21 gennaio 2014

SOTTO LO STESSO TETTO

Lei lo ha detto meglio di me: sta sfornando un post dietro l'altro così pieni di poesia da sentirsi quasi soffocare per la bellezza.
Nell'ultimo si parla di quadri capovolti, si parla del fatto che ad un certo punto facciamo una scoperta, e quello che ci è sempre sembrato, in modo confortante, fatto in un modo, appare diverso, e il diverso ci rende felici.

Fino ad ora a me è successo il contrario.
Ma c'è una piccola storia che è capitata in mezzo al tanto dolore di questo periodo, che mi ha fatto capire che siamo davvero bloccati dalle intenzioni sbagliate, dalla visione della vita sempre uguale a sè stessa, dalle convinzioni radicate nel nostro cervello che si ripercuotono nel quotidiano in maniera sfiancante.
E' successo sabato scorso. I miei gatti dopo due anni di lotte, soffiate, scornate e ingrossamenti di code e di pelo, che ci costringevano a tenerli separati con buona pace del nostro salotto trasformato in camera studentesca per micio Ulisse, hanno iniziato ad andare d'accordo. Senza preavviso. Da un momento all'altro, hanno deciso che sì, potevano vivere sotto lo stesso tetto.

Io e il Santuomo li guardiamo allibiti mentre seguono l'uno l'ombra dell'altro con occhi amorevoli, mentre dormono guardandosi negli occhi o ignorandosi in maniera totalizzante. Ogni tanto la gatta nera ringhia. Ma non per attaccare. Semplicemente perché lui le fa stalking e la segue dappertutto. E lei si incazza rivendicando il diritto di restare sola. Come la padrona. 
Per il resto, è tutto finito.
Hanno seguito la loro natura, e il loro istinto. 
Dal caos hanno creato la pace.


E noi che pensavamo di dover portare lui a casa dei miei, per incompatibilità. E noi che pensavamo che non sarebbero MAI andati d'accordo. Ed eravamo piuttosto incazzati per questo. 
Invece no. 
Vanno d'accordo.
BISOGNAVA SOLO ASPETTARE


9 gennaio 2014

SERENO O POCO NUVOLOSO

Buon 2014 , con ritardo e di cuore, a tutti voi!

Memento per il 2014:
E' bello alle volte nel dolore che genera lo stato delle cose, potersi dare una pacca sulla spalla, poter dire a sè stessi: cazzo, se ce le hai le palle.
Non possiamo sempre negare, non possiamo sempre dire che va tutto bene.
 Lo so che gli altri non capiscono.
Non importa.
L'importante è che siamo noi, a capire, che siamo noi a riconoscerlo.

Se il mondo deve crollare, allora crolli.
Voglio smettere di vivere pensando che ogni lasciata e persa. 
Non è persa, se non ne vale la pena.

Non c'è definizione piu' giusta di quella che diamo noi a noi stessi.
Quello che ci definisce , non è quello che facciamo. Fare fare fare fare.

Il fare, il progettare, viene dopo.

Prima viene l'essere. Sempre.