15 giugno 2016

YOU KNOW NOTHING

- Ciao amore mio.
- Ciao.
- Come va?
- Sono molto infelice.
- E' normale.
- Cosa? Cosa è normale, non lo so più.
- La tua normale anormalità.
- Lo so.
- Cosa posso fare per aiutarti?
- Torna sulla terra.
- Sono sulla terra. Mi sto trasformando in terra. Sono qui, al cimitero, puoi venire quando vuoi.
- Ah già. Non mi va di venire al cimitero.
- E cosa vuoi.
- Beh, torna a correre la maratona e a fracassarmi le palle con la tua logorrea.
- Questo non posso farlo.
- Lo so. E' che io vivo senza di te, che ti credi, ma la mia vita è un inferno.
- Non è l'inferno, è solo la vita.
- E perchè la mia è così faticosa? E perchè la tua è stata tanto faticosa ed è finita di punto in bianco?
- Perchè è andata così.
- La vita non è faticosa per tutti.
- Ci sono gli affaticati, i non affaticati, e i grandemente affaticati. Tu e mamma siete ora nella categoria "grandemente affaticati". E' che vivete in un mondo di semplici affaticati, o di non affaticati, quindi vi sentite molto sole.
-Io mi vergogno di essere grandemente affaticata.
- Perchè?
- Perchè vedo in tv quegli uomini, donne, bambini, neonati, che vivono senza speranza, che ne so, dentro una guerra o in fuga da una guerra.
- Eh che cazzo c'entra.
- E io mi sveglio e vorrei essere morta. Loro si svegliano e ringraziano di essere vivi, ancora e ancora per un altro giorno.
- E' normale, sei cresciuta avendo la pappa pronta. Ora ti si è scombinato tutto e pesti i piedi. E' culturale. Non devi sentirti in colpa.
- Non è vero.
- Si' che lo è.
- E' vero, sono cresciuta pensando che la felicità per una come me fosse una cosa dovuta.
- No, non lo è.
- Ma la maggior parte della gente della tua età è viva e vegeta, e alcuni sono piuttosto in forma. Molti sono felici. Lo saranno per la vita. E tu invece sei morta a 39 anni. Quando vedo le tue amiche vorrei che fossero morte anche loro.
- Non mi riavresti mica indietro, se loro morissero.
- Sì, ma sarebbe giusto.
- La giustizia esiste solo quando smettiamo di esistere. Ma tu questo ancora non puoi capirlo.
- Ma che senso ha.
- Nessuno, non devi cercarlo, non devi chiederlo. Allenati a non chiedere che senso abbia la vita. Vivi.
- Non posso vivere se tu non sei viva.
- Ma hai detto che ci riesci.
- Sì è vero.
- E allora.
- E allora voglio stare con te. Non voglio dover curare la tua successione, le pratiche del tuo incidente, buttare le tue cose nel cassonetto. Soprattutto non voglio vedere certe foto di te e sentire la terra franare sotto le scarpe.
- Quando fai queste cose, anche nel dolore, io sono con te.
- Ma vaffanculo. Ho buttato quasi tutto, sai. Non hai idea del calvario morale e fisico.
- Sei stata bravissima.
- No, non sono bravissima. Voglio morire. Cerco su internet mezzi indolore per levarmi di mezzo.
- No tu non vuoi morire. Semplicemente, vuoi indietro la vita di prima, tu vuoi il prima. Il prima che si chiama spensieratezza.
- Certo che lo rivoglio. L'ho capito quando ho messo da parte l'unica maglietta tra le tue che ho deciso di non buttare.
- Quale, quella col finocchio?
- Quella col finocchio, certo.
- Se vuoi la vita di prima, quella no, non la riavrai.
- Allora voglio stare con te, fortissimamente.
- Non starai con me, ma starai con te.
- E se muoio.
- Non muori.
- Muoio, cercherò la morte.
- Cercherai la morte se vorrai morire. E' tuo diritto.
- Ma.
- Cosa.
- La verità? la verità è che non voglio morire.
- E cosa vuoi fare?
- Voglio essere libera.
- Che bella cosa, quella che vuoi. Perchè non vai e te la prendi?
- Perchè ho paura di vivere.
- Lo ha detto il terapeuta?
- Sì.
- E' il giudizio che hai tu di te stessa. Noi mettiamo il giudizio sulla nostra testa. Magari fossero gli altri.
- Ah ecco, ora lo sai. Quando eri viva lo dicevo sempre io a te.
- Eh lo so. Avevi ragione tu.
- Io non voglio avere ragione. Vorrei che la vita per una volta mi desse torto.
- Cioè? (e non mi sgridare perchè dico sempre cioè)
-  Non dire sempre cioè, che non hai 15 anni.
- Cazzo, sei snob e pensate.
- Lo so. Ma dicevo, vorrei smettere di avere ragione. Come quando tutti mi dicevano che papà sarebbe sopravvissuto, ma io sapevo che non ce l'avrebbe fatta. E avevo ragione. Come quando dico che sono vent'anni che tento di dimagrire e niente, continuo ad essere fortissimamente grassa, avevo ragione.
Come quando anni fa dissi che sarei stata infelice, e avevo ragione. Vorrei che la vita mi smentisse, per una volta, cazzo.
-  Vorrei dirti che non è così, ma no, la vita non ti smentirà necessariamente. Pero' ti diro' una cosa.
- Dimmi
- Tu non sai nulla.
- In che senso.
- Alle volte, da quella mattina in cui ti hanno detto che non ci sarei stata più, non hai la sensazione di percepire in maniera definitiva di far parte di qualcosa di assoluto? Di avere finalmente visto in faccia l'essenza di tutto, ma proprio tutto?
- E' esattamente come mi sento, ma solo per un brevissimo secondo ogni tanto.
- E' un grande dono.
- Frega un cazzo di questo dono.
- Un giorno ringrazierai il cielo di questo dono.
- Tu sai tutto?
- Io sto bene così, grazie.
- Anche papà sta bene così?
- Eh sì, molto bene, a lui è andata di lusso, ha avuto una vita magnifica, tranne che gli ultimi sette mesi della sua vita.
- E io come faccio? Come faccio a vivere senza di te.
- Imparerai a vivere senza di me.
- E dove ti cerchèrò?
- Dove saremo ancora tutti insieme.
- E dove.
- Nei tuoi sogni.


Nota dell'autrice: non mi rassegno.