31 gennaio 2015

TRE MESI

Tre mesi per iniziare a capirci qualcosa.

Tre mesi di pausa dalle programmazioni sul futuro, la vita , la casa , i viaggi, i quando lo fai un figlio.

Tre mesi per prendere l'abitudine.

Tre mesi per andare piu' piano.

Tre mesi per andare molto piu' veloce

Tre mesi di pura sofferenza e ansia.

Tre mesi di assoluta felicità.

Tre mesi per stravolgere le regole.

Tre mesi per vincere l'inconcludenza.

Tre mesi per farmi travolgere dalla paura

Tre mesi per andare oltre le mie paure, tutte quante, 

Tre mesi in cui far uscire molto le passioni, e praticarle.

Tre mesi in cui amare Lui, e soprattutto me stessa.

 Tre mesi per trovare alternative al tanto cibo

Tre mesi per dimagrire, non so come , non so quanto, ma so perchè.

A partire da oggi.





24 gennaio 2015

A CHI VUOI DARLA A BERE

Sono in trasferta di lavoro da circa due mesi.
La trasferta non prevede che io sia a Milano in pianta stabile, ma che vada e venga da Roma ogni settimana, per cui parte della mia vita si svolge su un vagone Premium del Frecciarossa (per i casi umani che viaggiano insieme a me, faro' un post a parte,) e sono diventata l'esperta dell'anno in "come fare/disfare la valigia in maniera perfetta e ordinata in soli dieci minuti" (leggi, appallottolare cose pulite ma non stirate, a casaccio cercando di far entrare tutto l'occorrente).

Ma non divaghiamo. Dicevo che sul treno, o di sera, quando mi trovo da sola nella stanza di albergo, ho molto molto tempo per pensare. Molto tempo per stare da sola. Molto tempo per fare quello che non ho la possibilità di fare da donna convivente con un marito davanti al quale mantenere un certo decoro.

Leggi tra le righe: ho tempo per le abbuffate.

Ebbene sì, le mitiche abbuffate in solitaria sono tornate a fare parte della mia vita, e in particolare nel periodo di trasferta, gli episodi si sono moltiplicati, fino a sfociare nel delirio di quest'ultima settimana, in cui ho avuto proprio la sensazione di NON RIUSCIRE PIU' A FERMARMI. Sola nella stanza dell'hotel piu' triste della terra, con pacchi di patatine, cioccolata, biscotti al burro, crostatine, pizza. Non sono abbuffate compulsive, io scelgo con cura cosa mangiare, e in grandi, ma non grandissime quantita'. Ma se non faccio scorta di cibo, se non ho del cibo con me a disposizione, mi sento morire. Sento di non poterne fare a meno.

La questione è che sono ingrassata molto, e fin qui nulla di nuovo sul fronte occidentale.

La cosa brutta è che non vorrei dare importanza alla cosa.
Vorrei non mi facesse soffrire così tanto.
Ma, a chi voglio darla a bere. Ci sono giorni che penso a me come a quello che effettivamente sono, obesa, e questo mi fa stare davvero di merda.
Mi importa tantissimo, e mi sento molto in colpa perchè mi importa talmente tanto che sento di essere stupida.
Il fenomeno è che mi sento una cretina a soffrire tanto per una cosa del genere e nella mia testa è un atteggiamento estremamente infantile, a quasi 36 anni, preoccuparsi per l'estetica in questo modo, vedersi sporche e brutte e senza speranza perchè si è fortemente in sovrappeso.
 
Ragion per cui sono nel circolo vizioso del senso di colpa che mi porta di nuovo ossessivamente a cercare altro cibo, perchè se fino allo scorso anno pensavo che andasse meglio, pensavo di aver fatto passi da gigante, la verità è che sono punto e capo con resto di tre (chili). And so on.
 
Che grandissima rottura di palle

Ora, data la mia lotta ventennale con il sovrappeso/obesità disturbi alimentari , ho molta esperienza in fatto di soluzioni. Ne ho provate tante, alcune funzionano, altre meno, altre per nulla.
In conclusione, non ho una conclusione, né una vera ricetta per stare meglio, non ho l'ispirazione che mi faccia andare verso la direzione giusta.
 
Una cosa l'ho capita, però. Come per ogni evento per cui valga la pena lottare, occorre sempre la stessa identica spinta, che arriva da un posto inimmaginabile e segreto che non è all'esterno di questo strano mondo, ma nella nostra parte più preziosa e invisibile.
Questa cosa si chiama FORZA.
(May the force blablabla)
Non è un luogo comune. E' l'unica certezza che mi porto dietro da anni di lotta.
E non lo dico perché ho visto il primo Star Wars la bellezza di centocinquanta volte. Lo dico perché
io la forza, l'ho persa, e non la cerco, da anni. Come un animale in letargo, che vive di rendita, io sono una persona arresa agli eventi. Mi sono piegata ad una vita in cui c'è stato un prima, in cui ero snella, e in cui c'è stato un dopo, in cui mi sono rassegnata alla mia obesità. Invece da oggi, inizio questa ricerca, per costruire giorno per giorno la mia personale libertà. E ci vorrà del tempo.
 
Perché io credo che la forza non sia un'onda che arriva all'improvviso, ma l'estensione di un lavoro interiore che dura una vita, e che mai avrà fine.
 
Oggi per esempio ho ritrovato questo posto e la possibilità di scrivere del solito spinoso problema dell'obesità, nonostante mi senta stupida banale e ingrata e anche leggermente umiliata da me stessa.
 
Non è poco avere un posto così.
 




12 gennaio 2015

THERE IS A LIGHT THAT NEVER GOES OUT


Non trovo il senso, e siamo solo a inizio ďanno. Trovare la strada, un desiderio che spero di far diventare realtà. Per gli altri desideri, quelli seri, c'è da aspettare ancora molto. No, non ci sono buoni propositi che tengano. C'è un lavoro quotidiano su noi stessi che vorremmo andare a destra e invece si va a sinistra, e su quello non ci piove, ma io credo vi sia una forza costante e insormontabile chiamata destino. La forza del destino sa dove portarci, e anche se non vorremmo ci spinge li. Ecco, lasciamo che spinga, a dispetto di quello che ci dicono le persone accanto a noi. E' vero, gli altri sono la nostra forza e la nostra risorsa quotidiana contro la solitudine, ma non sono la nostra guida. E' la vita che ci guida, di solito io credo verso il bene. Poi ci sono questioni che trivellano le budella e contro quelle c'è da poco da fare, si tiene duro, per non soccombere. E se mi sto ancora chiedendo che cosa c'è in questo mondo che abbia senso, è semplicemente perché non lo so proprio.