26 luglio 2016

I SOCIAL AI TEMPI DEL COLERA




In questi tempi di pace e prosperità dentro i quali la fortuna o il buon dio ci hanno permesso di vivere, abbiamo tutti capito che bisogna fare solo una cosa:

Pensare positivo

Il dolore, il vero dolore appartiene al silenzio, mica possiamo ammorbare il genere umano sui social con le nostre incazzature e il nostro sentirci inadeguati.
No, sta roba qua non piace, non tira, non va di moda.
Siamo tutti d'accordo.
E' d'accordo mia madre quando vede me e pensa che io sia il sole e la luce che le rischiara le sue giornate di merda e mi dice di pensare positivo.
E' d'accordo il terapeuta che dice che sono una depressa aggrappata alla morte e questa si sa, non è la strada da seguire, la strada da seguire è quella che ti fa pensare a te stessa come la persona fortunata, e a tua sorella come quella sfortunata.
E' d'accordo mio marito, che mi fa trovare cuccioli di gatto e mi dice che il dolore non impedisce di gioire e che la vita è piena di roba meravigliosa sparsa a casaccio.
Sono d'accordo i pochi amici che mi restano che propongono, invitano, e sperano che io mi sforzi di sforzarmi e inizi di nuovo la progettazione della mia esistenza.

Sia chiaro a tutti.
A distanza di dieci mesi dal ribaltamento della mia intera esistenza, non ho  intenzione di buttare la mia vita al cesso. Quanto meno perchè finchè non decido di farla finita o  trasferirmi in un paese tropicale e attendere che mi cada una noce di cocco in testa, io bisogno di lavorare per vivere, e per lavorare nel posto in cui lavoro,io ho bisogno di mantenere uno stato mentale e fisico degno.
Quindi il mio involucro (e il mio peso) sono quelli di prima.
State sereni.
E' che la percezione del mondo e della morte, e soprattutto della vita,  quelli sono cambiati totalmente.
Oggi sono tranquilla, ma può capitare che d'improvviso i ricordi di lutti bare sangue ospedali obitori autopsie riconoscimenti ritornino più potenti che mai. Stiamo parlando di metà della mia famiglia fatta secca dalla vita in meno di sette mesi. Vorrei fosse chiaro e vorrei ribadirlo con forza.

Molti dicono che è indispensabile imparare il culto delle piccole cose.
Così l'ho imparato.
Ed è bello. Mi rendo conto che voglio godermi ogni piccolo briciolo di tregua e fiducia che da questo periodo in avanti mi sarà concesso.
Non intendo fare pena a me stessa.
Voglio vivere il dolore nella dignità.

Detto cio'.

Lasciatemi gridare-lasciatemi sfogare.

Faccio un appello a voi che siete li', su facebook a parlare di quanto è bella la vita dopo la nascita di vostro figlio, nel mondo dei blog a scrivere della cotta che vi siete prese per il nuovo fidanzato di turno, nel mondo instagram a postare tramonti, e nel mondo pinterest in cui progettate le vostre case nuove tutte uguali. A voi che siete li' nel mondo snapchat che è il nuovo modo di scambiare pezzi di quotidianità. A voi che siete su YouTube e vi truccate in maniera naturale o da mignottoni a seconda del gusto.

Ci siamo anche noi, in questo mondo virtuale, noi che viviamo con il dolore spalmato addosso.

E' sacrosanto diritto postare le cose belle della vita e renderle pubbliche.
Anche io l'ho fatto per anni, con discrezione e a modo mio, ma l'ho fatto, ho parlato di cazzate, di cose serie, di matrimoni, del problema del peso, di depressione minore, delle cose belle della mia vita.
Alle volte fa davvero bene anche a una persona come me percepire la continuità della vita, nella sua prorompente quotidianità.
Ma vi prego, ogni tanto ricordatevi di parlare del dolore. Delle persone che soffrono.
 Esistiamo noi che siamo profondamente addolorati.

Faccio un appello accorato alle influencer, a quelle che ce l'hanno fatta, alle professioniste della happiness da social, a coloro che spiattellano il loro successo e la loro giuioia a destra e a manca, alle utilizzatrici compulsive di questi hashtag:

#LOVEMYJOB #LOVEMYLIFE #THANKGOD #THINGPOSITIVE #HAPPY #BESTRONG
Io ve lo devo dire. Ogni volta che mettete uno di questi tag sulle vostre bacheche social di qualunque specie, ogni volta che ripetutamente avete bisogno di ribadire che la vita è stata generosa con voi, uno dei pochi appartenenti alla mia categoria, che è quella di coloro colpiti da tragedia, MUORE DENTRO.
Alle volte non dico sempre, soffermatevi e pensate a me, e a noi che non abbiamo pace, ma vi leggiamo, perchè alle volte c'è un prima e c'è un dopo.

Il vostro sbandieramento della felicità a tutti i costi, delle spiagge bianche e assolate, della famiglia perfetta, non è la normalità di tutti. Le vostre nascite. La vostra allegria, il vostro farcela spesso non fa bene ad alcune persone.
Quando scrivete, grazie alla mia forza e determinazione ho raggiunto i traguardi che mi sono programmata, non fate del bene a noi, non siete influencer. Siete un po' coglione.
Nella vita ci sono cose meravigliose, il dolore vero nasce dalla perdita di quelle cose meravigliose, cosa credete, io sono la prima che ne ha coscienza. Ho preso coscienza che la vita è tanto bella quanto ingiusta, molto piu' di tanti altri che non hanno perso l'amore della propria vita dentro una panda beige in una qualunque mattina di settembre.

Lo so, il mondo e la vita continuano, persino la mia vita va avanti, demmerda ma ci va, io sono su Marte, ma sono viva.
Però anche prima che mia sorella e mio padre morissero io ero una che provava a rendersi conto.
Sapevo dell'esistenza del dolore altrui, anche in periodi di profonda serenità.
Forse questa si chiama sensibilità.
Ho postato anche io un sacco di minchiate, le foto dei viaggi fatti, gli scazzi quotidiani, le serie tv che  ho amato, i registi che ho odiato.
Ho postato una miriade di foto di gatti, perchè che male c'è. ho postato le foto con le mie sorelle, ho postato quello che era la mia vita nell'assoluta normalità.
Ho cercato di non ostentare. E per ogni piccola gioia condivisa pensavo. Chissà se qualcuno vedrà. Chissà se qualcuno soffrirà.
Sono fatta così. Molto male.

Ora questo è quello che chiedo:

Finitela di postare le braccine strong come simbolo di forza quando andate ad allenarvi o per ribadire al mondo che la vita è difficile e voi pero' ce la fate e vi fate forza.
Le braccine strong sono assolutamente ridicole.
Volete sapere cosa è la forza?
Venite a casa mia, parlate con mia mamma mentre guarda la sua telenovelas preferita su Rete 4 perchè dice che nella vita c'è bisogno di stronzate. Questa donna è la forza, e non solo lei. Ve l'assicuro. Guardate Chris. Guardate i suoi occhi. E la sua forza di giovane uomo che non si piega alla scelta che la vita ha fatto per lui. Rileggetevi Anna, che ve lo dico affare. oppure il blog di lei, che è una forza della natura.

Non è retorica. Forse sì. Non mi interessa.
E' solo che quando dite di voler dare una mano a chi soffre , di volere aiutare me nello specifico, e poi postate foto di pranzi e cene in famiglia, love my life love my job love sto cazzo, non aiutate mica.
Soprattutto se siete molto famose sui social.
La vita puo' essere meravigliosa per tantissime ragioni.
Ma per alcuni non lo è , è un dato di fatto.
E' bello poter dire alle persone. Ok sei infelice. Non importa, vorrei che stessi meglio, ma vai benissimo anche così. Esiste la gioia, esiste il successo, esiste che ti dice culo, esiste l'impegno.
Ma esiste anche che alle volte va fatto silenzio.
E tu puoi stare nel tuo dolore.
E' normale.
Non c'è da vincere alcun premio.
Sarebbe un gran bel messaggio.

Nota dell'autrice: in questi mesi mi sono chiesta come avrei vissuto i miei lutti se fossero capitati quindici anni fa, quando con le persone si parlava molto di piu' e si conosceva molto meno l'apparenza delle vite altrui, perchè non c'era altro modo di condividere che una lettera fatta di carta, un telefono a gettoni, un appuntamento in un locale, una serata sul divano.
Forse meglio. Forse peggio.
Non c'è risposta anche per queste sciocche domande qui.
Ma c'è una cosa che ho capito.
In ogni parte del mondo ciascuno di noi è alla ricerca di un evento che ti faccia dire senza ombra di dubbio: sono salvo.