3 novembre 2011

LEAVING NEW YORK NEVER EASY

New York nel mio immaginario è stata sempre "IL VIAGGIO" . Ho alle spalle una famiglia di emigranti, di quelli veri, i miei nonni hanno vissuto nel Bronx per venti lunghissimi anni, mia madre ci è finita per caso proprio nell'anno dell'uccisione di Kennedy, il mio adorato zio vive lì da oltre cinquanta anni e ha fatto fortuna (no, non avrò un soldo in eredità, se ve lo state chiedendo). Ero destinata a visitarla ancora prima di nascere. Eppure. La paura di volare mi ha impedito di realizzare il sogno per oltre dodici anni. Mi ero rassegnata al fatto che non avrei mai visto la città che nel mio immaginario cinematografico era la piu' bella del mondo.

Invece poi è successo che mi è venuta una voglia matta di volare, di osare, di vincere la paura. E poi ho iniziato un altro un altro viaggio, piu' importante, quello verso l'altare. E poi..beh, poi c'è stato il viaggio di nozze, e quello è stato una meraviglia. Ve l'ho già raccontato, ricordate?

La mia luna di miele si è svolta in due parti. Per due settimane abbiamo girovagato per la costa Ovest, e diciamoci la verità, è stata una figata immane. Ciò nostante, durante tanto peregrinare, avevo sempre una vocina nella testa che sussurrava meschina:" Ma quando arriva New York, ma quando arriva New York ?" Ehhhh, ammetto che ho penato, ammetto che per una che del mondo ha visto ben poco è stata una lunghissima attesa.

E allora voliamo di notte (Siori e siore, notizia delle notizie, sono riuscita a DORMIRE RUSSANDO mentre ero su un aereo. Il fenomeno è stato unico e irripetibile. Il Santuomo ringrazia sentitamente). Ed eccola lì, in un batter d'ali, sotto di noi, la Grande Mela.

Atterriamo. Non siamo ancora usciti dal JFK Airport, e già facciamo colazione con un Donuts fantastico ricoperto di una roba libidinosa al cioccolato bianco. Due morti di fame a New York.

Prendiamo una navetta al di fuori dell'organizzatissimo e pulsante areoporto. Costeggiamo il Queens che mi appare grigio e pesante come il bubbone della peste. Entriamo nel cuore della City, raggiungiamo Manhattan. Gli enormi palazzi ci salutano piegandosi sulle nostre teste. Una sensazione claustrofobica mi invade il cervello. Arriviamo nel nostro Hotel a Time Square con un taxi condiviso. Una puzza irritante. Malata. Un guazzabuglio di luci forforescenti e grattacieli e automobili sfreccianti e masse di pedoni frettolosi all'apparenza senza meta. Un unica sensazione. Nausea.

Non me l'aspettavo, da questa città così sognata e desiderata, che fosse nera, sporca, rumorosa, incandescente, americana. Dormiamo un pò, abbiamo un doppio fuso orario da smaltire che ci colpisce a mezzogiorno, nel cuore di un lunedì statunitense come tanti.

Al risveglio decidiamo di fare un piano d'attacco. Visitare tutto il visitabile in meno di quattro giorni (stupidi illusi). Un caldo asfissiante e umido ci toglie i migliori propositi. A piedi circumnavighiamo Time Square. Il Rockfeller Center mi sembra il piu' squallido dei posti, pensare che l'ho sempre associato al pattinaggio e al calore del Natale. E' "solo" una piazza larga di cemento armato circondata da palazzi informi e altissimi. Ma va direte voi. E invece no. Delusione è la parola che descrive meglio il nostro primo giorno.

Dopo una breve cena, il caldo torrido ci costringe a tornare in hotel. Crolliamo come due pere cotte. Il Santuomo continua a dormire, io mi sveglio intorno alle tre di notte, perfettamente riposata. Mi vesto e decido di conoscerla davvero, la città che non dorme mai. Scendo sola e mi dirigo verso Time Square, nella totale incoscienza e del tutto intimorita. Il marciapiede brulica, Broadway nel cuore della notte è un pullulare di luci e di gente che esce dall'ultimo spettacolo in cerca di un posto dove mangiare un boccone. Le luci sono fluorescenti, i taxi gialli sfecciano abbondanti uno dopo l'altro. Entro in un supermercato a caso, la fila alle casse è lunga ed imbarazzante. Decido di approfittarne per comprare qualche regalo becero da riportare ad amici e parenti.
Ed è lì, proprio lì, sola con al collo la mia Reflex alle quattro del mattino tra gli scaffali stracolmi e colorati di quel negozio, che ho avuto la mia epifania. E il mio colpo di fulmine. Sono uscita dal mio corpo, e mi sono vista armeggiare tra le cianfrusaglie in cerca del souvenir perfetto, con le mie occhiaie perfettamente nere, e il mio abbigliamento da turista deficiente. Ho visto me stessa DENTRO NewYork, come sognavo da una vita. Mi sono detta " Oh, cazzo, sono a NewYork". E ho sentito una fitta dentro al cuore. Una felicità indescrivibile. Il resto è storia.
Eccola (Grazie, D90.)

                                                  Le foto scattate quella sera

  Chi o cosa si può incontrare intorno al MET e nell'Upper East Side

Il Central Park


Il Rockefeller Center


In autobus: ultrasettantenne alle prese con l'Ipad.


Il Financial District


Noi, a Time Square (qualcuno, finalmente, ha usato il cervello per far divertire i turisti scemi, quali la sottoscritta e il Santuomo siamo)


Time Square. Quanta bruttezza


Il Village (Quanta Bellezza)


Lei. Non aggiungo altro
 

Washington Square Park (Sì, è l'arco di Harry ti presento Sally, e io, dopo venti lunghissimi anni
di attesa, ho pianto di felicità) 




Veduta dall'Empire (saliteci di Notte, non vi è paragone alcuno con il giorno)


Questa è solo la minuscola parte di un tutto che è stato troppo bello sognare per anni interi e che preme per essere rivisto il prima possibile.
Perchè è proprio come dicono loro.
Nota dell'autrice che non c'entra un tubo e di cui non si sentirà assolutamente la mancanza: ma quanto è figo Michael Stipe? Tanto. Proprio tanto.

8 commenti:

ziamaina ha detto...

Bel post, decisamente "tuo".
Bellissime foto, tutte.
E splendida colonna sonora, una delle mie preferite di Michael e soci.
Fai quasi venir voglia di viaggiare anche a me.
Quasi...
Un abbraccio e tante fusa...

Memole ha detto...

E' il viaggio che vorrei fare da qualche anno ma non trovo mai l'occasione adatta...Molto belle le foto...Ma mi hai fatto venire ancora più voglia di partire...

Lucy van Pelt ha detto...

Questo post è bellissimo!!!

ImperfectWife ha detto...

Mamma mia come ti capisco... anch'io ho adorato NY, anch'io la sognavo fin da bambina, anch'io ci sono stata in viaggio di nozze!! ;-) E ovviamente... anch'io ne ho parlato in un post tempo fa! E' davvero incredibile rendersi conto di essere lì... mi ricordo che dicevo sempre al maritino: "Siamo al centro del mondo!". :-)

widepeak ha detto...

questo post l'hai scritto/fatto per me, lo so. e per questo ti ringrazio
;)
(che bello)

sononera ha detto...

Grazie ragazze.
Wide: mmm, sì, lo ammetto, è un mio regalino per te. :-)

LA CONIGLIA ha detto...

A D O R O !!!

grazie è stato fantastico!

Cupcakes ha detto...

Davvero, le iluminazioni che capitano così, "ammuzzo", sono sempre le migliori.

Io credo che quando si ha in mente un sogno, non c'è nulla che, al suo realizzarsi, possa farci cambiare idea. Anche se non è come ce l'aspettiamo, una volta ottenuto, è stata così grande la voglia di averlo che è impossibile non goderne.

Come dice il mio amico Gabriele in una delle sue canzoni (Amore Innato), "Se hai in testa un sogno, non aver paura di perderlo"... o di affrontarlo, in questo caso.

La ultra settantenne, oltre ad avvicinarsi alla tecnologia, ha anche delle gambe invidiabili mi pare.

Ps: Una foto della statua della libertà vista di faccia?