22 gennaio 2016

VITA NUOVA (COSE CHE NON MI PIACCIONO PER NULLA)

Di seguito come promesso:

1) La imprevedibilità del dolore. E' ancora troppo presto per controllarlo. E allora succede. Succede che il dolore arriva come una serpe strisciante, la senti dal pavimento risalire lungo le caviglie, i polpacci, le gambe, la pancia, la schiena e arrivare al collo fino a strangolarti. E lo fa. Lo fa quando sei al supermercato, a Milano per lavoro, a letto con tuo marito, davanti alla tv mentre guardi il film piu' banale. E lo fa piu' volte al giorno. Lo fa senza chiederti il permesso. E sfocia in attacco di panico, attacco depressivo, versamenti di bile, emicrania. Lo fa in ogni modo possibile. E tu devi solo attraversarlo.

2) I ricordi: i ricordi di OGNI CAZZO DI SINGOLA COSA DELLA TUA VITA PASSATA. Di quella che eri fino al 23 settembre scorso. Del bellissimo viaggio fatto in agosto, dei progetti futuri, dei tuoi occhi nocciola pieni di vita e di speranza. Di quello che facevi, di come ragionavi, persino del modo in cui soffrivi e delle paure che avevi. I ricordi delle cose meravigliose della tua vita a cui ti aggrappavi nei momenti di sconforto e disperazione. Sono congelati li', coperti di una brina grigia che non si scioglie per fare posto alla malinconia. I ricordi sono una cosa tanto preziosa quanto inutile. Sono pugnali. Non puoi utilizzarli. Semplicemente non ci devi pensare.

3) I ricordi (2 versione): a quattro mesi dall'evento, tra i ricordi si fa strada quello che è successo:
l'obitorio, i fiori, la sua bellezza che è rimasta preservata, gli occhi di mamma e papà, gli abbracci, la nausea continua per l'impossibilità di accettare quello che è successo. L'agenzia funebre, (o come abbiamo trattato bene la salma), la miriade di persone che la amavano e che sono venute a salutarla, le foto sui giornali Il giorno dopo il funerale, a casa sua, i suoi oggetti ancora li', i suoi vestiti, le sue scarpe, i suoi sogni, i suoi bicchieri del corso da sommelier, le sue sciarpe odoranti di fumo di sigaretta. I suoi peluche. Il suo disordine. I suoi trucchi, il suo spazzolino ancora bagnato. I piatti della colazione nel lavandino.I miei regali piccoli e grandi sul comodino. I suoi panni ancora nella lavatrice. Tutti gli attrezzi da palestra, il suo sudore ancora su di loro. E ancora i poliziotti che vengono a casa e ci restituiscono i suoi effetti personali. La voglia assoluta di morire piuttosto che firmare quel foglio di restituzione. e poi iniziare le pratiche burocratiche dall'avvocato. Parlare come una persona normale di fronte a lui. E ancora, la depressione post traumatica, le ore passate nel letto la mattina, nel totale immobilismo, senza possibilità di alzare neanche un mignolo.
I medici, gli psichiatri, gli psicoterapeuti, il raccontare tutto da capo, per cercare aiuto. La impossibilità di trovare aiuto. Altri medici altri psichiatri, altri psicoterapeuti. Il vomito nervoso, la fame nervosa, la depressione maggiore, l'incapacità di badare a me stessa, i pensieri di morte, i pensieri suicidi, i pensieri sul senso della vita. Questi per me sono diventati ricordi.

4) Gli oggetti: gli oggetti sono solo oggetti. Ma sono anche tutto quello che è stato e che non tornerà.
Gli oggetti vanno BUTTATI. E io ho iniziato a buttare la roba di Silvia. Non avete idea. Non avete.
Buttare i sogni di una persona giovane che quegli oggetti custodivano. Non avete la piu' misera e pallida idea.

5) Gli altri: ecco, io il lutto traumatico lo vivo così: io sono qui, con pochi altri superstiti accanto, e poi c'è il resto del mondo. E il resto del mondo non capisce. Non lo so se è vero, molto probabilmente si', se il resto del mondo capisse davvero il mio dolore, suppongo si estinguerebbe nel giro di poche decine di anni per depressione e mancanza di voglia di procreare progenie futura.
Ma l'umanità deve sopravvivere al dolore, per non estinguersi. E allora.
Per fare questo gli altri continuano a dire nel profondo di sè stessi, oh poverina, madonna che bomba, menomale che a loro e non a me, tanto a me non succede. Io per lo meno ho fatto così per i primi 36 anni della mia vita.
Ora lo so. Lo so che il resto del mondo fa così, ovviamente stiamo parlando del mondo che mi circonda. So che di dolore è pieno il mondo, ma nel mio mondo, io, noi siamo dei poveri disgraziati.

6) Gli U2 e Londra: due delle cose che adoravo di piu' e per le quali pensavo valesse la pena vivere.
Nella mia vecchia vita. Ora non piu'. Dovete sapere che io e Silvia il 5 aprile 2015 abbiamo architettato una trasferta improvvisata per vedere gli U2 in concerto a Londra, saremmo dovute partire il primo di novembre con i nostri rispettivi compagni. L'abbiamo deciso durante il pranzo pasquale dello scorso anno, mentre eravamo completamente ubriache, non consce della ingente somma che avremmo speso. Eravamo ubriache e felici di fare una follia, finalmente insieme, finalmente entrambe accoppiate.
Sono stata a raccontare questa storia a colleghi amici e parenti fino al 24 settembre mattina, prima di sapere che lei fosse morta. Ora potete immaginare cosa io provi pensando a quel concerto e alla città che amo di piu' a questo mondo.

7) L'Abruzzo: I miei luoghi, i luoghi in cui sono cresciuta, erano per me il porto sicuro. Sono una fuori sede, lo sono da oltre 18 anni, mi sembra piu' che logico pensare che il porto sicuro sia la mia terra di origine. Ma ora so che qui ci sono solo brutti ricordi, o bellissimi ricordi che non posso neanche sfiorare per non impazzire. Ci sono gli amici di Silvia, che sono vivi, si sono riprodotti e vedono crescere i loro figli. Silvia no, Silvia mummifica in una bara, che tra parentesi si colloca in Abruzzo. E io odio la casa in cui sono nata, le sue foto sparse ovunque, la sua assenza che si fa presenza dolorosa, e continuerà ad essere tale finchè anche io non sarò vicina a lei.
E desidero piu' di ogni altra cosa al mondo essere vicina a lei.

8) I consigli: di seguito riporto i consigli ricevuti in questi mesi, per agevolare me e la mia famiglia nel superamento di questa fase delicata delle nostre vite:
- pensa che ora lei è un angelo, e vi ti protegge da lassu'.
- Ora devi vivere per due.
- lo so che sei triste perchè tra poco sarà il suo compleanno e lei avrebbe compiuto quaranta anni, ma TU NON CI PENSARE.
- Vedrai che domani starai meglio, ho fatto dire tre rosari e una messa apposta per te dal mio Parroco.
- Tu non ti impegni abbastanza
- Dovresti svagarti, uscire di piu'.
- Tu devi smettere di tornare in Abruzzo e pensare a te e alla tua vita.
- No, ma non impazzisci, non ti preoccupare, che poi le risorse ti escono.
- Non ti imbottire di farmaci che quelli sono veleno hai capito?
- Eh, mi dispiace che hai dovuto buttare i vestiti di tua sorella, peccato non abbiate la stessa taglia, altrimenti potevi riutilizzare qualcosa, che disdetta.
- ho la soluzione al problema: fai un figlio, devi fare un figlio, fai un bambino, ma non glielo vuoi far ricordare un nipotino a quei due poveri vecchi e soli dei tuoi genitori, prima che schiattino pure loro?
Devo dire che quest'ultimo consiglio è il piu' gettonato.

9) I viaggi: in questi quattro mesi ho viaggiato tra Abruzzo e Roma per un numero inimmaginabile di volte. Sono stati i viaggi piu' orrendi della mia vita.

10) I miei genitori: sono la cosa che amo di più al mondo, li amero' anche quando non saranno piu' con me, anche quando restero' sola. Figlia unica o quasi. (Ho una sorellastra, un marito, una nipote). La sorellastra e la nipote sono a Ravenna, io a Roma, ma troveremo un modo.
Sono la cosa che piu' amo al mondo, ma stargli vicino mi genera una sofferenza micidiale. Che non passa. L'età di papà mi crea uno scompenso incredibile. L'età di mamma un po' meno. Entrambi sono anziani, e io da brava figlia dovrei stare loro vicina. Dovrei trovare il coraggio di trovare un lavoro qui in Abruzzo. Vedere il loro decadimento fisico, unito alla perdita di una figlia così amata, è la cosa più orrenda che potesse capitarmi.
E invece di tornare, continuo la mia vita a Roma perchè ora è l'unico modo che conosco per non affondare.
Non so cosa fare, non lo so. Lascerei anche tutto domani, ma il futuro senza un lavoro sicuro mi spaventa. E non che a Roma faccia chissà che cosa. Ma ho la mia città, ho la mia vita, il mio tempo scandito che mi riporta a galla.
La cosa che amo di più al mondo è anche la cosa che mi fa più male in assoluto. E questo è il vero schifo della mia intera esistenza.



Nota dell'autrice: per chi dice: quando le cose brutte accadono, si trova un modo, perchè le cose sono sempre meno gravi di cio' che avevamo immaginato, vorrei solo dire: vaffanculo.

Non ho riletto, scusate, non ho tempo.

21 gennaio 2016

VITA NUOVA (LE COSE CHE MI PIACCIONO)

Cose che mi piacciono all'interno della mia nuova vita, anche se non mi fanno più felice come una volta:

- il profumo del caffè decaffeinato la mattina, non bevo piu' caffè vero da quasi quattro mesi. Il Santuomo ha cercato la migliore marca tra i caffè decaffeinati e me ne ha fatto una scorta di cialde infinita, perchè al profumo di caffè non vuole che io rinunci. E neanche io voglio ancora rinunciarci.

- tornare a casa dal lavoro, trovare la casa pulita da qualcun altro. Il profumo della cera per pavimenti, le piastrelle sgrassate, il pavimento lucido, i mobili spolverati. Perchè ora ho anche qualcuno che mi aiuta a casa, ed è fantastico.

- E basta così.

Ah, no c' è qualcos'altro

- i pranzi con le colleghe, quando parliamo di stronzate, di cose serie, di questo e quello, e prendiamo per il culo le persone strane che passano per strada. O gli altri colleghi. Che cattive che siamo.

- Il make up la mattina presto. Ma anche prima di uscire il sabato sera. Potete immaginare che faccia orrida io abbia da quattro mesi a questa parte appena sveglia. Il mio viso è lo stesso, io sono un'altra. Devastata da lacrime quotidiane di disperazione e di dolore. Ed ecco che arrivano correttore, fondotinta, ombretto, terra abbronzante, blush, ombretto, eye liner, mascara a ridare una finta vita a questo viso morto. Adoro il makeup, potrei vivere dentro Sephora, magari la prossima volta mi porto una brandina.

- Pensare ad Anna.

- I giorni buoni al lavoro, quelli buoni molto pochi, ma ci sono. Fare il mio dovere.

- Parlare con mamma al telefono ogni pomeriggio e ogni sera, capire la fortuna di avere una mamma come lei.

-I mocassini invernali con la punta argentata comprate a Piazza Risorgimento, le adoro. Ma anche le stringate stile dottor Martens di pelle nera e lucida, che metto praticamente ogni giorno. Adoro anche quelle.

- Gli abbracci a papà, perchè lui da quando è morta Silvia, non me li dà piu' spontaneamente, e allora ci vado io ad abbracciarlo, perchè di solito ho freddo e lui mi riscalda.

- Masterchef. Carlo Cracco e Antonino Cannavacciulo. Mi fanno venire fame.

- Il profumo del bucato che esce dalla nuova lavatrice. Cazzo finalmente un bucato che sa di bucato e non di cimice schiacciata.

- La gatta femmina, il gatto maschio, che, al mio rientro dal lavoro, si fanno strada lungo il corridoio, e mi salutano e mi chiamano. Fare le punture al micio Ulisse perchè ha la bronchite asmatica. Spazzolare Penelope, perchè è piena di forfora ingiustificata. Prendermi cura di loro. 

- Le cene del sabato con Ciccio, noi due da soli in un posto nuovo da provare, o in uno già sperimentato, e chissenefrega se stiamo ingrassando senza pietà. Tornare a casa, sistemarci e metterci dentro il piumone di Ikea, guardare a palla Lost. Sapere di non dover morire almeno fino a quando non vedremo il finale di Lost , tra l'altro mi dicono faccia cagare.

- Le tregue. La mente che dà tregua ai pensieri suicidi e di morte e non desidera raggiungere Lei nella bara. Quando mi basta pensarla in pace li', o quando riesco a non pensare affatto a Lei, e la mente si svuota.

- Il profumo del collo di mio marito la mattina. Le chiacchierate nel bagno, i progetti futuri, completamente fasulli, comprare casa,  fare un figlio. Sapere in ogni caso di avere una persona speciale vicino, nonostante le teorie di sto cazzo della psicoterapia contemporanea, che vuole che avendo due famiglie devastate alle spalle noi si debba essere dei perfetti infelici.

- Dire di voler morire almeno cinque o sei volte al giorno, desiderarlo fortemente. Dire soprattutto, la mia vita è finita, non voglio subire altro dolore, altre umiliazioni, altra sofferenza, non voglio vestirmi lavarmi uscire, non voglio vedere nessuno. Non avere voglia di fare NULLA. 
Fare nonostante questo, tutto.


NOTA dell'autrice: Per il lettore che conosce la mia storia e sa cosa è successo, questo sembrerebbe il post della speranza, e della forza. 
Aspettate di leggere quello sulle cose della mia nuova vita che non mi piacciono.






18 gennaio 2016

SE LO COSTRUISCI LUI TORNERA'

Dove sei? Sei in tutti i  tuoi film preferiti, sei in  Star Wars, Pretty Woman, Il Paradiso Puè Attendere, Arturo,  e Harry ti presento Sally. Soprattutto sei in The Commitmens.
Ma ancor di più sei nell'Uomo dei Sogni, sei lì, pronta a spuntare dal campo di mais e a correre in quel campo da baseball.

Io dove sono invece?
Mi puo' trovare in alcune puntate del dott. House, Io sono il dott. House, ho la visione della vita del dott. House, con la differenza che ho una vagina e mi pongo continuamente il problema "Procreare non procreare"? Ho un amore grande vicino che mi salva la vita ogni giorno, e si chiama Santuomo. Ho un amore lontano che prega ed è santa di quella santità vera e pura e si chiama Mamma.

Ho il dolore piu' assurdo nel cuore. Un dolore che non dà pace e non dà tregua, E tutti mi dicono che devo stare bene, che non provo abbastanza, ma ho capito che ognuno è diverso e che gli altri sono la cosa piu' preziosa ma anche piu' distante quando sei nel dolore vero.

Ho capito che vivere alla giornata è tutto quello di cui ho bisogno ora.

Ho capito che mi piacciono i gatti e stare sul letto con loro mi riempie di amore, purtroppo non piu' di gioia come prima, ma va bene così.

Ho capito che la mia vita è cambiata davvero e questa è la cosa piu' orrenda da accettare, perchè io volevo cambiasse per una nascita e invece è cambiata per una morte. Io credo che la vita e la morte siano un cerchio, piu' largo per alcuni, piu' piccolo per altri, tanti altri.

Io credo che la malattia mentale sia una roba orrenda.
Io credo comunque nella forza.

Una sofferenza così non la auguro a nessuno ma proprio a nessuno, ma alle volte mi viene da augurarla a chi non capisce il mio dolore. E purtroppo anche con la cattiveria faccio i conti ogni giorno, ogni minuto.

Non ho riletto quello che ho scritto, quindi non so cosa ho scritto, ne avevo bisogno. E va bene così.

Ora vado a lavorare.

Ciao