12 novembre 2012

NON C'E' DEL MARCIO, IN DANIMARCA

Sono andata finalmente a trovare la mia amata, bellissima cugina ventiquattrenne (sigh), che vive all'estero da tre anni.
E' stato un viaggio "solo donne", (ma quanto sono belli i viaggi solo donne? moltissimo) .
Mi sono "caricata" mia sorella, e siamo partite.
Destinazione: Copenhagen.
Sì, solo mete calde per noi.
Ad ogni modo, questo Ponte dei Morti avevamo, questo ponte abbiamo sfruttato.
Lasciatemi dire: pensavo peggio.
Ossia, se ti metti piu' vestiti addosso, puoi sopravvivere ala grande.
 Certo, passare dai 21 gradi Romani ai 7 danesi non è stata una passeggiata per il fisico, ma non si puo' avere tutto dalla vita.

Copenhagen è bella. Copenhagen è colorata. Copenhagen è piena di negozi.
Copenhagen è soprattutto la città piu' costosa che abbia visitato in vita mia. Quindi divieto assoluto allo shopping sfrenato di qualsiasi tipo. Per la serie, se avete chi vi ospita, come noi fate pure, andate, il risparmio dell'hotel potrete sfruttarlo per non morire di fame. Ma se dovete comprarvi il volo e pagarvi l'hotel, anche no. Andate a Stoccolma, è sicuramente piu' bella.

La cosa positiva di andare in giro con una italiana espatriata (mia cugina)
è che abbiamo conosciuto un sacco di gente del posto.
Un danese. Una norvegese. E soprattutto, una soggetta amica della cugina, italiana doc trasferitasi in Danimarca.
Vedi post precedente per capire quanto mi faccia bene al cuore conoscere gente di questo tipo.
Anche se alle volte NO.
Tipo la'mica italiana espatriata non era affatto come mia cugina, che oltre ad essere una bonazza senza pari, è anche una tranquillona che si adatta a tutti gli ambienti senza battere ciglio.
Costei invece, apparteneva al prototipo italiano che se sta sempre a lamentà.
Insomma, giustamente la vita non è facile nemmeno in Danimarca, fa notte presto e nevica quattro mesi l'anno, ma che cacchio ci stai a fare lì a ventisei anni lì, e da oltre due anni,
 se fondamentalmente ti fa caga'?
Molti italiani sono così, se non si lamentano del loro paese, si devono lamentare del paese straniero che li ospita. E che palle. Praticamente, siamo nati per soffrire, e per lamentarci, noi Italiani.
Ma non facciamo di tutta l'erba un fascio. C'è chi è molto felice di abitare all'estero.
Mia cugina è perfettamente integrata e non si pente della scelta di vivere a Copenhagen. Ha uno stipendio di tutto rispetto per l'età e l'esperienza professionale, con cui copre tutte le spese (altissime) del mese e si toglie molti sfizi. Vive in un appartamento bellissimo e accogliente in centro città (o forse no, ma diciamo che è pur sempre centrale, dato che li' con i mezzi vai davvero ovunque), gira in bicicletta, è fidanzata con un bellissimo ragazzo danese. Ha indosso una quantita' stratosferica di strati di vestiti, ma dice che si sta lentamente abituando.
E sì, un po' fa rosicare.

Anche perchè io e mia sorella ci abbiamo provato a scovare il famoso marcio in Danimarca, ma non ne abbiamo trovato granchè.










7 novembre 2012

TUTTO IL MONDO E' PAESE



Ci sono quelle persone che incontri per caso.
Insospettabili. Pensi che siano fatte in un modo, ti accorgi subito che sono esattamente l'opposto. Ti aprono il cuore, e soprattutto la mente, con due o tre frasi buttate lì, con umiltà e senza troppo pensare.
Sono le persone che hanno girato il mondo.
Sono quelli che hanno vissuto, (o vivono) in paesi diversi, per lunghi anni. Li riconosci subito, dalla tranquillità con cui attaccano bottone, e ti chiedono "dove posso trovare il bagno?" Oppure "Era tanto che non venivo a Roma, Roma è bellissima" e mentre lo dicono i loro occhi mostrano un bagliore inconfondibile, un luccichio di nostalgia ed entusiasmo rarissimi.
Sai che hanno visto molto piu' di te, che percorri lo stesso tragitto casa ufficio casa, ogni santissimo giorno. Prendono un centinaio di aerei all'anno, forse in alcuni periodi anche quattro cinque aerei alla settimana. Conoscono l'inglese, e molto spesso altre lingue, raggiungono posti che hanno odori familiari e sconosciuti allo stesso tempo.
Non hanno punti fermi, la loro casa è il mondo. O forse hanno piu' di una casa. Non hanno una vita facile, il continuo viaggiare li destabilizza. Ma non potrebbero fare altrimenti.
Non sono i viaggiatori comodi, quelli di lusso che vedono il mondo attraverso gli hotel a cinque stelle.
Non sono i vacanzieri dell'ultimo minuto che vanno nei posti caldi quando fa freddo, o in settimana bianca quando c'è la neve. Solitamente girano il mondo da molto tempo, e per motivi di lavoro, o hanno seguito i loro genitori negli spostamenti all'estero.
Ce ne sono tanti. E hanno uno sguardo incofondibile. 

Ho il radar per le persone che hanno questo vissuto.
Quando le trovo, attacco immediatamente bottone. E ci vado subito d'accordo.
Mi chiedono di raccontarmi di come oggi si vive in Italia, e io rispondo che questo è il paese piu' bello del mondo. Peccato per tutto quello che c'è sopra le nostre teste, e per la cultura mafiosa di sottofondo, peccato per la lamentela continua e per la frustrazione di vedere davvero pochi cittadini che si battono perchè le cose vadano meglio.
 Di solito dico questo, e loro mi rispondono che l'Italia è una penisola meravigliosa, di non dare niente per scontato perchè una volta che vai via, la nostalgia del paese in cui sei nato si fa sentire, fosse anche paese con il piu' alto tasso di disoccupazione del pianeta.
Io dico loro che è bello scambiare una parola con chi ha visto il mondo, che il cervello respira perchè sa che un posto migliore è possibile.
Dico loro che amo viaggiare, ma probabilmente i tanti posti in cui loro hanno vissuto sono e resteranno per me solo un miraggio. Ma non importa, perchè lo scambio di battute con persone come loro è già un arricchimento incommensurabile.
Vorrei conoscerne di piu'. Ogni giorno.
In loro avverto una serenità, una cultura e un'apertura che manca a tanti Italiani, me compresa, che penso di essere arrivata ad una apertura mentale degna di nota, e invece mi accorgo di non esserlo affatto, aperta di cervello. E nemmeno piena di cultura. Il mio cervello è quello di una gallina.
Anzi, detta così, è una temibile offesa per la gallina.
Forse sto peggiorando. Sarà la crisi generale. Sarà l'età.

Nota dell'autrice: a breve la recenzione del mio recente viaggio a Copenhagen, dove di queste persone qui, ne ho conosciute parecchie. Grazie a Dio. Che fortuna. Per me.