24 aprile 2015

1992

"Avevo tredici anni, nell'estate del 1992. Ero molto timida, amavo scrivere improponibili racconti sulle vecchie agende di mia madre, tenevo un diario segreto che leggevano tutti i componenti della mia famiglia, avevo il poster dei Queen attaccato sulla parete della mia stanza e non mi capacitavo del fatto che Freddie Mercury fosse morto a causa di quella che era allora una delle malattie piu' temute del mondo. Amavo Luca Carboni, amavo i Beatles, Automatic for The People, Beverly Hills 90210, e relativa frangetta di Brenda Walsh,ma volevo il fisico di Kelly, amavo Non è la Rai, Il Diario di Laura Palmer e Il budino Danette al caramello mangiato in doppia dose durante i compiti del pomeriggio.
Soprattutto, odiavo terribilmente il mio fisico.
Mi sentivo grassottella, informe, costipata e imbranata, indossavo fondi di bottiglia al posto degli occhiali, e mia madre mi comprava abiti antichi e fuori misura, con spalline larghissime e fantasie da tendaggio della nonna. Fu così che presi la decisione di iniziare a mangiare in modo sano e fare movimento per cercare di togliere quelle che mio padre definiva il grasso brutto della crescita.
La verità è che ero assolutamente normopeso. 
Quell'estate persi oltre 10 chili in poco tempo, senza grandi sforzi, iniziai sentirmi un po' piu' carina, quasi bella, iniziai a scoprire le gambe e a vestire aderente. Chissà che mi sembrava. Ero una bambina, il menarca era arrivato proprio quell'estate. Se ripenso a come mi sentivo donna, provo una tenerezza assoluta. Il primo fondotinta, il primo mascara. Un po' di ombretto e lucidalabbra, le uniche concessioni di mia madre.
Quell'estate, a distanza di poco tempo l'uno dall'altro, vennero uccisi due giudici molto importanti, e divennero eroi, io piansi lacrime di vero dispiacere, forse identiche a quelle che piansi dopo aver saputo che il mio adorato nonno a breve sarebbe morto di cancro e non ci avrei parlato piu', e non l'avrei piu' abbracciato.
Ritagliai le foto piu' belle di quei giudici, prese dai giornali del parrucchiere di mia madre, degli uomini e donne delle rispettive scorte, delle loro mogli e dei loro mariti, dei loro figli. 
Mi ricordo di lei, mi colpi' il fatto che avesse ventiquattro anni e fosse bellissima e giovane e avesse perso la vita per servire lo Stato e che lo Stato fosse il suo datore di lavoro. 
Soprattutto pensai che fossero lei e i suoi colleghi, le persone "normali" della faccenda , i veri eroi, destinati a passare meno in tv, destinati ad essere dimenticati molto piu' in fretta.
Perciò appiccicai la sua foto sul diario segreto e la circondai di cuoricini ricalcati a penna. 
Mi ero accorta che da diversi mesi dalla televisione uscivano continuamente parole come Manipulite , Tangentopoli, Cavaliere, Lega Nord, Craxi, Mazzette, Segni, Appalti Pubblici, soprattutto sentivo di continuo il nome di Di Pietro, sapevo degli arresti e della loro gravità, e lo sapevo vedendo le facce dei miei allibite di fronte ai notiziari della sera. Io mi sentivo in colpa perchè non provavo nulla di fronte a questa gravità. Fondamentalmente avrei voluto parlare il linguaggio degli adulti, capire nel profondo i meccanismi della politica, e della storia che si stava facendo nel nostro paese, 
Avrei voluto comprendere il funzionamento dei partiti, le maggioranze, le minoranze, la collusione, le commissioni straordinarie. Invece pensavo alla dieta e a quanto sarei piaciuta ai ragazzi se fossi dimagrita, pensavo a Non è la Rai e Ambra che conduceva una trasmissione tutta sua nella sua taglia quaranta, pensavo a quella ragazza dal fisico bellissimo che era stata spazzata via da una bomba in via D'Amelio, e pensavo che anche io avrei voluto una foto nel bellissimo mare siciliano nel mio costume verde smeraldo, proprio come lei. Scrivevo il diario segreto confabulando sul principe azzurro che di sicuro avrei incontrato al liceo, che sarebbe iniziato quell'autunno. Pensavo alla parte superficiale della vita, e mi sentivo in colpa. 
Quell'estate presi sette centimetri in altezza tutti insieme, mi feci lunga lunga e magra magra, e fu strano scoprire piano che mi stavo avviando verso la strada del sottopeso, e dei disturbi alimentari, che non mi avrebbero più lasciata. A Natale persi mio nonno. Non provai nulla, solo un grandissimo buco nero che non sapevo come alimentare, ne' con la rabbia nè con il cibo, nè con il dolore. Così smisi di mangiare. E così finì quell'anno delizioso e struggente, con me e quelle come me che volevano fare le grandi, e invece si erano appena affacciate dentro l'esistenza e cercavano una cosa tanto importante quanto irraggiungibile: Il senso di appartenenza".

Questa è la storia del mio 1992, mi è venuta in mente di scriverla dopo aver iniziato la serie del momento. (NO SPOILER PLEASE, siamo ancora alla quarta puntata).
Potete intuire quale sia il tema conosciutissimo della serie, che ha fatto storia, ma a me ha colpito molto la parte sociale, e personale, il fatto di aver vissuto anche io quegli anni.
Così, mi sono divertita ed emozionata a ricordare cosa combinava la sottoscritta, un po' meno che bambina, nell'anno che mi ha vista cambiare fisicamente, e perdere uno degli uomini piu' importanti della propria vita.
Ventitre anni sono passati. I nati del 1992 sono adulti. Questo mi fa sentire terribilmente e in maniera irrinunciabile adulta.
La sensazione è sempre di capire molto poco quei meccanismi, di essere totalmente ignorante sui fatti dell'Italia, e sulla storia dell'uomo moderno, di essere soprattutto poco consapevole e poco interessata a quello che è al di fuori di me. Per fortuna in ventitrè anni sono diventata molto consapevole di quello che c'è dentro di me.


NOTA dell 'autrice: sto amando questo sceneggiato, molto probabilmente perchè è una delle poche serie che tocca argomenti vissuti in prima persona, ma io ve lo devo dire: la tipa che parla con la polpetta di tonno in bocca, vi prego, non ce la posso fa, manco Asia Argento nei tempi d'oro
E' indifendibile nonostante la perfezione del personaggio.
Resta solo una cosa da fare: Perculare.



6 commenti:

ioticerco ha detto...

Un pensiero per te, un mio dolce pensiero, ai tuoi 13 anni. Un mio dolce pensiero alla poco più che bambina di allora ed alla bella ragazza e persona che adesso sei.


Ricordo il 1992, gli anni che lo precedettero e quelli che lo seguirono, ed ancora oggi mi domando come sia potuto succedere che in quegli anni tante, perchè sono state tante, persone abbiano potuto perdere la vita senza che lo stato li sapesse o volesse difendere. Veri e propri eroi, i più già dimenticati.

Lyndin ha detto...

Ecco, io sempre la solita..sai che per un attimo ho pensato fosse l'incipit di un libro? :O <3

Per quanto riguarda la serie (che a noi è durata pochissimo),sono andata a cercare interviste di Tea Falco, per vedere se il suo modo di parlare era realmente così.
E ho detto tutto. XD


Lagattallardo ha detto...

ioticerco: un pensiero a tutte le ragazzine che sono adesso donne adulte e vivovo in un paese, che non è migliorato , non è andato avanti, e sta invece tornando irrimediabilmente indietro, affinchè possano portare loro quella ventata di novità di freschezza, soprattutto attraverso le proprie scelte di vita <3
LYndin: hi hi, è un racconto - è vero :-) decisamente autobiografico. Tea Falco sta raggiungendo soglie di cagneria recitative mai viste fino ad ora :-)

Susibita ha detto...

bel post.
io sui miei 12 anni ho dei buchi enormi, e non a caso.


Susibita

p.s. so che non c'entra nulla ma mi è venuto in mente perchè spesso tu scrivi di peso, rapporto col cibo etc etc etc che è da tempo che volevo segnalarti lei, in caso non la conoscessi già: http://matrignapartitme.blogspot.it/

Lagattallardo ha detto...

Susi: grazie per esserci sempre. Si' conosco quel blog, lei mi piace molto. Quel post pero' è abbastanza soggettivo e scombinato. La verità è che non tutte hanno l'equilibro e la voglia di mettersi a dieta perchè trattasi di problemi alimentari, che non è sovrappeso da gola, quindi non so, non mi è tanto piaciuto. Ma io sono una donna frustrata e abbastanza in carne quindi ho la mente offuscata :.)

Anonimo ha detto...

Nel 1992 avevo 5 anni, e le uniche cose che ricordo sono il Luca biondo, il bambino all'asilo che mi piaceva tanto, il pandoro ripieno della nonna e le calze a rete della maestra (sì, la mia maestra portava le calze a rete).
Tutto quello che so, l'ho studiato nei libri di storia e controvoglia, nei capitoletti a fine libro dedicati alla storia contemporanea. Però lasciamelo dire, amo i racconti autobiografici, e il tuo lo hai scritto dannatamente bene.
BlackTea