la mia città, ho la mia vita, il mio tempo scandito che mi riporta a galla.
La cosa che amo di più al mondo è anche la cosa che mi fa più male in assoluto. E questo è il vero schifo della mia intera esistenza.



Nota dell'autrice: per chi dice: quando le cose brutte accadono, si trova un modo, perchè le cose sono sempre meno gravi di cio' che avevamo immaginato, vorrei solo dire: vaffanculo.

Non ho riletto, scusate, non ho tempo.