7 giugno 2017

PURGATORIO

Ultimamente amo molto la luce e l'estate, mi piace stare all'aria aperta, così me ne vado in giro per Roma, in totale accordo con i colori del cielo, annusando questa città che mi salva dalla infelicità, che mi dà bellezza ogni giorno, che mi fa essere grata.

Mi piace il mare, sogno di avere una casa che profumi di sabbia, invece abito ancora nella dimora della gatta nera, la casa in cui sono stata piu' felice in assoluto. Qui dormiamo tutti insieme, io il Santuomo, Penelope, Ulisse, la tua foto sotto il cuscino.

Cucino poco, ho confessato al mondo che amo mangiare e odio cucinare, e da quando l'ho fatto quello che preparo ha un buon sapore. Se penso a come cucinavi tu, mi passa un po' la voglia, non si regge il confronto.
Così è la vita.

Da papà ho ereditato il gene della depressione, il gene dell'amare la lettura, il gene del saper fare le punture a se stessi e agli altri, il gene della irriverenza.
Soprattutto quest'ultimo mi sta causando un po' di problemi di intolleranza nei confronti del genere umano,
ma per ora non c'è soluzione.
Credo di poter tenere di buono la lettura e le punture, il resto va buttato, se voglio vivere in maniera decente.

Non ho piu' chiaro il motivo per cui la gente soffre per amore, mi sembra una perdita di tempo, bisogna che l'amore diventi un gioco, perchè è solo questo.
Un enorme parco divertimento.
Invece la gente si strugge, seriamente, per cose per niente serie.

Sto iniziando a tollerare di nuovo il profumo dei fiori, se vuoi regalameli,  tranne le rose bianche, va bene tutto. 

Sdraiata nel limbo del mio letto non è così male,
il difficile è stare tra la gente, specie in quei giorni orribili in cui vai al lavoro e trovi sulla scrivania la la foto di una sorella bellissima che ti guarda e dice "ero felice, guarda che fine ho fatto".

Convivere con il dolore lo chiamano, imparerai, mi dicono.
Fatti vedere da uno bravo, mi dicono soprattutto.

Ci vado, ci vado, da uno bravo, uno che scardina la mia anima da ogni allegra sicurezza sulla straordinarietà della mia famiglia di origine dicendomi che no, è tutta idealizzazione, renditi conto che stai meglio adesso che prima, quando avevi da preoccuparti per la salute di tuo padre e per la testardaggine di tua sorella.
Ad essere bravo. è bravo, per carità.

Ma lui non sa una cosa, una cosa che non gli dico.
Che tu eri, e dovrai restare, la soluzione a tutto.

E' che vorrei sapere dove vanno a finire le anime dei morti e invece non lo so.
Io ho il forte sentore che l'essenza di cio' che siamo si polverizzi insieme al corpo, che non ci sia nulla dopo la morte. Ma non conosco la verità, quindi magari ogni tanto mi dico che potrei sbagliare.

 Mi chiedo come funziona questa roba che dicono che la rivedrò,
 come funziona questa cosa della vita dopo la morte, che se non me l'avessero raccontata da bambina, sarebbe stato meglio.
Avrei voluto sapere da sempre che nessuno è davvero nostro e che l'amore non è per sempre,
che nulla c'è per sempre.

Il problema è che io ci sono, ora.

Il problema è che io ho scoperto che c'è un posto peggiore dell'inferno.
Si chiama purgatorio.
E nel purgatorio, tocca attendere.


"Heaven Can Wait", uno dei film preferiti di Silvia.
Amore mio, aspetto di sapere se di nuovo scenderai qui da me.




5 maggio 2017

TABU' NUMERO 3

Sui tabu' legati al dolore e alla malattia è stato detto da Anna abbondantemente nel suo blog, una delle fonti meravigliose dalle quali attingo sapere e saggezza ancora oggi.

Se vi siete persi i due post e se non li avessi già linkati abbastanza ve li piazzo qui e qui, di modo che possiate avere il quadro di quello che c'è nel dolore, ma non si puo' dire nel dolore, per pudore, per retaggio culturale, perchè semplicemente circondati da teste di capra inconsapevoli di cio' che è il quotidiano di "quelli come noi".

Il tabu' numero tre legato al dolore, non necessariamente alla malattia, voglio scriverlo io, Anna me lo concederebbe, perchè sapeva già allora dentro cosa eravamo finite io e mia sorella.

Il tabu' numero 3.
La felicità.
Nello specifico,
La felicità dopo la tragedia.
Ovvero, dove collocare il pensiero felice, come giustificare il proprio benessere interiore nonostante si viva all'inferno da quasi venti mesi.
Considerate che nei confronti miei e di mia madre sono state spese parole di conforto e di speranza  meravigliose, non posso negare di essere stata circondata da persone che hanno capito, sono stata così fortunata nella disgrazia da dover ringraziare ogni minuto di essermi scelta persone così.

Ma voglio raccontare con sincerità quanto faccia male sentire continuamente ribadito dalle persone più superficiali che la nostra vita è difficile, che siamo delle disgraziate, che la nostra esistenza come la conoscevamo non esiste piu', che dobbiamo essere forti e rassegnarci alla sopravvivenza perchè è questo quello che si fa quando si perde un figlio.

Ancora vorrei dirvi di quando abbiamo letto e versato milioni di lacrime su articoli come questo, in cui la perdita di un figlio è associata all'apertura di un buco nero che mai potrà essere colmato e all'inizio di una vita da sopravvissute e mai piu' recuperabile.

Ecco, non vorrei dirvi che non è così.
E vorrei dirvi che questa è stata una scelta mia e di mamma, quella di non far finire la nostra vita con la fine della nostra famiglia, ma non è solo ed esclusivamente una scelta.
La felicità, quella pura, semplicemente ad un certo punto, torna.
Ed è una felicità assordante, pura, inaspettata, insensata.

Spesso sono momenti. Ma sono momenti così intensi da fare paura.

Io ho vergogna della mia felicità, è con questo che devo fare i conti.
Ho senso di colpa quando mi sento spensierata, perchè penso che Silvia non puo' godere di quello di cui io godo e non puo' provare le sfumature di questo sentimento.
E' la sindrome del sopravvisuto.
Mi accorgo che le persone ti guardano e il loro sguardo dice questo:
come fai, come fate tu e tua madre a stare in piedi, ad alzarvi la mattina, prendere il caffè, fare una doccia,  vestirvi, andare al lavoro,  gestire, organizzare, cucinare, pulire casa.
Come fate a cambiare i fiori ogni due settimane al cimitero e subito dopo avere voglia di un gelato, di vedere un film di Checco Zalone,  o di andare a cena in un ristorante stellato?
Come fate.
Come fai tu a fare l'amore, a truccarti, andare in ufficio, prendertela per cose futili, pensare alla cellulite, al doppio mento, alla collega pallosa al lavoro, all'ennesimo paio di scarpe che devi assolutamente comprare anche se non ne hai affatto bisogno.
Come fai ancora ad avere voglia di viaggiare, vedere , esplorare, vivere.
Questo dicono parecchi occhi.
Questo chiedono i miei occhi alla me riflessa davanti allo specchio, ogni mattina e ogni sera.
Come fai a stare così bene, come è possibile che tu abbia tutta questa fiducia incosciente verso l'esistenza?
Da dove ti è venuta la voglia di cercare l'incantevole?

E' questo il tabù inconfessabile.
Tra lo stare male e lo stare bene, il difficile è dichiarare al mondo di stare bene.
Dire, sapete, alle volte sono felice.
Io mi sento una cretina, ora,  quando sono felice.
Mi sento totalmente fuori posto.


"Oltre i sogni infranti
Di chi ha perso tanto
Troverai il tuo posto
Diverrai diamante

Fidati di me, fidati di me davvero
Ci gira la testa ma ti giuro non cadremo
Fidati di me fino a quando ci riesco
A farti ridere per tutto il tempo in cui ti tengo
Stretto a me"




4 aprile 2017

CIAO, COME STAI


Il silenzioso 
Ciao come stai?
Sto come lammerda
......
.......
........
............
..................
L'incoraggiante
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Vabbe', tu sei sempre stata come lammerda, pure prima dei lutti stavi così, sempre depressa eri.

Il satanico
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Tu e tua madre dovete andare dall'esorcista, tu stai così per colpa del diavolo che vi ha colpito.

Il guaritore
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Secondo me questi dottori da cui sei in cura non servono a un cazzo, conosco un amico mio che ti rimetterebbe al mondo, fa agopuntura e massaggi ayurvedici,  mia zia aveva un cancro al colon, l'ha rimessa al mondo, aspetta un pò che prendo il numero.

Il finto tonto
Ciao come stai?
Sto come lammerda
E perchè mai?
Il buddhista
Ciao come stai?
Sto come lammerda
"Non credere in un destino che cade sugli uomini comunque egli agisca;
credi in un destino che cade sugli uomini a meno che non agiscano."
Domani ti porto il libro.

Il reattivo
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Eh mo basta, devi reagire, guarda che non sei mica l'unica ad avere avuto i lutti, il mondo è pieno di dolore, guardati intorno, reagisci che se no IO STO MALE.

Il riproduttivo
Ciao come stai
Sto come lammerda
Fai un figlio che ti passa tutto quanto

Ciao come stai?
Sto come lammerda
..ma guardami, sono sempre io, solo che sono anche un'altra, e questo fa paura.
Vieni a patti con il fatto che soffro di attacchi depressivi e istinti suicidari da oltre 18 mesi,  mentre per te è normale andare a fare la spesa, uscire con gli amici , comprare casa, fare figli,  progettare il futuro. Sì, mi serve urlare e battere i piedi e dire perchè a me, corro il rischio di restare sola, ma è quello che so fare. La ragazzina insolente.
 C'è da accettarmi, non è facile, ma io sto accettando di aver perso Silvia, quindi voi potete accettare di aver perso la vecchia me.
Di dolore è pieno il mio mondo. E non solo il mio.
Una malattia, un trauma, l'attesa di un figlio che non arriva, la fine di un grande amore.
Quello che so fare è parlare di dolore. Quello che so fare è scrivere il mio dolore, così come è.
Mi aspetto che le persone facciano squadra per aiutarmi, ma me la cavo bene anche da sola.
E non pensare che non ringrazi ogni giorno di essere così forte, ma io no, non posso rispondere che sto bene, se non a lavoro quando lo devo fare per convenienza, 
fuori di li', con le persone che amo, io ho bisogno di dire la verità.
E allora magari semplicemente dimmi "prendiamoci un caffè, raccontami, parlami di Lei, dell'innominabile fonte del tuo dolore". Metti un po' da parte la tua serenità e parliamo di quello che Anna chiamava tabu' e cazzo se lo è, soprattutto se pesca i giovani.
Ma esiste nella mia vita e allora che facciamo, finta di nulla?
Poi un giorno magari ti trovi tu nel tuo personale e profondo dolore e magari io so parlare la tua lingua ed è bellissimo, perchè qualche volta succede che alla risposta "sto come lammerda" segue "anche io sto come lammerda", e allora io sento di non essere tanto sola.
Sento di poter andare a cercare la bellezza che vado fiutando da mesi, proprio dove c'è la porta scardinata, ed è magnifico.


21 marzo 2017

FINIRA' TUTTO NELLA SPAZZATURA

Con mio grande stupore, mi accorgo di quanto molti dei miei conoscenti siano legati alle cose materiali, la ROBA per dirla alla maniera del buon Verga.
Mio papà era legatissimo alle sue cose, ai suoi spazi, alla casa, e questo lo ha reso vincolato nel suo modo di vivere, si badi bene che era di quelli accumulatori ordinatissimi e profumatissimi per cui tutto aveva un posto, una logica e un senso, e per il quale la felicità era il suo studio insieme ai suoi ritagli e miriade di libri meravigliosi e paia di calzini.
Silvia non aveva legami con le cose, non ne aveva cura, se si rompe si butta, era il suo motto.
La cosa orrenda è che se certe cose si rompono, poi non si possono aggiustare.
Tipo il mio cuore, per esempio, è rotto per sempre e così me lo devo tenere.
Ma non divaghiamo.
Io non sono una accumulatrice come papà, e sempre piu' riesco a sbarazzarmi delle cose senza colpo ferire.
Vestiti bucati da unghie di gatto? Raus!, Via nel saccone nero.
Scarpe punta quadrata di pellaccia fuori moda? Mercatino o Caritas o butto tutto nel bidone.
Professione svuota cassetti è il mio quinto nome.
Presto e spero il prima possibile mi sbarazzero' di molti libri che non mi servono e che sono fermi da anni a prelevare polvere di casa mia.
Il Kindle è la cosa piu' bella che potesse capitarmi.
Marie Kondo mi fa una pippa. Scansàte Marie, vai a fare la lavatrice delle cose che non hai, io sono impegnata a svuotare e ordinare e non accumulare. Neanche le cose che amo.

Ho anche comprato l'orsetto nichilista, per ricordarmi che prima o dopo finiremo tutti nel cestino della spazzatura, e allora a cosa serve accumulare roba che finirà nel cestino con noi?
 (anche l'orsetto ci finirà, è inutile che rida come un fesso).

Dove acquistarlo
Nulla ci appartiene, gli oggetti, le persone amate, le città, le case, gli animali, i figli, la vita stessa.
Facciamo un viaggio, lungo, corto, con gioia, con dolore, siamo destinati, a cosa non è dato sapere, io per lo meno non lo so.
Quello che so è che arrivati a questo punto, io non vorrei possedere piu' di quello che già ho.
Da quando mi è cambiata la vita che ora è una vita fatta di minuti e di non progetti, non ho piu' la spinta verso le cose, non mi dà soddisfazione il nuovo acquisto, l'oggetto, la scarpa, la trousse di trucchi, non ho davvero bisogno di nulla.
Quello di cui ho bisogno, non si puo' comprare.

Mio marito e la mia mamma mi spingono verso l'acquisto di una casa a Roma, sia pure con tutti i dovuti sacrifici del caso.
Avere una casa di proprietà a Roma è stato uno dei desideri piu' grandi della mia vita per quasi venti anni ma, dopo la morte di Silvia, mi chiedo che senso abbia, cosa debba spingermi all'acquisto, allo sbattimento, a mettere radici in una città che non sarà mai la mia, in cui non ho famiglia e non ne costruiro' una tutta mia.

Mi piace la mia casa in affitto sgarrupata, mi piacciono i pochi mobili cascanti e demodè, mi piace il divano bucato, le mattonelle di marmo, le finestre di legno tarlate.
In quella casa, con poche pochissime cose, e con mio marito e i miei gatti, io sono al mio posto.

Aiutatemi a farmi tornare la voglia di avere una spinta verso le cose materiali e verso il cambiamento.
Sono troppo giovane per smettere.


15 febbraio 2017

MARE DENTRO

Se non fossi mai nata non avrei visto il mio primo concerto degli U2, mentre senza una scarpa e in mezzo ad una folla di duecentomila persone, da diciottenne folle cantavo "In the name of Love" sotto lo sguardo compiaciuto di Bono, che, sono sicura, guardava solo me.
Non mi sarei innamorata di Londra, e dell'Europa tutta, della sua cultura, della sua imponente magnificenza.
Non avrei provato il piacere di un ramen mangiato in piccolo paese giapponese di montagna.
Non avrei conosciuto l'immensità del Grand Canyon, il divertimento di Las Vegas, e non sarei mai salita su una Cable Car a San Francisco facendo su e giu' come nei polizieschi anni settanta.
Non sarei mai partita alla volta di New York, e non avrei mai scoperto che Brooklyn è mille volte meglio di Manhattan. Non avrei camminato per le strade del Connecticut insieme a mio zio, ricordando e scoprendo le radici della mia famiglia.
Non avrei mai nuotato con tartarughe e delfini dentro il caldo e trasparente mare messicano.
Non ci sarebbe stata una prima volta per fare l'amore, e la paura di restare incinta pur avendo usato il preservativo, non avrei provato il piacere della prima ubriacatura funesta e le vomitate del mattino dopo insieme alla Fabi. Non avrei perso la testa per i miei ex fidanzati, e non avrei conosciuto bellezza della convivenza tra fuorisede, non mi sarei diplomata, laureata, non avrei avuto una professione come la mia, la crescita, le opportunità, le trasferte di lavoro, Milano.
Non avrei vissuto a Roma, che basta dire Roma per capire di cosa io stia parlando, non avrei provato l'ebrezza di scoprire una luce sempre nuova di questa città, ogni giorno, per venti anni di fila.
Non avrei avuto il mio spazio, la mia casa, che non è mia, ma sento come tale ed è il mio rifugio e il mio guscio protettivo.
Non avrei visto la Cappella Sistina, San Pietro, o piu' banalmente, un quadro di Tiziano o del Caravaggio.
Non avrei ascoltato un certo tipo di musica da pelle d'oca, e letto libri che spaccano il cuore.
Soprattutto non avrei visto alcuni film che aprono anche le menti più ottuse.
Non avrei mai sognato di fronte alle mie montagne e vissuto al loro cospetto il giorno migliore della mia vita, il mio matrimonio.
Non avrei conosciuto il Santuomo, l'uomo migliore della terra in ogni senso possibile lo si possa inquadrare e descrivere, senza esagerare.
Non avrei passato certi momenti solo nostri, momenti di una perfezione assoluta e di una bellezza devastante.
Non avrei visto appalla una miriade di serie televisive con i gatti acciambellati sulla pancia e il marito russatore come vicino.
Non avrei capito la immensa bontà di alcuni cuori umani.
Non avrei vissuto l'adozione di mia nipote, e l'amore che si è portata dietro dall'India.
Non avrei incontrato mamma e papà, non avrei avuto il rapporto meraviglioso con la mia famiglia tutta, e non avrei mai conosciuto "l'uragano Silvia". Non avrei viaggiato con lei e non avrei mai cantato le mille canzoni che abbiamo cantato insieme.
Non l'avrei mai amata a tal punto, di un amore così forte da spezzare il fiato.
Non avrei scoperto quanto puo' essere divertente vivere con un gatto.
Ancora di piu' con due gatti.
Non avrei fatto shopping selvaggio in certi momenti di scazzo totale.
Non avrei conosciuto la bellezza delle piante, degli animali, della natura.
Non avrei mai saputo cosa sono i bambini quando sorridono a te, proprio a te. 
Non avrei capito la dolcezza che si prova nel cuore quando inizi a desiderarne uno.
Non avrei provato la gioia nel sentire il profumo del caffe' di prima mattina, quando il sole ancora debole si infila nelle tapparelle della cucina e allora capisci che è quasi giorno ed è il momento di iniziare.
Non avrei colto un certo tipo di irriverenza che sarebbe diventata la caratteristica della mia esistenza.
Non esisterebbe questo blog.
Non avrei le mie amiche, le mie colleghe, e il loro amore, e non avrei la possibilità di amarle.
Non apprezzerei il cibo e le sue infinite possibilità e combinazioni.
Non avrei provato la soddisfazione di amare lo sport e l'allenamento fisico e il piacere di una camminata nel verde.
Soprattutto se non fossi mai nata, non avrei visto il mare, mio elemento, mia forza e mia sostanza.

Nonostante tutto questo, non passa giorno in cui io desideri fortemente e ostinatamente, essere morta.

Mar adentro,

mar adentro.
Y en la ingravidez del fondo

donde se cumplen los sueños

se juntan dos voluntades

para cumplir un deseo.
Un beso enciende la vida

con un relámpago y un trueno

y en una metamorfosis

mi cuerpo no es ya mi cuerpo,
es como penetrar al centro del universo.
El abrazo más pueril

y el más puro de los besos

hasta vernos reducidos

en un único deseo.
Tu mirada y mi mirada

como un eco repitiendo, sin palabras

‘más adentro’, ‘más adentro’

hasta el más allá del todo
por la sangre y por los huesos.
Pero me despierto siempre

y siempre quiero estar muerto,

para seguir con mi boca

enredada en tus cabellos.



23 gennaio 2017

SE ALMENO FOSSI MAGRA

Prima di settembre 2015 ero quasi sulla soglia dell'obesità. Una felice donna di 36 anni in sovrappeso che buttava soldi e sudore in nutrizionista e camminate senza alcun risultato degno di nota.
Dopo i 77 chili raggiunti con fatica e sudore nel 2013, la scelta di smettere di fumare le aveva fatto riprendere una decina di chili, ma il periodo vitale e poderoso che ne era scaturito la aveva convinta che si' , meglio il culo a mongolfiera che i polmoni bucati.
Poi il trauma e le bombe atomiche sganciate dalla vita sulla mia vita mi hanno portata ad un dimagrimento forzato di 8-10 chili e ad una ripresa lenta ed inesorabile degli stessi nel giro di pochi mesi.
Sono ormai di nuovo un 'obesa di primo grado secondo le statistiche, e lo so che non si vede e lo so che sono figa e lo so che ci ho altro a cui pensare, ma questo blog è nato per questo, la gatta va ancora al lardo, per cui lo devo dire.
MI RODE ABBONDANTEMENTE IL CULO.
La cosa fa ridere, lo so, ho altro a cui pensare.
Pero' sappiate che:
la mente malata di una donna malata di obesità se pur lieve,
VUOLE PERDERE PESO IN OGNI CASO,
 nonostante i megacazzi della propria esistenza.

La mente malata afferma:

SE ALMENO FOSSI MAGRA.

Guardiamoci in faccia. Lotto con l'obesità e il sovrappeso e i sali scendi dall'adolescenza, la storia è nota, basta andare a ritroso nel blog.
Il problema non è il peso in se', il culo felliniano, il doversi vestire in
negozi calibrati ma non troppo, la pesantezza di gambe, il fatto di aver ricominciato l'allenamento con l'home fitness e di non vedere alcun risultato, perchè cazzo ti alleni a fare se comunque magni come un bovino all'ingrasso?
Non conta neanche aver cercato un minimo di equilibrio in questo mondo che è la mia vita parallela in cui si vive di morte senza prospettive, in cui si cerca di non buttarsi nell'autodistruzione perchè sai bene che sarebbe peggio.
MA.
Pensare positivo non serve a perdere peso.
Sono grassa, ed è un dato di fatto che dura da oltre quindici anni.
E io mi sarei scassata i coglioni di non essere anche solo una banale 46.
E' così difficile?

Io credo che tutto quello che ho cercato di fare con il cibo e per il cibo e intorno al cibo in questa mia vita è darmi la possibilità di perdere il controllo almeno in quel settore li.

E io ho bisogno di perdere il controllo.

La cosa davvero assurda è che parlare di questa minchiata del peso mi rende contenta.
Sono contenta perchè mi interessa perdere peso, mi interessa soffrire perchè sono brutta e grassa,
mi interessa essere incazzata con lo specchio. 
E mi interessa perchè quella sono di nuovo profondamente io.

NUDO ALLO SPECCHIO - BOTERO

20 dicembre 2016

SONG OF THE OPEN ROAD


Whitman era il poeta che Silvia preferiva, lo amava spasmodicamente e quando eravamo adolescenti teneva Foglie d'Erba sotto il cuscino, ci dormiva e sottolineava, sottolineava e lo metteva di nuovo sotto il cuscino.
M chiedevo che ci trovasse, negli anni novanta era tutto Walt Whitman,  O Capitano mio Capitano e banali attimi fuggenti, mentre io, ragazzetta di quindici anni, così snob nei confronti delle mode, amavo Pirandello e The Catcher in the Rye, e male sopportavo quella roba ripetitiva e sdolcinata. (che poi quel film lo trovavo lagnoso, quel cretinaccio che in una altra vita televisiva sarebbe diventato l'amico del dott. House finiva per suicidarsi, mentre il professore avrebbe fatto la stessa fine molti anni dopo nella vita reale, quindi sì, detestavo il cogli l'attimo dei miei coglioni anche se  è vero, bisogna coglierlo)

Ho ritrovato Foglie d'Erba, era di papà, nella libreria di mia sorella, nella casa in cui sono nata e cresciuta.
L'ho aperto e ho pescato a casaccio la ballata che copio sotto, ed è bellissima.
In questi giorni il dolore che porto nel cuore mi sta frantumando il petto.
Cerco di cacciare via la bestia, lo dice Polly che di dolore ne sa abbastanza, ma sa anche di gioia e di rinascita.
Il problema è che non posso vivere alle mie condizioni, non riesco a stare bene, non ci riesco nei termini canonici dello stare bene. 
E allora lascio qui la mia anima a macerare, ma voglio pensare che un giorno diventero' ottimista come Walt, forte come le donne della mia famiglia, che portero' dietro questo dolore come una risorsa e non come un Cristo in Croce, perchè io mi sono sinceramente frantumata i coglioni di stare male e non so quanto una animo umano di 38 anni debba dover sopportare prima di esplodere definitivamente.
Non è giusto.
Qui sul blog non si parlerà piu' della mia vicenda personale, il mio dolore resterà nella vita reale.

Auguro a tutti voi di non attendere piu' il colpo di culo e le buone notizie, 
 ma di essere voi il vostro colpo di culo.

Buon Natale.

Walt Whitman l'ottimista

A piedi e con cuore leggero m'avvio per libera strada,
In piena salute e fiducia, il mondo offertomi innanzi,
Il lungo sentiero marrone pronto a condurmi ove voglia.
D'ora in avanti non chiedo più buona fortuna, sono io la buona fortuna
D'ora in avanti non voglio più gemere, non più rimandare, non ho più bisogno di nulla,
Finiti i lamenti celati, le biblioteche, le querule critiche,
Forte e contento m'avvio per libera strada.

Afoot and light-hearted I take to the open road, 
Healthy, free, the world before me, 
The long brown path before me leading wherever I choose. 
Henceforth I ask not good-fortune, I myself am good-fortune, 
Henceforth I whimper no more, postpone no more, need nothing, 
Done with indoor complaints, libraries, querulous criticisms, 
Strong and content I travel the open road. 

Walt Whitman (1819-1892)
Il seguito se volete qui.





5 dicembre 2016

LA MIA STORIA (NON) A LIETO FINE

Vorrei dirvi che sto bene, che la prospettiva di vivere senza metà della mia famiglia di origine è allettante quanto un dito perennemente conficcato nell'occhio (e non diciamo altro) o un film di Gabriele Muccino visto alle tre di notte.
Invece non sto bene per niente. 
Continua la sagra dell'infelicità, e in mezzo a questa sagra ci sono un milione di motivi per farla finita. Ci sono un milione di frammentati pensieri di morte al giorno, e in questo milione di pensieri c'è la voce che non sentiro' piu', e tutti i miei primi 36 anni e mezzo di vita che sono rimasti lì, a vegetare nel passato.
E' vero, occorre vivere nel presente, finche' ci siamo, ma io non sono molto brava. Imparo a fatica e questo presente fa piuttosto cacare, quindi ecco, vivere nel presente è vivere nella merda.
Io credevo molto nella forza del passato, dalle mie radici, della mia famiglia e della me da bambina, da adolescente, da adulta. Credevo nella forza che la costruzione puo' lasciare nella vita di ciascuno di noi.
Credevo di essere onnipotente. Credevo di poter controllare la mia vita, di poter controllare la morte, in un modo malato e viscerale. Ci credevo, forse più di chi crede in Dio per chi ha la fede, o di chi crede nell'amore incondizionato per i figli, per chi ha un figlio. 
Ci sono cose in cui credi per darti coraggio, probabilmente è la filosofia del tanto a me non succede che ci consente di andare avanti.
Credevo di poter controllare la vita, ma non si puo' controllare un fico secco, non siamo qui sulla terra per controllare o per reggere le fondamenta di un palazzo che è la nostra esistenza.
La nostra esistenza non è un palazzo. E' solo vita, e non possiamo immaginarla. 
Eppure lo facciamo in continuazione.
Il mio terapeuta dice che ho il cervello che non si ferma mai, è vero, non ho pero' ancora imparato a fermarlo, a lasciarlo perdere, a lasciarlo camminare.
Perchè siamo qui mi non è dato sapere.
Io forse sono qui per comprare rossetti inutili e per amare Londra, per accarezzare i miei gatti e mangiare schifezze. Sono qui per parlare cinque volte al giorno con mamma perchè ho paura di perderla, per andare per locali con mio marito alla ricerca della cena perfetta. Per vedere serie Tv a raffica, perchè di libri ne compro a bizzeffe, ma non ho voglia di leggere la parola fine.
Sono qui per fare ginnastica ogni mattina, e ricordare lei che era una sportiva, e per mangiare cioccolata e biscotti ad ogni ora del giorno perchè che vita sarebbe senza dolciumi.
Sono qui per non procreare perchè io e il Santuomo siamo brave persone ma non abbiamo piu' il coraggio di dare la vita, dare la vita vuol dire dare la gioia ma anche potenziale dolore.
E lui vorrebbe tanto fare il papà, ma io non voglio piu' fare la mamma da quando ho visto la mia perdere una figlia. Non voglio piu'. Forse non l'ho mai voluto.
A quasi 38 anni mi sento di dire che questo è il mio destino, in questo destino non c'è un figlio, esattamente come non ci sarà una sorella amatissima, anche se c'è stata.

Questi miei giorni, sereni o disperati,  sono come un panno intriso di acqua sporca, sporchissima
Basta strizzare ed esce il dolore.


7 novembre 2016

QUELLO CHE SERVE

L'invidia, soprattutto quella per la vita di PRIMA non serve;
La gelosia per chi ha una famiglia normale, non serve;
Il rimpianto per chi non c'è piu', non serve;
Mangiare chili di biscotti pensando di colmare il vuoto, non serve;
Non andare al cimitero, non serve;
L'isolamento, non serve;
Pensare agli amici che hanno scelto di non starti accanto, non serve;

Riuscire a stare nel dolore, serve.
Essere molto incazzati, serve
Servono le fusa dei gatti.
Avere una madre come la mia, una sorellastra come la mia, una nipote come la mia, serve;
Un marito straordinario come il mio, serve;
Londra, serve;
Serve una casa accogliente. Serve un morbidissimo piumone;
Il trucco e la cura della propria bellezza, della giovinezza, della femminilità, servono;
Serve la compagnia delle persone, quelle giuste.
Serve cantare, se una canzone ti prende
Serve soprattutto, la musica










27 ottobre 2016

LA COSA CHE FA DAVVERO BENE

E' sapere che ad un certo punto il corpo in ogni sua fibra si rifiuta di stare male, e inizia a stare bene, contro ogni logica e volontà.