4 aprile 2019

TABU' N.5

Il tabu' numero cinque è quello peggiore, nessuno ne parla, forse è peggio che parlare di morti e di funerali e di tombe e di malattie e in generale, è peggio che parlare di dolore, se avessi qui sotto mano Anna glielo chiederei, se per lei fosse facile parlarne, di questo tabù, che poi è l'essenza di tutti i sei anni della sua malattia.
Facciamo che invece ve ne parlo io facendole da tramite, e voi mi dite se ho ragione.

Ne parlo in generale perchè è una cosa che riguarda tutti, ma proprio tutti noi, e però invece noi occidentali amiamo sempre distinguerci in categorie, quelli che nella vita ce l'hanno fatta, e quelli che gli ha detto sfiga e poverini, non ce l'hanno fatta.
Per quelli che ce l'hanno fatta, il problema non si pone, finchè poi, io ve lo dico perchè funziona così, tocca anche a loro.

Il tabu' numero cinque si riassume tutto in un termine bellissimo che si chiama
LIBERTA'.

Il tabu' numero cinque è il senso di sollievo se quella cosa veramente orribile finalmente accade.
Il tabu' numero cinque è capire che alle volte siamo fatti per superare, alle volte siamo fatti per morire, in modo che coloro che amiamo possano andare avanti.
Il tabù numero cinque è quando ti dicono, "ha smesso di soffrire" quando un padre o una nonna ti muoiono davanti in un letto di ospedale.
Il tabu' numero cinque è capire,  dopo la morte improvvisa di una sorella amata come io amavo la mia, che la tua vita è appena iniziata.
Il tabu' numero cinque è quella cosa che ti fa dire, se tu, amore mio ci fossi, io non sarei quella che sono, adesso.

Il lutto rende liberi. 
E il dolore è ricominciare.
Le cose che portano gioia secondo il nostro pensiero non sono per nulla quelle che crediamo.
Viviamo in una menzogna, e il dolore svela quella menzogna e non si torna indietro.

Il tabu' numero cinque è la cosa più contro natura che ci sia sulla faccia della terra.
Ma è l'essenza dell'essere umano.
E tutti lo sappiamo che è così.
Solo che non possiamo dirlo.

Questo mi consola?
Per niente, io mi vorrei ammazzare, mi vorrei scorticare la pelle fino ad uscire fuori da me stessa e svanire nel nulla.
Potrei morire domani pur di avere ancora un minuto con mia sorella, abbracciarla, annusarle i capelli, ridere, piangere, e dirle addio.

Ma il non poterlo fare è il mio superpotere.
Il tabu' numero cinque è questa cosa qui:
Questi tre anni e mezzo sono stati gli anni in cui ho fatto le cose più straordinarie della mia vita.

Quanto è ingiusto tutto questo?

Io e Matilda - Agosto 2017 - Australia

Nota dell'autrice: presto arriverà il tabu' numero 6, senza il quale gli altri tabu' sarebbero aria fritta.

Per i tabu' precedenti, usate i tag, non ho voglia di inserire i Link

31 marzo 2019

40

Ho compiuto quaranta anni, chissà che mi credevo, invece non è nulla, ho pianto tanto la sera prima pensando di essere ufficialmente diventata più vecchia della mia sorella maggiore, che non invecchierà mai.Poi ho fatto festa, perchè ci sono ancora, non so come ho fatto ad esserci, ma ci sono e ho tanto da festeggiare, sì proprio io, che vivo nel peggiore dei mondi possibili.La cosa che fa paura di quando hai da vivere una vita come la mia,  è il fatto che sai benissimo che per portarti dietro una roba del genere negli anni, dovrai percorrere l'unica strada che è possibile percorrere. Quella della felicità.Non riesco mai a spiegare il concetto a nessuno, mi dicono che la felicità è una cosa sopravvalutata, e invece io penso sia sottovalutata in maniera ingiustificata, e vedo tanta tristezza immotivata, intorno a me, ma vedo anche tanta ricerca da parte delle persone.Gli esseri umani sono meravigliosi, nella stragrande maggioranza dei casi.Quando mi dicono, ora devi pensare ad andare avanti, devi essere contenta di essere riuscita a sopravvivere, devi essere fiera della tua forza, non chiedere troppo alla vita, non chiedere troppo a te stessa. Non hanno capito mica, che l'unica strada per portare questo dolore grande come tutto il mondo, è la felicità.La verità è che di morire non mi andava.E' siccome non mi andava, dieci giorni dopo la morte di mio padre e sei mesi dopo la morte della persona piu' importante della mia vita, io sono andata al mare nel mio posto felice, sono arrivata e immediatamente ho tolto i vestiti e mi sono immersa nell'acqua e sono rimasta due ore a galleggiare e ad essere felice.Poi mi sono messa a riva, e ho guardato molto attentamente le onde.E ho capito che il dolore, se sai prendentene cura, è un'onda, che viene in avanti,alle volte tanto in avanti, ma poi torna indietro perchè è la sua natura, è destinato a tornare da dove è venuto.E ho capito che la felicità è la vita stessa, che è il nostro destino, la nostra pelle, i nostri occhi ,le nostre mani, il nostro sesso, la nostra anima.

Me. In Rio De Janeiro, febbraio 2019