8 dicembre 2017

MO CE RIPIGLIAMM TUTT' CHELL CHE E' 'O NUOST'

Mi riprendo la mia città, i vicoli profumati e luminosi, la grande bellezza del sabato mattina, la cultura, la storia dell'uomo.
Mi riprendo la speranza e la mancanza di vergogna.
Mi riprendo l'alba, l'acqua fresca sul viso,il profumo di caffè, il ricominciare ogni giorno.
Mi riprendo le camicie di mio padre che profumano di colonia francese, la sua voce, il suo dire sei bellissima, ma un po' grassa, la sua oscurità, la sua luce.
Soprattutto mi riprendo mia sorella, , perchè mi è sfuggita dal cuore per due anni, e no, non se ne era mai andata, semplicemente ero io che non l'ho mai cercata per spirito di sopravvivenza, per paura di essere felice dentro i nostri ricordi. Ora, amore mio, corro da te, perchè tu sei mia, finché avrò fiato.
Mi riprendo il mio paese, le mie origini, la mia terra, il mio grande dolore. 
Mi è mancato talmente da non riconoscerlo piu'.
Mi riprendo il qui e ora, in un mondo che ti chiede di avere grandi progetti per valere qualcosa, invece il qui e ora, nella gioia e nel dolore, è l'unica cosa che abbiamo.
Mi riprendo il fare, allo stesso tempo, perchè il fare e il lavorare sono la essenza stessa della assoluta libertà.
Mi riprendo il diritto di sentirmi una persona felice, fortunata, a tratti meravigliosa.
Mi riprendo il mio corpo, lo prometto, questo corpo martoriato causa attacchi di fame incontrollabili io, me lo vado a riprendere.
Sotto questo corpo gonfio, infelice e disagiato, ci sono io. 
Mi riprendo il piacere di piangere di gioia, per un ricordo, un film, perchè sono ancora viva.
Mi riprendo l'onestà di dichiarare l'invidia e la frustrazione per coloro che hanno una famiglia alle spalle , una casa, dei figli. Sì, li invidio, sì vorrei alle volte che fossero colpiti da una meteora, sì ho tanta rabbia.
Mi riprendo il diritto di essere incazzata nera.
Mi riprendo il mio compagno di vita, che è gioia pura e vero amore.
Mi riprendo il diritto di andare in analisi perché c'è qualcosa da imparare, se sei in analisi con la persona giusta.
Mi riprendo il diritto di non sentirmi una persona sfigata. Oh poverina quella là, non lo accettero' piu'. Questa è la mia vita. Questa è la mia storia.
Mi riprendo i sogni e il futuro, a cui credo molto poco, ma che bello sognare, alle volte.
Mi riprendo Londra. (presto, lo prometto).
Mi riprendo questo viaggio che sto facendo senza viaggiare.

Quest'anno, più di ogni cosa,  mi riprendo il Natale.
Non manca nulla.

30 novembre 2017

NESSUNO

"Io non ce l'ho una vita normale."
"Dipende da cosa intendi per normale."
"La normalità, proprio quella, hai presente?"
"La parola normalità non vuol dire nulla, lo sai?"
" invece sì, vuol dire ogni cosa"
"che vuol dire, io non lo capisco"
"Se non capisci cosa intendo è perchè tu la vivi, la normalità e ti sembra poco straordinaria e obiettivamente pallosa, invece no, invece è bellissima."
"Dai, spiegami cosa intendi per normalità."
"La normalità è il messaggio lanciato alle dieci di sera a mia sorella per prenderla per il culo e ricordarle che tra poco ci vediamo. Che tra poco è Natale, e dobbiamo pensare ai regali, che alla fine farò sempre io per tutti perchè lei è la disorganizzata della famiglia, e allora io penso a girare come una trottola alla ricerca del dono perfetto, lei pensa al menu' della vigilia, alla torta per papà, al pranzo megagalattico e perfetto che sa regalarci, perchè ama cucinare.
La normalità è pensare che se mamma non risponde al telefono è perchè è andata in palestra, non immaginare catastrofi tipo lo scoppio di un incendio, terremoto, valanga, tempesta di neve, o  qualsiasi grado di intensità. 
La normalità è pensare che no, tanto a noi non puo' capitare una cosa tanto brutta. 
La normalità è empatia. E' guardare il dolore degli altri e riconoscerlo simile al nostro. 
Mentre qui l'atteggiamento è che NESSUNO AL MONDO HA UN DOLORE COME IL NOSTRO. Cosa assurda e del tutto falsa.
La normalità è avere paura. Avere paura dell' amore, della morte, della mancanza di denaro, dell'assenza di un figlio, di condurre una esistenza insignificante. L unica cosa di cui ho davvero paura è invece il Natale.


Nota dell' autrice che ormai parla con
se stessa: "queste cose, cara mia, sono quello che pensa la gente comune, la gente ha comunque paura, e vive di merda come te".
"OK, ALLORA VOLEVO DIRE LORO DI NON ESSERE TANTO STUPIDI".







29 ottobre 2017

LA VISIONE DELLA VITA DI LARS

Sapete cosa? Molti di voi vedono la luna come la sfera lucente e gialla che da sera a mattina troneggia presuntuosa sulle loro teste.

Io vedo la luna come il pianeta verde di Lars Von Trier.


Ultimamente la sogno deforme e cubica, piccola e inavvicinabile,
l'altra notte invece era tonda, verde, vicinissima e minacciosa.
Era Melancholia.

E' ora di dire al pubblico che sono passata dalla visione della vita di Giacomo Leopardi
alla visione della vita di un regista bipolare, stoico, cinico e disturbato.

Ed eccomi qui.
Al cospetto della verde luna,
non provo paura alcuna.
(rima baciata)

Riflettevo.
Da un paio di mesi a questa parte la paura non è un sentimento che abita nel mio cuore.
Non come abita nei cuori di molti di voi, non come abitava nel mio cuore anche solo un anno fa.

Provo ogni sorta di incazzatura per la vita.
Mia sorella è l'assenza che non riesce a farsi presenza, mi manca in un modo che toglie il fiato.
Provo rabbia, nausea, infelicità, tutte le sfumature possibili della frustrazione e della impotenza.
Terrore per una nuova, profonda disgrazia. Certamente.

Paura, oggettivamente no.

Ecco, io penso che questo non sia positivo.
Io credo sia molto presuntuoso da parte mia.
Non c'è nulla delle paure quotidiane che avevo prima che possa veramente toccarmi.
Un errore al lavoro, un ritardo del treno, la casa che voglio comprare insieme al Santuomo e che non riusciamo a far diventare realtà.
La paura di non diventare madre, di finire la mia vita in solitudine, la paura delle malattie, dell'aereo, della morte, la paura di essere una cicciona fallita.
La paura che gli altri mi vedano come una cicciona fallita.
La paura di imbruttire, di diventare ancora piu' grassa, la paura delle rughe e della pelle moscia.
La paura della cellulite.
Insomma tutte quelle sfumature di paura sana che mi farebbero sentire un po' normale.

Lo so, forse è l'effetto collaterale positivo che il trauma dopo anni produce.
Ma così, è difficile stare al mondo.
Relazionarsi con chi non ha vissuto un dolore come il mio.

Io non ho piu' la paura che scuote chi NON ha mai vissuto un certo tipo di dolore.
Ecco, la vorrei indietro.

Vorrei avere di nuovo paura della mia luna verde.
Grazie.

Nota dell'autrice numero 1: se non avete visto il film, beh, fatelo.
 Le protagoniste sono due sorelle, avete ben chiaro quanto questo film mi abbia profondamente toccata.
Nota dell'autrice numero 2: Intanto che aspetto, ho fatto i capelli (un pò) rosa.





15 settembre 2017

COSE DA FARE PRIMA DEI QUARANTA

Manca meno di un anno e mezzo, sembra incredibile,
ma tra meno un anno e mezzo avrò quarantanni.
CAZZO.
Incredibile perchè io me ne sento venticinque (alle volte pure quindici, ma vabbè)
Credo sia ora di ribadire a me stessa mettendo nero su bianco che
NO, NON E' COSI'.

A quarantanni anni inizi ad avere una data di scadenza.
Iniziano a scadere gli ovuli, scade la prima vera grande fase costruttiva della tua vita.
Di regola ne inizierà una seconda , ma per ora mi piacerebbe fare i conti con la prima,
e nella prima ho ancora parecchio da fare.

Cosa resta?

Il Peso
E' chiaro a tutti che negli ultimi quindici anni io sia rimasta tra l'obesità di primo grado e il sovrappeso senza riuscire, salvo un breve periodo post matrimonio, a mantenere un peso decente.
Mi sembra davvero ridicolo pormi come obiettivo un vero dimagrimento.
L'obiettivo è iniziare ad accettarmi per quella che sono.
Sono una persona con parecchio grasso da portare in giro.
Punto.
Lo sono perchè il cibo buono è il mio rifugio, lo è stato in quest'ultimo anno sotto qualsiasi forma.
Cene fuori, latte e biscotti dopo le crisi di pianto, piatti di pasta preparati con amore da mio marito la domenica quando eravamo soli io, lui  i gatti e LA MERDA VERA, merendine ingurgitate una dietro l'altra per non pensare.
Me ne pento?
ONESTAMENTE NO.
Non mi piaccio fisicamente, ora sto cercando un autoregolazione che funziona e funzionerà per qualche mese, di piu' non ho intenzione di fare.
Mi sono rivolta ad una nutrizionista che ha capito.
Non mi piaccio così, ma prima dei quaranta voglio riuscire a piacermi così.
Me lo devo.

Massimo Bottura
A proposito di cibo.
L'Osteria Francescana è il mio pallino.
Io e il Santuomo abbiamo visto un documentario bellissimo e paraculissimo,
e io sono li' li' per prenotare.
Ma non ho soldi per ora, quindi spero in una vincita al Super Enalotto, a cui tra parentesi non ho mai giocato.

Venezia
Ho visto Tokyo, Sidney, Melbourne, Adelaide, New York, San Francisco, Las Vegas, Los Angeles, Parigi, Londra (12 volte), Madrid, Lisbona, Barcellona, Praga, Berlino, Amsterdam, Copenaghen, Salisburgo, Vienna, vivo a Roma, vado spesso a Milano, conosco benissimo TUTTO IL VENETO perchè ho parenti strettissimi li'.
NON MAI VISTO VENEZIA.
Neanche il Santuomo.
Direi che è ora di rimediare.

Una casa a Roma
Tasto dolente. (sì, come se fosse questo il tasto dolente della mia vita)
Ma, non è facile, adoro casa mia, mi sento così serena nel mio vecchio appartamento in affitto a Roma, è la mia tana, il mio rifugio, è stata la mia salvezza in tanti momenti duri.
E' la casa della mia gatta nera. Lei sa il perchè.
E' la casa in cui ho vissuto prima con Silvia, e poi da sposata con il Santuomo.
La verità è che non voglio lasciarla.
Ma è ora.
Prima dei quaranta mi auguro di riuscire a comprare una piccola casa romana.
Per ora non ci sono novità
Vi sapro' dire.

Il diritto del lavoro
Vorrei fare cose belle. Non vado oltre per questioni di riservatezza, ma ho un progetto.

L'Opera
Mio padre era un appassionato di opera e musica classica, in gioventu' ha partecipato alle prime delle opere piu' famose, presso i teatri piu' in voga del momento.
Io non ho mai visto un'opera.
Devo ancora decidere cosa vedere, spero il Don Giovanni.

Isola Deserta
Maldive? Yes plaese

La Principessa Leia
A Carnevale

Il concerto dei Pink Floyd 
 Roger Waters potrebbe ancora stupirci con effetti speciali

I Capelli Rosa
Non posso portarli per questioni lavorative. Ma voglio trovare un modo non troppo appariscente per farmi i capelli rosa. Perchè? Ma perchè sono bellissimi.

Il Blog
Mi piacerebbe trovare il coraggio di chiudere questo posto
Il problema è che anche questo posto mi aiuta a sentirmi viva.

Nota dell'autrice:
Non voglio passare per quella che vuole fare una miriade di cose perchè dopo la morte dell'amatissima e giovane sorella, si è accorta che la vita è breve e che tutto puo' finire da un momento all'altro, e bisogna cogliere l'attimo e bla bla bla bla.
Questa non sono io.
Io comprendo chi si ferma. Lo comprendo perchè se magari io non mi sono fermata, è perchè ho avuto la possibilità di farlo.
Possibilità materiale e temporale.
Qui signori vige la legge del caos
Non controlliamo nulla.

Quello che voglio è la possibilità di restare viva e umilmente esserci.


"How I wish, how I wish you were here. 
We're just two lost souls swimming in a fish bowl, 
Year after year, 
Running over the same old ground. What have we found? 
The same old fears, 
Wish you were here."


.

18 agosto 2017

I DISINVOLTI

Chi sono i disinvolti.
Avete presente quelli che:
-vedono la montagna russa piu' spaventevole e gridano contenti: andiamo andiamo andiamo.
-fanno tre figli uno dopo l'altro e dichiarano: fosse per me ne farei dieci.
- hanno molti interessi tra cui fare gli insegnanti di yoga, i cantanti nel coro gospel dell'associazione amici della musica, tenere lezioni di sanscrito, viaggiare zaino in spalla nell'Argentina sud occidentale, andare in bicicletta tutte le mattine, mangiare sano.
- sono naturalmente in forma, in pace con il loro corpo, MAI FATTA UNA DIETA IN VITA MIA, ecco cosa dicono, come se fosse l'affermazione piu' naturale della terra.
- la terapia? no grazie preferisco la meditazione.
- a ventitreanni si laureano, a venticinque primo lavoro, a ventotto comprano casa, a trenta si sposano, a trantadue fanno carriera, a trentaquattro primo figlio, a trentasei secondo figlio.

I disinvolti hanno disgrazie come tutti noi, magari non come le mie, ma non sono immuni dal dolore, come nessun essere sulla terra. Ma dicono che passerà, hanno una misura dell'accettazione pari alla loro capacità di stare al mondo.
I loro sono dolori normali, lutti normali, perdite normali.

Ecco, io vorrei essere disinvolta, invece ecco come è la mia vita ora:
Mi sveglio, ho passato un mese fuori dall'ufficio, lontana dal lavoro, lavoro che mi dà struttura e disciplina e senso in questa mia folle convivenza con la depressione e i due lutti.
Sono stata con mamma, ma prima ho fatto un viaggio stupendo, in cui sono stata tanto male (ve ne parlerò in separata sede), ed ho capito il significato dello stare male in paradiso.
Ma l'ho fatto, sono stata brava, l'ho fatto per Lei, perchè Lei avrebbe voluto e non ha potuto.
Che cliche'.
Penso di poter rientrare a Roma piena di possibilità, nella mia goffaggine e con la voglia di nuove sfide. Sono serena. Ci provo, anche se guardo la foto di Silvia e me da bambine e vorrei morire per vedere se mai potremo stare insieme come allora.
Faccio la valigia, un amico di mamma deve accompagnarmi al pullman, sono carica di provviste, di vestiti da lavare e di amore. 
Mi sento disinvolta.
Ed ecco che per puro caso, l'autista sbaglia completamente strada, per una distrazione passa davanti al luogo dell'incidente. Subito dopo per rimediare, finisce per tornare indietro e passare davanti all'ospedale che mi ha portato via il mio papà, davanti a quell'obitorio in cui la mia vita cambiava per sempre per la seconda volta.
Io divento di pietra. Vorrei morire, vorrei uscire dalla macchina, vorrei gridare, pezzo di cretino, perchè non stai attento, invece resto immobile, muta, impietrita. Crollo dentro come un sacco di patate buttato da un grattacielo. La depressione. Arriva e non se ne va. 

Oggi sono poco disinvolta e molto depressa, non capisco cosa ci faccio ancora qui. 
Questa cazzo di forza si autoriprodurrà o arriverà il momento in cui dirò basta?

La mia vita da non disinvolta e sgangherata non è per nulla facile
Vorrei che almeno fosse bella.







11 luglio 2017

JACKIE

The Priest: There comes a time in man's search for meaning when one realises that there 

are no answers. And when you come to that horrible, unavoidable realization, you accept 

it or you kill yourself. Or you simply stop searching. I have lived a blessed life. And yet 

every night, when I climb into bed, turn off the lights, and stare in to the dark,  

wonder:" Is this all there is?"

Jackie Kennedy: You wonder?

The Priest: Every soul on this planet does. 

But then, when morning comes, we all wake up and make a pot of coffee.

Jackie Kennedy: Why do we bother?

The Priest: Because we do. You did this morning, you will again tomorrow. 

Because God, in his infinite wisdom, has made sure it is just enough for us.


E se non fosse abbastanza per me?


7 giugno 2017

PURGATORIO

Ultimamente amo molto la luce e l'estate, mi piace stare all'aria aperta, così me ne vado in giro per Roma, in totale accordo con i colori del cielo, annusando questa città che mi salva dalla infelicità, che mi dà bellezza ogni giorno, che mi fa essere grata.

Mi piace il mare, sogno di avere una casa che profumi di sabbia, invece abito ancora nella dimora della gatta nera, la casa in cui sono stata piu' felice in assoluto. Qui dormiamo tutti insieme, io il Santuomo, Penelope, Ulisse, la tua foto sotto il cuscino.

Cucino poco, ho confessato al mondo che amo mangiare e odio cucinare, e da quando l'ho fatto quello che preparo ha un buon sapore. Se penso a come cucinavi tu, mi passa un po' la voglia, non si regge il confronto.
Così è la vita.

Da papà ho ereditato il gene della depressione, il gene dell'amare la lettura, il gene del saper fare le punture a se stessi e agli altri, il gene della irriverenza.
Soprattutto quest'ultimo mi sta causando un po' di problemi di intolleranza nei confronti del genere umano,
ma per ora non c'è soluzione.
Credo di poter tenere di buono la lettura e le punture, il resto va buttato, se voglio vivere in maniera decente.

Non ho piu' chiaro il motivo per cui la gente soffre per amore, mi sembra una perdita di tempo, bisogna che l'amore diventi un gioco, perchè è solo questo.
Un enorme parco divertimento.
Invece la gente si strugge, seriamente, per cose per niente serie.

Sto iniziando a tollerare di nuovo il profumo dei fiori, se vuoi regalameli,  tranne le rose bianche, va bene tutto. 

Sdraiata nel limbo del mio letto non è così male,
il difficile è stare tra la gente, specie in quei giorni orribili in cui vai al lavoro e trovi sulla scrivania la la foto di una sorella bellissima che ti guarda e dice "ero felice, guarda che fine ho fatto".

Convivere con il dolore lo chiamano, imparerai, mi dicono.
Fatti vedere da uno bravo, mi dicono soprattutto.

Ci vado, ci vado, da uno bravo, uno che scardina la mia anima da ogni allegra sicurezza sulla straordinarietà della mia famiglia di origine dicendomi che no, è tutta idealizzazione, renditi conto che stai meglio adesso che prima, quando avevi da preoccuparti per la salute di tuo padre e per la testardaggine di tua sorella.
Ad essere bravo. è bravo, per carità.

Ma lui non sa una cosa, una cosa che non gli dico.
Che tu eri, e dovrai restare, la soluzione a tutto.

E' che vorrei sapere dove vanno a finire le anime dei morti e invece non lo so.
Io ho il forte sentore che l'essenza di cio' che siamo si polverizzi insieme al corpo, che non ci sia nulla dopo la morte. Ma non conosco la verità, quindi magari ogni tanto mi dico che potrei sbagliare.

 Mi chiedo come funziona questa roba che dicono che la rivedrò,
 come funziona questa cosa della vita dopo la morte, che se non me l'avessero raccontata da bambina, sarebbe stato meglio.
Avrei voluto sapere da sempre che nessuno è davvero nostro e che l'amore non è per sempre,
che nulla c'è per sempre.

Il problema è che io ci sono, ora.

Il problema è che io ho scoperto che c'è un posto peggiore dell'inferno.
Si chiama purgatorio.
E nel purgatorio, tocca attendere.


"Heaven Can Wait", uno dei film preferiti di Silvia.
Amore mio, aspetto di sapere se di nuovo scenderai qui da me.




5 maggio 2017

TABU' NUMERO 3

Sui tabu' legati al dolore e alla malattia è stato detto da Anna abbondantemente nel suo blog, una delle fonti meravigliose dalle quali attingo sapere e saggezza ancora oggi.

Se vi siete persi i due post e se non li avessi già linkati abbastanza ve li piazzo qui e qui, di modo che possiate avere il quadro di quello che c'è nel dolore, ma non si puo' dire nel dolore, per pudore, per retaggio culturale, perchè semplicemente circondati da teste di capra inconsapevoli di cio' che è il quotidiano di "quelli come noi".

Il tabu' numero tre legato al dolore, non necessariamente alla malattia, voglio scriverlo io, Anna me lo concederebbe, perchè sapeva già allora dentro cosa eravamo finite io e mia sorella.

Il tabu' numero 3.
La felicità.
Nello specifico,
La felicità dopo la tragedia.
Ovvero, dove collocare il pensiero felice, come giustificare il proprio benessere interiore nonostante si viva all'inferno da quasi venti mesi.
Considerate che nei confronti miei e di mia madre sono state spese parole di conforto e di speranza  meravigliose, non posso negare di essere stata circondata da persone che hanno capito, sono stata così fortunata nella disgrazia da dover ringraziare ogni minuto di essermi scelta persone così.

Ma voglio raccontare con sincerità quanto faccia male sentire continuamente ribadito dalle persone più superficiali che la nostra vita è difficile, che siamo delle disgraziate, che la nostra esistenza come la conoscevamo non esiste piu', che dobbiamo essere forti e rassegnarci alla sopravvivenza perchè è questo quello che si fa quando si perde un figlio.

Ancora vorrei dirvi di quando abbiamo letto e versato milioni di lacrime su articoli come questo, in cui la perdita di un figlio è associata all'apertura di un buco nero che mai potrà essere colmato e all'inizio di una vita da sopravvissute e mai piu' recuperabile.

Ecco, non vorrei dirvi che non è così.
E vorrei dirvi che questa è stata una scelta mia e di mamma, quella di non far finire la nostra vita con la fine della nostra famiglia, ma non è solo ed esclusivamente una scelta.
La felicità, quella pura, semplicemente ad un certo punto, torna.
Ed è una felicità assordante, pura, inaspettata, insensata.

Spesso sono momenti. Ma sono momenti così intensi da fare paura.

Io ho vergogna della mia felicità, è con questo che devo fare i conti.
Ho senso di colpa quando mi sento spensierata, perchè penso che Silvia non puo' godere di quello di cui io godo e non puo' provare le sfumature di questo sentimento.
E' la sindrome del sopravvisuto.
Mi accorgo che le persone ti guardano e il loro sguardo dice questo:
come fai, come fate tu e tua madre a stare in piedi, ad alzarvi la mattina, prendere il caffè, fare una doccia,  vestirvi, andare al lavoro,  gestire, organizzare, cucinare, pulire casa.
Come fate a cambiare i fiori ogni due settimane al cimitero e subito dopo avere voglia di un gelato, di vedere un film di Checco Zalone,  o di andare a cena in un ristorante stellato?
Come fate.
Come fai tu a fare l'amore, a truccarti, andare in ufficio, prendertela per cose futili, pensare alla cellulite, al doppio mento, alla collega pallosa al lavoro, all'ennesimo paio di scarpe che devi assolutamente comprare anche se non ne hai affatto bisogno.
Come fai ancora ad avere voglia di viaggiare, vedere , esplorare, vivere.
Questo dicono parecchi occhi.
Questo chiedono i miei occhi alla me riflessa davanti allo specchio, ogni mattina e ogni sera.
Come fai a stare così bene, come è possibile che tu abbia tutta questa fiducia incosciente verso l'esistenza?
Da dove ti è venuta la voglia di cercare l'incantevole?

E' questo il tabù inconfessabile.
Tra lo stare male e lo stare bene, il difficile è dichiarare al mondo di stare bene.
Dire, sapete, alle volte sono felice.
Io mi sento una cretina, ora,  quando sono felice.
Mi sento totalmente fuori posto.


"Oltre i sogni infranti
Di chi ha perso tanto
Troverai il tuo posto
Diverrai diamante

Fidati di me, fidati di me davvero
Ci gira la testa ma ti giuro non cadremo
Fidati di me fino a quando ci riesco
A farti ridere per tutto il tempo in cui ti tengo
Stretto a me"




4 aprile 2017

CIAO, COME STAI


Il silenzioso 
Ciao come stai?
Sto come lammerda
......
.......
........
............
..................
L'incoraggiante
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Vabbe', tu sei sempre stata come lammerda, pure prima dei lutti stavi così, sempre depressa eri.

Il satanico
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Tu e tua madre dovete andare dall'esorcista, tu stai così per colpa del diavolo che vi ha colpito.

Il guaritore
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Secondo me questi dottori da cui sei in cura non servono a un cazzo, conosco un amico mio che ti rimetterebbe al mondo, fa agopuntura e massaggi ayurvedici,  mia zia aveva un cancro al colon, l'ha rimessa al mondo, aspetta un pò che prendo il numero.

Il finto tonto
Ciao come stai?
Sto come lammerda
E perchè mai?
Il buddhista
Ciao come stai?
Sto come lammerda
"Non credere in un destino che cade sugli uomini comunque egli agisca;
credi in un destino che cade sugli uomini a meno che non agiscano."
Domani ti porto il libro.

Il reattivo
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Eh mo basta, devi reagire, guarda che non sei mica l'unica ad avere avuto i lutti, il mondo è pieno di dolore, guardati intorno, reagisci che se no IO STO MALE.

Il riproduttivo
Ciao come stai
Sto come lammerda
Fai un figlio che ti passa tutto quanto

Ciao come stai?
Sto come lammerda
..ma guardami, sono sempre io, solo che sono anche un'altra, e questo fa paura.
Vieni a patti con il fatto che soffro di attacchi depressivi e istinti suicidari da oltre 18 mesi,  mentre per te è normale andare a fare la spesa, uscire con gli amici , comprare casa, fare figli,  progettare il futuro. Sì, mi serve urlare e battere i piedi e dire perchè a me, corro il rischio di restare sola, ma è quello che so fare. La ragazzina insolente.
 C'è da accettarmi, non è facile, ma io sto accettando di aver perso Silvia, quindi voi potete accettare di aver perso la vecchia me.
Di dolore è pieno il mio mondo. E non solo il mio.
Una malattia, un trauma, l'attesa di un figlio che non arriva, la fine di un grande amore.
Quello che so fare è parlare di dolore. Quello che so fare è scrivere il mio dolore, così come è.
Mi aspetto che le persone facciano squadra per aiutarmi, ma me la cavo bene anche da sola.
E non pensare che non ringrazi ogni giorno di essere così forte, ma io no, non posso rispondere che sto bene, se non a lavoro quando lo devo fare per convenienza, 
fuori di li', con le persone che amo, io ho bisogno di dire la verità.
E allora magari semplicemente dimmi "prendiamoci un caffè, raccontami, parlami di Lei, dell'innominabile fonte del tuo dolore". Metti un po' da parte la tua serenità e parliamo di quello che Anna chiamava tabu' e cazzo se lo è, soprattutto se pesca i giovani.
Ma esiste nella mia vita e allora che facciamo, finta di nulla?
Poi un giorno magari ti trovi tu nel tuo personale e profondo dolore e magari io so parlare la tua lingua ed è bellissimo, perchè qualche volta succede che alla risposta "sto come lammerda" segue "anche io sto come lammerda", e allora io sento di non essere tanto sola.
Sento di poter andare a cercare la bellezza che vado fiutando da mesi, proprio dove c'è la porta scardinata, 
ed è magnifico.


21 marzo 2017

FINIRA' TUTTO NELLA SPAZZATURA

Con mio grande stupore, mi accorgo di quanto molti dei miei conoscenti siano legati alle cose materiali, la ROBA per dirla alla maniera del buon Verga.
Mio papà era legatissimo alle sue cose, ai suoi spazi, alla casa, e questo lo ha reso vincolato nel suo modo di vivere, si badi bene che era di quelli accumulatori ordinatissimi e profumatissimi per cui tutto aveva un posto, una logica e un senso, e per il quale la felicità era il suo studio insieme ai suoi ritagli e miriade di libri meravigliosi e paia di calzini.
Silvia non aveva legami con le cose, non ne aveva cura, se si rompe si butta, era il suo motto.
La cosa orrenda è che se certe cose si rompono, poi non si possono aggiustare.
Tipo il mio cuore, per esempio, è rotto per sempre e così me lo devo tenere.
Ma non divaghiamo.
Io non sono una accumulatrice come papà, e sempre piu' riesco a sbarazzarmi delle cose senza colpo ferire.
Vestiti bucati da unghie di gatto? Raus!, Via nel saccone nero.
Scarpe punta quadrata di pellaccia fuori moda? Mercatino o Caritas o butto tutto nel bidone.
Professione svuota cassetti è il mio quinto nome.
Presto e spero il prima possibile mi sbarazzero' di molti libri che non mi servono e che sono fermi da anni a prelevare polvere di casa mia.
Il Kindle è la cosa piu' bella che potesse capitarmi.
Marie Kondo mi fa una pippa. Scansàte Marie, vai a fare la lavatrice delle cose che non hai, io sono impegnata a svuotare e ordinare e non accumulare. Neanche le cose che amo.

Ho anche comprato l'orsetto nichilista, per ricordarmi che prima o dopo finiremo tutti nel cestino della spazzatura, e allora a cosa serve accumulare roba che finirà nel cestino con noi?
 (anche l'orsetto ci finirà, è inutile che rida come un fesso).

Dove acquistarlo
Nulla ci appartiene, gli oggetti, le persone amate, le città, le case, gli animali, i figli, la vita stessa.
Facciamo un viaggio, lungo, corto, con gioia, con dolore, siamo destinati, a cosa non è dato sapere, io per lo meno non lo so.
Quello che so è che arrivati a questo punto, io non vorrei possedere piu' di quello che già ho.
Da quando mi è cambiata la vita che ora è una vita fatta di minuti e di non progetti, non ho piu' la spinta verso le cose, non mi dà soddisfazione il nuovo acquisto, l'oggetto, la scarpa, la trousse di trucchi, non ho davvero bisogno di nulla.
Quello di cui ho bisogno, non si puo' comprare.

Mio marito e la mia mamma mi spingono verso l'acquisto di una casa a Roma, sia pure con tutti i dovuti sacrifici del caso.
Avere una casa di proprietà a Roma è stato uno dei desideri piu' grandi della mia vita per quasi venti anni ma, dopo la morte di Silvia, mi chiedo che senso abbia, cosa debba spingermi all'acquisto, allo sbattimento, a mettere radici in una città che non sarà mai la mia, in cui non ho famiglia e non ne costruiro' una tutta mia.

Mi piace la mia casa in affitto sgarrupata, mi piacciono i pochi mobili cascanti e demodè, mi piace il divano bucato, le mattonelle di marmo, le finestre di legno tarlate.
In quella casa, con poche pochissime cose, e con mio marito e i miei gatti, io sono al mio posto.

Aiutatemi a farmi tornare la voglia di avere una spinta verso le cose materiali e verso il cambiamento.
Sono troppo giovane per smettere.