28 ottobre 2011

LA COPPIA PERFETTA

Io e il Santuomo non siamo cool. Abbiamo l'appeal di due zucchine andate a male. Una piu' corta, una piu' lunga.Come coppia non siamo ben assortita. Io alta e culona, lui magro e bassino. (ma dalle spalle larghe). Quando ci siamo conosciuti ero abituata a zeppe e tacchi altissimi, e le amiche ci chiamavano "l'articolo IL". Che fantasia. E che simpatia!

Siamo intellettuali a modo nostro. Diciamo boiate, facciamo continuamente strafalcioni, scarichiamo a palla le situation comedy americane piu' becere e ultimamante stiamo diventando fan del programma di cucina di Benedetta Parodi (sì, fustigateci) , ma sappiamo chi sia Chuck Palahniuk e Fëdor Dostoevskij, li abbiamo letti entrambi, e ci hanno appassionati. 
Il nostro film preferito è " Le conseguenze dell'amore" (si chiamava così il nostro tavolo matrimoniale, c'è un nome migliore al mondo per un tavolo degli sposi? No, credo di no), e non certo l'ultimo film di massimo Boldi, ma abbiamo visto anche "Maschi contro femmine" e ci siamo divertiti come matti.
Il problema è che non abbiamo nessun tipo di aura intellettuale, siamo semplici e schietti, se una cosa ci piace e ci appassiona diciamo " Che bello, che meraviglia" senza tanti fronzoli.

La gente pensa spesso che siamo una coppia terra terra, perchè non ci abbiamo quest'alone di misteroNoi siamo intellettuali terra terra. Forse perchè siamo normalmente curati nel vestire, ma non abbastanza da radical chic (ma poi, mi domando e dico, come si veste un radical chic?). Forse perchè non sbanderiamo mai ai quattro venti che ci piace l'arte, la pittura, i viaggi culturali, la buona cucina.
Il Santuomo è un bravissimo cuoco (e daje "Cuochi e Fiamme, cosa aspetti a chiamarlo) eppure nessuno ci crede. Se comunico questa cosa all'esterno, la gente da una faccia stupita, come per dire
" Ma questo anonimo tizio è davvero così bravo?" Sì, è così bravo. Giorno dopo giorno testo i suoi esperimenti culinari, apprezzo, godo e ringrazio. Anche la mia cellulite e il mio tarallo addominale ringraziano sentitamente.

Oltre tutto questo ci amiamo. Il nostro è un amore molto passionale, ma dall'esterno dobbiamo sembrare due pomicioni adolescenti che si baciano ad ogni momento disponibile sul ciglio della strada. Ci piace abbracciarci molto, le effusioni, decorose, in pubblico, non ci spaventano per nulla.

Soldi ce ne sono a sufficienza, fino ad ora, per pagare affitto, rata della piccola macchina, bollette e toglierci parecchi sfizi. Ma non abbiamo una casa e cose belle e di qualità. Non sono in nostro possesso.
Di nostra proprietà, (sì, è mia, è mia, è tutta mia, e me ne vanto) abbiamo "solo" la nostra bellissima e amatissima gatta, qualche soldo raccattato di grazia attraverso i regali matrimoniali, con cui dovremmo tentare l'acquisto di una casa nella Capitale, ma che non basterebbe neanche per comprare il cornicione delle finestre. Quindi. Siamo nella me(rda)dia italiana. E come noi tante giovani coppie affrontano allo stesso modo la quotidianità.

Ecco, ho fatto la descrizione oggettiva e dettagliata della nostra coppia, e piu' o meno, la conclusione finale che viene fuori è: siamo abbastanza due sfigati. O forse semplicemente , siamo gente normale. Non lo so.

Facevo questa riflessione perchè? Boh, non lo so perchè, forse sono colta da uno dei miei momenti di filosofia spicciola che vi piacciono così tanto. Ma insomma, intorno a me pullulano donne (ma anche uomini, checchè se ne dica) che sono alla ricerca del buon partito, per la costruzione della coppia perfetta. Alto, (perchè l'uomo deve essere alto) bello, lievemente palestrato, ma non troppo che a me quelli con i muscoli mi fanno schifo, morocchineri e/o biondocchiazzurrioverdi, automunito di bel macchinone, colto, laureato, masterizzato, possibilmente giovane imprenditore ma va bene anche manager di multinazionale. Purchè si possa creare una coppia che sia una signora coppia. Di quelle da invidiare.

PERCHE' IO NON MI ACCONTENTO. PERCHE' IO VALGO (cit.)

Il bello è che queste donne qui sono le stesse persone che ti guardano insieme a Lui e dicono: "Però, come siete carini, voi due."
Ma viaggiano su un parametro che è una spanna piu' sopra del tuo. Puntano in alto, e magari fanno bene, chi lo sa.

Ecco, vedete, io mi sento un pò presa per il culo. Perchè non sono stupida. E non sono neanche ipocrita.
E spesso mi sono sentita inferiore. Inferiore e invidiosa a quelle coppie che sono belle a guardarsi e possiedono piu' di noi, e questo è stato segno di grande immaturita' da parte mia. Ma oggi no, oggi non piu'. Oggi sono grata di essere totalmente fuori queste regole del gioco.
 
Oggi sento soprattutto di non amare questo tipo giudizio da parte della gente. Quante volte questo tipo di mentalità passa sopra all'amore? Io credo molto di piu' di quello che noi stesse riusciremmo mai ad ammettere. Il sentimento non è piu' alla base della costruzione della coppia. Cerchiamo delle affinità materiali che ci diano il gusto di fare bella figura agli occhi del mondo. Esattamente come curiamo il nostro aspetto esteriore, e vogliamo migliorarlo, per essere belli agli occhi del mondo.

Non trovate che sia triste? Perchè io sì.Non mi piace questa continua critica su tutte le coppie che si incontrano nel quotidiano. E lasciateci stare. Lasciateci essere persone fuori dal solito schema, della coppia di successo. Siamo sfigati, embè? Che male c'è.

Nota dell'autrice: Guardate che cosa si sono inventati in Gran Bretagna, alla faccia della coppia perfetta. E loro due, evviva!,  si sono sposati.


Anche se a me dividere il mondo in belli e brutti, sfigati e di successo, mette molta, molta malinconia.

25 ottobre 2011

LOGORREA




Elasciamigridaaaaareelasciamisfogaaaareeeeeee.

IO ODIO I LOGORROICI.

IL MIO NON E' UN SEMPLICE FASTIDIO, NO, E' PROPRIO ODIO PROFONDO.

Vedete come la parola Logorrea sia così simile alla parola DIARREA? No, non è un caso. E' una questione cacofonica. Penso di non avere altro da aggiungere. Anzi sì.
Di seguito le principali e peggiori categorie di logorroici che farebbero bene a starmi alla larga e che invece, guardacaso, mi ritrovo sempre tra i piedi.

1) LA COMMESSA LOGORROICA: ecco, premetto che ho sempre avuto un rapporto difficile con le commesse. Perchè io frequento da anni negozi che vendono (anche) taglie conformate, e mi ritrovo a dover chiedere una taglia di pantaloni o di gonne che oscilla tra la 48 e la 50. Questo non è semplice già di suo. Se poi ci che aggiungi la commessa, dopo averti squadrata da capo a piedi, inizia il monologo in tre tempi di cui riporto uno stralcio, ecco che il roditore intestinale è assicurato:

" Ma no, ma cosa mi dici, ma per te va benissimo una quarantasei, e che sei tu che ti vedi grassa, ma vedi che io ho una cugina che aveva il tuo stesso problema, il fianco largo, e si infagottava dentro questi pantaloni di tre taglie piu' grandi della sua, e, uuuuhhh, come stava male, uuuuhhh sembrava una vecchia ottantenne, invece tu, ascoltami, prova questi qui, sono strepitosi e vestono che è una meraviglia, anche perchè HO FINITO la taglia cinquanta, e la quarantotto l'ho venduta a quella ragazza là, e no, non ti spingo in camerino, che dici, tu provali, vedrai come starai bene, e su, che ti costa, e vedi che con questi fai un figurone pure se devi, che ne so, andare ad una cena di gala (???) o ad un matrimonio di sera, perchè hanno un tessuto che va tantissimo e slancia -strizza -sfina, ma sono anche ampi sotto e quindi nascondo tutto, ecco, brava, intanto ti cerco anche una blusa da metterci sopra, una che ti valorizza il decolte', e, cosa dici? Volevi solo un paio di pantaloni, eeeehhhh, ma dai, ma prova anche un vestitino, ne abbiamo una miriade stile anni sessanta anche con le taglie conformate, e su e che mai sarà, e poi prendo questa questa e quest'altra, sì, questa va bene, questa no che fa troppo signora strappona, e questa neppure,e, sì, cosa c'è? NON TI SALGONO NEMMENO? Ah, ok."

La cosa ridicola e che mi ha intortata talmente di chiacchiere che alla fine il vestitino l'ho provato e l'ho pure portato a casa. Spesa totalmente inutile. E che vuoi fare.

2)LA COINQUILINA LOGORROICA : Ho vissuto per dieci anni in coinquilinaggio. Ho dei ricordi meravigliosi, ma lasciatemelo dire, quando tra le tante compagne di viaggio che sono passate da quella casa, mi capitò la pedante e logorroica sorella di un'amica, MATRICOLA, che si era trasferita da noi per iniziare l'università, giuro che la mia pazienza ha vacillato. Ho pensato seriamente di lasciare Roma, l'università, il fidanzato, e tutto il cucuzzaro. E' stata con noi un anno, ricordo solo una serie di parole buttate a vanvera giusto per dare fiato alla bocca. Sempre di sera, sempre dopo che IO avevo passato le dodici ore precedenti sul libro di diritto Tributario o qualche altra amena materia che, con il senno di poi, ho voglia solo di dimenticare:

"Conosci una brava estetista? No? Perchè io ho bisogno di farmi la ceretta, prima di vedermi con il tipo che ho conosciuto l'altra sera all'ACAB, e poi volevo farmi un tatuaggio a forma di stellina di quelli trasparenti che si vedono solo con le luci da discoteca, quelli catarifrangenti sai, ma il dentista mi ha detto che devo mettere l'apparecchio e credo mi suiciderò, ma sai che ho un attacco di panico proprio adesso, ecco, mi è appena passato, e poi lo sai che l'altra sera ho fatto il test di gravidanza perchè pensavo di essere incinta e invece no, però io lo sapevo che non lo ero perchè sai, avevo delle perdite strane che puzzavano e quando puzzano uno non è incinta se invece non hai perdite allora sì che lo sei, sì che lo sei. Comunque domani mi farò certamente bionda.

Giuro, è tutto vero. Non potrò mai, MAI dimenticare.

3) L'INTELLETTUALE LOGORROICO: faccio un mea culpa. Ho frequentato e sono stata a letto con un uomo appartenente a questa categoria. Ok, con piu' di un uomo appartenente a questa categoria. In una fase della mia vita, ero completamente succube e affascinata da questa tipologia di uomo, che sapeva parlare per ore del suo libro preferito, o di quel posto esotico visitato a soli diciotto anni in groppa ad un cammello. Credevo che dalla sua bocca sarebbe potuto uscire qualsiasi sproloquio sui massimi sistemi, e che la pensantezza si sarebbe dissolta di fronte al mio sentimento amoroso e di ammirazione incondizionata. Poi, un bel giorno.

"Sai, devo farti leggere l'ultimo pezzo che ho scritto per quel concorso in Kazakistan, partirò tra tre giorni, anzi, sai che ti dico, te lo leggo ora, parla della chiusura mentale verso lo straniero, verso il diverso, perchè sai, siamo tutti diversi e la diversità è un bene, e, anche se in questo periodo della mia vita ho deciso di non votare, in quanto non mi sento rappresentato da nessun uomo politico odierno di riferimento, penso che se arrivasse una figura staccata dalla massa, che ne so, una giovane donna precaria, o un omosessuale, uno di noi, capisci, uno che ascolta Guccini e i CCCP, beh, allora forse tornerei al voto e si aprirebbe uno spiraglio di luce. Mi andrebbe anche solo bene una figura laica, uno di quei politici che se ne frega altamente della Costituzione Ecclesiastica, sai, come diceva Aldo Nove, non riesco a concepire una religione che per farsi strada ha completamente rovinato la vita ad una donna, io sono per l'edonismo del corpo, io sono per l'uguaglianza degli spiriti, e, in ogni caso sono per la poligamia. Ah, sei d'accordo con me? Stai uscendo anche tu con qualcun altro? (Il Santuomo, per capirci). Mi fa piacere, spero sia una persona in gamba, come si chiama? Ah, e di dove è? AHHH!! UOMO DEL SUD, sarà di sicuro uno con una chiusura mentale stratosferica"

Vi abbiamo presentato: logorroico uomo di sinistra che spara minchiate a raffica. Quell'uomo del sud è il Santuomo, che ora è anche mio marito, ed è l'uomo piu' aperto, intelligente, meraviglioso, che conosca. E non è affatto logorroico. Ovviamente.

4) IL VICINO DI POSTO LOGORROICO: questa, lo ammetto è la categoria peggiore. Stiamo parlando del vicino/vicina di posto durante il viaggio di rientro in pullman Roma-Abruzzo, tratta che mi capita spesso di frequentare, per evidenti motivi.
Giuro che odio piu' questa tipologia, di quelli che sudano e puzzano di salame ammuffito. Beh, no dai, ma se la giocano sul filo del rasoio. Ora vi spiego perchè. Quando mi capita di viaggiare in questa modalità, è quasi sempre dopo una lunghissima ed estenuante giornata lavorativa, di solito è venerdì sera, e io ho i criceti muntanti che girano la ruota nel mio cervello.
E' normale che mi metta a sedere sul pullman sperando di dormire o quanto meno di socchiudere gli occhi, o sentire un pò di buona musica nelle orecchie, o leggere giornali di dubbio gusto (Io amo i giornali di Gossip, e non me ne vergogno, che devo fà, mi rilassano).

E invece, il soggetto in questione, di solito, bisogna ammetterlo, quasi sempre di sesso femminile, ATTACCA BOTTONE. E dove vuoi fuggire.

" Vai in Abruzzo? Di dove sei? Ahhhhh, ma che bel paese, lo conosco, ci sono stata circa , uhh, non ricordo, ma comunque una vita fa, ma per caso conosci Tizio, sai, Tizio, no, non è del tuo paese, è di (indica località a 40 chilometri dal mio paese, che non ci azzecca un cazzo) , ma sì che lo conosci, una volta mi ha detto che pure lui ha visitato il tuo paese, e che è un bellissimo paese, in montagna, ma con affaccio sul mare, ma come è che non lo conosci, ah, vivi a Roma da quindici anni, ah, e come mai, ah, ci sei venuta per studiare, anche io sono venuta a Roma per studiare, poi sono stata quattro mesi a Londra, sai per perfezionare l'inglese, e poi, un bel dì, mi sono rotta le palle della grande metropoli, e allora ho deciso di ritrasferirmi in Abruzzo, sai dove, eeeeeh, lo conosci, eeeeh, solo che, signora mia, non ci sta il lavoro, e tu mi puoi capire, e sì, è davvero dura, e sì, è un mondo difficile, e io, a tutti questi qui, questi bei governati, gli metterei una bomba sotto il sedere, lo sai perchè? E come no, perchè pensano solo ai fatti loro, e guadagnano venti volte quello che prendo io in due mesi, e allora, l'unica soluzione è una bomba, e tu che ne pensi, tu che ora vivi nella Capitale? "

Ok, il comizio politico rivoluzionario e qualunquista anche no.

Ecco, ho finito. Sono stata logorroica, anzi Blogorroica, ma devo dirvi anche questo: c'è una categoria che proprio non mi sfastidia, che anzi, adoro, di cui spesso e volentieri continuo a fare parte anche io.
La categoria è "Quelli che scrivono post chilometrici sul loro blog". Leggere è meraviglioso.

In ogni caso, se dà noia, si può sempre premere la crocetta in alto a destra, e passa la paura.

17 ottobre 2011

IL QUATTROCENTESIMO POST (SUL MONDO BLOG)




Gulp, ma è proprio vero? Sono a quota quattrocento.

Mi domando: ma cosa avrò mai raccontato nei trecentonovantanove post precedenti? Migliaia di frasi fatte, scritte male (dai, qualcuna, forse, scritta alquanto bene), molte delle quali legate alla questione peso e alla mia incapacità di dimagrire, da buona mancata scrittrice monotematica quale sono.
La "Gatta al Lardo" nasceva quattro anni fa per dare sfogo a questa frustrazione. E poi è diventato altro.

Non diciamoci bugie, sono cresciuta tanto attraverso i miei quattrocento post. Quando ho iniziato a scrivere, nell'ormai lontano 2008, ero ancora una quasi ventottenne studentella nell'anima, che iniziava a muovere i primi, entusiastici passi nel mondo del lavoro, aveva cominciato una convivenza con quello che poi sarebbe diventato suo marito e non riusciva a viaggiare per colpa della paura di volare.
E soprattutto, non aveva ancora conosciuto tante delle persone meravigliose che invece si sono fatte strada attraverso i loro timidi commenti e le hanno permesso di entrare nelle loro vite virtuali.
Alcune di queste anime virtuali sono entrate nella vita vera, l'hanno arricchita di novità, l'hanno resa meno monotona, e soprattutto, hanno sostenuto e indicato la strada dove c'era solo vuoto e mancanza di stimoli.

Sono una persona migliore, grazie a voi. La mia vita è piu' ricca, grazie al blog. Alla faccia di chi mi ha sempre rimproverato di aver perso il mio tempo, perchè tanto, chi ti legge, suvvia, il tuo è un blog insulso fra miriadi di blog, e soprattutto, il blog l'hai aperto perchè tutti hanno un blog, perchè fa figo averlo.
 Niente di piu' lontano dalla MIA versione.

Mi domando quante volte sia stata sul punto di chiudere questo posto, durante questi quattro anni, quante volte mi sia convinta che dall'altra parte ci fosse tanta gente maliziosa e cattiva pronta ad aprire questa pagina solo per farsi i cavoli miei. Sono sicura che qualcuno c'è, qualcuno di morboso che mi conosce e mi vuole male, qualche invidioso che aspetta solo che butti giu' l'ennesimo sfogo, o la solita disgrazia. Sì, lo so che ci siete, non sono così ingenua.

Ma c'è così tanto buono, nella rete, che alla fine mi sono convinta a continuare, perchè quel buono, io, non voglio perderlo.
Così continuo a scrivere di me, per quella che sono, e con molti filtri in meno rispetto al passato.

Il blog non è un diario, il blog è una parte del sè, e per quanto mi riguarda va in scena di fronte a perfetti estranei. Che non considero piu' tali. L'altra parte la tengo ancora un pò per me, e si chiama vita reale. Ma non è detto che prima o poi non scopra le carte.

Mi piacerebbe conoscere la storia dei vostri blog, cosa vi stanno dando, cosa vi hanno tolto, e come hanno arricchito la vostra vita. Su, fatevi avanti. Onore al mondo blog.

9 ottobre 2011

LA STORIA DEGLI APERITIVI (POST PER M. E M.)



No, fatemi capire, questo nuovo fenomeno sociale. Fenomeno sviluppatosi soprattutto nella Capitale e dintorni. Vedi Ostia Beach.
L'equazione è: se sei invitato ad un aperitivo sei figo, se il venerdì sera lo passi a casa davanti alla tv, sei una persona triste.

E durante la settimana: se sei seduto in un locale con bella gente e ti ubriachi sei figo, se rimani a casa, in pigiama e ciabatte, dopo una giornata di lavoro della durata di dodici ore ininterrotte, non sei figo. O peggio, se decidi di uscira MA, scegli il semplice bar di un amico, o il centro sociale dei tuoi primi anni universitari a cui sei affezionato, per degustare un vino di buona qualità in un posto niente di che, con amici cari vestiti male e con le occhiaie nere che arrivano oltre il collo, sei davvero il peggio del peggio, anzi sei COMPLETAMENTE OUT.

Amo la moda, detesto vedere in uno stesso tavolo tre spritz, tre borse Luis Vuitton, tre taglie quaranta, e tre capelli cotonati in uguale maniera, che parlottano e si chiedono quanto possa essere benestante il tipo figo seduto al tavolo affianco.
Odio profondo.


Ok, sono una intollerante al contrario, sono snob, ma sapete che vi dico? Chissenefrega.

Ci sono gioie pulite e intense, che di solito fanno capolino attraverso dolori inimmaginabili, che sono le uniche che meritano di essere ricordate veramente. Il resto è fuffa (come mi piace questa frase, penso che la utilizzerò come nuovo tag).

Ecco per me cosa vuol dire trascorrere un sabato sera degno di essere ricordato:
Pomeriggio in un ridente cittadina di mare Abruzzese, io con la mia "Panda di ultima generazione" passo a prendere una delle mie migliori amiche, di quelle che conosci da prima di essere nata, di quelle che ci sei cresciuta insieme e i suoi figli sono come figli tuoi.
Il suo viso è stanco e bellissimo, portiamo entrambe jeans taglia 50, fumiamo una sigaretta appena arrivate a destinazione, parlando dei massimi sistemi e del fatto che, porca puttana, sono anni che non riusciamo a dimagrire. "Hai visto come si è fatto grande A? , lo sai che ti ama, vero?" mi fa lei, parlando del suo ometto. "Certo che l'ho visto, e lo amo intensamente anche io, e mi maledico per tutte le volte che ho deciso di vivere a Roma, visto che non riesco a vederlo quanto vorrei, è un bambino stupendo."

Saliamo su, è ora di andare. Abbiamo sete e siamo affamate. Prendiamo un semplice tè e un tramezzino della macchinetta. Siamo in ospedale. Guardiamo fuori dalla finestra. Brindiamo a noi. Al suo coraggio per il momento che sta vivendo, e al fatto che io sono riuscita a liberarmi per un breve periodo dai miei impegni di lavoro, e sono accanto a lei. Sua madre sta molto male, sta morendo, in un piccolo letto di ospedale. Ovviamente si tratta di cancro. Ovviamente lei ha il cuore spezzato perchè non è pronta. E ha bisogno di me- Io ci sono, ovviamente, e quando non sono con lei fisicamente, ci sono con la testa, con il cuore e con tutta me stessa. Oggi è un giorno triste, inutile, vuoto. Ma lei mi ha scritto: " Grazie per questo Aperitivo Speciale, grazie per avermi regalato un pomeggio di normalità.".

4 ottobre 2011

NON LO SAPEVO

Che avrebbe fatto così male. Ciao, amica mia.

SI VINCE,SI PERDE


IN VITA MIA, IO, NON HO MAI VINTO NULLA.

Mai superato un concorso pubblico, mai fatto un ambo a tombola, mai arrivata prima ad una gara d'atletica, mai vinto nemmeno un euro al gratta e vinci. Nadadenada.
Da bambina giocavo spesso la schedina con il mio adorato Nonno, una volta cresciuta, la schedina ha smesso di andare di moda, il Nonno si è ammalato, e poi..beh, sono rimasta sola, e allora ho pensato di buttarmi su sporadiche giocate al Lotto e al Superenalotto, senza cavare un ragno dal buco.

Ho partecipato a concorsi di scrittura, poesia, pittura, fotografia, cucina, mi hanno tutti segato alla prima botta. E sì che sono consapevole di essere mediocre in tutti e cinque gli ambiti, ma insomma, uno se partecipa, un pò ci spera sempre. Non sono tra coloro che credono alla famosa frase del cazzo " L'importante non è vincere , l'importante è partecipare" . Anche no, alle volte vincere è bello. E che diamine.


Semplicemente, nella vita suppongo ci sono persone destinate a non ricevere premi, vincite, riconoscimenti, coccarde, trofei, Oscar (vabbè, non ci allarghiamo)..e non credo si tratti di mediocrità. Non capita, e basta.

Ecco, riflettevo su questo. Siamo sicuri che non succeda proprio mai? E' necessaria l'approvazione altrui sancita da un premio, per sentire il fascinoso gusto della vittoria? Io credo di no. Il processo mentale del sentirsi vincitori o sconfitti è qualcosa di profondamente intimo,  non occorre che la gente intorno a noi debba saperlo per forza. In cuore sappiamo benissimo quando ci sentiamo vincitori e quando invece sentiamo di essere gli ultimi arrivati. Non occorre arrivare primi in classifica per ricordarcelo.
Quando ho sentito di aver raggiunto un traguardo nella vita? Raramente, ma è capitato, e mi sono sentita benissimo. Senza sbandierare, senza dover dimostrare niente a nessuno. Una dieta riuscita, un colloquio superato, un matrimonio che sembrava impossibile, e invece celebrato e goduto fino all'ultimo minuto.

Tante, troppe volte, mi sono sentita invece l'ultimissima ruota del carro, una perdente, soprattutto quando si è trattata di una sconfitta contro me stessa. I chili rovinosamente riaccumulati, la sensazione di girare in tondo senza andare da nessuna parte, tutte le occasioni in cui potevo essere felice e invece la depressione è penetrata nelle membra, lasciandomi attonita.


Quando si vince, quando si perde?
Ogni volta che ho colto la bellezza delle persone che ho incotrato, io ho vinto.
Ogni volta che ho lasciato entrare la paura, ma soprattutto l'invidia, io ho perso.

E voi, cosa mi dite?