24 settembre 2016

UN ANNO

Premessa dell'autrice: post spietato ad alto contenuto di negatività, astenersi positivisti, perbenisti,  deboli di stomaco, fanatici di ogni religione, gente dal cuore debole, Pollyanne di ogni specie e natura.

Un anno fa, amore mio, la vita ha deciso che dovevo perderti e non rivederti piu'.
Ha deciso che saresti morta in un banale e scivoloso incidente stradale mattutino mentre ti recavi al lavoro.
La vita ha deciso anche di farmelo scoprire casualmente su facebook intorno alle 11.00 di un qualsiasi giovedì mattina allegro e sereno, ero per strada all'uscita di un controllo medico e stavo tornando in ufficio, e invece no, al lavoro non ci sono tornata, mi sono seduta sul ciglio della strada e ho chiamato Ciccio e mamma, senza voce. Ho accettato subito la verità. Non ho gridato, no non puo' essere. Chissà, forse perchè ho passato una vita ad avere il terrore di cose come questa, e avevo ragione, ad averne paura, perchè è toccato a me, alla fine.
Che buffonata, poi, scoprirlo in quel modo, non trovi, ma bisogna accettare, questo è il mondo in cui viviamo, questa è la morte violenta ai tempi del social network. 

Eccomi qui dopo un anno, il dolore è intatto, fermo, ho imparato a lasciarlo andare per le ore necessarie che mi servono alla sopravvivenza. Ho imparato a tenerlo stretto e ancora voglio imparare a starci molto, in questo dolore che non voglio cacciare via, perchè fa parte della mia vita, e negarlo sarebbe inutile e dannoso per me, e per quello che mi piacerebbe diventare. Non lo lascio andare perchè non ho ancora imparato a lasciare andare te, e l'unico modo che conosco ora per averti con me è questa sofferenza, che esige di essere vissuta interamente, senza sconti.

Amore mio, non posso dire di pensarti ogni minuto, posso dirti che sei con me anche se non ti penso, sei il fluido che scorre nelle vene e fai bene come una linfa e fai male come un veleno iniettato per uccidermi.

Vivo, che ti credi, ho ripreso la mia vita a pieno regime. Faccio colazione, bevo il mio caffè accarezzando i gatti, mi vesto, mi lavo, (lavatevi sempre, anche se sembra non ci sia speranza, voi fatelo, è cosa buona e giusta), mi trucco, vado a lavoro, lo faccio con passione, mi guardo allo specchio, ho i soliti dannati problemi di peso che non mi lasciano mai, nemmeno nella tragedia. Che palle.
Ho fatto tante cose in questo anno, ho capito l'intera vita dell'uomo e il suo profondo significato, (ovvero che non significa un cazzo, e siamo noi a dargli significato) la bellezza del cosmo e l'ingiustizia che vige sulla terra.

Ho capito cose che avrei fatto tranquillamente a meno di capire, ma ho dovuto, per andare avanti fino a dove è stato possibile fino ad ora.
Soprattutto ho capito di essere naturalmente infelice. In una maniera che non pensavo potesse esistere, in un modo totalizzante e violento, pieno come è piena la luna in certe bellissime sere.
Quando mi chiedono come stai, non ho ombra di dubbio, sento di essere e di poter rispondere solo quello.
Infelice.
Ho capito che questo stato di infelicità resterà. Un po' come chi ha una malattia cronica e deve tenersela a forza.
Amore mio, il problema non è questa infelicità naturale, il problema è che questa cosa non è socialmente accettata. Io devo guarire dal dolore, superare, elaborare, costruire.
Io pero' non ne ho la possibilità, nè la voglia.
Non sono depressa, te l'assicuro.
E' così è basta. La vita ha perso il suo senso. Non lo trovo. Punto.
Non credere che non abbia provato a cercare.
Mi sono sentita grata di averti avuta, forte, combattiva, onnipotente come i migliori pazzi che si rispettino, ho sentito la completa disperazione, sono entrata nel cervello degli aspiranti suicidi. 
Mi sono sentita morire, ininterrotamente, ogni minuto per un anno di fila.
Sono stata molto presuntuosa a rivolerti con me, ho sbattuto la testa contro il muro almeno 20 volte al giorno, poi 10, poi 5 , poi basta perchè si è ammalato papà e non ho potuto neanche vivere il lutto come si sarebbe dovuto vivere un lutto di queste proporzioni.  Ho perso anche lui, e ho sentito la sua liberazione dalla sofferenza, fisica e morale, e l'ho invidiato tanto, perchè ha avuto una vita meravigliosa e piena di amore e di significato, e avrei voluto essere io quella liberata.

Facciamo che ci credo anche io che faro' una vita degna, avro' la possibilità di ricostruirmi, con la dovuta applicazione e buona volontà.
E' questo che devo fare necessariamente nella vita giusto?
Essere felice.

E invece secondo me NO. 
Non funziona così, ma questo è un tabù.
Non è accettabile che nella vita ci sono i felici e gli infelici, punto.
Questa è la nostra cultura, questo è il nostro bisogno. Mentire a noi stessi, per sopravvivere.
Invece io ora so, come altri, che è possibile questa convivenza con l'infelicità.
E' necessaria per me, è importante farla sentire agli altri.

Ho smesso di giustificare il mio dolore, in questo mondo in cui essere nel dolore non è contemplato, non è una possibilità, non è LA SCELTA.
La scelta è rincorrere la vita, la felicità, la realizzazione, la serenità, eliminare il pensiero negativo.
La frustrazione che ne deriva dal fatto di non riuscire assolutamente a fare nulla delle cose di cui sopra è così grande che spiegarlo mi è impossibile, anche a te che mi capivi ancora prima di parlare, o forse tu mi avresti capita, perchè anche tu spesso eri nel dolore e non eri accettata per quello che sentivi.
Ma questo, amore mio, questo è un dolore che non puoi fermare, non lo scegli, arriva e basta, molti dicono che puoi scegliere cosa farne, ma dovrebbero mettersi seduti accanto a me, prendermi la mano, e leggere ogni cellula della mia anima per scoprirla completamente in pezzi, solo allora forse direbbero:
non puoi stare bene ora, lo capisco, non puoi uscire a divertirti ora, lo comprendo, resta dove vuoi essere, vivi come senti sia meglio per te.

Tutti gridano devi farcela, non hai scelta. Me lo diresti anche tu.
Ma non funziona così.
Funziona che ho il diritto sacrosanto di credere che sarò infelice per sempre.

Lo so, amore, scombino i piani di tanti che dicono che non deve funzionare così,
che la vita è più forte e alla fine trionferà.
Ma non è sempre vero, la tua morte lo smentisce, e allora forse sono fiera di me, perchè mi dico la verità con coraggio e continuo a svegliarmi la mattina e andare a dormire la sera e a dichiarare il mio amore a mia madre e a mio marito senza fingere che vada tutto bene.
Lascio al futuro la capacità di smentirmi, fino ad ora ho avuto ragione io, quando sapevo che avrei perso papà dopo di te, e avevo ragione io, quando ho pensato di aver perso la speranza di risollevarmi.
Sono una che macina giornate una dietro l'altra, sono una morta che cammina in mezzo a pezzetti di tregua e molta voglia di raggiungerti, e di mettermi vicino a te, in santa pace.

La mia vita di ora è fatta di questo, e credo di non essere l'unica sulla faccia della terra a sentirsi in questo modo, per una perdita così tragica, per un dolore così violento.
Solo che. Solo che penso alle povere anime che si sentono così, e non parlano di lutto morte bare perdita e altre schifezze del genere perchè sai non sta bene parlarne e soprattutto perchè la morte non esiste.

Se è vero che la felicità è una scelta, l'infelicità è un diritto, nel caso di tragedie vissute in prima persona. Ma questa affermazione è un tabu' per chi non sa cosa c'è dentro questa perdita, in questo caso la perdita dell'amore della propria vita, perchè non tutti sanno, e allora è bene ripetere, che se c'era una persona al mondo che non avrei dovuto perdere, quella eri tu, e non c'è bisogno di dire altro, non c'è bisogno di spiegare, chi ci conosceva insieme sa che legame avevamo.

Eppure amore mio, continuo disperatamente a cercare quel posto che mi riporti sulla terra, dove io possa incollare quello che è rotto, ma forse quel posto non è un luogo, quel posto è il tempo.

Nota dell'autrice:
Di seguito riporto quello che mi ha scritto Silvia in uno dei nostri interminabili scambi su whatsapp circa un mese e mezzo prima della sua morte, in una giornata che credevo allora molto buia mentre era piena di tutto quello che serviva alla vita.
Me ne ha scritte di cose così, ho scelto questa in particolare perchè lo considero il suo lascito, che smentisce ogni mia parola scritta qui sopra, e che rappresenta la ragione per cui continuo a svegliarmi ogni mattina e onorare il suo ricordo. Questo è quello che lei avrebbe voluto per me.

"Io vorrei farti dormire, ma come i personaggi delle favole, che dormono per svegliarsi solo il giorno in cui saranno felici. Ma succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani"

  • (Fedor Dostoevskij, Notti bianche.)"


Mia sorella Silvia, cinque giorni prima di morire.


1 commento:

NonPuòEssereVero ha detto...

Ho perso un amico in un incidente stradale un mese fa ed è stato atroce.
Non oso immaginare il tuo dolore.
Un abbraccio.