7 giugno 2017

PURGATORIO

Ultimamente amo molto la luce e l'estate, mi piace stare all'aria aperta, così me ne vado in giro per Roma, in totale accordo con i colori del cielo, annusando questa città che mi salva dalla infelicità, che mi dà bellezza ogni giorno, che mi fa essere grata.

Mi piace il mare, sogno di avere una casa che profumi di sabbia, invece abito ancora nella dimora della gatta nera, la casa in cui sono stata piu' felice in assoluto. Qui dormiamo tutti insieme, io il Santuomo, Penelope, Ulisse, la tua foto sotto il cuscino.

Cucino poco, ho confessato al mondo che amo mangiare e odio cucinare, e da quando l'ho fatto quello che preparo ha un buon sapore. Se penso a come cucinavi tu, mi passa un po' la voglia, non si regge il confronto.
Così è la vita.

Da papà ho ereditato il gene della depressione, il gene dell'amare la lettura, il gene del saper fare le punture a se stessi e agli altri, il gene della irriverenza.
Soprattutto quest'ultimo mi sta causando un po' di problemi di intolleranza nei confronti del genere umano,
ma per ora non c'è soluzione.
Credo di poter tenere di buono la lettura e le punture, il resto va buttato, se voglio vivere in maniera decente.

Non ho piu' chiaro il motivo per cui la gente soffre per amore, mi sembra una perdita di tempo, bisogna che l'amore diventi un gioco, perchè è solo questo.
Un enorme parco divertimento.
Invece la gente si strugge, seriamente, per cose per niente serie.

Sto iniziando a tollerare di nuovo il profumo dei fiori, se vuoi regalameli,  tranne le rose bianche, va bene tutto. 

Sdraiata nel limbo del mio letto non è così male,
il difficile è stare tra la gente, specie in quei giorni orribili in cui vai al lavoro e trovi sulla scrivania la la foto di una sorella bellissima che ti guarda e dice "ero felice, guarda che fine ho fatto".

Convivere con il dolore lo chiamano, imparerai, mi dicono.
Fatti vedere da uno bravo, mi dicono soprattutto.

Ci vado, ci vado, da uno bravo, uno che scardina la mia anima da ogni allegra sicurezza sulla straordinarietà della mia famiglia di origine dicendomi che no, è tutta idealizzazione, renditi conto che stai meglio adesso che prima, quando avevi da preoccuparti per la salute di tuo padre e per la testardaggine di tua sorella.
Ad essere bravo. è bravo, per carità.

Ma lui non sa una cosa, una cosa che non gli dico.
Che tu eri, e dovrai restare, la soluzione a tutto.

E' che vorrei sapere dove vanno a finire le anime dei morti e invece non lo so.
Io ho il forte sentore che l'essenza di cio' che siamo si polverizzi insieme al corpo, che non ci sia nulla dopo la morte. Ma non conosco la verità, quindi magari ogni tanto mi dico che potrei sbagliare.

 Mi chiedo come funziona questa roba che dicono che la rivedrò,
 come funziona questa cosa della vita dopo la morte, che se non me l'avessero raccontata da bambina, sarebbe stato meglio.
Avrei voluto sapere da sempre che nessuno è davvero nostro e che l'amore non è per sempre,
che nulla c'è per sempre.

Il problema è che io ci sono, ora.

Il problema è che io ho scoperto che c'è un posto peggiore dell'inferno.
Si chiama purgatorio.
E nel purgatorio, tocca attendere.


"Heaven Can Wait", uno dei film preferiti di Silvia.
Amore mio, aspetto di sapere se di nuovo scenderai qui da me.