5 maggio 2017

TABU' NUMERO 3

Sui tabu' legati al dolore e alla malattia è stato detto da Anna abbondantemente nel suo blog, una delle fonti meravigliose dalle quali attingo sapere e saggezza ancora oggi.

Se vi siete persi i due post e se non li avessi già linkati abbastanza ve li piazzo qui e qui, di modo che possiate avere il quadro di quello che c'è nel dolore, ma non si puo' dire nel dolore, per pudore, per retaggio culturale, perchè semplicemente circondati da teste di capra inconsapevoli di cio' che è il quotidiano di "quelli come noi".

Il tabu' numero tre legato al dolore, non necessariamente alla malattia, voglio scriverlo io, Anna me lo concederebbe, perchè sapeva già allora dentro cosa eravamo finite io e mia sorella.

Il tabu' numero 3.
La felicità.
Nello specifico,
La felicità dopo la tragedia.
Ovvero, dove collocare il pensiero felice, come giustificare il proprio benessere interiore nonostante si viva all'inferno da quasi venti mesi.
Considerate che nei confronti miei e di mia madre sono state spese parole di conforto e di speranza  meravigliose, non posso negare di essere stata circondata da persone che hanno capito, sono stata così fortunata nella disgrazia da dover ringraziare ogni minuto di essermi scelta persone così.

Ma voglio raccontare con sincerità quanto faccia male sentire continuamente ribadito dalle persone più superficiali che la nostra vita è difficile, che siamo delle disgraziate, che la nostra esistenza come la conoscevamo non esiste piu', che dobbiamo essere forti e rassegnarci alla sopravvivenza perchè è questo quello che si fa quando si perde un figlio.

Ancora vorrei dirvi di quando abbiamo letto e versato milioni di lacrime su articoli come questo, in cui la perdita di un figlio è associata all'apertura di un buco nero che mai potrà essere colmato e all'inizio di una vita da sopravvissute e mai piu' recuperabile.

Ecco, non vorrei dirvi che non è così.
E vorrei dirvi che questa è stata una scelta mia e di mamma, quella di non far finire la nostra vita con la fine della nostra famiglia, ma non è solo ed esclusivamente una scelta.
La felicità, quella pura, semplicemente ad un certo punto, torna.
Ed è una felicità assordante, pura, inaspettata, insensata.

Spesso sono momenti. Ma sono momenti così intensi da fare paura.

Io ho vergogna della mia felicità, è con questo che devo fare i conti.
Ho senso di colpa quando mi sento spensierata, perchè penso che Silvia non puo' godere di quello di cui io godo e non puo' provare le sfumature di questo sentimento.
E' la sindrome del sopravvisuto.
Mi accorgo che le persone ti guardano e il loro sguardo dice questo:
come fai, come fate tu e tua madre a stare in piedi, ad alzarvi la mattina, prendere il caffè, fare una doccia,  vestirvi, andare al lavoro,  gestire, organizzare, cucinare, pulire casa.
Come fate a cambiare i fiori ogni due settimane al cimitero e subito dopo avere voglia di un gelato, di vedere un film di Checco Zalone,  o di andare a cena in un ristorante stellato?
Come fate.
Come fai tu a fare l'amore, a truccarti, andare in ufficio, prendertela per cose futili, pensare alla cellulite, al doppio mento, alla collega pallosa al lavoro, all'ennesimo paio di scarpe che devi assolutamente comprare anche se non ne hai affatto bisogno.
Come fai ancora ad avere voglia di viaggiare, vedere , esplorare, vivere.
Questo dicono parecchi occhi.
Questo chiedono i miei occhi alla me riflessa davanti allo specchio, ogni mattina e ogni sera.
Come fai a stare così bene, come è possibile che tu abbia tutta questa fiducia incosciente verso l'esistenza?
Da dove ti è venuta la voglia di cercare l'incantevole?

E' questo il tabù inconfessabile.
Tra lo stare male e lo stare bene, il difficile è dichiarare al mondo di stare bene.
Dire, sapete, alle volte sono felice.
Io mi sento una cretina, ora,  quando sono felice.
Mi sento totalmente fuori posto.


"Oltre i sogni infranti
Di chi ha perso tanto
Troverai il tuo posto
Diverrai diamante

Fidati di me, fidati di me davvero
Ci gira la testa ma ti giuro non cadremo
Fidati di me fino a quando ci riesco
A farti ridere per tutto il tempo in cui ti tengo
Stretto a me"




8 commenti:

Alahambra ha detto...

Non siamo fatti per stare male in eterno. E ok, io ho fede e questo aiuta senza dubbio, ma sono fermamente convinta che non siamo stati messi qui per il sadismo di farci soffrire.
Non lo so se ti aiuta questo, però davvero non è proponibile pensare che la gioia sia sconveniente o fuori luogo. Una cosa è la consapevolezza, una la condanna al dolore.
E a quelli che cercano di spingervi a fondo rispondi che non è il tuo eventuale star male a rendere la loro vita migliore per confronto. E che se loro non sono capaci di vivere con serenità non significa che non sia possibile in assoluto.
Permettimi se mi sto prendendo una confidenza non giustificata, ma trovo questo post, dopo la serie dei precedenti, confortante.

Lagattallardo ha detto...

Cara Alahambra, no, certo che no, non ti prendi una confidenza ingiustificata, il post è pubblico, ed è qui per essere letto ed essere accolto.
Mi spiace non aver confortato i lettori con i miei post precedenti, io pero' scrivo quello che c'è. Ci sono i pensieri disperati, gli istinti suicidari, i pensieri di morte. (ora molto meno). Ci sono i pensieri felici, la speranza, l'amore, c'è la vita.
Questa sono io. Questa è la mia storia. Ed è una storia recente, non remota.
Non ci si deve condannare al dolore e alla infelicità. Ma per me è ancora presto per superare, accettare, sublimare. E' così perchè ho avuto due lutti e non uno. E' diverso. I dolori sono diversi, alcuni sono piu' facili da sopportare, altri meno. Ci credo tanto in questa cosa, e non certo per giustificare il mio pessimismo. Ci credo perchè alle volte mi sento così a terra e mi chiedo perchè, e la risposta ce l'ho davanti a me, ed è che ho avuto due perdite grandi e traumatiche entrambe, ed è così.
Ti abbraccio

Velma ha detto...

L'altalenanza.
L'altalenanza destabilizza.
È tremenda.

Lagattallardo ha detto...

Certo che è tremendo. Ma questa è la mia vita.

ero Lucy ha detto...

Bellissimo ♡ quanto è vero e profondo quello che scrivi.

Lagattallardo ha detto...

é bellissimo. Sì. Quello che ho scritto. La mia vita no, non lo è, guardo la foto di Silvia e le dico che meritavamo altro, perchè veramente noi due eravamo specialissime.
Non meritavamo tutto questo.

Susibita ha detto...

La felicità, già. Così vicina, così precaria. La mia felicità di questo istante è sapere che quello piccolo qui accanto non riesce a spegnere la luce perché legge e lo sento voltare le pagine. Sono stata un po' male, ed è bello ora tornare ad accorgermi di cose come queste.
Comunque sono tornata di là, grazie per il tuo messaggio.

Susibita

Lagattallardo ha detto...

Susi, è bello sì. Tanto Tanto.