24 gennaio 2015

A CHI VUOI DARLA A BERE

Sono in trasferta di lavoro da circa due mesi.
La trasferta non prevede che io sia a Milano in pianta stabile, ma che vada e venga da Roma ogni settimana, per cui parte della mia vita si svolge su un vagone Premium del Frecciarossa (per i casi umani che viaggiano insieme a me, faro' un post a parte,) e sono diventata l'esperta dell'anno in "come fare/disfare la valigia in maniera perfetta e ordinata in soli dieci minuti" (leggi, appallottolare cose pulite ma non stirate, a casaccio cercando di far entrare tutto l'occorrente).

Ma non divaghiamo. Dicevo che sul treno, o di sera, quando mi trovo da sola nella stanza di albergo, ho molto molto tempo per pensare. Molto tempo per stare da sola. Molto tempo per fare quello che non ho la possibilità di fare da donna convivente con un marito davanti al quale mantenere un certo decoro.

Leggi tra le righe: ho tempo per le abbuffate.

Ebbene sì, le mitiche abbuffate in solitaria sono tornate a fare parte della mia vita, e in particolare nel periodo di trasferta, gli episodi si sono moltiplicati, fino a sfociare nel delirio di quest'ultima settimana, in cui ho avuto proprio la sensazione di NON RIUSCIRE PIU' A FERMARMI. Sola nella stanza dell'hotel piu' triste della terra, con pacchi di patatine, cioccolata, biscotti al burro, crostatine, pizza. Non sono abbuffate compulsive, io scelgo con cura cosa mangiare, e in grandi, ma non grandissime quantita'. Ma se non faccio scorta di cibo, se non ho del cibo con me a disposizione, mi sento morire. Sento di non poterne fare a meno.

La questione è che sono ingrassata molto, e fin qui nulla di nuovo sul fronte occidentale.

La cosa brutta è che non vorrei dare importanza alla cosa.
Vorrei non mi facesse soffrire così tanto.
Ma, a chi voglio darla a bere. Ci sono giorni che penso a me come a quello che effettivamente sono, obesa, e questo mi fa stare davvero di merda.
Mi importa tantissimo, e mi sento molto in colpa perchè mi importa talmente tanto che sento di essere stupida.
Il fenomeno è che mi sento una cretina a soffrire tanto per una cosa del genere e nella mia testa è un atteggiamento estremamente infantile, a quasi 36 anni, preoccuparsi per l'estetica in questo modo, vedersi sporche e brutte e senza speranza perchè si è fortemente in sovrappeso.
 
Ragion per cui sono nel circolo vizioso del senso di colpa che mi porta di nuovo ossessivamente a cercare altro cibo, perchè se fino allo scorso anno pensavo che andasse meglio, pensavo di aver fatto passi da gigante, la verità è che sono punto e capo con resto di tre (chili). And so on.
 
Che grandissima rottura di palle

Ora, data la mia lotta ventennale con il sovrappeso/obesità disturbi alimentari , ho molta esperienza in fatto di soluzioni. Ne ho provate tante, alcune funzionano, altre meno, altre per nulla.
In conclusione, non ho una conclusione, né una vera ricetta per stare meglio, non ho l'ispirazione che mi faccia andare verso la direzione giusta.
 
Una cosa l'ho capita, però. Come per ogni evento per cui valga la pena lottare, occorre sempre la stessa identica spinta, che arriva da un posto inimmaginabile e segreto che non è all'esterno di questo strano mondo, ma nella nostra parte più preziosa e invisibile.
Questa cosa si chiama FORZA.
(May the force blablabla)
Non è un luogo comune. E' l'unica certezza che mi porto dietro da anni di lotta.
E non lo dico perché ho visto il primo Star Wars la bellezza di centocinquanta volte. Lo dico perché
io la forza, l'ho persa, e non la cerco, da anni. Come un animale in letargo, che vive di rendita, io sono una persona arresa agli eventi. Mi sono piegata ad una vita in cui c'è stato un prima, in cui ero snella, e in cui c'è stato un dopo, in cui mi sono rassegnata alla mia obesità. Invece da oggi, inizio questa ricerca, per costruire giorno per giorno la mia personale libertà. E ci vorrà del tempo.
 
Perché io credo che la forza non sia un'onda che arriva all'improvviso, ma l'estensione di un lavoro interiore che dura una vita, e che mai avrà fine.
 
Oggi per esempio ho ritrovato questo posto e la possibilità di scrivere del solito spinoso problema dell'obesità, nonostante mi senta stupida banale e ingrata e anche leggermente umiliata da me stessa.
 
Non è poco avere un posto così.
 




5 commenti:

Carolina G. ha detto...

Mamma mia quanto ti capisco! Quando sei su a Milano sei sola o con qualche collega?
La città è bellissima... prova ad incanalare le energie e invece di ingozzarti in solitaria esci e prova un locale nuovo, ce ne sono a bizzeffe. Se non puoi allora non comprare nulla, l'unico modo per me di evitare drammi è tenere in casa poco e niente anche se, si sa, col raptus siamo capaci di sfondarci con la qualunque (mi è capitato giusto un mese fa e stavo malissimo dopo) goditi una cena buona anche in camera. Ti sono vicina. La vita per noi è una guerra continua e anche a me capitano momenti in cui mollerei tutto.
Ricorda che magra o grassa resti bellissima! Sei stupenda in ogni modo, nel tuo modo. Impariamo a volerci bene anche se è difficilissimo. <3

Lagattallardo ha detto...

Grazie per le tue parole. Sono uscita a Milano, molto spesso con un'amica piu' spesso con le colleghe. E ho mangiato tantissimo proprio perchè ero a cena fuori. Perchè quando sono fuori controllo peggioro anche in compagnia. E' vero che bisogna ritrovare il gusto del cibo, è la cosa che mi manca piu' di tutte in questo periodo. Ti abbraccio e anche tu sei davvero bellissima fuori e dentro

susibita ha detto...

Forse una via di mezzo rispetto a quello che dice carolina, qui sopra.
Magari puoi provare a cominciare a comprando cose da mangiare, come dici di aver bisogno di fare, però shiftando su qualcosa di più sano.
Adesso magari mi dirai - bella lei, è arrivata Pensaci- però l'unica cosa che mi viene in mente su due piedi è di scambiare le patatine coi semi di zucca, i lupini, delle buone olive. I biscotti con qualche frutto appetitoso (uva, mango, ananas in pezzi), il gelato alla panna col muesli.
Non so, qualcosa che ti soddisfi ma che ti faccia anche bene, che ti nutra, che ti curi.
Io da 2 anni sono, boh...non saprei come definirmi, dico vegetariana ma non è vero, perché il pesce lo mangio.
Non mangio più carne, per motivi vari.
Non sono coerentissima, non sono disciplinatissima, e non me ne frega una minchia come puoi immaginare di evangelizzare qualcuno, figurati me stessa.
Però sto più attenta a quello che mangio, cerco di amarmi anche attraverso quello che metto in pancia.
Ho scoperto l'universo dei dolci vegan, per dire.
Amo da sempre le verdure in ogni forma, ma ora mi sforzo di provarne sempre di nuove, tipi o varianti che siano.
Ho smesso di comprare tanto a poco prezzo, e cominciato a prendere poco e di buona qualità.
Compro semi, che dici -seeee, mò i semi, che sono? una gallina?- invece sono buoni, stanno con tante cose, mi piace vederli colorare il piatto.
E sto bene, mi pare. Ho fatto qualche controllo, sai esami del sangue eccetera giusto per monitorarmi dopo una scelta comunque importante, e va tutto bene.
Mi piace di più cucinare, adesso.
Sarà banale, ma è un modo in cui ho scoperto di amare il mio corpo, rispettarlo, omaggiarlo.

Ti abbraccio, so che sei più forte di tutto questo, là sotto.

Susibita

Erika ha detto...

Ciao Nera, era da un po' che non ti leggevo, ed hai scritto il post che io avrei dovuto/voluto scrivere in questi due anni.

Come sai vivo da sola, vedo il mio fidanzato solo nel week end perché lavoriamo in due città diverse.

Come te ho un rapporto "particolare" con la solitudine.

In due anni ho passato periodi alterni: o abbuffandomi o stando a regime ipercontrollato, dove in casa il massimo della vita sono le fette biscottate classiche.

Nella prima fase, la sensazione che se non hai almeno 3 tavolette di cioccolato, tre confezioni di biscotti al burro, 3 di patatine e compagnia bella potresti morire? Ce l'abbiamo!

Ora sono nella seconda fase.
Sto controllando qualunque cosa, perché se non controllo cedo troppo e se cedo troppo sono al punto di partenza, vedo l'ago della bilancia più amico, ma con quella consapevolezza che una volta ottenuto un risultato manderò tutto a puttane ricadendo nella fase uno.

Solo che l'ultima volta la fase 1 è durata più di un anno. Inutile dire che sono diventata enorme, non come ai tempi in cui ero obesa di terzo grado, ma enorme.

E mi sento una fallita.

Tutto questo sfogo per dirti che ti capisco, quello che non mi è chiaro è perché tutti ti dicono che devi dimagrire (come se ingrassare fosse una colpa -come se non ti colpevolizzassi abbastanza-) e come lo devi fare (come se non lo sapessi, sai, a 30 anni sono proprio una sprovveduta) e tutti pensano di dover pure controllare quello che mangi. Vai dal dottore con la tosse che ti sfonda i polmoni e ti dice che dovresti dimagrire. Certamente.

Mah.

Fefy ha detto...

Come al solito appoggio Erika in ogni parola.
Da quando c'è la moda dell'all you can eat sono terrorizzata ad ogni uscita: facile dire "basta contenersi"!
In camera prova a non tenerti le scorte, o perlomeno ad avere roba "safe". Le prime 3 volte bestemmi, poi ci convivi, poi capisci :*