23 settembre 2015

SE NE DEVE PARLARE





Mi spiace essere un gatto nero appeso ai vostri zebedei.
Lo faccio oggi, pensando ad una persona che non c'è piu' e che parlava e scriveva così bene di robe pesanti come macigni e aveva il potere di farti sentire leggero leggero, dopo averle messe nero su bianco. (sto parlando di lei, e mi correggo, questa persone c'è sempre, tanto)
Sappiate che io invece non ho questo potere.
Io sono pesante. 
Ma devo scriverne perchè di questa roba se ne parla molto poco e siamo tutti li a mostrare sui social le nostre vite splendide e nostri nuovi tagli di capelli e uno pensa, ma va là, quanto è semplice la vita di questo/a qua, guarda come se la ride.
La prima che lo pensa degli altri sono io.
Ma so che non è così.
So che nel novanta percento dei casi quei sorrisi, quei tramonti, quella fiducia nella vita,
 sono il frutto di una battaglia interiore che si chiama:
 lotta quotidiana contro i pensieri negativi alla ricerca della agognata serenità.
Alle volte sono il frutto di qualcosa di piu' grande, per chi si ammala di depressione.
Sono una di loro. 
E di questa cosa qui, nessuno ne vuol parlare. 
La produttività, la creatività, il fare fare fare,
Viaggi, concerti cinema teatro.
Ma esiste il fare i conti con noi stessi alla fine di tutto.
Le copertine dei rotocalchi che gridano," dietro al suo fantastico sorriso, si cela un grande dolore". Già, celare il dolore, questo ci insegnano a fare,
Io l'ho capito fin da bambina che dovevo sorridere per avere indietro l'approvazione altrui.
E non mi andava per niente, io volevo solo gridare forte le mie paure.
Per fortuna quelle uscivano da sole perfino dalle orecchie, e tutti li' a dire, oooohh che figlia ipersensibile che ci hai. 
Invece mi sono tirata su come un'anima dolce e inquieta, e magari non poteva essere altrimenti, ma magari poi scopri che era meglio disimparare tutta quella dolcezza, e farla piu' semplice: se ti va di mandare affanculo un perfetto coglione, magari è ora che tu lo faccia. You win, you lose, vogliamoci bene.
Ma noi siamo caccole. Caccole infinitesimali. Cosa importa del giudizio degli altri?
Per me è tutto, e siamo d'accordo.
Ma dobbiamo disimparare il giudizio scontato.
Disimparare l'invidia, che tutti pensiamo di non provare, e invece aivoglia.
Imparare a dire no.

Avoiding fear, sadness or anger is not the same thing as being happy. I live my sadness every day, but I don't resent it anymore. Instead, I do it now so that the wonderful moments of joy I do find are not in order to forget, but to inhabit and enjoy for their own sake. It's not easy. In fact, I'd say it takes much more effort to consciously do than it does to just stay sad, but with all my heart, I cannot tell you how worth it it is. And for those suffering from depression, I know how dark and endless that tunnel can feel, but if happiness seems impossible to find, please hold on to the possibility of hope, faint though it may be. Because I promise you, there're enough nights (Zelda Williams, la figlia di Robin Williams, morto suicida nell'agosto 2014)

Stavo scrivendo questo post la sera prima.  La mattina dopo la tremenda notizia che la mia adorata sorella era morta sul colpo in un incidente di auto. Life goes on. Ma lagattallardo non esiste più. È morta con lei. 

17 settembre 2015

THE ELEPHANT IN THE ROOM

Immagine tratta da qui
L'elefante è li', bello grande, dicono che qualcuno lo veda rosa, allora mettiamolo rosa.
Io lo vedo sempre, quell'elefante, vive nel mio salotto da almeno vent'anni e non avete idea di quanto vorrei aprire la porta e farlo andare via. 
Ma invece dobbiamo fare in modo che resti e che conviva con noi, 
che sia ben visibile, ma non si faccia scoprire dagli altri. 
Lo sappiamo io e pochi amici fidati.  
Ma in verità chi mi conosce fa in modo di saperlo, e lo sa bene. 
E siccome ora va molto di moda essere vincenti, se dici, ma io sto soffrendo tanto, 
io ho questo problema, la risposta è: "non fare la vittima, è tutto nella tua testa".
E appunto, risponderei io. Certo che è nella mia testa. 
Anzi no ,è tutto dentro quella stanza, è tutto in groppa all'elefante.
Che non è neppure rosa. Magari lo fosse.

E' che è bello poter dire mi sono presa una rivincita. 
La felicità come riscatto, come raggiungimento del sogno di una vita. 

La realtà è che invece può anche non succedere, e la cosa allucinante è che uno vive bene ugualmente.

Da grande faro', da grande sarò. No, non sarai, sei già quello che sei.Viviamo in tempi in cui in fondo "da grande" sei sempre un po' piccolo.
Pero' è vero, fare la vittima fa schifo, soprattutto quando ci sente nonostante tutto, infinitamente fortunati, infinitamente grati.
 
Bisogna forse accettare che NON tutto ha un lieto fine. 
L'elefante ci sarà sempre. Mai come nella mia vita, Se capisci questa cosa, sei già a buon punto.
E poi la mancanza di lieto fine puo' far accadere nella nostra vita una roba meravigliosa che si chiama:
AVERE NUOVE POSSIBILITA'.

Nota dell'autrice:  L'elefante nella stanza è un modo di dire americano che viene brevemente ma efficacemente spiegato qui.
E' una delle espressioni che preferisco in assoluto. 
L'elefante rosa non c'entra molto, qui la spiegazione, le due espressioni vengono utilizzate allo stesso modo, ma hanno due significati diversi. 
Per me hanno significati contigui, sono frasi che vivono l'una accanto all'altra.
Alle volte il problema c'è e tutti fanno finta di niente, alle volte il problema è solo nella nostra testa come un'enorme allucinazione che fa fatica ad andare via. 
A noi la scelta.

10 settembre 2015

GENERATORE AUTOMATICO DI POST INUTILI ALL'UMANITA'


E' dal 20 agosto che produco pezzi scritti insulsi e incompleti e mi rifiuto di pubblicarli.
Ho alla fine dei conti creato una pila di bozze alta venti piani, senza capo nè coda, e sono perfino arrivata a cancellare, senza accorgermi di nulla, l'unico misero post pubblicato in agosto, che aveva trovato faticosamente la luce, dove vi parlavo del mio viaggio imminente ad occidente.
Ma quella è una altra storia, quella è un'altra bozza di post.

E' che scrivere per una persona che ama scrivere e ama soprattutto leggere cose belle non è semplice.

Scrivere inutilità non mi pare il caso, diciamoci la verità. 
Non scrivere piu' sul blog perchè ci si dichiara pigri è davvero un peccato.
La verità è che sono totalmente lobotomizzata dai social e dagli smartphone.
E lo è la maggior parte di noi.
Telefoni con cui facciamo tutto tranne che telefonare.
Conta calorie, pedometro, lista della spesa, video montaggi, catalogazioni, riconoscimento di canzoni,  meteo, ricerche su internet, prenota ristoranti, carta da culo. (vabbè, non esageriamo)

Ma voi non vi sentite profondamente scemi a stare sempre con quel coso in mano?
 Ci hanno fottuto il cervello, è la pura verità.

Questo favoloso preambolo per dirvi che nonostante tutto continuo ad avere bisogno di questo spazio, ho bisogno di scrivere cose che siano mie, partorite dal mio cervello, riflessioni senza capo ne' coda ma ragionate, sudate, pensate.
Che fortuna che ha chi passa di qui.

Allora, chiedetemi un po', che sto facendo in questo periodo, come me  la passo?
Ecco, diciamo che faccio questo.
Godo per l'imminente fine dell'estate.
Godo per il fatto di non dover sudare come un bufalo africano durante la traversata del fiume, mentre vado a passeggio per Roma, godo di poter finalmente coprire le braccia e tutto il resto con vestiti ancora leggeri che lasciano molto all'immaginazione, godo dei colori meno forti, dei sapori di inizio autunno, del potere salvifico che hanno avuto le ferie e il riposo sul mio cervello.

Soprattutto godo delle illusioni, che bussano ad ogni settembre alla mia porta, godo di quella dolcezza mista a malinconia che mi fa dire "ce la faro'" .

Ce la farò a perdere peso definitivamente.
Ce la faro' a trovare la casa dei miei sogni.
Ce la faro' ad essere maggiormente organizzata.
Ce la farò a tenere pulita e in ordine la mia casa.
Ce la faro' a fare della sana attività sportiva di moderata intensità che mi ricordi che anche io possiedo dei muscoli
Ce la faro' a riprodurmi
Ce la faro' a non far morire tutte le piante che entrano a contatto con me.
Ce la farò a riprendere lo studio della chitarra classica
Ce la farò a leggere almeno duecento libri entro fine anno.
Ce la faro' ad ascoltare musica e vedere film di qualità.
Ce la faro' a modificare il mio look e a vestirmi in maniera elegante e abbinata.
Ce la farò a fare i regali di Natale entro fine ottobre
Ce la faro' a spendere in maniera oculata i miei soldi
Ce la faro' a non litigare per futili motivi.
Ce la faro' ad essere felice ogni minuto della mia esistenza.

Invece poi non ce la faccio mai, fino al prossimo settembre.

E' che gli adulti a settembre non iniziano la scuola, dove si imparano tante cose.
Gli adulti a settembre iniziano un' attività che si chiama: disimparare.
Disimparano il realismo soprattutto. Ci sperano sempre.
Io ci spero. Voi?