16 febbraio 2012

PER MARCO, PER ME

"Secondo voi una famiglia come la nostra come vivrebbe in Italia?"


Questa è la domanda pubblicata dal mio "TheQueenfather" su Twitter, ieri pomeriggio, che ha scatenato riflessioni sulla mentalità dell 'italiano medio, e sul pensiero dell' essere umano contemporaneo in generale.
E ovviamente sulle scelte di vita, e per vita intendo specificamente la mia.
Il post ce l'avevo scritto in testa già da ieri sera, ma avevo amici a cena, per cui lo trascrivo ora cercando di ricordare pressapoco quello che avrei dovuto immediatamente mettere nero su bianco. Non so se riuscirò. Ci provo.

Marco, TheQueenFather, vive a Londra, è sposato con il suo compagno e ha un figlio di un paio d'anni, che dire che è una meraviglia è dire poco. Vabbè, si sa che io quando vedo un bambino, non capisco piu' niente. Marco vive nella mia città preferita, in uno dei miei quartieri preferiti, e da quel poco che ho capito, lì, ci vive piuttosto bene. Attraversa le difficoltà e le problematiche di un qualsiasi genitore, la perdita degli spazi e del tempo per se', la lontananza del marito per motivi di lavoro, l'amore e l'apprensione incondizionata per il figlio, la lontananza dalla famiglia di origine che vive ovviamente in Italia.
Insomma, tutto nella norma.

Quando ho conosciuto virtualmente Marco, ho trovato la sua storia molto bella e coraggiosa, ma sono stata attratta da altro, rispetto al suo essere omosessuale- sposato-con figlio. Volevo conoscerlo meglio perchè viveva in una realtà da cui sono attratta come le api al miele, è dolce, e si sa che io adoro gli uomini dolci, e ha semplicemente avuto il coraggio di diventare genitore, cosa che, e fatico ad ammetterlo, io non ho ancora minimamente trovato. Lo stimo, e lo stimo molto. E ho il desiderio di conoscerlo di persona, penso che prima o poi succedera'.

Ecco, fatta questa premessa lui ieri chiedeva come la sua famiglia, con due papà e un piccolo bimbo, sarebbe stata vista in Italia. Sono stata piuttosto feroce nella risposta.
Perchè qui da noi , c'è una oggettiva e pesante chiusura verso gli omosessuali, che sfocia in due atteggiamenti diversi e contrapposti:

O pensi che debbano farsi curare, che sì, in ogni caso, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma insomma, dovrebbero avere la decenza di non chiedere parità di diritti, di desiderare il matrimonio o di essere genitori, e basta che non capiti nella mia famiglia, tutto sommato non fanno male a nessuno, ma stessero tra di loro e non venissero a rompere i cojoni a noi. OPPURE . Li adori, in maniera puerile e smisurata, come un fenomeno da osannare perchè hanno fatto scelte anticonformiste e sono davvero coraggiosi, davvero moderni, davvero simpatici, davvero intelligenti, davvero su un altro pianeta. Che meraviglia.

Ecco, in entrambi i casi , C'E' QUALCOSA CHE NON VA 

Il primo atteggiamento denota ignoranza, deficienza e pochezza mentale, non mi soffermerei piu' di tanto, il tema spinoso della discriminazione è ampio e articolato, e merita un post a parte.

Il secondo atteggiamento denota comunque molta immaturità e chiusura. E' falsa apertura. E' falso buonismo. Se posso permettermi, credo che le persone siano persone. Ognuno ha le sue peculiarità. L'orientamento sessuale non le rende speciali. Se lo sono, sono speciali per le loro qualità. Suppongo che allora che tutte le persone abbiano il diritto di essere imperfette, antipatiche, scontrose, noiose, semplicemente nella media.

Ho pensato che invece che non è quasi mai così, e quasi certamente, non solo nel mio odiato Paese.
Ho pensato che forse bisogna che loro dimostrino di essere qualcosa di piu'. E questa è la vera discriminazione, il vero male, il vero marcio dell'essere umano. E' come dire ad una donna formosa o ciccona, (le parole ci sono, usiamole), che deve essere sempre simpatica e solare, perchè è quello il suo punto di forza. Ma dove diavolo sta scritto? E' come dire che le donne davvero belle, le bonazze ( le parole ci sono , usiamole) sono tutte oche giulive, e assolutamente stupide.

E poi mi sono chiesta. E' così solo nei confronti degli omosessuali, o verso chiunque viva secondo le proprie reali aspirazioni e faccia delle scelte nella vita conseguenziali? La risposta che mi sono data non mi è piaciuta. La verità è che se agisci fuori dai soliti canoni sarai GIUDICATO. E sarai giudicato MALE. Sarai sempre quello che HA QUALCOSA CHE NON VA.

Esempio: quando dichiaro agli amici e conoscenti che non sono pronta ad essere genitore, che sì, ho quasi trentatre anni, sono sposata, sono etero, ho tutti i crismi per volere un figlio, ma HO PAURA di essere madre, vengo presa per una reietta. Tutti mi vedono così disponibile, solare e materna, in adorazione al cospetto di un qualunque esserino sotto il metro di altezza, che non se lo spiegano. 

E sono quelli che ti dicono "Sì, cara, le tue sono paure che abbiamo avuto tutte, ma non preoccuparti, quando lo fai, un figlio, viene tutto naturale, viene tutto spontaneo, " ma in realtà ti stanno dicendo: "Capisci che NON E' NORMALE non desiderare un figlio, NON E'NORMALE non volerlo fare perchè te la fai sotto dalla paura?Fatti curare".

Invece ecco, per me non è così, nessuno conosce fino in fondo la mia storia, nessuno sa il mio trascorso, come io non conosco completamente la storia e i trascorsi delle vite degli altri.
Per cui avrò il sacrosanto diritto di non pensarla come la maggior parte della gente, e di credere che invece non è tutto naturale, non è tutto spontaneo, non è tutto automatico, per lo meno, NON LO E' PER ME? No, a quanto pare non ce l'ho.

Stessa cosa, suppongo al contrario, per chi un figlio lo cerca da tanto, ma non arriva. Avranno LORO il sacrosanto diritto di cercare un' adozione, o un percorso alternativo come la inseminazione in vitro, o un aiuto medico, se questo è il loro grande desiderio? E successivamente, avranno queste future mamme e questi futuri papà la possibilità, una volta diventati genitori, di avere le loro paure, i loro dubbi, i loro esaurimenti, insieme alla gioia immensa di diventare, finalmente una famiglia? Ecco, suppongo di NO. Suppongo che dovranno essere perfetti, se no sono incoerenti e ALLORA, hai voluto la bicicletta?? E ora pedaaaalaaaa.

E credo che è questo che penserebbe la maggioranza della gente riguardo alla famiglia di Marco.
Penserebbe che hanno avuto coraggio, che sono andati controcorrente, e tante belle cose, ma che
ORA DEBBANO ESSERE DEI PERFETTI GENITORI. Per le famiglie etero non se lo chiedono quasi mai, per le  famiglie omosessuali, è tutto un puntare il dito.
Spesso ho letto di statistiche sulla normalità dei figli di omosessuali, ovvero sul fatto che i bambini cresciuti da coppie di omosessuali hanno le stesse problematiche, SE NON MINORI, rispetto ai figli di coppie etero. Ecco, ma è giusto che al mondo si debba dimostrare questo? Per me non è giusto, per me è un indagare bigotto e inutile. Tutti i genitori, in quanto persone, possono fallire. E il fallimento da questo punto di vista può essere il sintomo di una vera parificazione.

Oggi , il mondo ragiona così, piu' o meno. Ma io non ho intenzione di essere il mondo.
Io voglio avere una REALE apertura mentale, ed è questa la sfida difficile, perchè anche io spesso tendo ad essere egoisticamente ottusa. Nei confronti di tutti , nei confronti di nessuno.
Ci proverò. Non sarà affatto semplice. Soprattutto perchè il diverso fa molta piu' paura di quello che noi stessi, giovani e meno giovani tolleranti e aperti a tutte le possibilità, potremo mai ammettere.

Nota dell'autrice numero uno: Marco, vorrei sapere come la vivi tu, per me è molto importante. Mi sono presa la libertà di mettermi nei tuoi panni e nei panni di chi vi giudica, e mi sento un pò fuori posto, perchè credo che solo tu, come persona conosci il tuo vissuto e la tua storia. Il mio è solo un punto di vista su un tema che è molto grande e ci accomuna tutti, anche se per motivi diversi. Forse averlo capito è un modo di sentirmi meno sola. Grazie per come sei, sempre.


Nota dell'autrice numero due: E poi invece, ci sono quelli che ti capiscono, che si scoprono, gli incoerenti, quelli che hanno l'umiltà di porre delle domande scomode a se' stessi. Che è la cosa piu' difficile da fare.

Io sono fiera, e orgogliosa di dire che ne ho incontrati tanti, sono felice di sapere che l'ottusità è negli occhi chi non guarda veramente.

Nota dell'autrice numero tre: la mia vicina di stanza in questo preciso momento è corsa da me parlando di SanRemo: Guarda, Lucio Dalla farà pure delle bellissime canzoni, mi dispiace tanto per la sua esclusione, ma PROPRIO non lo tollero, è troppo FROSCIO.
Ecco, ditemi a questo punto, in cosa e chi posso riporre speranza. Ditemi. Amen.


13 commenti:

isabella ha detto...

io la capisco la tua paura di essere madre. ce l'avevo anch'io e mi son buttata lo stesso nell'avventura. ora sto uscendo dal tunnel con una brava psicoterapeuta, ma mia figlia ha 10 anni e io sto iniziando oggi ad essere una brava madre...

ti abbraccio.

pollywantsacracker ha detto...

Le realtà italiane sono diverse. C'è la provincia e la città, c'è il nord e il sud, ci sono le persone stesse, che sono diverse. ok, c'è ancora una certa "cultura" machista che fa sì che a volte sia difficile essere donne e anche essere uomini o donne omosessuali (e anche essere uomini eterosessuali, perché la cultura machista imposta spesso sta stretta anche a loro). Però non sono tutti come dici. E neanche la maggior parte delle persone che conosco. No. c'è gente che trova figo dire in giro che frequenta gay, ma se tu un omosessuale lo disprezzi tout court non lo frequenti solo per dirlo in giro. E credo che ci sia tanta gente che in Italia, lascerebbe vivere in pace una coppia omosessuale, senza curarsi di quello che fanno a letto i genitori. Certo, la legge è ancora indietro. certo, c'è ancora la chiesa. Certo, nei paesi la genti ti scruta. Scrutano anche me, lo sai. Mi scrutano perché pensano, chissà quanti tipi s'è sbattuta per fare tre figlie. Però basta aver coraggio. Perché la gente ha il peso che tu gli dai. Io credo che se Marco volesse venire a vivere in Italia potrebbe, anche se magari a Londra ti notano meno che a CucuzzolodellaMontagna. A Londra sono milioni.

cily75 ha detto...

Hai scritto un post bellissimo. E vero. Verissimo. Tutti giudicano, molti puntano il dito. Incastrati in schemi di comportamento, in dictat sociali e familiari, su cosa è normale e cosa no, cosa giusto e cosa sbagliato. Ma di tanto in tanto qualcuno di diverso lo incontri, di tanto in tanto qualcuno si libera e rinasce, con la mente aperta. E la vera sfida è liberare noi stessi da quelle chiusure che sembrano appiccicarsi addosso e penetrare nella pelle troppo spesso. Perchè quello che conta è il tuo modo di vivere e sentire, soprattutto un amore, per chiunque esso sia. Ma purtroppo questa verità così grande la vedono in pochi... Un abbraccio

sononera ha detto...

Isabella: io non voglio per ora farmi aiutare. Anche questa è una mia scelta, di cui forse pagherò le amare conseguenze..

Polly: penso che purtroppo quando si affronta un discorso come questo è doveroso generalizzare. Presi singolarmente, siamo tutti tranquillissimi e tolleranti. E' l'aria che si respira, che mi fa accapponare la pelle. Sul mio posto di lavoro, A ROMA, città cosmopolita e di antiche virtu', ci sono 700 persone. Nessuno, maschio o femmina che sia, ha mai esplicitamente dichiarato la propria omosessualità. Questa è una cosa che mi fa riflettere. E' vero, se qualcuno lo facesse, magari farebbe la stessa fortuna, sarebbe comunque apprezzato, vedi Vendola, che comunque i suoi insulti omofobi se li prende lo stesso, nonostante sia in generale molto amato. In generale però , non ci rischia.
Ecco, questo non va bene.
Certo che si può vivere in Italia. Marco potrebbe farlo benissimo, non credo sia andato a Londra perchè in fuga, semplicemente è andato a Londra perchè si è innamorato di un uomo inglese.
Ma perchè dobbiamo fregarcene? Perchè una meraviglia di donna come te deve farsi dire dietro molte falsità? Che tra l'altro pure se fosse, ma insomma che male ci sarebbe? Io lotto perchè le generazioni future vivano in una cultura europea, dove la laicità, la religione, l'omosessualità, e sì, anche il sovrappeso naturale, insommma la diversità in generale siano la normalità, non l'eccezione. No, sono stufa di dire vabbè basta, freghiamocene. Però ora però fai bene, a fregartene. è l'unica vera arma che abbiamo. Scusa, oggi mi sono svegliata logorroica.

Lucy van Pelt ha detto...

Il mio primo istinto mi avrebbe fatto commentare solo Applauso. Poi ho letto il commento di Polly e ho riflettuto. Credo che se nel tuo posto di lavoro non ci sono persone che stanno li' a sottolineare chi gli piace o meno, forse e' proprio perche' non e' fondamentale saperlo. Per seguire i tuoi esempi, non e' che se io ho difficolta' a restare incinta metto i cartelli, semplicemente non e' la prima informazione che vorrei passasse su di me. Ovviamente le due situazioni non si possono lontanamente paragonare. Vero e', come dici tu, che Roma ha ancora rigurgiti di intolleranza, e conosco tanti uomini che dicono "si bello sei gay ma stammi a un palmo", come se essere gay significhi essere ninfomane. Pero', e ora Marco mi odiera', in parte credo che nel ghetto italiano ci si mettano anche loro (sto usando un orrendo tu generico). Se, come dice Polly, si portasse avanti la propria differenza di genere a testa alta, non si sarebbero obiezioni di sorta. Ne sono convinta. Invece a volte prevale un atteggiamento un po' vittimistico e persecutorio. Tutti i gay che ho conosciuto nella mia vita, non molti, lo ammetto, ma qualcuno, quando mi confidavano le loro preferenze sessuali, restavano stupiti/delusi di sentire che lo avevo capito. Questo significa qualcosa, credo.
Scusa per la logorrea :)

elipiccottero ha detto...

Dopo un po' che leggo senza commentare...
L'atteggiamento "o rifiuto totale o amore imbecille" che descrivi è comune, in molte situazioni. Avendo studiato per diventare mediatore culturale (o una specie), mi trovavo a dover difendere la mia scelta davanti a persone che dicevano "Gli arabi? Rimandiamoli tutti a casa!" ma anche a odiare compagni di corso per i quali italiano=brutto e straniero=bello, senza un minimo di spirito critico.
Sul fatto che tu non sia convinta di avere figli... meglio così che poi avere crisi di nervi perchè non ce la fai psicologicamente; io figli ne volevo ma son rimasta incinta per caso, e ho visto che razza di scompiglio s'è creato nella mia psiche. A una ecografia della pargola, che aveva 3 mesi, il medico, donna, mi disse di essere a disagio coi bambini e poi guardandomi disse: "Le sembrerò un mostro". Le ho risposto che francamente no, mica siamo tutti uguali.
Riguardo all'atteggiamento nei confronti delle coppie gay, o dei gay in generale, in effetti Polly non ha torto, varia molto, ma temo che l'adozione non sarebbe vista bene. Soprattutto nei paesi - e sono tanti. Però se uno è un buon genitore lo è, appunto, a prescindere da con chi va a letto, e per quanto mi riguarda spero di esserlo a prescindere dalla mia capacità di scegliere uomini implausibili :-D

sononera ha detto...

Lucy: grazie di dire quello che dici e di come lo dici, mi aiuta a riflettere molto.

In realtà anche io ci ho pensato, a questa cosa della riservatezza sul posto di lavoro delle proprie scelte di vita. Anche sull'oriantamento sessuale. Però, ecco, sul posto di lavoro noi amiamo scambiare anche informazioni intime, o comunque personali: quando mi sono sposata molte delle mie colleghe sono venute al mio matrimonio, quando nasce un amore o un bambino, c'è molta condivisione, gioia, si inviano foto, si fanno le collette per i regali. Se ne parla insomma. Del fatto che qualcuno abbia invece un compagno/compagna dello stesso sesso, non se ne parla mai. Ecco, questo mi fa pensare che qualcosa manca. Per la questione della ghettizzazione al contrario, non mi esprimo, io sono del parere che molta strada debba essere ancora fatta, nel nostro paese, e al di fuori del nostro paese. E il vittimismo non è la strada giusta, ma io un pò lo comprendo.

Eli: eh eh eh, certo che lo sei, un bravo genitore. Mi piacciono molto le donne che hanno il coraggio di mostrare le loro fragilità. E' una cosa che insegnerai anche alla pargola, non è roba da poco. Ps: palesati piu' spesso, a me fa piacere!
Merce rara.

Tico Palabra ha detto...

La mia esperienza mi dice che hai proprio ragione.

E' gay ma è tanto una brava persona. E' una donna ma sa fare benissimo la manager. E' marocchino ma è proprio onesto.
Queste frasi le sento quasi tutti i giorni e mi fanno sempre rivoltare.

Siamo tutti diversi (e meno male). E' pur vero che spesso, quando ci si sente parte di una categoria di persone che il "sotto-pensiero comune" giudica di serie B (donne, gay, etnie minoritarie,...), può scattare la reazione di cui parli. E ci si sente quasi in obbligo a dover dimostrare agli altri (e a noi stessi) di essere invece migliori.

Poi c'è persino chi, invece, sbatte in faccia al mondo il suo essere per forza diverso, brutto, sporco e cattivo. Reazione opposta, stessa motiviazione interiore.

La vera rivoluzione, prima di tutto dentro di noi, dovrebbe essere quella di vivere senza bisogno di dover dimostrare nulla a nessuno. Non sei migliore, non sei peggiore. Sei tu e ci piaci in quanto Essere. Stop. Ma sappiamo che la società, gli altri, ci condizionano sempre troppo e forse non possiamo farne a meno: siamo animali sociali, vivaddio. Capisco quindi il desiderio di fare di noi quacosa di migliore, è encomiabile. Ma prima ancora e soptrattutto dobbiamo cercare di imparare ad amarci per quello che siamo, con tutti i nostri limiti e difetti. Che tanto poi chi ci ama, ama di noi soprattutto i difetti... che ci rendono fragili e unici :)

sononera ha detto...

Grazie anche a te Tico (amo questo nome!) per le tue parole. Sono speciali,non avrei saputo dirlo meglio. Comunque sono due giorni che rimugino e alla fine l'unica soluzione è: FREGARSENE. Il menefreghismo verso i giudicanti e i ben pensanti è una efficacissima arma.

gattonero ha detto...

Parto da lontano.
La donna, come femmina, non è molto che è stata accettata "anche" per la sua intelligenza, per il suo essere umano 'pensante'. Penso al diritto di voto, paritario a quello degli uomini. Penso alle disparità di trattamento economico, tutt'ora in essere in questo nostro belpaese, a fronte di un rendimento sovente superiore.
Penso alla difficoltà di offrire uno sguardo che non sia solo di pietà verso chi è 'diverso': invalido, malato, sformato fisicamente... vecchio.
La presa d'atto di tutte le situazioni 'diverse' da quello che è definito senso comune, ha tempi lunghi, quasi infiniti.
Ed è una presa d'atto estremamente soggettiva, che richiede una maturazione a livello personale non indifferente.
Già il fatto che sia difficile guardare nel modo giusto queste 'differenze', la dice lunga sulla complessità del problema.
Sarebbe necessario che la società, nel suo insieme, si rendesse conto che siamo tutti diversi, gli uni dagli altri: gli umani sulla terra sono sette miliardi, e nessuno è talmente uguale ad un altro da poter dire "io sono quello buono, tutti gli altri sono fasulli".
Torno al voto alle donne: ci sono voluti secoli e secoli prima che la società le considerasse "non diverse" dagli uomini e "concedesse" loro lo stesso diritto di partecipare attivamente alla vita pubblica.
E non lontano da noi, in Europa, questa 'concessione' è ancora in ballo.
Credo sia superfluo dire qual'era l'esclusivo utilizzo della loro presenza nel mondo.
Gli omosessuali, maschi e femmine, non devono 'dimostrare' un bel niente, a nessuno: sono anche loro nel calderone dei sette miliardi, diversi e uguali tra tanti diversi e altrettanto uguali.
Bellissimo post, pesante e complesso, che lancia il sasso, ma non dà una giusta ipotesi di soluzione; che non avrebbe potuto dare.
(Non mi scuso per il prolisso, perché, grazieadio, tu stai bene e gli altri commentatori se la cavano mica male).
Un caro saluto.

Radicalchoco ha detto...

Sononera,io penso che sia normale avere paura di avere figli, io appena si parla di matrimonio sento un'ansia che mi sale, eppure mi voglio sposare.Il punto è che do molta importanza a ciò che significa, e questo succede anche con il diventare madre: è una cosa enorme,un figlio è per sempre davvero.Mia madre dice che se ci si pensa troppo e si programma poi le cose non vengono..e a volte non ti nascondo che anch'io vorrei un po' di leggerezza nel prendere decisioni, ma penso semplicemente che verrà il momento in cui ci saremo abituate all'idea e ci verrà naturale.

stoprendendolarincorsa.wordpress.com

newmoon35 ha detto...

Ciao, è la prima volta che commento. Intanto complimenti per il post. Bellissimo e ben ragionato. Il tuo amico ha una famiglia bellissima che, purtroppo, qui in Italia troverebbe davvero qualche difficoltà per colpa di una mentalità che, salvo poche eccezioni, è veramente ancora retrograda. Sulla paura di essere madre nulla da dirti..qualunque cosa deciderai dovrà essere rispettata. Io ho due figli, e crescerli è la battaglia più bella e difficile che si possa combattere...

Cupcakes ha detto...

Nella mia vita, ho sentito tante volte la frase: "I gay non è giusto che abbiano figli, perchè i figli chissà con che problemi crescerebbero".

Andando in fondo all'argomento, e chiedendo a chi dice queste frasi ad alta voce cosa significhi per loro, la risposta è sempre stata "Crescerebbero credendo che l'Amore fra due persone dello stesso sia NORMALE, magari diventerebbero gay da grandi, e poi odieranno i genitori perchè i loro compagnetti li derideranno tutto il tempo".

Traduzione spicciola: L'unico problema dei figli dei gay sarebbe l'omofobia altrui, e quindi effettivamente non avrebbero nessun problema ma sarebbero gli altri ad averlo.

Doppia traduzione: Non esiste nessun problema in una coppia gay con figli.

Qui a Catania, la scena gay è abbastanza movimentata, ma c'è un razzismo al contrario: si sbandiera l'omosessualità come se fosse una cosa di cui andare fieri e non una cosa normale. Per dire, io e il mio fidanzato, coppia etero, non stiamo a slinguazzarci in pubblico, loro invece sfidano la città esagerando. Lo stesso dicasi con il look. Possibile che io non abbia mai conosciuto un ragazzo gay che non sembri una donna o una donna lesbica che non si conci come una camionista?
Un conto è l'omosessualità, un conto l'essere transessuali. Ecco, qui a Catania si direbbe che siano tutti transessuali, e a me pare strana come cosa. Anzi, credo sia impossibile che ogni persona gay, sia anche una femmina/maschio nascosto.