22 febbraio 2012

STO BENE STO MALE




Sto leggendo un libro che mi ha letteralmente aperto il cranio, è passato dal cervello, e si è piazzato su cuore, e da lì, pare, non vuole andare piu' via. A seguito di tale letture ho dedotto, tra le altre cose, che:

-Essere felici richiede uno sforzo di grand lunga maggiore che corgiolarsi all'infinito dell'infelicità.

-Ogni volta che tendo a fare progetti concreti, ma piccoli eh, mica svolte epocali, mi sale un'ansia brutale che non riesco a placare. Nonostante i numerosi sforzi, non riesco a capacitarmi di come si faccia ad essere propositivi e ottimisti nella vita. Per me è stato, è e sarà: finchè la barca va. Sono per la teoria del caos. Non ho scelto davvero nulla nella mia vita, essendone convinta al cento per cento. Ho sempre provato, con il beneficio del dubbio. Alle volte è andata bene, alle volte è andata male.

- La consapevolezza di questo mi rende isterica.


- Non riesco a fregarmene del giudizio altrui. In quasi trentatre anni di onorata carriera, non c'è stato un giorno in cui io mi sia svegliata e abbia detto a me stessa: io mi vado bene così, e di quello che pensa la gente me ne sbatto alla grande.

-Credo che questo mio attaccamento al giudizio della gente sia dovuto al fatto che sono cresciuta in una realtà piccola e feroce, e che ancora oggi, che sono quasi quindici anni che sono andata via dal ridente paesello, io ne senta sulle spalle (e sulle palle) tutto il peso. E a Roma, (quasi) nulla è diverso. Roma metropoli mi sta stretta come se abitassi ancora nel paese di diecimila anime.

- La consapevolezza di questo mi fa venire voglia di espatriare all'istante.

- Se ho paura di fare un figlio, è perchè vedo quanta fatica ci vuole per stare dietro alla cosa. L'altro giorno ho incontrato due amiche carissime (che sono anche delle persone squisite) che presenziavano il carnevale di Roma con i loro pargoli al seguito, tre femmine e un maschietto in totale, uno piu' bello dell'altro. Dopo cinque minuti in loro presenza io ero distrutta. Non vedevo l'ora di tornare a casa mia, nel mio nido, pieno solo di gatti e un marito meraviglioso, e cercare la totale immobilità.

- E le due amiche sono entrambe separate. Giustamente alla ricerca del modo per rifarsi una vita (sentimentale), mi raccontano di come per incastrare un'uscita con un eventuale pretendente, o fare un viaggio o un semplice aperitivo, cercano di smollare i pargoli a destra e a sinistra, con enorme difficoltà, nonostante la presenza costante di nonni, zii, ed ex mariti. E dicono pure: no, stasera no, non posso, C'HO LA ZAVORRA. Ecco, e se succede anche a me, di arrivare a considerare i miei futuri figli una zavorra?

- La consapevolezza di questo mi fa pensare che io sia una persona orribile, con una mentalità retrograda e paesana.

- Ultimamente, scrivo solo post riflessivi, sul perchè e percome dell'esistenza, sulle ingiustizie del mondo, sulla difficoltà di seguire le proprie emozioni e bla bla bla.
Medito di scrivere prima o poi un post sulla mia prima french manicure della vita.

- Oppure scrivo di dieta, panze e culi da smaltire, perchè questa è (anche) la mia vita da dieci anni a questa parte, capire come e perchè io non sia mai piu' riuscita a scendere sotto gli ottanta chili, nonostante i buonissimi intenti.

-La consapevolezza di questo mi fa pensare che io sia una blogger pallosa. Non so come fate a leggermi, ancora, non so.


Nota dell'autrice n1: Il libro è questo: Ecco, questo libro parla di me: io guardo il mondo come lo guarda il triste, negativissimo protagonista. Ecco, se lo avete letto, capite bene che sono messa male, malissimo.
Nota dell'autrice n.2:  Riporto questa meraviglia trovata su Twitter ieri sera, e pubblicata da Lei.
Ecco, io non avrei saputo dirlo meglio, ma è esattamente così che mi sento:

"Mille anni fa la mia analista mi disse una cosa tremenda. Una cosa che non stava né in cielo né in terra, o per certo non nella mia testa. Io all'epoca non ero una persona serena, metti che probabilmente non ero nemmeno una persona. Più un casino parlante. Mi disse, quel giorno: guardi che stare male è la parte facile.

Io me la sono sempre ricordata questa cosa, quella che ad un certo punto si diventa adulti e si deve anche imparare ad essere adulti. E cominciare a gestire la propria vita e i rapporti con gli altri in modo molto meno strillato. Molto men “io sto male voi dovete capire”. La gente non capisce, e viva dio. Passeremmo il nostro tempo a stare dietro a chi ci è e a chi ci fa. Tra stare male e stare bene, è più difficile stare bene. Nessuna giustificazione, nessuna attenzione particolare da parte degli altri, nessun occhio di riguardo: stare bene, bastarsi, con i propri problemi, tutti i giorni lì con te. E trovare un modo, un passo alla volta, senza tragedie greche.

Niente, volevo dirvelo. Credo che sia un paradigma utilizzabile in molte occasioni, in questo periodo. Nella nostra nazione. Con i nostri connazionali"

Tratto da qui

16 febbraio 2012

PER MARCO, PER ME

"Secondo voi una famiglia come la nostra come vivrebbe in Italia?"


Questa è la domanda pubblicata dal mio "TheQueenfather" su Twitter, ieri pomeriggio, che ha scatenato riflessioni sulla mentalità dell 'italiano medio, e sul pensiero dell' essere umano contemporaneo in generale.
E ovviamente sulle scelte di vita, e per vita intendo specificamente la mia.
Il post ce l'avevo scritto in testa già da ieri sera, ma avevo amici a cena, per cui lo trascrivo ora cercando di ricordare pressapoco quello che avrei dovuto immediatamente mettere nero su bianco. Non so se riuscirò. Ci provo.

Marco, TheQueenFather, vive a Londra, è sposato con il suo compagno e ha un figlio di un paio d'anni, che dire che è una meraviglia è dire poco. Vabbè, si sa che io quando vedo un bambino, non capisco piu' niente. Marco vive nella mia città preferita, in uno dei miei quartieri preferiti, e da quel poco che ho capito, lì, ci vive piuttosto bene. Attraversa le difficoltà e le problematiche di un qualsiasi genitore, la perdita degli spazi e del tempo per se', la lontananza del marito per motivi di lavoro, l'amore e l'apprensione incondizionata per il figlio, la lontananza dalla famiglia di origine che vive ovviamente in Italia.
Insomma, tutto nella norma.

Quando ho conosciuto virtualmente Marco, ho trovato la sua storia molto bella e coraggiosa, ma sono stata attratta da altro, rispetto al suo essere omosessuale- sposato-con figlio. Volevo conoscerlo meglio perchè viveva in una realtà da cui sono attratta come le api al miele, è dolce, e si sa che io adoro gli uomini dolci, e ha semplicemente avuto il coraggio di diventare genitore, cosa che, e fatico ad ammetterlo, io non ho ancora minimamente trovato. Lo stimo, e lo stimo molto. E ho il desiderio di conoscerlo di persona, penso che prima o poi succedera'.

Ecco, fatta questa premessa lui ieri chiedeva come la sua famiglia, con due papà e un piccolo bimbo, sarebbe stata vista in Italia. Sono stata piuttosto feroce nella risposta.
Perchè qui da noi , c'è una oggettiva e pesante chiusura verso gli omosessuali, che sfocia in due atteggiamenti diversi e contrapposti:

O pensi che debbano farsi curare, che sì, in ogni caso, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma insomma, dovrebbero avere la decenza di non chiedere parità di diritti, di desiderare il matrimonio o di essere genitori, e basta che non capiti nella mia famiglia, tutto sommato non fanno male a nessuno, ma stessero tra di loro e non venissero a rompere i cojoni a noi. OPPURE . Li adori, in maniera puerile e smisurata, come un fenomeno da osannare perchè hanno fatto scelte anticonformiste e sono davvero coraggiosi, davvero moderni, davvero simpatici, davvero intelligenti, davvero su un altro pianeta. Che meraviglia.

Ecco, in entrambi i casi , C'E' QUALCOSA CHE NON VA 

Il primo atteggiamento denota ignoranza, deficienza e pochezza mentale, non mi soffermerei piu' di tanto, il tema spinoso della discriminazione è ampio e articolato, e merita un post a parte.

Il secondo atteggiamento denota comunque molta immaturità e chiusura. E' falsa apertura. E' falso buonismo. Se posso permettermi, credo che le persone siano persone. Ognuno ha le sue peculiarità. L'orientamento sessuale non le rende speciali. Se lo sono, sono speciali per le loro qualità. Suppongo che allora che tutte le persone abbiano il diritto di essere imperfette, antipatiche, scontrose, noiose, semplicemente nella media.

Ho pensato che invece che non è quasi mai così, e quasi certamente, non solo nel mio odiato Paese.
Ho pensato che forse bisogna che loro dimostrino di essere qualcosa di piu'. E questa è la vera discriminazione, il vero male, il vero marcio dell'essere umano. E' come dire ad una donna formosa o ciccona, (le parole ci sono, usiamole), che deve essere sempre simpatica e solare, perchè è quello il suo punto di forza. Ma dove diavolo sta scritto? E' come dire che le donne davvero belle, le bonazze ( le parole ci sono , usiamole) sono tutte oche giulive, e assolutamente stupide.

E poi mi sono chiesta. E' così solo nei confronti degli omosessuali, o verso chiunque viva secondo le proprie reali aspirazioni e faccia delle scelte nella vita conseguenziali? La risposta che mi sono data non mi è piaciuta. La verità è che se agisci fuori dai soliti canoni sarai GIUDICATO. E sarai giudicato MALE. Sarai sempre quello che HA QUALCOSA CHE NON VA.

Esempio: quando dichiaro agli amici e conoscenti che non sono pronta ad essere genitore, che sì, ho quasi trentatre anni, sono sposata, sono etero, ho tutti i crismi per volere un figlio, ma HO PAURA di essere madre, vengo presa per una reietta. Tutti mi vedono così disponibile, solare e materna, in adorazione al cospetto di un qualunque esserino sotto il metro di altezza, che non se lo spiegano. 

E sono quelli che ti dicono "Sì, cara, le tue sono paure che abbiamo avuto tutte, ma non preoccuparti, quando lo fai, un figlio, viene tutto naturale, viene tutto spontaneo, " ma in realtà ti stanno dicendo: "Capisci che NON E' NORMALE non desiderare un figlio, NON E'NORMALE non volerlo fare perchè te la fai sotto dalla paura?Fatti curare".

Invece ecco, per me non è così, nessuno conosce fino in fondo la mia storia, nessuno sa il mio trascorso, come io non conosco completamente la storia e i trascorsi delle vite degli altri.
Per cui avrò il sacrosanto diritto di non pensarla come la maggior parte della gente, e di credere che invece non è tutto naturale, non è tutto spontaneo, non è tutto automatico, per lo meno, NON LO E' PER ME? No, a quanto pare non ce l'ho.

Stessa cosa, suppongo al contrario, per chi un figlio lo cerca da tanto, ma non arriva. Avranno LORO il sacrosanto diritto di cercare un' adozione, o un percorso alternativo come la inseminazione in vitro, o un aiuto medico, se questo è il loro grande desiderio? E successivamente, avranno queste future mamme e questi futuri papà la possibilità, una volta diventati genitori, di avere le loro paure, i loro dubbi, i loro esaurimenti, insieme alla gioia immensa di diventare, finalmente una famiglia? Ecco, suppongo di NO. Suppongo che dovranno essere perfetti, se no sono incoerenti e ALLORA, hai voluto la bicicletta?? E ora pedaaaalaaaa.

E credo che è questo che penserebbe la maggioranza della gente riguardo alla famiglia di Marco.
Penserebbe che hanno avuto coraggio, che sono andati controcorrente, e tante belle cose, ma che
ORA DEBBANO ESSERE DEI PERFETTI GENITORI. Per le famiglie etero non se lo chiedono quasi mai, per le  famiglie omosessuali, è tutto un puntare il dito.
Spesso ho letto di statistiche sulla normalità dei figli di omosessuali, ovvero sul fatto che i bambini cresciuti da coppie di omosessuali hanno le stesse problematiche, SE NON MINORI, rispetto ai figli di coppie etero. Ecco, ma è giusto che al mondo si debba dimostrare questo? Per me non è giusto, per me è un indagare bigotto e inutile. Tutti i genitori, in quanto persone, possono fallire. E il fallimento da questo punto di vista può essere il sintomo di una vera parificazione.

Oggi , il mondo ragiona così, piu' o meno. Ma io non ho intenzione di essere il mondo.
Io voglio avere una REALE apertura mentale, ed è questa la sfida difficile, perchè anche io spesso tendo ad essere egoisticamente ottusa. Nei confronti di tutti , nei confronti di nessuno.
Ci proverò. Non sarà affatto semplice. Soprattutto perchè il diverso fa molta piu' paura di quello che noi stessi, giovani e meno giovani tolleranti e aperti a tutte le possibilità, potremo mai ammettere.

Nota dell'autrice numero uno: Marco, vorrei sapere come la vivi tu, per me è molto importante. Mi sono presa la libertà di mettermi nei tuoi panni e nei panni di chi vi giudica, e mi sento un pò fuori posto, perchè credo che solo tu, come persona conosci il tuo vissuto e la tua storia. Il mio è solo un punto di vista su un tema che è molto grande e ci accomuna tutti, anche se per motivi diversi. Forse averlo capito è un modo di sentirmi meno sola. Grazie per come sei, sempre.


Nota dell'autrice numero due: E poi invece, ci sono quelli che ti capiscono, che si scoprono, gli incoerenti, quelli che hanno l'umiltà di porre delle domande scomode a se' stessi. Che è la cosa piu' difficile da fare.

Io sono fiera, e orgogliosa di dire che ne ho incontrati tanti, sono felice di sapere che l'ottusità è negli occhi chi non guarda veramente.

Nota dell'autrice numero tre: la mia vicina di stanza in questo preciso momento è corsa da me parlando di SanRemo: Guarda, Lucio Dalla farà pure delle bellissime canzoni, mi dispiace tanto per la sua esclusione, ma PROPRIO non lo tollero, è troppo FROSCIO.
Ecco, ditemi a questo punto, in cosa e chi posso riporre speranza. Ditemi. Amen.


13 febbraio 2012

SULLA FEMMINILITA'

In questo periodo mi sento uno scaricatore di porto. Trovo che lo specchio rimandi indietro una persona molto goffa. Che io sia complessata è un dato di fatto, però il sovrappeso non mi ha mai tolto la voglia di essere femmina. Di prendermi cura di me. Di uscire di casa puntualmente truccata e coni capelli in ordine. Decorosamente vestita, sia pure con abiti piu' o meno riesumati dal fondo dell'armadio per mancanza di fondi. Decisamente non sono un maschiaccio , insomma.

Ma questo non c'entra nulla, con il concetto di femminilità.  Essere femminile, per una donna, vuol dire sentirsi bene nella propria pelle. Io non mi ci sento da una decade, tolta qualche giornata in cui ho preso coscienza di non essere "poi tanto male", considerati dei fattori oggettivi che non ho potuto ignorare. Mi sono sentita quasi sempre fortunata della vita che ho avuto fino ad ora, ma a livello corporeo, senti di essere altra da me stessa.
La sensazione è quella di portarmi dietro un corpo che non mi appartiene, indi per cui sentirmi donna inizia a diventare impossibile. Di sicuro la mia gatta si sente piu' femmina di me.

Io sono una che vive di passioni, ho il cuore e l'anima caldi e razionalizzare queste sensazioni sta portando come unica conseguenza il fatto che io riempia lo stomaco con qualunque cosa mi capiti a tiro. E non va bene. Perchè peggiora la mia condizione di essere donna, e di sentirmi donna. La gonna che non entra, lo stivale che non si chiude, la lampo che non sale, sono la negazione della femminilità.

Ho un'amica davvero speciale, che mi somiglia tantissimo per corporatura e per simpatia (sono modestamente una tipa molto cordiale e simpatica, su questo non c'è dubbio) . Ecco, lei è molto carina, intelligentissima, acculturata e piena di passioni, piace agli uomini, MA. Non è femminile.
O meglio, lo è moltissimo, ma non si sente tale.

Mi dà l'idea di appartenere alla corrente degli a-sexual,  non sembra essere interessata per nulla a tutto quello che ha a che fare con il sesso, non le dà nessun conforto sapere di essere l'oggetto del desiderio di un uomo, (o di una donna, a seconda dei gusti), non è una parte della vita che vuole sperimentare. Da troppi anni. Semplicemente, per lei, questa parte della vita non esiste. O non sembra esistere, perchè sono sicura che anche lei cerca l'amore, il desiderio, la passione. Ma non lo dà a vedere al resto del mondo. Ha preso venti chili proprio nel periodo in cui ha deciso che questo aspetto della vita doveva essere messo da parte.
Questo le toglie quella parte femminea che io trovo fondamentale. Magari mi sbaglio, ma trovo che sia un diritto della donna, di qualque donna, sentirsi donna. E' un gioco di parole efficacissimo.

Ecco, direi il proposito del nuovo anno, per me, vorrebbe essere questo. Piu' che la dieta, e la perdita di peso, e bla bla bla,  vorrei sentirmi piu' femminile, semplicemente. Sapere di poter piacere è una delle cose che amo di piu' al mondo. Voglio soddisfare la parte narcisistica, prima di tutto con mio marito, che mi ama e mi desidera, e che ha una pazienza infinita nei miei confronti, e poi per il resto del mondo. Perchè in fondo, che male ci sarebbe?

Voi , cosa ne pensate, invece.? Quanto è importante la parte sensuale di sè, quella che ti fa dire: oggi sono femmina, oggi mi voglio bene. E, per gli uomini all'ascolto, quanto è importante per voi? Io credo tantissimo, e non nel modo che pensiamo noi.

In ogni caso, posto una foto di cosa per me vuol dire essere femmina. Forse è molto piu' esplicativa delle mie solite pippe mentali messe per iscritto.


8 febbraio 2012

TU NON SAI CHI SONO IO



-Ciao Sononera, tu che parli così bene l'inglese, puoi darmi un consiglio?

-Cosa? Io? Io parlo bene l'inglese? Ma quando mai! Beh, oddio, me la cavo con conversazioni di base, per il resto sono un disastro di natura, ma mi piace ascoltarlo e mi piace parlarlo, e faccio sempre capire a chi conversa con me quanto io sia innamorata dell'Inghilterra e della loro cultura.

-E infatti, anche io me ne sono accorta! Comunque, volevo chiederti: che consiglio mi dai per imparare a conversare? Sai io, vengo dal Kazakistan, conosco quattro lingue, ma l'inglese mi manca, per questo sto seguendo un corso al British Council, per imparare un pò di grammatica e conversazione, ma sono un disastro...

-Un disastro? Non credo affatto! Però posso darti un consiglio. A me, oltre alla pratica fatta al lavoro, ha aiutato tanto la visione di film e serie tv in lingua originale, iniziando prima con i sottotitoli in italiano, passando poi ai sottotitoli in inglese e infine facendone completamente a meno. E' bellissimo, perchè impari un sacco di termini nuovi e soprattutto hai finalmente la percezione di come recita un attore, ascolti la pronuncia e la sua voce originale, ed è una sensazione meravigliosa. Pensa che ora non riesco piu' a vedere nulla che sia doppiato!

-Grazie! Posso chiederti un favore: mi presteresti qualche dvd, se ne hai?

-Ma certo!Se mi ricordo ti faccio avere i due film di Bridget Jones, sono spassosissimi, puro divertimento, ma sono adattissimi per l'ascolto della pronuncia, visto che la storia è ambientata a Londra e dintorni.

-Evviva, mi piace, mi piace! Grazie cara, sei sempre così gentile.

-Figurati, con questo argomento vado a nozze. Chiunque voglia imparare sul serio l'inglese, ai miei occhi ha capito tutto della vita.

-E' vero, e poi è indispensabile, oggi giorno, se si vuole trovare un lavoro decente.

-Eh eh eh, direi che è requisito necessario, per fortuna, anche se qui in Italia, i ragazzi non sono messi in condizione di impare l'inglese come si deve. Manca quel tipo di cultura internazionale che è molto sentita nel nord Europa.

-Eh, già, anche nell'ex Unione Sovietica era così, anche prima dell'indipendenza, nonostante il comunismo e la religione, c'era un 'apertura per le altre culture molto piu' forte di quello che potresti pensare.

-Ci credo!

-Sai, io sono laureata in economia, ho un master in marketing, e ho lavorato per quattro anni nell'ufficio marketing Kazako della General Motors, poi sono venuta in Italia per problemi personali, e ormai sono dieci anni che vivo qui.

-Allora ti auguro il meglio, sei una persona curiosa e speciale, te lo meriti. In bocca al lupo.

Nota dell'autrice: questa che avete letto qui sopra è la riproduzione fedele della conversazione che ho avuto ieri pomeriggio con una ragazza davvero speciale, umile, intelligente e dotata di senso dell'umorismo.

Questa ragazza ha trentatre anni, la mia età, ed è una delle donne delle pulizie del posto in cui lavoro. E sta cercando di cambiare lavoro. Giustamente, visto che sa quattro lingue, è laureata e ha un master, ambisce a qualcosa di diverso.

E mentre noi giovani italiani di belle speranze guardiamo ancora allo specchio ogni mattina con il desiderio che le cose migliorino e insultando il paese in cui viviamo (tipo me, che ogni mattina mi affaccio alla finestra sperando di vedere i tetti scuri e la nebbia di Londra, e maledico di trovarmi ancora in questa disorganizzatissima città soleggiata munita di cuppolone) , LEI, la donna delle pulizie, utilizza con sacrificio una parte del suo stipendio per migliorare l'inglese. Ecco, a me le persone così tolgono il fiato. Anzi, no, ho proprio un'ammirazione e un amore viscerale per le persone così. Sono l'unico esempio che intendo seguire da oggi in avanti.

Ho preso coscienza che la cultura dell'italiano medio (mi ci metto anche io, perchè sono una mediocre italiana media) è: voglio fare la bella vita. Non è certamente: sono curioso, voglio migliorare me stesso, secondo le mie possibilità, vado a comprarmi un libro che mi emozionerà, programmo con pochi euro un viaggio che mi farà scoprire posti nuovi, mi commuoverò davanti ad un film che merita di essere visto, ho desiderio di imparare una nuova lingua che mi appassionerà.
Noi non siamo così. Noi siamo quelli che danno per scontato che lo straniero venuto in italia è solo uno che viene a fare lavori umili. Non gli spetta altro.
E noi, poveri giovani laureati italiani, non dobbiamo accontentarci di meno, noi lavori umili, proprio no, non si può.

Voglio gridare a gran voce che questa cultura non mi piace.

E' vero, ci meriteremmo di piu', ci meriteremmo di guardagnare duemila euro al mese e di avere la casa di proprietà con arredamento sopraffino, ci meriteremmo di fare vacanze di lusso, ci meriteremmo di avere i soldi per fare un uno o piu' figli, e offrirgli tutte le meraviglie della vita. Ci meriteremmo di avere i nostri parenti vicini, che ci aiutano a crescere la prole e creano un nido di fratellanza e calore che nessun altro ci può offrire, se siamo lontani.Ci meriteremmo il lavoro per cui abbiamo studiato, ci meriteremmo un riposo e tutele adeguati.
Tutto giustissimo.

Però poi penso a Lei, alla mia collega donna delle pulizie, penso alla sua voglia di vivere, e non posso fare a meno di sentirmi una emerita cogliona. Forse è venuto il momento di fare i conti con qualcosa di diverso. Con qualcosa che vada oltre la lamentela. Si chiama spirito di sacrificio. Si chiama semplicemente UMILTA'.

5 febbraio 2012

L'ERA GLACIALE

Dicono che capiti ogni trentanni, una cosa così. Io, questa volta, c'ero.





Visivamente uno spettacolo che mi ha lasciato senza fiato, con la sensazione di odiarla un pò meno, quella roba bianca e soffice che si chiama neve.

Però ora BASTA Eh???

2 febbraio 2012

GRAZIE A TUTTI PER L'ATTENZIONE

Non sono mai stata un'attivista, nè una che fa proseliti in piazza su cosa è il bene dell'umanità.
Semplicemente, sono timida, checchè se ne dica, e non riesco ad esternare le cose in cui credo senza sentire di imporre le mie idee. Sbaglio, perchè ci sono cose che meritano giustizia e condivisione e di cui non si parla mai abbastanza.

E' che sento sempre di non essere all'altezza. Però poi mi domando che male faccio ad esternare un pensiero se è una cosa in cui credo. In passato, quando i tempi erano piu' rosei, ho fatto parecchia beneficenza, roba di poco conto, considerando le mie tasche bucate, ma l'ho fatto sempre con il cuore, e sempre indirizzandomi verso cause in cui credevo. (vedesi bomboniere del mio matrimonio, ossia niente di meno che scatoline dell'AIRC, che parecchi invitati hanno pure disprezzato chiedendo a mia madre dove trovare la VERA bomboniera)
Oggi non è piu' possibile, perchè ho fatto delle scelte, e devo pagare i miei debiti, ma per LEI mi sono sentita di fare una eccezione. E vorrei che anche voi poteste pensare di fare lo stesso, associandovi, in punta di piedi.

Ecco qui il link, troverete tutte le istruzioni per diventare soci.


Non dico altro sull'argomento, il loghino sarà sempre qui sulla destra del mio blog, sperando che serva a molto e a molti.

E passiamo ad altro.
Domani tornerò a fare la solita cogliona, perchè per me è terapeutico e non potrei fare altrimenti.
Oggi invece vorrei parlare di un altro argomento, e questa volta parliamo di animali.
Lo sapete oramai, che amo moltissimo gli animali. PERO'.
Penso che le persone vengano prima e sempre prima degli animali, non concepisco chi dica il contrario, per quanto in giro si sia una quantità atomica di stronzi, la dignità dell'essere umano è una cosa incontrovertibile.
Non sono vegana , nè vegetariana, in realtà non amo particolarmente la carne, ma continuo tranquillamente (insomma, i sensi di colpa ci sono) a cibarbi delle carni di bovino adulto, suino, e pollo, con buona pace degli insalubri allevamenti intensivi di straminchia che secondo me dovrebbero essere aboliti, bruciati, abbattuti e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Fino all'altro ieri ho pensato che stare particolarmente attenta a queste cose fosse una coglionata bella e buona, perchè avrebbero sempre e comunque vinto loro. Poi ho ricevuto un video, in cui mi facevano vedere cinque o sei simpatiche foto di animali torturati a causa della sperimentazione cosmetica. (non so se crederci per la verità, non sono scema, e anche su questi temi , il marketing virale specula e percula la gente anche attraverso questo tipo di video) ma è bastato.
E' bastato per fare una riflessione approfondita sul perchè io debba truccarmi, imbellettarmi, improfumarmi, a scapito delle bestie. Torturando animali domestici e non che vengono acquistati in nero per lo scopo.
Insomma, queste robe qui sono cose davvero superflue. Non ci sono storie. E' vero, la normativa europea vieta la sperimentazione su animali per scopo cosmetico da oltre sette anni, ma le principali case cosmetiche e di prodotti per la casa, garantiscono solo per il prodotto finito, non per l'intera filiera di produzione. La legge è lacunosa, a questo punto.

Allora mi sono detta che si può fare qualcosa di piu', si può cercare di utilizzare prodotti cosmetici e pulenti che siano Cruelty Free, e soprattutto certificati sull'intero ciclo di produzione. Ci sono società e cooperative nate apposta per garantire questa certificazione. L'ICEA, per esempio.

Ho scoperto un mondo. Un mondo fatto di prodotti semplici e naturali, certamente piu' salubri di quelle schifezze con cui ho decorato per tutta una vita la mia povera pelle. E mica è poco.

Solo un esempio consigliato da un'amica speciale, che conosco da anni:

http://www.iprovenzali.it/

Gia che ci sono vi lascio anche la lista delle aziende a produzione cruenty free.
http://www.consumoconsapevole.org/cosmetici_cruelty_free/lista_cruelty-free.html

Ed inoltre il link di un blog fantastico che ho deciso di seguire da oggi in poi
http://crueltyfreeshops.blogspot.com/

Comunque , questo non è un post nato per fare pubblicità, scusate se l'ho fatta lunga, è un post nato per avere dei pareri sull'argomento. Sai com'è, siccome di qua passano personcine niente male che hanno di sicuro una coscienza animalista ed ecologista, magari mi possono consigliare, bacchettare, dare semplici dritte per arrivare allo scopo.
Ho ancora qualche difficoltà a capire dove posso reperire prodotti per la pulizia della casa che siano anche efficaci ed economici, e soprattutto igienizzanti. So che ci sono una miriade di marche ottime, ma dovendo molto probabilmente acquistare da internet, vorrei che qualcuno mi indicasse quanto dove come e perchè prendere proprio quel flacone lì, che profumo ha, che etica segue l'azienda che la produce, eccetera eccetera.

Grazie a tutti per l'attenzione.