23 dicembre 2011

E' IL NATALE CHE ODIA ME

Ok Ok, la faccio corta, meglio sputare fuori il rospo subito.

Io non amo le feste. Io non amo il Natale. Lo trovo FASTIDIOSO. Lo trovo FATICOSO. Mi DESTABILIZZA. Mi sento un pesce fuor d'acqua. E proprio io, sono circondata da ENTUSIASTI. Persone che amano le gioie del Natale, e amano condividerle con il prossimo. Amano coinvolgere proprio te, che vorresti solo rintanarti in casa dal ventitre' dicembre (ma dai,  facciamo dall' otto, per andare sul sicuro) e farti rivedere quando si mettono a posto alberi e presepi. Proprio te, che vorresti partire per una meta esotica tornare indietro solo il sette di gennaio (ma facciamo anche il sette di febbraio, così rientro meglio abbronzata).


E però non si può. E allora provi a fartela piacere, questa festa della famiglia che si è trasformata in un corri corri e fuggi fuggi alla ricerca del regalo perfetto.

Quest'anno per la prima volta, ho deciso di fare l'albero. Finto, ma bello, con le palline piu' lucciccanti e dorate che potessi trovare al mercato di piazza Navona.  Ecco, solo che avevo dimenticato di avere anche una coiquilina di nome Penelope. Appartenente alla specie GATTO. E si sa che ai gatti piace GIOCARE con le palline dell'albero. Quelle di sotto sono state fatte fuori nel giro di due ore.
E poi lo scorso week end è venuta a trovarmi la mia amica carissima, con prole al seguito. Due bambini superbi che amo piu' della mia vita. La nana di un anno e mezzo, la gioia dei miei occhi, è nella fase in cui ama prendere in mano qualunque cosa trovi ad altezza naso. E ovviamente scaraventarlo a terra o contro il muro con tutta la forza bruta che si ritrova data la giovane età.

Tutte le palline ad altezza nana sono finite miseramente in mille pezzi. Sti cazzi. A me non importa nulla dell'albero e delle altre amenità natalizie,  ma ora appena entri dalla porta di casa mia la visione è un albero di Natale completamente spennacchiato. Senza luci, senza palle di sotto (e non è un caso) e senza vita. Na tristezza. Sono io può.

E poi, ma dico io, si può fare Natale senza marito? Io può, anche in questo caso. Per ragioni imprescindibili ci siamo divisi, lui è partito ancora dormendo questa mattina, e ci siamo dati sulla porta il bacio piu' lungo della storia, n'altra tristezza infinita, e io sono qui ancora per un giorno. E si lavora sodo, per giunta.

Inoltre domattina partirò sola e infagottata peggio dell'uomo delle nevi. Ovviamente sarà il 24 e ovviamente sarò carica di regali, pacchi e pacchettini da distribuire a tutta la famiglia, oltre al mega valigione dei miei coglioni. Ripeto: na tristezza.

Non sono io che odio il Natale , è il Natale che odia me.

Ma tanti auguri di cuore, eh!


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Comunicazione di servizio dell'autrice: è nata l'associazione AnnaStaccatoLisa, ed è questo il regalo di Natale migliore che potessi ricevere.

19 dicembre 2011

CONTI IN TASCA



Ispirata da questo post della mia Amica Cagliaritana Coniglia, ho iniziato a riflettere su quanto la gente non sappia farsi gli affari propri. Anche io mi metto nel mucchio, si badi bene.

Non sono esente da questo meccanismo del FARE I CONTI IN TASCA alle persone. Perchè? Perchè fondamentamente mi rode il culo, quasi sempre , per le cose che non riesco a fare, per gli oggetti che non riesco a comprare, per i vestiti e le scarpe che vorrei indossare ma che non posso permettermi. E' un sentimento stupidissimo, ma essendo cresciuta in un un ambiente in cui il consumismo la fa da padrona, e soprattutto in cui piu' cose possiedi piu' sei figo, è normale pensarla così.

Alle volte invece ci riesco a fare qualcosa, e allora capita che la gente rompa le palle come se tu che hai pianto miseria fino al giorno prima, dovessi giustificare le tue spese. Ma la questione è molto semplice. Non è detto che se uno viaggia, o se si è sposato, navighi nell'oro. Ne' che sia alla pezze. Semplicemente può capitare che per fare una cosa si rinunci a farne altre. Molte altre.
Tipo non comprarsi un cappotto nuovo da oltre 5 anni. Tipo andare in giro con i buchi nelle maglie. E imparare l'arte del cucito. Tipo che le firme non so neppure cosa siano, da sempre, e onestamente, sto bene anche così. Apprezzare una borsa Chanel perchè è meravigliosa è un discorso di amore per la moda. Comprarla quando non si hanno soldi sufficienti e fare i debiti piuttosto è una cazzata bella e buona.
Ma non mi manca niente, ho vestiti a sufficienza per creare degli outfit (come dicono le fescionbloggher) carini e presentabili per l'ufficio. Ho comprato tre paia di scarpe non in saldo per questo inverno, perchè ne avevo bisogno, e ora le abbino con tutto in vari modi e sembra che ne abbia dieci paia. No , sono sempre quelle tre, di buona marca. Non vado in palestra, perchè non ho soldi a sufficienza e non sono sicura di riuscire ad incastrarla nella melma delle mie ore di lavoro. Non ho una casa arredata, non ho fatto una lista nozze, ho in affitto anche le pentole per cucinare. E pare che cuciniamo pure bene, con quello schifo di cucina che ci ritroviamo. Tie'. Dico di no ad aperitivi e brunch di tutti i tipi vado a cena fuori una volta al mese. Ma non sono una rejetta, cerco di spendere soldi (i pochi che mi rimangono, tolti affitto bollette cazzi e mazzi) per fare quello che mi piace. Compro libri e vado al cinema piu' spesso che posso. Il resto è fuffa. Faccio un viaggio ogni quattro cinque mesi cercando le tariffe migliori, e questo è quanto.

E poi ci sono i problemi, quelli che non racconti, quelli economici che sono complicati e delicati, e privati, e meritano riservatezza. Ma la gente non lo sa. Giustamente pensa a farti i conti in tasca, visto che ti sei sposata, visto che hai fatto un matrimonio classico e hai speso (leggi: fatto spendere ai genitori) parecchi soldi. Visto che la tua vita sembra meravigliosamente semplice. Allora stai a posto così.

Non lo è ,semplice , ma non è meno complicata di tante altre. Perciò io non mi lamento, se non ho una casa di proprietà a Roma ma starò in affitto probabilmente a vita. Però ecco, mi dà un pò fastidio che mi si chieda di continuo:  ma allora quando ti sistemi con la casa, ma allora quando lo fai un figlio? Ma allora che stai a pagà soldi a buffo e affitti a vita, ma allora che cazzo ci stai a fare a Roma e bla bla bla bla bla...Ecco, mi dà sui nervi. Perchè io so quello che posso fare e quello che NON MI SENTO ASSOLUTAMENTE in grado di sostenere. Non siamo ricchi, ho sposato un uomo senza alcuna dote o famiglia alle spalle che lo sostenga, e rifarei tutto, anche se so che sarebbe piu' semplice stare con un uomo che non dà di questi problemi. Ma lui è lui, e l'amore va oltre, davvero. Non ci credevo neanche io e invece giuro che è così. Però ci sono cose che non si possono fare, non per questo io mi sento una persona sfortunata. Sono fortunatissima, e lo dirò finchè le nostre condizioni non peggioreranno. E merito di essere lasciata in pace. E merito di coltivare i miei sogni. Merito di ringraziare e di piangere per altri e meno futili motivi.

Tutto questo per dire che? Ecco, per ribadire che la cosa che proprio mi fa incazzare piu' di chi ti fa i conti in tasca e chi non li sa fare su se' stesso. Non lamentiamoci così tanto se non riusciamo a stare dietro al tenore di vita di, che ne so, di una Ferragni o di una qualunque Nicole Minetti. Questa è gente semplicemente piu' fortunata. Ma è oggettivo che non ci manchi proprio nulla. E' oggettivo che sono le vecchie generazioni a sostenere le nuove. Alle volte invece sono le nuove a sostenere le vecchie. Dobbiamo essere fieri di noi. Abbiamo fatto tanto, siamo andati all'università, abbiamo vissuto e viviamo il precariato ed è altrettanto oggettivo che ad alcune meravigliose donne e uomini della mia generazione hanno tolto i sogni. Ma si combatte comunque, si deve farlo, perchè siamo in grado di farlo. E sta parlando una che lavora una media di dodici ore al giorno ed è assolutamente sottostimata rispetto alle proprie potenzialità, che ha fatto molti passi indietro rispetto alle prospettive degli inizi. Ma che ringrazia per la salute fisica (sorella e altre persone meravigliose insegnano) e per l'intelligenza.
Il resto è fuffa , anzi no, è fuffissima.
Voi che ne dite?

9 dicembre 2011

COSE CHE FANNO MALE SE QUALCUNO TE LE DICE

IN QUESTI GIORNI HO:

Pianto tutte le lacrime accumulate nei mesi scorsi causa stress lavorativo unito a una serie di cattive notizie e lutti uno infilato dietro l'altro che manco la persona piu' ottimista della terra riuscirebbe a leggere in chiave positiva, figuriamoci io che sono la reincarnazione del pessimismo cosmico con due gambe e due braccia che se ne vanno a briglia sciolta verso il loro solo e unico guru: Giacomo Leopardi. Scherzi a parte, è stata dura, difficile, ingoiamo il rospo, e andiamo avanti.
Superato quasi una influenza intestinale con i controcazzi con strascichi inimmaginabili tipo colica epatica sudorifera che mi ha fatto passare la voglia di essere nata e mi ha fatto perdere tre chili in tre giorni, che Dio ci assista nel non riprenderli mai piu'.
Causa malattia improvvisa e debilitante, perso il viaggio a Dublino, il mio bellissimo regalo di compleanno ad un marito quarantenne che non si meritava invece di passare le sue notti e i suoi giorni ad assistere alle mie svomitazzate e lamentele varie. A lui sembra non fregare un cazzo, anzi mi ha pure detto con una punta di orgoglio: che bello che non partiamo, a parte i soldi che abbiamo perso, vuoi mettere passare l'Immacolata con Micia? Beh, non ha tutti i torni, non ha. In ogni caso dovevo bere pinte di Guinnes, di questi tempi, e già visitato la casa di Bono Vox, MIO MARITO Bono vox. Invece vado di Biochetasi. Burp.

Non fatto il mio piccolo e bellissimo alberello, e non messo il presepe, non decorato la casa come al solito, non fatto i biscotti di Natale, la torta di mele alla cannella, insomma, a casa mia sembra quasi ferragosto. Una tristezza infinita. APRO PARENTESI QUADRA [Comunque io il Natale passato così lo odio. Con tutte queste pubblicita di straminchia consumistiche e ipocrite che vengono passate a raffica a soli tre giorni dalla manovra finanziaria in cui ci hanno restituito e tolto i sogni contemporaneamente, io un pò preoccupatuccia lo sono pure, invece sti stronzi devono vendere vendere vendere, ma vendere de che? Qua ci sono debiti passati, e debiti futuri in arrivo, e a me non me ne fraga un cazzo di avere l'albero piu' figo della terra, o l AIFON 4S o l'IPAD o quella straminchia di gioco meraviglioso della X -Box, che riconosce la voce del giocatore. Nè la tv al plasma piu' grande dell'universo. Noooo, chissefrega. GRRR, FRRR] CHIUSA PARENTESI QUADRA.

Visto nel delirio della malattia epatica, la replica dell'ultima puntata del mio programma preferito di quest'anno, che ha preso il posto nel mio cuore, dell'altro mio programma preferito - X FACTOR- che invece mi hanno rinchiuso in un canale a pagamento. Sto parlando di MASTERCHEF , e ovviamente, ma mica tanto, ha vinto chi doveva vincere. Tie'. Sappiate che ho proprio stima di quest'uomo qui, ha intitolato un suo piatto Gay Pride, e solo per questo varrebbe la pena di conoscerlo e di farsi cucinare da lui.


Letto, letto, letto un casino. Figuriamoci, io leggo quando sono sana , approfittando di tutti i tempi morti della mia vita, tipo mentre bolle l'acqua per la pasta, in pausa pranzo sulla panchina piu' assolata della Garbatella, dal parrucchiere sostituendo le mie amate riviste di gossip, sulla tazza del cesso nei momenti di intimità. Insomma, la solita pazza. e volevate che questa pazza non si leggesse un libro per ogni giorno di convalescenza? Figuratevi. Ne ho letti tre. In tre giorni Per ogni chilo perso, un libro letto, Altissimi livelli di follia.

In ogni caso l'apoteosi della mia settimana è stata questa: lunedì scorso, prima di sentirmi male, ero al lavoro arrabattandomi trale mille cose da fare, come al solido in modalità "ho otto mani e tre cervelli, posso provvedere a tutto io". Devo avviare una riunione importante in videoconference, e voi sapete quanto io detesti  essere ripresa da una telecamera e finire sopra uno schermo piatto di sessantotto pollici che allarga anche la piu' fusciella delle femmine. Il collegamento riesce perfettamente, io mi giro per andare via, e dall'altro lato, i partecipanti PENSANDO DI NON ESSERE COLLEGATI IN AUDIO, si lasciano scappare, ovviamente a tutto volume: "SI VABBE', QUA NON SI VEDE NULLA, SOLO IL GRAN CULO DI QUELLA CHIATTONA DALL'ALTRA PARTE!" Ora, io vorrei descrivere le facce delle persone che erano con me, presenti in quella stanza. Ma non lo farò. Non lo farò. Però medito vendetta. OH OH OH, se medito.