8 marzo 2016

TU NON PUOI CAPIRE

Lo sapevo che ci sarei finita, in quella trappola bastarda che si chiama vittimismo.
Quel modo di vivere passivo che esula la tua persona da ogni responsabilità, 
perchè tu sei il centro della congiura divina e povera te, non puoi farci nulla.
Il comportamento da vittima sacrificale è una cosa che ho sempre detestato.
Se sei infelice , è fondamentalmente una scelta, una scelta di amore per te e per la tua vita, 
Fare la vittima non fa altro che gettare sugli altri la responsabilità del tuo malessere.
E invece no, dicevo, bisogna fare i bravi e saper prendere le decisioni giuste,
senza dare la colpa alla vita che quasi mai ha la colpa.

Tutto questo fino a che Silvia non si è schiantata con la macchina,
lasciandomi sola nella gestione del mio dolore e della mia depressione.
Ora sono diventata la campionessa del "TU NON PUOI CAPIRE".
Solo chi ci passa, puo' capire,  ma neppure chi ci passa o ci è passato,  perché in fondo chi ci passa non è mai uguale a te, puo' avere un carattere forte mentre tu già ti trovavi sotto un grande treno prima che succedesse il tutto, come puoi ora spalare codesta merda tutta insieme?
E giù di invidia non solo nei confronti di quelli che non hanno da passare quello che tu stai passando,
ma anche nei confronti di quelli che hanno passato quello tu stai passando, e ce l'hanno fatta. 
Sono felici.
Tu no, è troppo presto, abbi fede.

Il dolore, quello disperato, fa dire di tutto, e quindi ti ritrovi come un coglione a fare la vittima alla veneranda età di 36 (e no, ormai sono 37, porcamaiala), quando dovresti essere un essere adulto che prende in mano le redini della propria vita e va avanti e non si dispera,
perchè la vita è comunque degna di essere vissuta anche se le persone care ci lasciano e poi chi lo dice che la felicità non torna, e bla bla bla.

Che poi, c'è davvero bisogno di essere capiti, accolti, compresi, assecondati?
Gli altri non capiscono, ce ne faremo una ragione.
Sti grandissimi cazzi.

Nota dell'autrice: sì, ho bisogno, ho bisogno di qualcuno che mi dica:
hai il diritto di essere infelice, sempre.
Hai il diritto di voler morire, qualche minuto al giorno, ogni volta.
Hai il diritto di sentirti come ti senti, perchè se sei così infelice non è solo per la morte di tua sorella. E io lo capisco.

Nota dell'autrice numero 2: auguri a noi due, piccole donne sempre per mano, in questo giorno che celebra la donna, di cui solo quest'anno colgo l'essenza.






6 commenti:

Patalice ha detto...

se mia sorella non ci fosse più, la mia vita finirebbe.
certo, io non morirei, ma forse sarei più felice se succedesse
vorrei dirti che passerà, che un giorno le cose andranno meglio,
che finirai per svegliarti un giorno e non pensarci più... ma io non penso possa accadere.
si, un po' passerà, e si le cose andranno meglio,
e forse un giorno arriverai a sera e non ci avrai pensato fino a lì...
...ma poi quel lì arriverà, arriveranno i ricordi, il male ed il dolore...
però sorriderai ancora, e avrai ancora cose belle per le quali vivere e ci sarà quell'arcobaleno
nel quale non credi più, perché è soltanto dietro la coltre di buio che appare...

ti abbraccio...
e sii infelice quanto cazzo ti pare,
conceditelo e lasciati la dignità del dolore,
ti spetta di diritto

Lagattallardo ha detto...

Grazie Patalice. Mi concedo molto dolore molte nausee e molta invidia. Lo faccio perché era il mio modo di stare al mondo prima e lo è ora. Ma sì lo ammetto ed è la cosa più orrenda da ammettere. Io quello che vorrei é essere morta al posto suo.

Sara ha detto...

Io credo che ci sia anche un diritto alla sofferenza.
Ieri ero in farmacia per mia nonna che e'inferma e ho scherzato con la farmacista -pensera' che sono matta -dicendo che mi sento una prefica e rimpiangevo il periodo in cui andavo in farmacia per comperarmi le creme per il viso.
In un anno tre funerali e uno mancato, perche'del mio (ex) marito non si sa piu'niente e quindi sempre scherzando, dico che sono vedova senza beneficiare delle premure sociali del mio status.
Sara

Lagattallardo ha detto...

Sara: mi sento una disadattata sociale. Qui è tutto un pullulare di lieto fine, lieti eventi, lieti cazzi, blog motivazionali, frasi motivazionali, buddisti, cattolici, andrà tutto bene, trallallero' trallallà. E tu vedi queste donne che hanno svoltato, belle, meno belle, bionde, more, per cui la vita sembra tanto lieve, che scrivono a caratteri cubitali : ma io ho tanto lottato per arrivare dove sono. E pensi a quello che passa tua madre ogni giorno, ai suoi sorrisi e alle sue risate, ai suoi ti amo, e capisci cosa è la vera lotta. Pensi al vero dolore, quello di cui solo poche potevano permettersi di parlare, e di cui non si parla piu' perchè ormai la morte le ha portate via. In generale, non si parla della morte, in questo mondo migliore che abbiamo creato ad uso e consumo dei nostri (vostri?) figli. Il lutto all'inizio rende liberi, ma bisogna subito riadattarsi alle regole del vivere occidentale. Come diceva il finale di trainspotting? "La verità è che sono cattivo. Ma questo cambierà, io cambierò. E’ l’ultima volta che faccio cose come questa, metto la testa a posto,vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l’ora. Diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxi televisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico. buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti, lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai."

My Italian Florida ha detto...

Vedi (rispetto al commento qua sopra), quando annaspi nel fango non è che scrivi un post motivescional su come la vita sia rosa nonostante tutto. Mo' perché all'epoca delle mie disgrazie non avevo un Blog, ma se fosse stato avrei scritto un post molto simile a questo, e ai tuoi precedenti - fermo restando che le cose non sono minimamente paragonabili -, per poi arrivare alla saggezza illuminata di chi ha compiuto il suo percorso tra le spine e può dire agli altri Ehilà, non solo si sopravvive, ma si diventa perfino persone migliori!
Hai il sacro diritto al lamento, alla voglia di morire per poi ricominciare, hai diritto di mandarci tutti a fanculo. La tua vita è già ricominciata e tu sei in cammino con le tue spalle larghe. Ma non sono d'accordo con la fine del tuo commento, sei una passionale, non credo ti spegnerai cosi :) ti abbraccio forte, Tiziana.

Lagattallardo ha detto...

Tiziana bella: è un piacere averti qui. Purtroppo per me, so che la felicità è una scelta, anche in questi casi così estremi lo è.
E' tutto nelle nostre mani. La verità è che per ora è tutto in questa frase che gli altri mi dicono: Quando ero nella merda , certo nulla di paragonabile. Anche io sono stata tante volte nella merda, vera anche quella. Ma appunto, nulla di paragonabile.
Per cui quello che ti chiedi è: posso finirci anche io, che ho tutte le carte in regola per essere una persona serena e appagata, in quella bolla di infelicità da cui non si esce piu'?
Ma proprio piu'? E mi sa di sì. Ci posso finire davvero, perchè le carte in regola non ce le ho mica sai? Ho qualcosa che hanno molti esseri umani occidentali. Si chiama: orgoglio. Si chiama spirito di sopravvivenza. Si chiama amore di mio marito.