4 aprile 2017

CIAO, COME STAI


Il silenzioso 
Ciao come stai?
Sto come lammerda
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L'incoraggiante
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Vabbe', tu sei sempre stata come lammerda, pure prima dei lutti stavi così, sempre depressa eri.

Il satanico
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Tu e tua madre dovete andare dall'esorcista, tu stai così per colpa del diavolo che vi ha colpito.

Il guaritore
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Secondo me questi dottori da cui sei in cura non servono a un cazzo, conosco un amico mio che ti rimetterebbe al mondo, fa agopuntura e massaggi ayurvedici,  mia zia aveva un cancro al colon, l'ha rimessa al mondo, aspetta un pò che prendo il numero.

Il finto tonto
Ciao come stai?
Sto come lammerda
E perchè mai?
Il buddhista
Ciao come stai?
Sto come lammerda
"Non credere in un destino che cade sugli uomini comunque egli agisca;
credi in un destino che cade sugli uomini a meno che non agiscano."
Domani ti porto il libro.

Il reattivo
Ciao come stai?
Sto come lammerda
Eh mo basta, devi reagire, guarda che non sei mica l'unica ad avere avuto i lutti, il mondo è pieno di dolore, guardati intorno, reagisci che se no IO STO MALE.

Il riproduttivo
Ciao come stai
Sto come lammerda
Fai un figlio che ti passa tutto quanto

Ciao come stai?
Sto come lammerda
..ma guardami, sono sempre io, solo che sono anche un'altra, e questo fa paura.
Vieni a patti con il fatto che soffro di attacchi depressivi e istinti suicidari da oltre 18 mesi,  mentre per te è normale andare a fare la spesa, uscire con gli amici , comprare casa, fare figli,  progettare il futuro. Sì, mi serve urlare e battere i piedi e dire perchè a me, corro il rischio di restare sola, ma è quello che so fare. La ragazzina insolente.
 C'è da accettarmi, non è facile, ma io sto accettando di aver perso Silvia, quindi voi potete accettare di aver perso la vecchia me.
Di dolore è pieno il mio mondo. E non solo il mio.
Una malattia, un trauma, l'attesa di un figlio che non arriva, la fine di un grande amore.
Quello che so fare è parlare di dolore. Quello che so fare è scrivere il mio dolore, così come è.
Mi aspetto che le persone facciano squadra per aiutarmi, ma me la cavo bene anche da sola.
E non pensare che non ringrazi ogni giorno di essere così forte, ma io no, non posso rispondere che sto bene, se non a lavoro quando lo devo fare per convenienza, 
fuori di li', con le persone che amo, io ho bisogno di dire la verità.
E allora magari semplicemente dimmi "prendiamoci un caffè, raccontami, parlami di Lei, dell'innominabile fonte del tuo dolore". Metti un po' da parte la tua serenità e parliamo di quello che Anna chiamava tabu' e cazzo se lo è, soprattutto se pesca i giovani.
Ma esiste nella mia vita e allora che facciamo, finta di nulla?
Poi un giorno magari ti trovi tu nel tuo personale e profondo dolore e magari io so parlare la tua lingua ed è bellissimo, perchè qualche volta succede che alla risposta "sto come lammerda" segue "anche io sto come lammerda", e allora io sento di non essere tanto sola.
Sento di poter andare a cercare la bellezza che vado fiutando da mesi, proprio dove c'è la porta scardinata, 
ed è magnifico.


8 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao come stai
Sto come lammerda
... sai una cosa? ... vaffanculo!

(dialogo tra me neo-orfana e amica neo-tumorizzata ... alle volte un bel vaffanculo globale riassume bene la situazione ... )
baci
:-)
chiara

Lagattallardo ha detto...

I vaffanculo dei miei amici me li sono presi tutti, tutti leciti
Ma non servono. L'unica cosa che è servita è : anche io stonellamerda. Stiamo nella merda insieme? Ti va?

Alahambra ha detto...

È che starenellamerda tutti assieme non serve a qualcosa di concreto, serve solo a convincersi che non c'è alternativa possibile allo starenellamerda.
Leggo da anni, avrò commentato forse 5 volte. Ora però mi sento proprio di dirti dal profondo del cuore: basta. Basta scavare, basta crogiolarsi nel dolore, basta abbandono al negativo, basta.
Nel post precedente dici che non avrai mai una famiglia tua e credo tu non ti renda conto di che torto immenso stai facendo a te stessa ed a tuo marito nel dirlo. Perchè i casi sono due, o volete stare bene assieme e quindi SIETE una famiglia, oppure non volete e allora non si capisce cosa facciate assieme.
L'impressione che se ne ha è che tu non abbia alcuna intenzione di uscire dal fosso, anzi che te lo stia arredando proprio.
Faccio fatica a scrivere questa cosa, perché non sono fatti miei in alcun modo e perché so sulla mia pelle che quando una non vuole sentire altro che frasi consolanti quello che dico io è come acido sui nervi. Tuttavia non mi scuserò né mi asterrò questa volta.
Tutti quelli che qui ti danno delle gran pacche sulle spalle non ti aiutano, anzi, ti tengono giù a fondo nella palude in cui ti sei sprofondata.
Quindi davvero, con tutta l'empatia sincera che provo per te: basta!

Lagattallardo ha detto...

Alahambra:
Nella vita quotidiana non esce molto di questo crogiolarsi nel dolore di cui parli tu, nella vita quotidiana io sono quella di sempre, con qualcosa in piu'. La forza che non credevo di avere. Ovviamente sul blog questo non si vede.
Nella vita quotidiana non ho persone che stanno nella merda con me e basta, ho persone forti come me che vivono il quotidiano con me, mia madre, mio marito, le mie amiche sorelle, la mia città. Esiste ancora tutto questo, esistono i pranzi, le cene, la casa da gestire, un lavoro molto bello che mi dà soddisfazioni e mi salva ogni giorno, esiste la mia città, esistono i gatti, mio marito, la mia vita, esiste.
Pero' non si puo' dire basta dopo 18 mesi e due lutti come i miei, sarebbe una negazione.
La questione famiglia non c'entra con i figli, io e mio marito siamo una famiglia anche senza figli. Il problema e che io ne volevo, e avevo difficoltà precedenti ai miei lutti nel volerli, è evidente che se poi la vita si rivoluziona ti viene qualche scrupolo in piu'. E' un punto molto delicato, ma mi sta bene che ci siano persone, a mio avviso molto chiuse, che dicano: stai sbagliando, state sbagliando.
E si' , ho istinti suicidiari, non ne vado fiera, ma ce li ho, sono meno frequenti ma ci sono. Li nego e faccio finta di nulla, o ne parlo perchè questa è ora la mia vita.
Pero'ho anche una gran voglia di vivere, ma non certo nel modo in cui vorrebbero le persone come te che dicono, basta. Non è un peccato essere infelici. E ' un peccato lasciarsi andare. E io ti assicuro, non lo sto facendo mica.

Alahambra ha detto...

Non ho parlato di figli, ho parlato di famiglia e appunto perché si è famiglia anche decidendo di non averne mi si è mosso qualcosa leggendo la tua frase nel post precedente. Tra l'altro un figlio non guarisce proprio nulla e metterne al mondo a scopo "terapeutico" è quanto di più lontano da me. Anzi, sono proprio convinta che serva un equilibrio grande PRIMA di farli.
Su tutto il resto credimi, se sbaglio sono contenta assai di più. Non è però l'impressione che dai qui. Il basta non è riferito allo smettere di sentire quanto al mettere le cose in una diversa prospettiva.
Chi ti dice che i lutti li abbiamo tutti può certo banalizzare ma nel contempo è un invito (più o meno irruento) a considerare gli eventi come parte del proprio cammino, a fare realmente un lavoro su se stessi e sfrondare.
Io non lo so come sei tu nel tuo quotidiano, ma se la tua infelicità ricade su quelli che ti stanno accanto allora sì, è un peccato, perché pure loro hanno le loro infelicità e i loro drammi da gestire. Non intendo l'attimo di tristezza, né il magone che ti assale perché hai visto quella tal cosa che ti ha fatto pensare al buco che la mancanza ha aperto dentro. Intetendo vivere accanto a qualcuno costantemente cupo e la sensazione che qualunque cosa farai o dirai sarà sprecata in quel mare di nero. Sono stata una persona buco nero per un po', ti parlo per esperienza diretta e non per metterti all'angolo. È che mi dispiace.

Lagattallardo ha detto...

La verità è che non ho deciso nulla, vivo alla giornata.
Grazie per le tue parole, piene di coraggio e esse stesse coraggiose.

Susibita ha detto...

Ciao.
Sono mesi che non scrivo.
5, per l'esattezza.
Non ho vissuto un lutto, ma un fatto grave che mi ha colpita, atterrata, lasciata senza parole, poi niente. I giorni passavano e dovevo lasciarli passare, le notti purtroppo anche.
Io sono una che deve affrontare e risolvere le situazioni scomode -tipo subito-, altrimenti sta scomoda, non dorme.
Bè stavolta non potevo.
Ho aspettato, mi sembrava non dovesse finire mai.
Ho lavato vetri, pulito casa, dato da mangiare alle gatte, lavoricchiato, lavoricchiato, pianto tanto e preso gocce.
Ho appena riletto il mio ultimo post di Novembre, quando ancora non sapevo che avrei passato quel Natale che ho passato, e quei mesi che ho passato. Fa male, a rileggerlo. Ti vedi come una povera cogliona, da fuori.
Mi è venuto in mente cosa scrivevi tu a proposito delle tue foto negli States.
Ho tolto instagram, twitter, tutto, non c'era spazio per leggerezza nè tantomeno futilità nelle giornate.
Mi sono chiesta però a che punto tu fossi, dove fossi, là fuori nel mondo.
Solo che ero nel mare nero dell'egoismo, quello che ti serve per respirare e stare a galla: mi serviva ogni singola briciola per non dare fuori di matto davanti ai bambini. Eppure qualche volta l'ho fatto, in ogni caso.
Comunque.
Solo per dirti, shit happens. Very fucking dirty unbelievable shit happens.
Quando parli di dolore, c'è solo il dolore, che t'inghiotte - come forse intende dire Alahambra.
Quando parli di Silvia invece, c'è sempre amore, e bellezza tanta.
Non credo tu debba smettere.

Susibita









Lagattallardo ha detto...

Susi, sì, c'è lammerda come la chiamo io, ma c'è molta bellezza anche, quindi siamo fregate, comunque. perchè noi vogliamo e vorremo sempre andare avanti, in mezzo a tutta questa bellezza e lacrime e dolore. Ti abbraccio, se vuoi puoi sempre scrivermi in privato. <3