23 dicembre 2011

E' IL NATALE CHE ODIA ME

Ok Ok, la faccio corta, meglio sputare fuori il rospo subito.

Io non amo le feste. Io non amo il Natale. Lo trovo FASTIDIOSO. Lo trovo FATICOSO. Mi DESTABILIZZA. Mi sento un pesce fuor d'acqua. E proprio io, sono circondata da ENTUSIASTI. Persone che amano le gioie del Natale, e amano condividerle con il prossimo. Amano coinvolgere proprio te, che vorresti solo rintanarti in casa dal ventitre' dicembre (ma dai,  facciamo dall' otto, per andare sul sicuro) e farti rivedere quando si mettono a posto alberi e presepi. Proprio te, che vorresti partire per una meta esotica tornare indietro solo il sette di gennaio (ma facciamo anche il sette di febbraio, così rientro meglio abbronzata).


E però non si può. E allora provi a fartela piacere, questa festa della famiglia che si è trasformata in un corri corri e fuggi fuggi alla ricerca del regalo perfetto.

Quest'anno per la prima volta, ho deciso di fare l'albero. Finto, ma bello, con le palline piu' lucciccanti e dorate che potessi trovare al mercato di piazza Navona.  Ecco, solo che avevo dimenticato di avere anche una coiquilina di nome Penelope. Appartenente alla specie GATTO. E si sa che ai gatti piace GIOCARE con le palline dell'albero. Quelle di sotto sono state fatte fuori nel giro di due ore.
E poi lo scorso week end è venuta a trovarmi la mia amica carissima, con prole al seguito. Due bambini superbi che amo piu' della mia vita. La nana di un anno e mezzo, la gioia dei miei occhi, è nella fase in cui ama prendere in mano qualunque cosa trovi ad altezza naso. E ovviamente scaraventarlo a terra o contro il muro con tutta la forza bruta che si ritrova data la giovane età.

Tutte le palline ad altezza nana sono finite miseramente in mille pezzi. Sti cazzi. A me non importa nulla dell'albero e delle altre amenità natalizie,  ma ora appena entri dalla porta di casa mia la visione è un albero di Natale completamente spennacchiato. Senza luci, senza palle di sotto (e non è un caso) e senza vita. Na tristezza. Sono io può.

E poi, ma dico io, si può fare Natale senza marito? Io può, anche in questo caso. Per ragioni imprescindibili ci siamo divisi, lui è partito ancora dormendo questa mattina, e ci siamo dati sulla porta il bacio piu' lungo della storia, n'altra tristezza infinita, e io sono qui ancora per un giorno. E si lavora sodo, per giunta.

Inoltre domattina partirò sola e infagottata peggio dell'uomo delle nevi. Ovviamente sarà il 24 e ovviamente sarò carica di regali, pacchi e pacchettini da distribuire a tutta la famiglia, oltre al mega valigione dei miei coglioni. Ripeto: na tristezza.

Non sono io che odio il Natale , è il Natale che odia me.

Ma tanti auguri di cuore, eh!


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Comunicazione di servizio dell'autrice: è nata l'associazione AnnaStaccatoLisa, ed è questo il regalo di Natale migliore che potessi ricevere.

19 dicembre 2011

CONTI IN TASCA



Ispirata da questo post della mia Amica Cagliaritana Coniglia, ho iniziato a riflettere su quanto la gente non sappia farsi gli affari propri. Anche io mi metto nel mucchio, si badi bene.

Non sono esente da questo meccanismo del FARE I CONTI IN TASCA alle persone. Perchè? Perchè fondamentamente mi rode il culo, quasi sempre , per le cose che non riesco a fare, per gli oggetti che non riesco a comprare, per i vestiti e le scarpe che vorrei indossare ma che non posso permettermi. E' un sentimento stupidissimo, ma essendo cresciuta in un un ambiente in cui il consumismo la fa da padrona, e soprattutto in cui piu' cose possiedi piu' sei figo, è normale pensarla così.

Alle volte invece ci riesco a fare qualcosa, e allora capita che la gente rompa le palle come se tu che hai pianto miseria fino al giorno prima, dovessi giustificare le tue spese. Ma la questione è molto semplice. Non è detto che se uno viaggia, o se si è sposato, navighi nell'oro. Ne' che sia alla pezze. Semplicemente può capitare che per fare una cosa si rinunci a farne altre. Molte altre.
Tipo non comprarsi un cappotto nuovo da oltre 5 anni. Tipo andare in giro con i buchi nelle maglie. E imparare l'arte del cucito. Tipo che le firme non so neppure cosa siano, da sempre, e onestamente, sto bene anche così. Apprezzare una borsa Chanel perchè è meravigliosa è un discorso di amore per la moda. Comprarla quando non si hanno soldi sufficienti e fare i debiti piuttosto è una cazzata bella e buona.
Ma non mi manca niente, ho vestiti a sufficienza per creare degli outfit (come dicono le fescionbloggher) carini e presentabili per l'ufficio. Ho comprato tre paia di scarpe non in saldo per questo inverno, perchè ne avevo bisogno, e ora le abbino con tutto in vari modi e sembra che ne abbia dieci paia. No , sono sempre quelle tre, di buona marca. Non vado in palestra, perchè non ho soldi a sufficienza e non sono sicura di riuscire ad incastrarla nella melma delle mie ore di lavoro. Non ho una casa arredata, non ho fatto una lista nozze, ho in affitto anche le pentole per cucinare. E pare che cuciniamo pure bene, con quello schifo di cucina che ci ritroviamo. Tie'. Dico di no ad aperitivi e brunch di tutti i tipi vado a cena fuori una volta al mese. Ma non sono una rejetta, cerco di spendere soldi (i pochi che mi rimangono, tolti affitto bollette cazzi e mazzi) per fare quello che mi piace. Compro libri e vado al cinema piu' spesso che posso. Il resto è fuffa. Faccio un viaggio ogni quattro cinque mesi cercando le tariffe migliori, e questo è quanto.

E poi ci sono i problemi, quelli che non racconti, quelli economici che sono complicati e delicati, e privati, e meritano riservatezza. Ma la gente non lo sa. Giustamente pensa a farti i conti in tasca, visto che ti sei sposata, visto che hai fatto un matrimonio classico e hai speso (leggi: fatto spendere ai genitori) parecchi soldi. Visto che la tua vita sembra meravigliosamente semplice. Allora stai a posto così.

Non lo è ,semplice , ma non è meno complicata di tante altre. Perciò io non mi lamento, se non ho una casa di proprietà a Roma ma starò in affitto probabilmente a vita. Però ecco, mi dà un pò fastidio che mi si chieda di continuo:  ma allora quando ti sistemi con la casa, ma allora quando lo fai un figlio? Ma allora che stai a pagà soldi a buffo e affitti a vita, ma allora che cazzo ci stai a fare a Roma e bla bla bla bla bla...Ecco, mi dà sui nervi. Perchè io so quello che posso fare e quello che NON MI SENTO ASSOLUTAMENTE in grado di sostenere. Non siamo ricchi, ho sposato un uomo senza alcuna dote o famiglia alle spalle che lo sostenga, e rifarei tutto, anche se so che sarebbe piu' semplice stare con un uomo che non dà di questi problemi. Ma lui è lui, e l'amore va oltre, davvero. Non ci credevo neanche io e invece giuro che è così. Però ci sono cose che non si possono fare, non per questo io mi sento una persona sfortunata. Sono fortunatissima, e lo dirò finchè le nostre condizioni non peggioreranno. E merito di essere lasciata in pace. E merito di coltivare i miei sogni. Merito di ringraziare e di piangere per altri e meno futili motivi.

Tutto questo per dire che? Ecco, per ribadire che la cosa che proprio mi fa incazzare piu' di chi ti fa i conti in tasca e chi non li sa fare su se' stesso. Non lamentiamoci così tanto se non riusciamo a stare dietro al tenore di vita di, che ne so, di una Ferragni o di una qualunque Nicole Minetti. Questa è gente semplicemente piu' fortunata. Ma è oggettivo che non ci manchi proprio nulla. E' oggettivo che sono le vecchie generazioni a sostenere le nuove. Alle volte invece sono le nuove a sostenere le vecchie. Dobbiamo essere fieri di noi. Abbiamo fatto tanto, siamo andati all'università, abbiamo vissuto e viviamo il precariato ed è altrettanto oggettivo che ad alcune meravigliose donne e uomini della mia generazione hanno tolto i sogni. Ma si combatte comunque, si deve farlo, perchè siamo in grado di farlo. E sta parlando una che lavora una media di dodici ore al giorno ed è assolutamente sottostimata rispetto alle proprie potenzialità, che ha fatto molti passi indietro rispetto alle prospettive degli inizi. Ma che ringrazia per la salute fisica (sorella e altre persone meravigliose insegnano) e per l'intelligenza.
Il resto è fuffa , anzi no, è fuffissima.
Voi che ne dite?

9 dicembre 2011

COSE CHE FANNO MALE SE QUALCUNO TE LE DICE

IN QUESTI GIORNI HO:

Pianto tutte le lacrime accumulate nei mesi scorsi causa stress lavorativo unito a una serie di cattive notizie e lutti uno infilato dietro l'altro che manco la persona piu' ottimista della terra riuscirebbe a leggere in chiave positiva, figuriamoci io che sono la reincarnazione del pessimismo cosmico con due gambe e due braccia che se ne vanno a briglia sciolta verso il loro solo e unico guru: Giacomo Leopardi. Scherzi a parte, è stata dura, difficile, ingoiamo il rospo, e andiamo avanti.
Superato quasi una influenza intestinale con i controcazzi con strascichi inimmaginabili tipo colica epatica sudorifera che mi ha fatto passare la voglia di essere nata e mi ha fatto perdere tre chili in tre giorni, che Dio ci assista nel non riprenderli mai piu'.
Causa malattia improvvisa e debilitante, perso il viaggio a Dublino, il mio bellissimo regalo di compleanno ad un marito quarantenne che non si meritava invece di passare le sue notti e i suoi giorni ad assistere alle mie svomitazzate e lamentele varie. A lui sembra non fregare un cazzo, anzi mi ha pure detto con una punta di orgoglio: che bello che non partiamo, a parte i soldi che abbiamo perso, vuoi mettere passare l'Immacolata con Micia? Beh, non ha tutti i torni, non ha. In ogni caso dovevo bere pinte di Guinnes, di questi tempi, e già visitato la casa di Bono Vox, MIO MARITO Bono vox. Invece vado di Biochetasi. Burp.

Non fatto il mio piccolo e bellissimo alberello, e non messo il presepe, non decorato la casa come al solito, non fatto i biscotti di Natale, la torta di mele alla cannella, insomma, a casa mia sembra quasi ferragosto. Una tristezza infinita. APRO PARENTESI QUADRA [Comunque io il Natale passato così lo odio. Con tutte queste pubblicita di straminchia consumistiche e ipocrite che vengono passate a raffica a soli tre giorni dalla manovra finanziaria in cui ci hanno restituito e tolto i sogni contemporaneamente, io un pò preoccupatuccia lo sono pure, invece sti stronzi devono vendere vendere vendere, ma vendere de che? Qua ci sono debiti passati, e debiti futuri in arrivo, e a me non me ne fraga un cazzo di avere l'albero piu' figo della terra, o l AIFON 4S o l'IPAD o quella straminchia di gioco meraviglioso della X -Box, che riconosce la voce del giocatore. Nè la tv al plasma piu' grande dell'universo. Noooo, chissefrega. GRRR, FRRR] CHIUSA PARENTESI QUADRA.

Visto nel delirio della malattia epatica, la replica dell'ultima puntata del mio programma preferito di quest'anno, che ha preso il posto nel mio cuore, dell'altro mio programma preferito - X FACTOR- che invece mi hanno rinchiuso in un canale a pagamento. Sto parlando di MASTERCHEF , e ovviamente, ma mica tanto, ha vinto chi doveva vincere. Tie'. Sappiate che ho proprio stima di quest'uomo qui, ha intitolato un suo piatto Gay Pride, e solo per questo varrebbe la pena di conoscerlo e di farsi cucinare da lui.


Letto, letto, letto un casino. Figuriamoci, io leggo quando sono sana , approfittando di tutti i tempi morti della mia vita, tipo mentre bolle l'acqua per la pasta, in pausa pranzo sulla panchina piu' assolata della Garbatella, dal parrucchiere sostituendo le mie amate riviste di gossip, sulla tazza del cesso nei momenti di intimità. Insomma, la solita pazza. e volevate che questa pazza non si leggesse un libro per ogni giorno di convalescenza? Figuratevi. Ne ho letti tre. In tre giorni Per ogni chilo perso, un libro letto, Altissimi livelli di follia.

In ogni caso l'apoteosi della mia settimana è stata questa: lunedì scorso, prima di sentirmi male, ero al lavoro arrabattandomi trale mille cose da fare, come al solido in modalità "ho otto mani e tre cervelli, posso provvedere a tutto io". Devo avviare una riunione importante in videoconference, e voi sapete quanto io detesti  essere ripresa da una telecamera e finire sopra uno schermo piatto di sessantotto pollici che allarga anche la piu' fusciella delle femmine. Il collegamento riesce perfettamente, io mi giro per andare via, e dall'altro lato, i partecipanti PENSANDO DI NON ESSERE COLLEGATI IN AUDIO, si lasciano scappare, ovviamente a tutto volume: "SI VABBE', QUA NON SI VEDE NULLA, SOLO IL GRAN CULO DI QUELLA CHIATTONA DALL'ALTRA PARTE!" Ora, io vorrei descrivere le facce delle persone che erano con me, presenti in quella stanza. Ma non lo farò. Non lo farò. Però medito vendetta. OH OH OH, se medito.

23 novembre 2011

IMPARA A DIRE NO

Ore 6.50, di un piovoso martedì mattina da mandare ai pazzi.


La sottoscritta, ancora mezza addormentata, sale sulla bilancia, con coraggio e molta nonchalance. Guarda distrattamente, con l'unico occhio semiaperto, il display. Un pauroso, gigantesco, sproloquio si diffonde dal cesso collocato al settimo piano, risalendo lungo le scale del palazzo in cui ella dimora. Lo sproloquio è il seguente:



E' lì, QUEL NUMERO. Quello tanto temuto, quello che mai nella vita avrebbe mai voluto vedere di nuovo sul display della bilancia elettronica da quattro soldi, quello che "NOOOO, cascasse il mondo, IO, giuro solennemente di non superare mai e poi mai il peso che avevo tre anni fa. Sì avete capito bene, proprio quello. Quello che fa paura.

Quel peso di merda lì, non lo vedevo da oltre tre anni.

Non ho scusanti, semplicemente, negli ultimi tre mesi, mi sono completamente lasciata andare. Indi per cui sono ingrassata rispetto al peso che avevo al rientro dal viaggio di nozze, di oltre 5 chilogrammi. Non sono tanti, ma per una come me, sono un patrimonio di adipe non desiderato e non cercato.


Me ne devo sbarazzare. Me ne voglio sbarazzare. Considerato anche che di questi tempi lo scorso anno pesavo ben otto chili di meno rispetto ad oggi. E questa cosa mi fa incazzare l'anima piu' del dovuto.


A parte il disturbo alimentare, che sta sempre bello e piazzato dalla mia vita da che memoria ricordi, qui c'è da analizzare il tutto sotto un profilo comportamentale. Metà del peso ripreso è sicuramente il frutto di qualche abbuffata non troppo abbondante del dopo lavoro, tipiche della sottoscritta, che mangia per noia, per fame allupata, perchè ci ha lo stress da ufficio accumulato da mesi, perchè semplicemente, non può mica fare a meno di due cornetti e un chilo di pizza per fare merenda.

L'altra metà, è il frutto impuro della vita sociale, che tra l'altro è veramente al minimo registrato. Nonostante la mia tendenza sempre piu' convinta al totale eremitaggio, cè una parte di me che ancora vuole cogliere le occasioni per uscire e stare in compagnia, che a me la compagnia piace molto, checchè se ne dica. Alla fine la sento pure io, orso tra orsi, quella voce che sussurra alla coscienza: "Vabbè, dai, usciamo, vestiamoci, trucchiamoci, andiamoci, socializziamo, prendiamo la palla al balzo, in fondo si vive una volta sola"
Pare proprio che gli eventi sociali che non includano anche una conseguenza mangereccia godereccia, siano praticamente nulli. Ci sarebbe il cinema, ma esso è sempre intervallato da un prima, un dopo e un intervallo, in cui il rischio di mangiare è troppo forte. Quindi manco quello vale. Ed era l'unico passatempo che di solito mi salva in situazioni di questo genere:

Esempio numero 1
Amica dolce e carissima nonchè perfetta organizzatrice di serate e eventi: Sononera, dobbiamo andare alla mostra di Audrey, dobbiamo dobbiamo, ma perchè prima non facciamo il Brunch in quel posto fighissimo dove siamo stati nel gennaio scorso, dove ci sono quei dolci americani meravigliosi, e i cup cakes più colorati che abbiamo mai visti , e poi, solo poi,  andiamo alla mostra? Su dai su dai su dai!

Esempio numero 2
Collega meravigliosamente zuccherosa nonchè gattara di professione: Allora, se vuoi, ti faccio conoscere i miei micioni, sì, proprio quelli che hai visto il foto su feisbuc, quelli teneri e paciosi che si FANNO FARE DI TUTTO ANCHE DAGLI ESTRANEI, fusano e strusciano a profusione. Dai, venite a casa nostra sabato prossimo e ordiniamo le pizze, anzi andiamo prima a fare l'aperitivo sotto casa mia in quel locale fighissimo, e poi ordiniamo le pizze da asporto piu' buone di Roma sud.

Esempio numero 3
(Sempre) Amica dolce e carissima nonchè perfetta organizzatrice di serate e eventi: Allora, sto film di Sorrentino lo vediamo insieme oppure no? Ottimo, che ne pensi di andare al secondo spettacolo e di cenare in qualche posto carino carino? Dai dai, ora lo cerco. E vai!, ho trovato un kebbabbaro insuperabile, non puoi dire di no, non puoi.

Esempio numero 4
Sorella, ottima, ottimissima, cuoca: Torno a Roma per due giorni, sai, pensavo di fare una cena con quell'amico lì e quell'altro amico là, cucino le polpette della nonna con il sugo di peperone, faccio un paio di torte rustiche, due bruschettine e compro un paio di bottiglie, sai na cosa leggera leggera...

Esempio numero 5
Marito amatissimo, nonchè il piu' bravo produttore di amatriciana dell'universo (non sto scherzando): Lo sai di cosa ho voglia, amore della vita mia? Di una amatriciana. Per favore, quando esci dal lavoro, passi dall'alimentari dietro l'ufficio e compri una bella fetta di guanciale? Guanciale, mi raccomando, niente altro.

Ora, dico io, mi spiegate come si fa a dire di NO, senza cadere in profonda depressione? A dire , guarda amore, no grazie, mentre tu cucini la tua amatriciana monoporzione, io bollisco due uova sode e del riso in bianco, che sono piu' felice. A dire all'amica dolce e carissima nonchè perfetta organizzatrice di eventi: no, non mi va per un cazzo di venire in quel posto meraviglioso e fighissimo a fare il brunch, non mi va di assaporare a poco prezzo tutto quel popo' di roba che ti servono a buffet e gustarmi il pancake finale intriso di sciroppo d'acero, e non mi va di sedermi sulla poltrona del cinema soddisfatta e satolla di un untissimo kebab.

Per me è un supplizio, so che molti riescono a dire di no quando stanno seguento un regime alimentare, ma io mi sento esclusa e demoralizzata, quasi messa all'angolo. Mi sento, in poche parole, una morta di fame.

Ecco, questo è il comportamento da modificare. Piu' che l'abbuffata in solitaria da placare, io voglio riuscire ad avere comunque una vita sociale degna e contemporaneamente cercare di seguire un regime alimentare. Perchè è necessario, perchè me lo devo, perchè sono bella, ma sono grassa.

Nota dell'autrice numero 1 : lo so, scrivo sempre delle stesse cose, il peso, la dieta, il grasso, la vita sociale. Abbiate pietà, è che ho bisogno di fare il punto.
 
 
Nota dell'autrice numero 2: C'è qualcun'altra che come me, ha necessità di perdere peso, ma che piu' ingrassa e piu' viene ricoperta di complimenti e riceve carezze sul muso e coccole a profusione, perchè è appunto, solo una grassa e tenerissima palla di pelo.
 
Beata dittatrice
 

 

8 novembre 2011

FRAMMENTI (ODE AL QUADERNO VERDE)


                             All'età di tredici anni e mezzo, ho capito che mi piaceva leggere.
Lo avevo fatto fin da piccolissima, prendevo il mio libro di favole, mi ficcavo sotto le coperte, e sognavo di essere una principessa dai capelli lunghi lunghi e dal naso all'insu' che veniva salvata dallo sconosciuto principe di staminchia, "e vissero per sempre felici e contenti". Poi dici che uno nasce deformato nella mente e con la paura di fare un cattivo matrimonio. Crescendo chiesi in regalo il libro di favole di Italo Calvino, che aveva delle illustrazioni davvero innovative, e che tuttora conservo gelosamente. E da lì è stato un crescendo: ho iniziato con la lettura di libri per ragazzi, Piccole Donne (tutti e 4 finiti in un batter d'occhio), I Ragazzi della Via Pal, Pel di Carola, eccetera eccetera. Far correre la fantasia era un modo per evadare dalla realtà, io, eterna sognatrice di mondi molto lontani dal paesello in cui stavo crescendo. La lettura era un sfogo, un viaggio, un modo per affermare la mia personalità, per trovare l'identificazione in personaggi che nel mondo reale erano pura utopia.
Al liceo,  mi appassionai di autori italiani. Lessi quasi tutto Pirandello durante pomeriggi solitari e piovosi, e mi mise in crisi nera. La maschera, la pazzia, l'ateismo, e tutte quelle robe lì, eccheccazzo, un pò pesanti per una adolescente di sedici anni. Lessi On the Road, e lo trovai sinceramente brutto, ma dissi a tutti che era un libro meraviglioso, per fare bella figura. Che scema.

All'età di diciassette anni comprai un quaderno verde mela. Colore davvero meschino, ma a quel tempo lo adoravo. Sopra vi avrei annotato i passi piu' significativi delle mie letture.

Oggi le cose sono un pò diverse, Internet ha messo a disposizione strumenti meravigliosi per tenere traccia della propria "storia letteraria", (vedi Anobii), tuttavia io quel quaderno scritto a penna lo conservo gelosamente e lo utilizzo ancora.
Ho anche creato una sessione sul blog, proprio qui, in cui elencare ciò che di un libro, di una poesia, di un pezzettino di vita altrui mi ha colpito particolamente.
E allora vorrei che mi aiutaste ad arricchirlo, che mi scriveste qui o direttamente nei commenti a quella sezione, la frase del vostro autore del cuore. Io amo queste cose qui.

Se volete potete anche scrivere il motivo per cui vi piace leggere. Mi piacerebbe saperlo.
Io amo leggere perchè.....oggi come oggi non ne ho la più idea. So solo che alla domanda che molti mi fanno sul perchè alla fine finisca per leggere sempre mattonazzi abominevoli, io rispondo:
perchè è una sfida.

3 novembre 2011

LEAVING NEW YORK NEVER EASY

New York nel mio immaginario è stata sempre "IL VIAGGIO" . Ho alle spalle una famiglia di emigranti, di quelli veri, i miei nonni hanno vissuto nel Bronx per venti lunghissimi anni, mia madre ci è finita per caso proprio nell'anno dell'uccisione di Kennedy, il mio adorato zio vive lì da oltre cinquanta anni e ha fatto fortuna (no, non avrò un soldo in eredità, se ve lo state chiedendo). Ero destinata a visitarla ancora prima di nascere. Eppure. La paura di volare mi ha impedito di realizzare il sogno per oltre dodici anni. Mi ero rassegnata al fatto che non avrei mai visto la città che nel mio immaginario cinematografico era la piu' bella del mondo.

Invece poi è successo che mi è venuta una voglia matta di volare, di osare, di vincere la paura. E poi ho iniziato un altro un altro viaggio, piu' importante, quello verso l'altare. E poi..beh, poi c'è stato il viaggio di nozze, e quello è stato una meraviglia. Ve l'ho già raccontato, ricordate?

La mia luna di miele si è svolta in due parti. Per due settimane abbiamo girovagato per la costa Ovest, e diciamoci la verità, è stata una figata immane. Ciò nostante, durante tanto peregrinare, avevo sempre una vocina nella testa che sussurrava meschina:" Ma quando arriva New York, ma quando arriva New York ?" Ehhhh, ammetto che ho penato, ammetto che per una che del mondo ha visto ben poco è stata una lunghissima attesa.

E allora voliamo di notte (Siori e siore, notizia delle notizie, sono riuscita a DORMIRE RUSSANDO mentre ero su un aereo. Il fenomeno è stato unico e irripetibile. Il Santuomo ringrazia sentitamente). Ed eccola lì, in un batter d'ali, sotto di noi, la Grande Mela.

Atterriamo. Non siamo ancora usciti dal JFK Airport, e già facciamo colazione con un Donuts fantastico ricoperto di una roba libidinosa al cioccolato bianco. Due morti di fame a New York.

Prendiamo una navetta al di fuori dell'organizzatissimo e pulsante areoporto. Costeggiamo il Queens che mi appare grigio e pesante come il bubbone della peste. Entriamo nel cuore della City, raggiungiamo Manhattan. Gli enormi palazzi ci salutano piegandosi sulle nostre teste. Una sensazione claustrofobica mi invade il cervello. Arriviamo nel nostro Hotel a Time Square con un taxi condiviso. Una puzza irritante. Malata. Un guazzabuglio di luci forforescenti e grattacieli e automobili sfreccianti e masse di pedoni frettolosi all'apparenza senza meta. Un unica sensazione. Nausea.

Non me l'aspettavo, da questa città così sognata e desiderata, che fosse nera, sporca, rumorosa, incandescente, americana. Dormiamo un pò, abbiamo un doppio fuso orario da smaltire che ci colpisce a mezzogiorno, nel cuore di un lunedì statunitense come tanti.

Al risveglio decidiamo di fare un piano d'attacco. Visitare tutto il visitabile in meno di quattro giorni (stupidi illusi). Un caldo asfissiante e umido ci toglie i migliori propositi. A piedi circumnavighiamo Time Square. Il Rockfeller Center mi sembra il piu' squallido dei posti, pensare che l'ho sempre associato al pattinaggio e al calore del Natale. E' "solo" una piazza larga di cemento armato circondata da palazzi informi e altissimi. Ma va direte voi. E invece no. Delusione è la parola che descrive meglio il nostro primo giorno.

Dopo una breve cena, il caldo torrido ci costringe a tornare in hotel. Crolliamo come due pere cotte. Il Santuomo continua a dormire, io mi sveglio intorno alle tre di notte, perfettamente riposata. Mi vesto e decido di conoscerla davvero, la città che non dorme mai. Scendo sola e mi dirigo verso Time Square, nella totale incoscienza e del tutto intimorita. Il marciapiede brulica, Broadway nel cuore della notte è un pullulare di luci e di gente che esce dall'ultimo spettacolo in cerca di un posto dove mangiare un boccone. Le luci sono fluorescenti, i taxi gialli sfecciano abbondanti uno dopo l'altro. Entro in un supermercato a caso, la fila alle casse è lunga ed imbarazzante. Decido di approfittarne per comprare qualche regalo becero da riportare ad amici e parenti.
Ed è lì, proprio lì, sola con al collo la mia Reflex alle quattro del mattino tra gli scaffali stracolmi e colorati di quel negozio, che ho avuto la mia epifania. E il mio colpo di fulmine. Sono uscita dal mio corpo, e mi sono vista armeggiare tra le cianfrusaglie in cerca del souvenir perfetto, con le mie occhiaie perfettamente nere, e il mio abbigliamento da turista deficiente. Ho visto me stessa DENTRO NewYork, come sognavo da una vita. Mi sono detta " Oh, cazzo, sono a NewYork". E ho sentito una fitta dentro al cuore. Una felicità indescrivibile. Il resto è storia.
Eccola (Grazie, D90.)

                                                  Le foto scattate quella sera

  Chi o cosa si può incontrare intorno al MET e nell'Upper East Side

Il Central Park


Il Rockefeller Center


In autobus: ultrasettantenne alle prese con l'Ipad.


Il Financial District


Noi, a Time Square (qualcuno, finalmente, ha usato il cervello per far divertire i turisti scemi, quali la sottoscritta e il Santuomo siamo)


Time Square. Quanta bruttezza


Il Village (Quanta Bellezza)


Lei. Non aggiungo altro
 

Washington Square Park (Sì, è l'arco di Harry ti presento Sally, e io, dopo venti lunghissimi anni
di attesa, ho pianto di felicità) 




Veduta dall'Empire (saliteci di Notte, non vi è paragone alcuno con il giorno)


Questa è solo la minuscola parte di un tutto che è stato troppo bello sognare per anni interi e che preme per essere rivisto il prima possibile.
Perchè è proprio come dicono loro.
Nota dell'autrice che non c'entra un tubo e di cui non si sentirà assolutamente la mancanza: ma quanto è figo Michael Stipe? Tanto. Proprio tanto.

28 ottobre 2011

LA COPPIA PERFETTA

Io e il Santuomo non siamo cool. Abbiamo l'appeal di due zucchine andate a male. Una piu' corta, una piu' lunga.Come coppia non siamo ben assortita. Io alta e culona, lui magro e bassino. (ma dalle spalle larghe). Quando ci siamo conosciuti ero abituata a zeppe e tacchi altissimi, e le amiche ci chiamavano "l'articolo IL". Che fantasia. E che simpatia!

Siamo intellettuali a modo nostro. Diciamo boiate, facciamo continuamente strafalcioni, scarichiamo a palla le situation comedy americane piu' becere e ultimamante stiamo diventando fan del programma di cucina di Benedetta Parodi (sì, fustigateci) , ma sappiamo chi sia Chuck Palahniuk e Fëdor Dostoevskij, li abbiamo letti entrambi, e ci hanno appassionati. 
Il nostro film preferito è " Le conseguenze dell'amore" (si chiamava così il nostro tavolo matrimoniale, c'è un nome migliore al mondo per un tavolo degli sposi? No, credo di no), e non certo l'ultimo film di massimo Boldi, ma abbiamo visto anche "Maschi contro femmine" e ci siamo divertiti come matti.
Il problema è che non abbiamo nessun tipo di aura intellettuale, siamo semplici e schietti, se una cosa ci piace e ci appassiona diciamo " Che bello, che meraviglia" senza tanti fronzoli.

La gente pensa spesso che siamo una coppia terra terra, perchè non ci abbiamo quest'alone di misteroNoi siamo intellettuali terra terra. Forse perchè siamo normalmente curati nel vestire, ma non abbastanza da radical chic (ma poi, mi domando e dico, come si veste un radical chic?). Forse perchè non sbanderiamo mai ai quattro venti che ci piace l'arte, la pittura, i viaggi culturali, la buona cucina.
Il Santuomo è un bravissimo cuoco (e daje "Cuochi e Fiamme, cosa aspetti a chiamarlo) eppure nessuno ci crede. Se comunico questa cosa all'esterno, la gente da una faccia stupita, come per dire
" Ma questo anonimo tizio è davvero così bravo?" Sì, è così bravo. Giorno dopo giorno testo i suoi esperimenti culinari, apprezzo, godo e ringrazio. Anche la mia cellulite e il mio tarallo addominale ringraziano sentitamente.

Oltre tutto questo ci amiamo. Il nostro è un amore molto passionale, ma dall'esterno dobbiamo sembrare due pomicioni adolescenti che si baciano ad ogni momento disponibile sul ciglio della strada. Ci piace abbracciarci molto, le effusioni, decorose, in pubblico, non ci spaventano per nulla.

Soldi ce ne sono a sufficienza, fino ad ora, per pagare affitto, rata della piccola macchina, bollette e toglierci parecchi sfizi. Ma non abbiamo una casa e cose belle e di qualità. Non sono in nostro possesso.
Di nostra proprietà, (sì, è mia, è mia, è tutta mia, e me ne vanto) abbiamo "solo" la nostra bellissima e amatissima gatta, qualche soldo raccattato di grazia attraverso i regali matrimoniali, con cui dovremmo tentare l'acquisto di una casa nella Capitale, ma che non basterebbe neanche per comprare il cornicione delle finestre. Quindi. Siamo nella me(rda)dia italiana. E come noi tante giovani coppie affrontano allo stesso modo la quotidianità.

Ecco, ho fatto la descrizione oggettiva e dettagliata della nostra coppia, e piu' o meno, la conclusione finale che viene fuori è: siamo abbastanza due sfigati. O forse semplicemente , siamo gente normale. Non lo so.

Facevo questa riflessione perchè? Boh, non lo so perchè, forse sono colta da uno dei miei momenti di filosofia spicciola che vi piacciono così tanto. Ma insomma, intorno a me pullulano donne (ma anche uomini, checchè se ne dica) che sono alla ricerca del buon partito, per la costruzione della coppia perfetta. Alto, (perchè l'uomo deve essere alto) bello, lievemente palestrato, ma non troppo che a me quelli con i muscoli mi fanno schifo, morocchineri e/o biondocchiazzurrioverdi, automunito di bel macchinone, colto, laureato, masterizzato, possibilmente giovane imprenditore ma va bene anche manager di multinazionale. Purchè si possa creare una coppia che sia una signora coppia. Di quelle da invidiare.

PERCHE' IO NON MI ACCONTENTO. PERCHE' IO VALGO (cit.)

Il bello è che queste donne qui sono le stesse persone che ti guardano insieme a Lui e dicono: "Però, come siete carini, voi due."
Ma viaggiano su un parametro che è una spanna piu' sopra del tuo. Puntano in alto, e magari fanno bene, chi lo sa.

Ecco, vedete, io mi sento un pò presa per il culo. Perchè non sono stupida. E non sono neanche ipocrita.
E spesso mi sono sentita inferiore. Inferiore e invidiosa a quelle coppie che sono belle a guardarsi e possiedono piu' di noi, e questo è stato segno di grande immaturita' da parte mia. Ma oggi no, oggi non piu'. Oggi sono grata di essere totalmente fuori queste regole del gioco.
 
Oggi sento soprattutto di non amare questo tipo giudizio da parte della gente. Quante volte questo tipo di mentalità passa sopra all'amore? Io credo molto di piu' di quello che noi stesse riusciremmo mai ad ammettere. Il sentimento non è piu' alla base della costruzione della coppia. Cerchiamo delle affinità materiali che ci diano il gusto di fare bella figura agli occhi del mondo. Esattamente come curiamo il nostro aspetto esteriore, e vogliamo migliorarlo, per essere belli agli occhi del mondo.

Non trovate che sia triste? Perchè io sì.Non mi piace questa continua critica su tutte le coppie che si incontrano nel quotidiano. E lasciateci stare. Lasciateci essere persone fuori dal solito schema, della coppia di successo. Siamo sfigati, embè? Che male c'è.

Nota dell'autrice: Guardate che cosa si sono inventati in Gran Bretagna, alla faccia della coppia perfetta. E loro due, evviva!,  si sono sposati.


Anche se a me dividere il mondo in belli e brutti, sfigati e di successo, mette molta, molta malinconia.

25 ottobre 2011

LOGORREA




Elasciamigridaaaaareelasciamisfogaaaareeeeeee.

IO ODIO I LOGORROICI.

IL MIO NON E' UN SEMPLICE FASTIDIO, NO, E' PROPRIO ODIO PROFONDO.

Vedete come la parola Logorrea sia così simile alla parola DIARREA? No, non è un caso. E' una questione cacofonica. Penso di non avere altro da aggiungere. Anzi sì.
Di seguito le principali e peggiori categorie di logorroici che farebbero bene a starmi alla larga e che invece, guardacaso, mi ritrovo sempre tra i piedi.

1) LA COMMESSA LOGORROICA: ecco, premetto che ho sempre avuto un rapporto difficile con le commesse. Perchè io frequento da anni negozi che vendono (anche) taglie conformate, e mi ritrovo a dover chiedere una taglia di pantaloni o di gonne che oscilla tra la 48 e la 50. Questo non è semplice già di suo. Se poi ci che aggiungi la commessa, dopo averti squadrata da capo a piedi, inizia il monologo in tre tempi di cui riporto uno stralcio, ecco che il roditore intestinale è assicurato:

" Ma no, ma cosa mi dici, ma per te va benissimo una quarantasei, e che sei tu che ti vedi grassa, ma vedi che io ho una cugina che aveva il tuo stesso problema, il fianco largo, e si infagottava dentro questi pantaloni di tre taglie piu' grandi della sua, e, uuuuhhh, come stava male, uuuuhhh sembrava una vecchia ottantenne, invece tu, ascoltami, prova questi qui, sono strepitosi e vestono che è una meraviglia, anche perchè HO FINITO la taglia cinquanta, e la quarantotto l'ho venduta a quella ragazza là, e no, non ti spingo in camerino, che dici, tu provali, vedrai come starai bene, e su, che ti costa, e vedi che con questi fai un figurone pure se devi, che ne so, andare ad una cena di gala (???) o ad un matrimonio di sera, perchè hanno un tessuto che va tantissimo e slancia -strizza -sfina, ma sono anche ampi sotto e quindi nascondo tutto, ecco, brava, intanto ti cerco anche una blusa da metterci sopra, una che ti valorizza il decolte', e, cosa dici? Volevi solo un paio di pantaloni, eeeehhhh, ma dai, ma prova anche un vestitino, ne abbiamo una miriade stile anni sessanta anche con le taglie conformate, e su e che mai sarà, e poi prendo questa questa e quest'altra, sì, questa va bene, questa no che fa troppo signora strappona, e questa neppure,e, sì, cosa c'è? NON TI SALGONO NEMMENO? Ah, ok."

La cosa ridicola e che mi ha intortata talmente di chiacchiere che alla fine il vestitino l'ho provato e l'ho pure portato a casa. Spesa totalmente inutile. E che vuoi fare.

2)LA COINQUILINA LOGORROICA : Ho vissuto per dieci anni in coinquilinaggio. Ho dei ricordi meravigliosi, ma lasciatemelo dire, quando tra le tante compagne di viaggio che sono passate da quella casa, mi capitò la pedante e logorroica sorella di un'amica, MATRICOLA, che si era trasferita da noi per iniziare l'università, giuro che la mia pazienza ha vacillato. Ho pensato seriamente di lasciare Roma, l'università, il fidanzato, e tutto il cucuzzaro. E' stata con noi un anno, ricordo solo una serie di parole buttate a vanvera giusto per dare fiato alla bocca. Sempre di sera, sempre dopo che IO avevo passato le dodici ore precedenti sul libro di diritto Tributario o qualche altra amena materia che, con il senno di poi, ho voglia solo di dimenticare:

"Conosci una brava estetista? No? Perchè io ho bisogno di farmi la ceretta, prima di vedermi con il tipo che ho conosciuto l'altra sera all'ACAB, e poi volevo farmi un tatuaggio a forma di stellina di quelli trasparenti che si vedono solo con le luci da discoteca, quelli catarifrangenti sai, ma il dentista mi ha detto che devo mettere l'apparecchio e credo mi suiciderò, ma sai che ho un attacco di panico proprio adesso, ecco, mi è appena passato, e poi lo sai che l'altra sera ho fatto il test di gravidanza perchè pensavo di essere incinta e invece no, però io lo sapevo che non lo ero perchè sai, avevo delle perdite strane che puzzavano e quando puzzano uno non è incinta se invece non hai perdite allora sì che lo sei, sì che lo sei. Comunque domani mi farò certamente bionda.

Giuro, è tutto vero. Non potrò mai, MAI dimenticare.

3) L'INTELLETTUALE LOGORROICO: faccio un mea culpa. Ho frequentato e sono stata a letto con un uomo appartenente a questa categoria. Ok, con piu' di un uomo appartenente a questa categoria. In una fase della mia vita, ero completamente succube e affascinata da questa tipologia di uomo, che sapeva parlare per ore del suo libro preferito, o di quel posto esotico visitato a soli diciotto anni in groppa ad un cammello. Credevo che dalla sua bocca sarebbe potuto uscire qualsiasi sproloquio sui massimi sistemi, e che la pensantezza si sarebbe dissolta di fronte al mio sentimento amoroso e di ammirazione incondizionata. Poi, un bel giorno.

"Sai, devo farti leggere l'ultimo pezzo che ho scritto per quel concorso in Kazakistan, partirò tra tre giorni, anzi, sai che ti dico, te lo leggo ora, parla della chiusura mentale verso lo straniero, verso il diverso, perchè sai, siamo tutti diversi e la diversità è un bene, e, anche se in questo periodo della mia vita ho deciso di non votare, in quanto non mi sento rappresentato da nessun uomo politico odierno di riferimento, penso che se arrivasse una figura staccata dalla massa, che ne so, una giovane donna precaria, o un omosessuale, uno di noi, capisci, uno che ascolta Guccini e i CCCP, beh, allora forse tornerei al voto e si aprirebbe uno spiraglio di luce. Mi andrebbe anche solo bene una figura laica, uno di quei politici che se ne frega altamente della Costituzione Ecclesiastica, sai, come diceva Aldo Nove, non riesco a concepire una religione che per farsi strada ha completamente rovinato la vita ad una donna, io sono per l'edonismo del corpo, io sono per l'uguaglianza degli spiriti, e, in ogni caso sono per la poligamia. Ah, sei d'accordo con me? Stai uscendo anche tu con qualcun altro? (Il Santuomo, per capirci). Mi fa piacere, spero sia una persona in gamba, come si chiama? Ah, e di dove è? AHHH!! UOMO DEL SUD, sarà di sicuro uno con una chiusura mentale stratosferica"

Vi abbiamo presentato: logorroico uomo di sinistra che spara minchiate a raffica. Quell'uomo del sud è il Santuomo, che ora è anche mio marito, ed è l'uomo piu' aperto, intelligente, meraviglioso, che conosca. E non è affatto logorroico. Ovviamente.

4) IL VICINO DI POSTO LOGORROICO: questa, lo ammetto è la categoria peggiore. Stiamo parlando del vicino/vicina di posto durante il viaggio di rientro in pullman Roma-Abruzzo, tratta che mi capita spesso di frequentare, per evidenti motivi.
Giuro che odio piu' questa tipologia, di quelli che sudano e puzzano di salame ammuffito. Beh, no dai, ma se la giocano sul filo del rasoio. Ora vi spiego perchè. Quando mi capita di viaggiare in questa modalità, è quasi sempre dopo una lunghissima ed estenuante giornata lavorativa, di solito è venerdì sera, e io ho i criceti muntanti che girano la ruota nel mio cervello.
E' normale che mi metta a sedere sul pullman sperando di dormire o quanto meno di socchiudere gli occhi, o sentire un pò di buona musica nelle orecchie, o leggere giornali di dubbio gusto (Io amo i giornali di Gossip, e non me ne vergogno, che devo fà, mi rilassano).

E invece, il soggetto in questione, di solito, bisogna ammetterlo, quasi sempre di sesso femminile, ATTACCA BOTTONE. E dove vuoi fuggire.

" Vai in Abruzzo? Di dove sei? Ahhhhh, ma che bel paese, lo conosco, ci sono stata circa , uhh, non ricordo, ma comunque una vita fa, ma per caso conosci Tizio, sai, Tizio, no, non è del tuo paese, è di (indica località a 40 chilometri dal mio paese, che non ci azzecca un cazzo) , ma sì che lo conosci, una volta mi ha detto che pure lui ha visitato il tuo paese, e che è un bellissimo paese, in montagna, ma con affaccio sul mare, ma come è che non lo conosci, ah, vivi a Roma da quindici anni, ah, e come mai, ah, ci sei venuta per studiare, anche io sono venuta a Roma per studiare, poi sono stata quattro mesi a Londra, sai per perfezionare l'inglese, e poi, un bel dì, mi sono rotta le palle della grande metropoli, e allora ho deciso di ritrasferirmi in Abruzzo, sai dove, eeeeeh, lo conosci, eeeeh, solo che, signora mia, non ci sta il lavoro, e tu mi puoi capire, e sì, è davvero dura, e sì, è un mondo difficile, e io, a tutti questi qui, questi bei governati, gli metterei una bomba sotto il sedere, lo sai perchè? E come no, perchè pensano solo ai fatti loro, e guadagnano venti volte quello che prendo io in due mesi, e allora, l'unica soluzione è una bomba, e tu che ne pensi, tu che ora vivi nella Capitale? "

Ok, il comizio politico rivoluzionario e qualunquista anche no.

Ecco, ho finito. Sono stata logorroica, anzi Blogorroica, ma devo dirvi anche questo: c'è una categoria che proprio non mi sfastidia, che anzi, adoro, di cui spesso e volentieri continuo a fare parte anche io.
La categoria è "Quelli che scrivono post chilometrici sul loro blog". Leggere è meraviglioso.

In ogni caso, se dà noia, si può sempre premere la crocetta in alto a destra, e passa la paura.

17 ottobre 2011

IL QUATTROCENTESIMO POST (SUL MONDO BLOG)




Gulp, ma è proprio vero? Sono a quota quattrocento.

Mi domando: ma cosa avrò mai raccontato nei trecentonovantanove post precedenti? Migliaia di frasi fatte, scritte male (dai, qualcuna, forse, scritta alquanto bene), molte delle quali legate alla questione peso e alla mia incapacità di dimagrire, da buona mancata scrittrice monotematica quale sono.
La "Gatta al Lardo" nasceva quattro anni fa per dare sfogo a questa frustrazione. E poi è diventato altro.

Non diciamoci bugie, sono cresciuta tanto attraverso i miei quattrocento post. Quando ho iniziato a scrivere, nell'ormai lontano 2008, ero ancora una quasi ventottenne studentella nell'anima, che iniziava a muovere i primi, entusiastici passi nel mondo del lavoro, aveva cominciato una convivenza con quello che poi sarebbe diventato suo marito e non riusciva a viaggiare per colpa della paura di volare.
E soprattutto, non aveva ancora conosciuto tante delle persone meravigliose che invece si sono fatte strada attraverso i loro timidi commenti e le hanno permesso di entrare nelle loro vite virtuali.
Alcune di queste anime virtuali sono entrate nella vita vera, l'hanno arricchita di novità, l'hanno resa meno monotona, e soprattutto, hanno sostenuto e indicato la strada dove c'era solo vuoto e mancanza di stimoli.

Sono una persona migliore, grazie a voi. La mia vita è piu' ricca, grazie al blog. Alla faccia di chi mi ha sempre rimproverato di aver perso il mio tempo, perchè tanto, chi ti legge, suvvia, il tuo è un blog insulso fra miriadi di blog, e soprattutto, il blog l'hai aperto perchè tutti hanno un blog, perchè fa figo averlo.
 Niente di piu' lontano dalla MIA versione.

Mi domando quante volte sia stata sul punto di chiudere questo posto, durante questi quattro anni, quante volte mi sia convinta che dall'altra parte ci fosse tanta gente maliziosa e cattiva pronta ad aprire questa pagina solo per farsi i cavoli miei. Sono sicura che qualcuno c'è, qualcuno di morboso che mi conosce e mi vuole male, qualche invidioso che aspetta solo che butti giu' l'ennesimo sfogo, o la solita disgrazia. Sì, lo so che ci siete, non sono così ingenua.

Ma c'è così tanto buono, nella rete, che alla fine mi sono convinta a continuare, perchè quel buono, io, non voglio perderlo.
Così continuo a scrivere di me, per quella che sono, e con molti filtri in meno rispetto al passato.

Il blog non è un diario, il blog è una parte del sè, e per quanto mi riguarda va in scena di fronte a perfetti estranei. Che non considero piu' tali. L'altra parte la tengo ancora un pò per me, e si chiama vita reale. Ma non è detto che prima o poi non scopra le carte.

Mi piacerebbe conoscere la storia dei vostri blog, cosa vi stanno dando, cosa vi hanno tolto, e come hanno arricchito la vostra vita. Su, fatevi avanti. Onore al mondo blog.

9 ottobre 2011

LA STORIA DEGLI APERITIVI (POST PER M. E M.)



No, fatemi capire, questo nuovo fenomeno sociale. Fenomeno sviluppatosi soprattutto nella Capitale e dintorni. Vedi Ostia Beach.
L'equazione è: se sei invitato ad un aperitivo sei figo, se il venerdì sera lo passi a casa davanti alla tv, sei una persona triste.

E durante la settimana: se sei seduto in un locale con bella gente e ti ubriachi sei figo, se rimani a casa, in pigiama e ciabatte, dopo una giornata di lavoro della durata di dodici ore ininterrotte, non sei figo. O peggio, se decidi di uscira MA, scegli il semplice bar di un amico, o il centro sociale dei tuoi primi anni universitari a cui sei affezionato, per degustare un vino di buona qualità in un posto niente di che, con amici cari vestiti male e con le occhiaie nere che arrivano oltre il collo, sei davvero il peggio del peggio, anzi sei COMPLETAMENTE OUT.

Amo la moda, detesto vedere in uno stesso tavolo tre spritz, tre borse Luis Vuitton, tre taglie quaranta, e tre capelli cotonati in uguale maniera, che parlottano e si chiedono quanto possa essere benestante il tipo figo seduto al tavolo affianco.
Odio profondo.


Ok, sono una intollerante al contrario, sono snob, ma sapete che vi dico? Chissenefrega.

Ci sono gioie pulite e intense, che di solito fanno capolino attraverso dolori inimmaginabili, che sono le uniche che meritano di essere ricordate veramente. Il resto è fuffa (come mi piace questa frase, penso che la utilizzerò come nuovo tag).

Ecco per me cosa vuol dire trascorrere un sabato sera degno di essere ricordato:
Pomeriggio in un ridente cittadina di mare Abruzzese, io con la mia "Panda di ultima generazione" passo a prendere una delle mie migliori amiche, di quelle che conosci da prima di essere nata, di quelle che ci sei cresciuta insieme e i suoi figli sono come figli tuoi.
Il suo viso è stanco e bellissimo, portiamo entrambe jeans taglia 50, fumiamo una sigaretta appena arrivate a destinazione, parlando dei massimi sistemi e del fatto che, porca puttana, sono anni che non riusciamo a dimagrire. "Hai visto come si è fatto grande A? , lo sai che ti ama, vero?" mi fa lei, parlando del suo ometto. "Certo che l'ho visto, e lo amo intensamente anche io, e mi maledico per tutte le volte che ho deciso di vivere a Roma, visto che non riesco a vederlo quanto vorrei, è un bambino stupendo."

Saliamo su, è ora di andare. Abbiamo sete e siamo affamate. Prendiamo un semplice tè e un tramezzino della macchinetta. Siamo in ospedale. Guardiamo fuori dalla finestra. Brindiamo a noi. Al suo coraggio per il momento che sta vivendo, e al fatto che io sono riuscita a liberarmi per un breve periodo dai miei impegni di lavoro, e sono accanto a lei. Sua madre sta molto male, sta morendo, in un piccolo letto di ospedale. Ovviamente si tratta di cancro. Ovviamente lei ha il cuore spezzato perchè non è pronta. E ha bisogno di me- Io ci sono, ovviamente, e quando non sono con lei fisicamente, ci sono con la testa, con il cuore e con tutta me stessa. Oggi è un giorno triste, inutile, vuoto. Ma lei mi ha scritto: " Grazie per questo Aperitivo Speciale, grazie per avermi regalato un pomeggio di normalità.".

4 ottobre 2011

NON LO SAPEVO

Che avrebbe fatto così male. Ciao, amica mia.

SI VINCE,SI PERDE


IN VITA MIA, IO, NON HO MAI VINTO NULLA.

Mai superato un concorso pubblico, mai fatto un ambo a tombola, mai arrivata prima ad una gara d'atletica, mai vinto nemmeno un euro al gratta e vinci. Nadadenada.
Da bambina giocavo spesso la schedina con il mio adorato Nonno, una volta cresciuta, la schedina ha smesso di andare di moda, il Nonno si è ammalato, e poi..beh, sono rimasta sola, e allora ho pensato di buttarmi su sporadiche giocate al Lotto e al Superenalotto, senza cavare un ragno dal buco.

Ho partecipato a concorsi di scrittura, poesia, pittura, fotografia, cucina, mi hanno tutti segato alla prima botta. E sì che sono consapevole di essere mediocre in tutti e cinque gli ambiti, ma insomma, uno se partecipa, un pò ci spera sempre. Non sono tra coloro che credono alla famosa frase del cazzo " L'importante non è vincere , l'importante è partecipare" . Anche no, alle volte vincere è bello. E che diamine.


Semplicemente, nella vita suppongo ci sono persone destinate a non ricevere premi, vincite, riconoscimenti, coccarde, trofei, Oscar (vabbè, non ci allarghiamo)..e non credo si tratti di mediocrità. Non capita, e basta.

Ecco, riflettevo su questo. Siamo sicuri che non succeda proprio mai? E' necessaria l'approvazione altrui sancita da un premio, per sentire il fascinoso gusto della vittoria? Io credo di no. Il processo mentale del sentirsi vincitori o sconfitti è qualcosa di profondamente intimo,  non occorre che la gente intorno a noi debba saperlo per forza. In cuore sappiamo benissimo quando ci sentiamo vincitori e quando invece sentiamo di essere gli ultimi arrivati. Non occorre arrivare primi in classifica per ricordarcelo.
Quando ho sentito di aver raggiunto un traguardo nella vita? Raramente, ma è capitato, e mi sono sentita benissimo. Senza sbandierare, senza dover dimostrare niente a nessuno. Una dieta riuscita, un colloquio superato, un matrimonio che sembrava impossibile, e invece celebrato e goduto fino all'ultimo minuto.

Tante, troppe volte, mi sono sentita invece l'ultimissima ruota del carro, una perdente, soprattutto quando si è trattata di una sconfitta contro me stessa. I chili rovinosamente riaccumulati, la sensazione di girare in tondo senza andare da nessuna parte, tutte le occasioni in cui potevo essere felice e invece la depressione è penetrata nelle membra, lasciandomi attonita.


Quando si vince, quando si perde?
Ogni volta che ho colto la bellezza delle persone che ho incotrato, io ho vinto.
Ogni volta che ho lasciato entrare la paura, ma soprattutto l'invidia, io ho perso.

E voi, cosa mi dite?

28 settembre 2011

GALLINA FELINA

Ecco uno dei bellissimi regali della blogosfera. Sono diventata una gallina. Faccio parte di un fumetto. Il fumetto generato dalla diabolica, sagace e ironica mente di The Queen Father.



Ringrazio quest'uomo e padre speciale, londinese di adozione (e per questo da me invidiatissimo), ma romano de Roma di nascita, dai mille talenti e dalle tante risorse.
E che mi genera delle belle crisi di identità, dato che io ho sempre miagolato e fatto fusa, mentre ora mi tocca sperimentare anche qualche coccodè! :-)
La striscia completa di galline sul suo blog.
E leggetelo, il suo blog, che male non vi fa.

Grazie di cuore, Marco. E guarda che prima o poi mi prendo tutte le altre galline e vengo a trovare te, tuo marito e tuo figlio a Londra eh! (#gallinascrocconaeapprofittatrice). Potenza di twitter.

23 settembre 2011

PERDERE QUATTRO CHILI PER SEMPRE



Io ho fame, ho sempre fame.
Quando sono felice, io ho fame.
Quando sono triste, io ho fame.
Quando mi annoio, io ho fame.
Durante la visione del mio programma preferito , io ho fame. (Ovviamente , visto che trattasi di "Cuochi e Fiamme", programma culinario post-moderno che procura stati di fame atavica anche alla piu' penitente delle donne).

Ho fame di mattina, appena mi alzo, e non vedo l'ora di gustare la mia bella colazione fatta di due umh, tre alle volte quattro fette di pane tostato con burro e marmellata, e un caffè amaro. Non potrei far partire la giornata senza i miei dieci minuti di bontà e di ricarica. (posso far

Ho fame durante il lavoro, di solito un paio d'ore dopo aver finito il banale pranzo di tutti i giorni, che non è certo da morta di fame, e allora mi attacco alla macchinetta dell'ufficio.
E questa è una cosa che mi fa perdere la dignità. Io odio mangiare di nascosto, e spesso lo faccio, perchè mi vergogno. Lo faccio semplicemente perchè ho fame, ho tanta fame.

Ho fame quando rincaso, ultimamente intorno alle sette e mezza di sera, e non riesco proprio ad aspettare l'ora di cena, per cui mi tuffo su quello che trovo nella credenza. Biscotti, merendine, pezzi di pane spezzati a casaccio. E voglio, anzi pretendo solo carboidrati solidi, lo yogurt, il gelato, le merendine fresche tipo kinder pingui', sono poca cosa, per sfamare i miei insani appetiti

A cena, grazie a Dio, non ho piu' fame. Ma vuoi lasciare il povero Santuomo da solo a cena con la gatta? A me dispiace farlo mangiare in solitudine. Mi dispiace smorzare la sua vena creativa, perchè sa cucinare benissimo e spesso prepara delle cene meravigliose solo per noi due. E a fine pasto ti chiede con gli occhi piu' dolci del mondo: "ti è piaciuta la cena amore mio"? e tu che cosa devi dirgli,
"Sì, cucini da Dio, peccato io l'abbia ingollata per forza perchè in realtà avevo già mangiato quattro fette di pane bruscato con la mortazza, davanti alla TV?" Non si può. Le cose che cucina, semplici o complesse che siano, sono speciali, e io ovviamente non resisto. Mai. (Tra l'altro ho iscritto il Santuomo a Cuochi e Fiamme, ho mandato anche una foto figura intera e una in primo piano, motivo per cui credo che presto chiederà il divorzio.)

Durante il dopocena, è evidente che non ho davvero piu' fame, ma poi, indovinate che accade? Tu guarda un pò, che a me Viene sempre VOGLIA di dolce. Sempre. Anche quando c'ho già l'occhio stramazzato perchè è stata una giornata devastante e la voglia di stare ancora sveglia pari allo zero.
E allora , via di latte con il biscottino, d'estate invece mi butto volentieri sul gelatino. Tutto ino. Tranne per il fatto che il mio sedere non è per nulla ino, non parliamo poi della panza di profilo, che ha raggiunto vette inimmaginabili.

Ecco, questo è quanto. Questa è la mia condizione giornaliera di donna in preda a fami ataviche che durano da decenni. Io non so come fare. So solo che ha riaperto il pc, e casualmente ho buttato l'occhio sulle foto dello scorso anno, di questi tempi. Avevo sei chili in meno. Non sono molti, eppure la differenza si nota moltissimo.
Con la dieta del "nutrizionista succhiatore di soldi" non avevo solo perso peso, ma anche riaquistato una pelle bellissima e capelli molto piu' lucidi. Con sforzi sovraumani, ma in ogni caso fattibili.
Sono giunta alla conclusione che:
Non voglio rimanere così per un altro anno. Ma i buoni propositi non sono serviti a placare il mio appetito, men che meno la voglia di tornare da un dietologo. Il punto è questo: se hai alle spalle tanti fallimenti dietologici come i miei, inizi coscientemente a pensare che non ce la farai mai a perdere peso. Non piu' di tanto. Magari potrai perdere quei cinque, sei chili giusto per il gusto di dire che ce la stai facendo. E poi, invece, no. Li riprendi tutti.

Devi rassegnarti a questi venti chili in piu' e te li devi portare dietro, così come te li sei trascinati con grande rodimento di culo quando ti sei laureata, quando sei andata a convivere, quando sei salita sull'altare, quando sei partita per il viaggio di nozze. Non li volevi, ma loro erano lì per te, e con te. Ti sono troppo affezionati. Allora provi anche a dirti, chissenefrega, dai su, stai bene pure così, qual è la grande differenza tra una cinquanta e una quarantotto? Sei cosciente del fatto che se inizi una dieta la tua vita sociale si ridurrà drasticamente, e questo non è bene, visto che già ora fa acqua da tutte le parti? Tutti ti dicono che sei bella così, forse è il caso di iniziare a crederci?
Però poi ti vedi. Ti vedi passare ogni giorno accanto alla vetrina di quel bellissimo negozio vicino l'ufficio, dove hanno taglie NORMALI (dove normale vuol dire 44-46, non certo 40) e il tuo primo pensiero è: "cosa speri di trovare con delle chiappe come le tue?" Una volta ci sei anche entrata in quel negozio. Hai trovato una gonna in saldo meravigliosa, taglia 46, e l'hai comprata senza provarla.
Beh, sapete dove è quella gonna adesso? Giace inutilizzata da mesi nel tuo armadio, e  molto probabilmente presto verrà attaccata dalle tarme. E allora ti rode un pò il grosso fondoschiena. Anche tu vuoi vestirti decentemente, da trentenne , e mettere cose che possano valorizzarti. Ma è troppo difficile.

La verità? Non posso pensare di perdere venti chili. Non con la fame che ho, ogni giorno, per tutto il giorno. Non è nelle mie possibilità. Aumenterei solo la frustrazione di sentirmi una fallita per il fatto di iniziare continuamente la dieta e di non terminarla mai.

Però, dopo aver visto le foto dello scorso anno ho avuto una illuminazione, già vista e rivista su questi schermi in svariati post degli anni precedenti. La illuminazione riguarda il fatto che il mio obiettivo per la vita sarà: perdere quattro chili per sempre.Solo quattro chili. L'ho già fatto una miriade di volte.
Sali e scendi 87 -83 e 83 - 87, ho pensato addirittura di giocarmeli al lotto. Mi mancava un passaggio.

Mantenere i chili perduti.

E' un' obiettivo che chi dimagrisce non si pone quasi mai, magari dice " Eh, beh, intanto pensiamo a perderli questi venti chili, che poi Dio provvede a farmi restare sul peso giusto" . No, non funziona così. Bisogna imparare a restare sempre dello stesso peso. Allora è meglio avere dieci chili in piu' e mantenere il peso per un pò, piuttosto che scendere tanto e riprendere tutto con gli interessi, cosa che mi è successa spesso, troppo spesso.

Questo è il mio obiettivo del periodo autunno-inverno 2011. Mi sono detta che piuttosto che prospettarmi il fallimento di arrivare a Natale con questa problematica ancora sul groppone, preferisco arrivare a Natale con quattro e solo quattro chili in meno. Si può fare, non è difficile, l'ho già fatto in passato e posso riuscirci anche ora. E poi, da dopo Natale, proverò a mantenermi sotto gli 83. Vediamo se riesco. Vediamo.

In bocca al lupo , cicciona fetente.

16 settembre 2011

UNITED STATES OF AMERICA


La nebbia tersa delle sei del mattino, e dentro quella nebbia il Golden Gate Bridge.



E le strade larghe, comode e regolari, e all'improvviso, le discese ardite, e le risalite. E guardando a destra e a sinistra , le abitazioni piu' belle che la mia memoria ricordi.


E le convesazioni spedite in inglese. Timorosa della mia totale inesperienza e incapacità di intavolare una discussione di senso compiuto, la mia lingua si è sciolta in frasi che avevano un filo logico. Il popolo americano mi capisce. Il popolo americano mi ama (ecco, forse qui sto esagerando)


E i cinque libri che nonostante tutto sono riuscita a leggere durante la traversata. Uno piu' bello dell'altro, tranne uno, che volevo buttare giu' dall'oblo dell'aeroplano, se mai avessi potuto aprirlo (ma non si può, mi dicono)

E le mutande, che dopo tre giorni di viaggio erano già finite. Certo che se ti cambi tre mutande in un giorno, mi pare ovvio. E la lavatrice a gettoni, e l'asciugatrice automatica.

E l'amore, in tutte le numerose possibilità.
 
E la tv via cavo, finalmente tutta, in lingua inglese. E i programmi piu' trash del mondo. Roba che noi, insulsa gente europea, possiamo solo sognare. Roba che a Barbara D'Urso gli fa na pippa.

E la mega valigia che mi sono preparata per l'occasione, ribattezzata dal Santuomo " il sarcofago", insultata in quattro aereoporti statunitensi diversi, con quattro accenti diversi, in quattro stati diversi.
Per tre quarti conteneva solo roba inutilizzata. Era meglio metterci piu' mutande, quello sì.
 

E l'azzurro, il verde, il nero, il celeste, il bianco dello Yosemite. E tutti i suoi profumi.
 
 


E i 108 gradi fahrenheit nella Death Valley. La mia pressione bassa ringrazia sentitamente. Ma che bello lo "Zabriskie Point". Il deserto rosa dalla conformazione lunare.

E le sequoie giganti. E il folle innamoramento che è scattato verso di loro. Me le sono abbracciate tutte, anche se era vietato farlo.


E animali per tutti i gusti, incontrati per caso, in posti diversissimi.
I meravigliosi mici Snob di San Francisco 
La marmotta, lei, l'originale.Le alci. E gli amatissimi scoiattoli.



E le nuvole, sulla strada. Mai viste di così belle. (E lì che mi è venuta l'ispirazione per la frase che leggete qui sotto, che ha dato il titolo al mio periodo pre e post matrimoniale) .


E quel grande circo per adulti che loro chiamano semplicemente Las Vegas.


E le luci, tante, troppe, e le spose improvvisate, e le miriadi di fontane e di negozi di lusso, e le slot machines e i tavoli da poker. Fate il vostro gioco.


E la paura di volare, sempre presente. E la consapevolezza che l'unico modo per vivere la vita che desidero, è salire su un aereo il piu' spesso possibile. Anche se questo significa avere un attacco di panico in piena regola sul volo interno da sessanta posti per raggiungere LA, e lo stringersi a Lui , per non sentire la paura, per non urlare, per non ripetere ad alta voce cose irripetibili. (lo so lo so, cheffiguradimmerda. Comunque è andata)

E, finalmente, Los Angeles. (Piccola postilla utile al lettore: tutti i miei conoscenti che sono stati a Los Angeles mi avevano riferito che: "Sì, vabbè, Los Angeles, alla fine NIENTE DI CHE".  Bene , con il senno di poi posso scrivere a chiare lettere: MA DOVE STAVATE CON LA TESTA QUANDO ERAVATE LI'?)
Los Angeles è l'apoteosi della "Americanità". E' la città piu' variegata ed estesa che abbia visto in vita mia. E' piena di cose bruttissime, e piena di cose bellissime. Non c'è una via di mezzo. C'è l'oceano. E le spiagge piu' grandi e attrezzate del mondo.
E poi ci sono gli Universal Studios. E io, che ve lo dico affare, ci ho sguazzato alla grande.


E la Strip. E il Kodak Theatre. Pezzi di sogno divenuti realtà.





E poi, naturalmente, Lei. Il sogno di una vita. La Mela Grande. E la grande mela la tengo per me. O forse la tengo per un post dedicato. Vedremo. Vabbuo', se proprio insistete, eccovi qui un piccolo assaggino. La prima cosa che ho fotografato scendendo dall'aereo


7 settembre 2011

SPAZIO GRATUITO DOVE SFOGARE LE PROPRIE FRUSTRAZIONI LIBERAMENTE (POST DEL VITTIMISTA)


Cari lettori, visto come vi vuole bene la vostra Sononera? Ho creato un post sono per voi, povere vittime delle sciagure della vita.
Potete utilizzate questo post per elencare i vostri rodimenti di chiulo. Per uno sfogo libero e sincero.
Precisazione: dicesi "Rodimento di Chiulo" tutta quella serie di avvenimenti  per i quali sentite salire fino al collo la bile dell'insoddisfazione senza poterci fare nulla, quelli sui quali, nonostante la vostra parte razionale vi ripeta, "NON E' POI COSI' GRAVE, C'E' DI PEGGIO",  non riuscite proprio a mettere una pietra sopra. Insomma, avete capito. Quelli che vi fanno sentire degli stupidi superficiali per il solo fatto di pensarci e rimuginarci tanto, che vorreste far uscire dalla porta ma rientrano dalla finestra.

Piccola postilla: Potete dire e scrivere quello che volete, vietate solo bestemmie e parolaccie oltre ai soliti insulti. Non verrete giudicati con pietose frasi del tipo, "Ma di che ti lamenti? pensa a goderti la vita", perchè alle volte, abbiamo tutto il diritto di sfogarci. E che diamine.

Inizio io, ovviamente.

Mi rode il chiulo perchè: beh, perchè sono grassa. Per i miei taralli, lardo, sugna corporea, schifezze adipose localizzate e quant'altro. Mi rode perchè vedo le mie foto da ventenne e non mi capacito. Quante volte l'avrò scritto qui sopra? duemila. Ma non ho ancora trovato la forza definitiva (May the force be with you) di mettermi a dieta e di perdere il perdibile. Mi faccio schifo, schifo schifo, è inutile che la gente intorno a me continui a ripetermi che sono comunque bellissima, questo corpo non è il mio, questa non sono io. Non c'è storia.


Mi rode il chiulo perchè: non ho una casa. Anzi , non abbiamo una casa, io e l'amore mio adorato. Lo so lo so, lo so, che non ci manca niente e bla bla bla, ma abbiamo difficoltà a pagare l'affitto e arrivare a fine mese, e ci stiamo facendo aiutare da mio padre. A me non sta bene. No. E' una grande fortuna, e quasi tutti al giorno d'oggi a piu' di trentanni chiedo ancora aiuto ai genitori, ma a me rode il chiulo comunque. Mi dispiace essere lontano da casa, con due genitori anziani che ancora aspettano che io torni al paesello. Mi chiedo il senso del nostro stare ancora a Roma, mi chiedo cosa ci spinga a continuare, dato che quello che stiamo costruendo, piu' o meno , sono solo debiti. E del catalogo dell'IKEA 2012, non so proprio cosa farmene.

Mi rode il chiulo perchè: il programma mio adorato, X factor, che seguo dalla notte dei tempi, dalla prima striscia preserale della prima edizione, quest'anno, lo danno su SKY, maledetti. Ci sono Morgan e Elio e Arisa e Simona Ventura tutti insieme. Sono davvero frustrata.


Mi rode il chiulo perchè: ho i capelli piu' stopposi del pianeta. Sono brutti, e sempre in disordine. ottantacinque euro di colpi di sole fighissimi non sono serviti a un bel nulla. Sempre legati, sempre unti. Che schifo. Anche la montatura degli occhiali non contribuisce al mio look personale. Sembro puffo quattrocchi mischiato a puffo brontolone lo so, ma è la pura verità. Che è peggio!

Mi rode il chiulo perchè: due giorni fa ho scoperto chi è Chiara Ferragni. Maledetto chi la nomino' in uno dei suoi tweet. All'inizio ho dato una fugace occhiata al suo blog. Dovevo fermarmi lì. Invece sono tornata sul link ieri sera, dopo una giornata di lavoro terrificante. E ho scoperto che mentre io ero seduta alla mia scrivania a lavorare circa dieci ore e mezza di fila, lei era alla Biennale di Venezia, vestita di tutto punto, per la prima di "Terraferma" di Crialese, che mi dicono essere anche un bel film. Ora, non importa se Chiara Ferragni possieda una sua linea di scarpe, possieda circa cento modelli della mia adorata CHANEL 2.55, (cosa che io posso solo sognare), sia bionda, magra, alta, fidanzata felicemente e giri il mondo alla media di quattro viaggi al minuto. Mi fa anche piacere che abbia tanto successo. Ma insomma, a un certo punto, devi pur guardare in faccia la dura realtà. Lei è lì, dove vorrei essere io, suppongo completamente gratis, e assiste alle prime di film usciranno solo tra un paio di mesi al cinema, o non usciranno mai. Lei è lì, in quell'atmosfera magica a farsi fotografare sul red carpet, accanto ai divi di Hollywood, io sono qui che sogno di prenotare l'hotel due stelle piu' sfigato di Mestre, prendere il treno ogni mattina per una settimana, entrare al primo spettacolo delle undici e uscirsolo a tarda sera, magari intervallando con qualche fotografia ad attori italiani, francesi stranieri che ho ammirato solo sulla pellicola.
E la cosa buffa e che mentre leggevo il post su Venezia, mi è apparso un link che mi riportava ad un post in cui racconta che è stata a CANNES, tutta vestita Alberta Ferretti , alla prima di Habemus Papam, di Nanni Moretti, un film che ho adorato. La domanda sorge spontanea: dove ero io, invece, e perchè non sono stata invitata? Rodo. Persantemente.

Mi rode il chiulo perchè: stamattina ho sbattuto il piede allo stipite della porta, il mignolino. E mi fa male.

Mi rode il chiulo perchè: quando torno al paese, incontro solo gente che non sa cosa vuol dire la parola "discrezione" o la frase "farsi i cavoli propri", e mi guarda con faccia pietosa chiedendomi ogni volta: " Come sta tua sorella? E' guarita? Ho visto che i capelli sono ricresciuti, ma cosa ha avuto? Ma ora sta meglio? Ma ha rischiato di morire? Basta così, la TAC di controllo è a ottobre , e già mi viene da piangere. E sì, lei sta benissimo, e questo mi ricorda, che davvero, non ho di che lamentarmi. Tutte le pacchianate che ho scritto sopra sono un mucchio di sfoghi pietosi. Sono una persona orribile.
E ora, tocca a voi.

2 settembre 2011

DONNE

Ecco a voi una carrellata dei personaggi cinematografici femminili che ho amato e amo incondizionatamente, conosciuti attraverso pellicole vecchie e nuove che ho avuto il coraggio, l'ardore, la voglia e la passione di vedere, assecondando la folle curiosità di sapere come mai
l'identificazione sia una delle poche ragioni per cui vale ancora la pena di vivere.

Prima di tutto c'è lei. Kekekekekekektiiii....Ah , che film meraviglioso. Katie. Di " Come Eravamo". A    parte che è una gnocca, a parte che sposa (se pur per poco) uno degli uomini biondi piu' meravigliosi della terra, a parte che è intelligente, passionale e riccia di capelli, è lei, è la sua essenza che ha ispirato questa scena qui, e io adoro questa scena qui, anche se non sarò mai una Kekekekekekektiiii, ma non sarò mai neppure una scialba e anonima bionda liscia ossigenata, in ogni caso, questa scena,   dicevo, afferma grandi verità. Meditate gente, meditate.


E Rosalba "Rosy" di "Pane e Tulipani". Vi avevo già detto che non ho mai visto Venezia? Ecco, mi sa che un giorno, per vederla , farò come lei, spariro' per un mese da Roma e diventerò la migliore fiorista della Laguna. E chi mi ammazza a me (a parte il Santuomo, che ingaggerà un detective per venirmi a cercare, ma io alla fine comunque tornerò da Lui perchè lo amo troppo)? Lo so, sono fuori di senno  :-)




E la perfida e bellissima Miranda Presley de "Il Diavolo veste Prada". Un giorno mi toglierò lo sfizio di catapultare su qualche povera segretaria cappotto, borsa e sciarpa e altre cianfrusaglie come fa lei. Per ora sono io la segretaria :-)




e Lucy, di " Io ballo da Sola". Mi sentivo esattamente come lei a 19 anni. Io ero lei, a 19 anni. Solo qualche impercettibile differenza :-). una su tutte. Se avete visto il film, beh, capirete qual è. (Tra parentesi,questo film fa venire voglia di trasferirsi in Toscana, per sempre. Si è capito che sono una che potrebbe fuggire da un momento all'altro?)



E la memorabile e complessa Clementine di "The Eternal Sunshine of the Spootless Mind". Anche io per dieci anni della mia vita ho fatto lo stesso continuo cambio di colore di capelli. Anche io ero rosso fuoco. Anche io credo che le donne non sono venute sulla terra per salvare dal baratro i loro uomini. Anche io credo che alla fine, un pò , lo fanno sempre.


E la saggia e bellissima Juno. Nulla di quello che io sarei mai potuta essere a sedici anni. E' adorabile.


E, lei, Irina Palm. Il coraggio, fatto donna.



E Infine, over the top, Lei,  Tootsie. C'è un essere piu' meraviglioso di un uomo eterosessuale che si mette nei panni di un attrice donna? No, non c'è.



E voi cosa mi dite, quali sono le vostre muse, icone, modelli di vita i personaggi cinematografici femminili che hanno sconvolto il vostro mondo? Sono curiosa come una scimmia!

PS: un giorno farà un post su quelle che invece ho odiato mortalmente. Tipo Lei, Tipo.



E lo so che non siete d'accordo per niente, perchè lei è meravigliosa, strafiqua, e ha il sorriso piu' bello del mondo, e "Pretty Woman" è una delle basi della nostra adolescenza di belle speranze, ma ce l'ho sui maroni a prescindere, perchè le va troppo, troppo di chiulo. Tie'.