19 ottobre 2016

OLIMPIADI

Nella vita c'è chi vince, c'è chi perde, è così da che esiste il mondo, soprattutto da che esiste il mondo occidentale. Nel mondo occidentale siamo in gara. Mi scrivono che la vita non è una gara, ma i fatti  lo smentiscono.
Siamo tutti li' a svegliarci la mattina, e ad essere grati per quello che abbiamo conquistato o ci è stato donato, o incazzati per quello che abbiamo perso.
Siamo li' a guardarci allo specchio e a chiederci come sta andando la nostra vita rispetto a quella degli altri. E' un errore lo so, ma quasi tutti commettono questo errore.
Per lo meno io lo faccio, sono una ragazzina di quasi 38 anni, mi rendo conto, è il mio difetto.
Sto cercando di maturare, sto cercando di cambiare.
Io e mamma abbiamo vinto da tanti punti di vista, abbiamo perso tanto, troppo.
Mia madre ha perso una figlia e questo è inaccettabile, ma qui non si tratta di accettare, si tratta di vivere contro natura e di dire ogni giorno, va bene così, viviamo nel dolore, ma viviamo.

Quello che non mi spiego è come tanti, troppi di coloro che dovevano restare nelle nostre vite si siano volatilizzati. Scomparsi. Non parlo di frequentazione abituale, parlo di un sentimento e di un pensiero che se c'è si sente tutto, e se non c'è lascia voragini incredibili.
L'assenza è una fortissima presenza.
Lo so io, che la vivo quotidianamente per chi disperatamente non c'è piu'.
Ma la vivo anche nei contronti di persone che dovrebbero stare accanto e non ci sono.
Stare accanto si può fre in milioni di modi.
Chi non lo ha fatto è stato incapace di farlo.
Chi lo ha fatto all'inizio e poi si è arreso è stato incapace due volte.
Chi c'è c'è sempre stato.
Non pensate che io non sia consapevole del fatto che abbia completamente scapocciato.
Potevo fare di meglio, potevo fare di peggio. Non è dato sapere.
L'unica cosa che so è che per me non finisce qui.
Non funziona che ora è passato un anno ed è passato il peggio.
E sapere che tanti sono davvero andati via fa molto male.
Ecco volevo scriverlo qui.
Che un gesto di affetto, una parola, un pensiero, un come stai non fanno male.
Magari penserete che non servono ad un cazzo.
E non è per nulla così.
Lo so che non è facile starmi vicino. Lo so.
Perchè io sono la verità, e la verità è che la vita è un Olimpiade, si vince e si perde.
E io ho perso.


7 commenti:

Susibita ha detto...

Dirti "ciao come stai" non è semplice.
Per via dell'autocensura che parte implicita: " come cazzo vuoi che stia? tu come staresti? cosa se ne fa di una domanda idiota? poi non lamentarti se ti manda a cagare. Ha già i suoi problemi senza che tu le rompa le palle."

Però mia madre mi dice sempre che quando ha perso la sua, di roccia, mio nonno, la vicinanza delle persone è stata un bene anche e soprattutto quando non se lo aspettava.

Allora ti chiedo come stai. E spero tu mi possa rispondere "oggi così così, ho fatto/visto/pensato/una cosa bella."
E se invece mi rispondi "di merda, che cazzo vuoi?" - cosa che peraltro nella tua gentilezza non hai neanche mai fatto - io ti dirò "ok c'hai ragione, immagino che possa essere una giornata di merda. Hai per caso notato che le foglie sono diventate gialle e rosse, molto molto belle?" al che tu potresti rispondermi "non me ne frega una minchia delle foglie gialle e rosse, mi prendi per il culo?" e io ti direi "ok, c'hai ragione, scusa".
Solo che poi invece di sparire suppongo che potrei ricominciare il giorno dopo uguale.
Giusto per sapere se stai bene.
Per dirti che è arrivato l'autunno, per mandarti la foto di un albero, per dirti che non hai manco una ruga -bendetta donna- e sei già bella nei selfie nel cesso ma molto, moltissimo di più ancora, nelle tue parole.

Poi se ti andasse ti passare dalle mie parti qualche volta che non sai dove andare ti potrei anche abbracciare, perché sono una che abbraccia molto, se a te non dispiace.

Susibita

SuSter ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Susibita ha detto...

Sus, che belle parole, le tue.

Susibita

Lagattallardo ha detto...

Grazie ragazze, per le vostre parole. Continuate a scrivere a leggere e a farmi sapere che ci siete, per me è importante.
A me non dispiace un abbraccio, mai, una parola che contiene amore vale piu' dell'errore e del fatto che gli altri si sentano inadeguati e fuori posto. E' questo tipo di dolore che è fuori posto.
E' questo un dolore che non passerà, ma è tutto piu' semplice con l'amore, c'è poco da fare.
Ho passato giornate di solitudine totale (non sono mai sola, c'è il Santuomo, c'è mamma anche se a distanza, ma la solitudine della tragedia è una cosa che neppure loro possono sostenere, nè io posso sostenere il dolore che è nel loro cuore, che è unico per un assurda scelta della vita). Io non capisco. Non capisco perchè sparire. Lo so, è difficile sentirsi dire da una persona a cui vuoi bene che vuole morire. Ma è questo che il dolore mi ha fatto ed è importante che io lo dichiari. Io vado avanti, ma non voglio andarci.

SuSter ha detto...

Capisco perfettamente lo stato d'animo.
La necessità che ha la vita di proseguire sempre e la paura di perdere la traccia di ciò che si è stati, che si ha avuto o che si è vissuto, insieme all'attenuarsi delle emozioni, siano pur fatte di dolore e sofferenza.
Vale per tutti i campi della vita, ma di fronte alla morte c'è quell'aspetto più definitivo, quel mai più che ci fa sentire ancora più bruciante l'esigenza di non lasciar andare almeno il ricordo, almeno l'intensità di quel dolore che ci fa ancora sentire vicino quel passato che amiamo.
Certo, la tragedia non tocca tutti, non allo stesso modo, non nello stesso momento della nostra vita, e istituire una graduatoria delle sfortune o fortune serve a poco. Quella rabbia di sentirsi privati di ciò che era nostro e che ci rendeva felici, amati, e quella rabbia per il fatto che il mondo vada comunque avanti, ignaro, che non gli importi niente, la capisco. A mio modo, e non so se il tuo dolore arrivo a comprenderlo tutto, del resto ciascuno lo vive a suo modo.
Comunque non volevo cancellare il mio commento precedente. Ne avevo pubblicati due e avevo eliminato quello in esubero.
Ma ora son scomparsi entrambi. Mah!

ero Lucy ha detto...

Accade spessissimo, sempre, le persone non sanno sostenere le emozioni negative. È lo stesso davanti una malattia, un divorzio. Io ho sofferto una feroce solitudine quando ho divorziato, ho dovulo ricostruire anche la rete di amicizie. Siamo fatti male senz'altro, ma tu continua così Carla, scrivi, incazzati, urla. Ti abbraccio.

Anonimo ha detto...

Io non ti conosco e questo a volte mi fa sentire inadeguata a starti vicina in una situazione così personale. A volte mi sono chiesta perché venga a leggerti, sperando di trovare un cenno di vita, di direzione giusta, cosa mi spinga.
Mi aspetto sempre che tu mi risponda sgarbatamente agli eventuali incoraggiamenti, perché forse è così che farei io.....
Ma poi un post come quello che hai scritto, dà un senso a tutto.
Ti ho sempre letto, quando eri una ragazza piena di piccole noie quotidiane, che assomigliavano alle mie, perché ho sempre ammirato questa tua razionalità mista alla femminilità, all'entusiasmo, alla voglia di esserci.
Poi ti è accaduto l'inimaginabile, l'evento per cui più nulla può essere lo stesso.
E non ti sei tirata indietro, hai preso una botta che avrebbe giustificato qualsiasi reazione, ma tu hai scelto la soluzione più difficile.
Non ti va di farlo, non credi nemmeno di saperlo fare, ma lo fai.
E io sono affascinata da quanto tu sia determinata, voglio abbracciarti virtualmente perché tutto deve concorrere ad aiutare questa tua lotta.
E sentire che tu lo avverti in questo modo, mi fa sentire parte della tua salita, perché purtroppo non siamo sempre quel che vorremmo né dove dovremmo, ma la capacità di rialzarsi rende ognuno di noi una persona speciale.
Tu lo sei, e te lo dico sempre con il rispetto dovuto a tutto quello che non posso nemmeno immaginare
Sofia